venerdì 18 maggio 2018

Scuola guida



Pioveva e pioveva di un maggio instabile, caldo e gelido, nuvoloso e pieno di vento, calmo e pieno di incertezze,sano come un pesce e malato moribondo, se l'era ritrovata davanti non appena aveva imboccato la strada principale,era una macchinina bianca lucida nuova..
Pioveva e pioveva, sul retro della macchina che si era trovata davanti c'era scritto "scuola guida" ed allora lei, come sempre, aveva iniziato a scalpitare, per la solita fretta, a testa bassa nella quotidiana corsa, con il piede pesante sull'acceleratore come ogni giorno, poi aveva smesso di scalpitare, aveva interrotto le imprecazioni e l'aveva dolcemente seguita quella macchinina lenta.
In silenzio era restata dietro a quella macchina dell'autoscuola, ed aveva iniziato ad osservare ogni singola mossa della ragazza alla guida, era una ragazza, la vedeva impressa nello specchietto retrovisore, giovanissima, capelli lunghi, occhi spalancati, spaventati ed attenti, rapidi movimenti del collo e del viso a seguire il brulicare delle strada, il fiume di pioggia da arginare con i tergicristalli.
Arrivava il buio da sotto alle nuvole gonfie di pioggia, sembrava di colpo autunno, sembrava dovesse tutto ricominciare daccapo senza passare dalla salvifica aria della primavera, senza la benedizione di un sole clemente, di un cielo azzurro ed arreso, senza la consolazione delle notti estive.
Aveva seguito a lungo la macchina della scuola guida ed aveva pensato a quella giovane ragazza, ai chilometri che si preparava a percorrere, ai viaggi con le amiche, alle buste colme di spesa da sistemare nel portabagagli, ai cani che l'avrebbero riempita di pelo e bava gioiosa, ai finestrini spalancati con le mani fuori a cercar vento, all'amore fatto sui sedili reclinabili, alle liti con il fidanzato, ai seggiolini con i figli neonati dentro, ai viaggi con la nausea o la febbre, al ritorno dal lavoro nelle sere d'inverno, stanca e curva, al trucco ritoccato al volo al semaforo, guardandosi distrattamente dentro ad una striscia di specchio impietoso, alle prime rughe viste proprio lì dentro, scoperte con sorpresa e panico.
Aveva seguito la ragazza ancora senza patente, aveva cercato di immaginare cosa provasse, aveva pensato alla sensazione di una libertà nuova che certamente ora si stava godendo e che dopo tanti anni non avrebbe più chiamato tale.
Aveva tentato di immaginare la musica che si sarebbe ascoltata dentro a quel piccolo pezzo di mondo privato, alle canzoni cantate ed ai fermagli per i capelli scivolati sotto ai sedili, alle valigie infilate lì dentro di notte per partire con il buio così troviamo meno traffico.

Aveva seguito curve e svolte, frecce ticchettanti ed attese esageratamente lunghe agli stop, aveva cercato di guardare non troppo da vicino questa giovane donna alla guida, per rivedere la sua strada, per pedinare sè stessa, per capire la direzione che avrebbe dovuto prendere fra poco, quando al prossimo incrocio, l'avrebbe sorpassata e si sarebbe trovata costretta a scegliere dove andare, ancora una volta.

venerdì 27 aprile 2018

Ancora



La musica mi passa attraverso, gettata a fiotti nelle orecchie, raggiunge lo stomaco, il cuore, la pancia.
Ho spesso immaginato i miei organi dentro, non assomigliano ai pezzi estratti dai cadaveri, sono una cosa mia, ancora viva, rossa, pugni di cellule e sangue, battiti e spasmi disordinati, pesci palla trasparenti ed irrorati.
All'università ci hanno detto di tenere vivi il cervello ed il cuore, di affamarli e poi saziarli, di strapazzarli, sorprenderli e scuoterli, ci hanno insegnato che è bene amarli con passione e strazio, con stupore, strappo e dolore.
Ho imparato che la morte mi prenderà quando non avrò più voglia di salire, di vedere cosa c'è più in là, di assaggiare l'acqua fresca, di immergermi in mare, di amarti di nascosto dal mondo ma tanto sinceramente di fronte a me stessa.
Ho capito che morirò quando non cercherò un'altra strada, una terza opzione, la fuga dalla fila, il riparo dalla routine, i calci all'obbedienza, morirò quando sarò troppo sazia per provare un nuovo piatto, troppo stanca per aprire un altro libro, troppo annoiata per non correre a vedere un nuovo film.
Mi è sempre più chiaro che, quando il ritmo non muoverà più le mie gambe e smetterà di far oscillare i miei fianchi, sarò finita.
Sarò carne da seppellire quando non lascerò più che il sole mi accarezzi tanto profondamente la pelle, così tanto da rabbrividire di piacere, quando la primavera smetterà di riempirmi di gratitudine, quando non sarò curiosa per l'origine di quella parola, vorrà dire che starò morendo.
Lentamente spegnerò i miei sensi, e la vita sarà una sparatoria di colpi dai quali non vorrò più difendermi, che mi annienterà senza trovare troppa resistenza, solo un vecchio, ancestrale conato, una contrazione quasi fetale a riparare la pancia, e poi la resa, il fiato che passa e non torna, il respiro che butta e non riempie.
Ma adesso no, adesso guardo in fondo ai tuoi occhi e vedo la tua vita e la mia, tocco l'esistenza dei miei figli, osservo le loro corse ed i loro libri divelti, fisso la loro scrittura pazza, guardo il tuo collo mentre mi ami e lo vedo sbattere e scaldarsi, seguo con un dito i tuoi percorsi lontani, le terre che hai esplorato, tocco le tue rughe ed ho solo voglia di respirare ancora e vivere, vivere tutta.

venerdì 13 aprile 2018

L'acqua calda



Nell'acqua calda il tuo peso era ancora più leggero, sentivo premere appena la tua nuca sul mio braccio, guardavo i tuoi occhi socchiusi e sentivo il rumore dolce dell'acqua mossa dai nostri corpi.
Per un tempo preciso quello è stato il posto giusto, poi non lo è stato più, il desiderio ci ha trascinati fuori, una corsa fino a casa nostra.
Non ci serviva il cibo, nè il vino, ma quel fuoco morbido nel camino, la notte che avanzava sulla collina, i gatti addormentati sugli scalini caldi del sole del giorno.
Il tuo maglione ad appoggiarci la testa, mi riparavi dal vento, la panchina sull'orizzonte, voltare la mia guancia e sfiorare la tua pancia sotto ai vestiti, raccontavi di voi, di tanti anni fa.
Le curve erano molte, i piedi sui sedili della tua auto, la musica che hai scelto in una vita, compreso oggi, compresi noi.
Quando ci sono gli altri mi nasconderei addosso a te, appena dietro le tue spalle, "mandali via" mi verrebbe da dirti.
I sogni rovesciati su cuscini attaccati, il respiro del sonno insieme, alzarsi di notte e correre subito da te per la dolcezza elettrica del ritrovarti, la mattina che arriva con la voglia di ritrovarsi,il piacere di essere ancora noi.
Il vento e le nuvole, accarezzano la collina con la luce del primo giorno, apro la finestra per sentire il brivido sulle spalle nude, così quando tornerai a letto potrai accarezzarmi con le tue mani calde.
Viaggiare di nuovo insieme al ritorno, e salutarsi piano, ad ogni chilometro, un pezzetto di più.

venerdì 30 marzo 2018

Primavera un'altra volta



La confusione mi sospinge, i pensieri si intrecciano, il sonno si addensa negli occhi, dietro il collo, dentro alle giunture.
Una spinta indecifrabile verso un obiettivo poco chiaro.
Tu, vorrei farti assaggiare la mia pastiera, ma poi ti piace la pastiera?io mica lo so.
Giornate di paura e smarrimento, dolore aggrappato alla carne, ai muscoli, ai nervi.
Notti agitate, aria che cambia ma non sono serena per farci davvero caso, per aprire la bocca e prendermi boccate di vento tiepido.
Il freddo molla la morsa, il tempo scorre via con una velocità bruciante, lascia il segno escoriato sulla pelle.
Vorresti portarmi, vorrei portarti.
Massaggiami ancora, ti offro la mia schiena, tue sono le mie natiche, su di te cadono i miei desideri, annusa il mio respiro, nei miei sogni cammini sempre, ti muovi, ci sei.
Il cane femmina si riprende il mio odore dalle tue mani, la cioccolata mangiata insieme è più morbida, più gustosa ed avvolgente, dormire mi farebbe bene, nuotare mi farebbe bene, bere, bere mi farebbe proprio bene.
Mi piacerebbe anche cantare e prendere un treno, dovrei fare dei colloqui e cercare un nuovo progetto.
La primavera mi fa girare la testa, mi riempie di bollicine frizzanti e di una malinconia festosa, mi travolge con una fame infantile e con un sonno da neonato.
La nuova stagione mi stanca e rinnova, mi taglia i capelli e mi colora le guance, la nuova luce mi stupisce fino a tardi.
Nove anni fa stavi per nascere, nove anni fa mancava pochissimo a conoscerti, nove anni fa avevo una pancia enorme ed un passo lento e pieno di curve.
Ho ancora le unghie così fragili, un cuore pieno di graffi, e lo stesso bisogno di primavera di sempre.

sabato 3 marzo 2018

La gioia e la pena



In un abbraccio ti ritrovo, non serve niente altro, non uno spazio, non un tempo da far passare, ti ritrovo subito.
Passano settimane, sono passati anni, mesi si sono accumulati nel nostro spazio in mezzo, ma niente cambia, eccoti qui con me, fra le mie braccia.
Ed allora riparte quella miscela, mi stordisce come alcol mai bevuto, mi rende lucida come una meditazione profonda, mi rende me stessa come la migliore delle analisi.
La miscela ha i nostri odori,la forma delle nostre pance che combaciano,la miscela è fatta di mani strette, di ginocchia piegate, di carezze mai stanche.
Cercarti, quando sei con me, è il mio unico scopo, cercarti nella barba, nel collo, nel petto, nella striscia calda della tua pancia, nella tua voce che seguo ad occhi chiusi percorrendo i labirinti delle cose che mi racconti, il tuo tono morbido che mi comunica dove sei, i suoni della tua gola che misurano il battito del tuo desiderio ed io imparo a conoscerlo ogni minuto di più.
Cercarti sempre, non appena ti vedo seduto vicino a me, per trovare ogni volta chi sei, chi eri, cosa sei diventato.
Seguire i passi della tua infanzia, i tratti di quando eri bambino,le cose che hai detto quando eri arrabbiato e le battaglie della tua disperazione.
Mi piace abbandonarmi nella ricerca di te, guardarti, guardarti a lungo, ascoltare cosa dici mentre mi ami, parola per parola nelle mie orecchie.
Posso guardare il tuo pensiero trasformarsi, vedere come ti muovi, osservarti abbandonato, sorprenderti divertito e nudo.
In un abbraccio con te resterei senza stancarmi, potrei respirarti a lungo, carezzarti come sogno di notte ed anche di giorno.
In un abbraccio ritrovo il tempo con te e vedo tutto il tempo senza te.
In un abbraccio nostro ritrovo tutta la gioia e tutta la pena.

sabato 24 febbraio 2018

Le mie scarpe



Ho un armadio pieno di cose, mi piacciono i vestiti, ho jeans, maglioni sdruciti, tute slabbrate, camicette bon ton, pantaloni a palazzo, gonne a condominio, cappottini presi alle svendite di fine stagione, abitini floreali, outfit total black, camicie stile boscaiolo, detesto qualsiasi cosa sia animalier, i maculati tutti, le esagerazioni nelle varie direzioni, non mi piacciono le borchie, le cose di marca, ho tanti abiti da cocktail e nessun cocktail, tanti vestiti adatti ad una cerimonia ma nessuna cerimonia, qualche minigonna coraggiosa, rari pantaloni larghissimi per i periodi di bassa autostima o di lucidità estrema, la vita è sempre una questione di punti di vista.
Nel mio armadio ci sono cassetti che straripano di calze e collant di varie fogge e colori, le amo, amo persino l'odore che hanno appena scartate, ne amo addirittura il profumo che si sente nelle mercerie destinate alla vendita di tali articoli.
Ho però un forte debole, ed il mio vero debole sono le scarpe.
Ne comprerei un paio a settimana.
Non mi stancherei mai di comprare scarpe, acquistare scarpe mi fa bene, mi cura, mi consola, mi diverte.
C'è solo un problema che va addirittura oltre la mancanza di soldi per comprarne tante ed esattamente come le vorrei, un problema che mi affligge da sempre e mi impedisce di avere le scarpe che immagino nei miei desideri più infantili e sfrenati, il problema è il seguente:
O compro scarpe comode che, mi dico, userò tutti i giorni a lavoro,per passeggiare, per vivere quotidianamente, ma che mi fanno orrore.
O compro scarpe bellissime, alte, particolari, molto femminili, ma scomode come un collanti indossato storto, dolorose come un mignolo del piede picchiato sullo stipite della porta nel buio, insopportabili come un'unghiata dritta sul cristallino.
Il risultato è sempre lo stesso...non metto nessuna delle due, e continuo ad accumulare scarpe nuove di zecca, brutte e belle ma intonse.

Credo di aver bisogno di aiuto e di un paio di scarpe nuove.


sabato 17 febbraio 2018

Resterei



La mattina resterei a casa.
Attenderei il sole guardando dalla finestra, osserverei i segni del freddo sugli alberi di fronte, mi siederei sul letto davanti ai vetri leggeri della mia camera.
Sorseggerei il mio caffè, che non bevo mai tutto in un sorso, ci impiego un sacco di tempo, ci impiegherei ancora più tempo.
Non farei altro che aspettare, aspetterei.
Aspetterei che il condominio si svuotasse, si azzittisse, mi sdraierei nel letto, sotto alle coperte che sarebbero ancora tiepide della notte, metterei la mia musica, aprirei il libro nel quale ho lasciato un angolo piegato, ricomincerei a leggere senza fretta, ogni tanto guarderei il cielo alla mia destra, mi stiracchierei.
Semplicemente ascolterei i suoni lontani della strada piena di gente che corre e si affanna, per godere solo del fatto che per un giorno non ne farei parte.
Resterei nel letto senza vestiti, per sentire la freschezza delle lenzuola sulla pelle nuda ed il peso delle coperte invernali sulle spalle stanche.
Mi addormenterei di quel sonno pieno di sole sul viso, senza averne fastidio, ma solo una carezza dolcissima.
Aspetterei per mattine e mattine, attenderei che arrivasse la primavera, che finisse il freddo, mi alzerei solo una volta che fossi sicura dell'arrivo della nuova stagione, una volta visti i mandorli ed i peschi in fiore, solo dopo aver sentito gli uccellini cinguettare, aver fissato la luce nuova che la primavera porta con se.
Solo allora scosterei le coperte, infilerei un vestito nuovo e leggero, delle scarpe con il tacco, mi truccherei perchè tu mi trovassi bella,e correrei fuori, per raggiungere ancora una volta, la nostra meraviglia ed il tuo braccio.

sabato 10 febbraio 2018

A Febbraio



A Febbraio la morsa dell'inverno si fa a tratti più forte, rabbiosa, più impietosa, sembra non voler mollare.
A Febbraio capitano giorni tanto dolci da lasciar filtrare luce e calore di primavera, profumo di fiori, migrazioni nere ed ipnotiche di uccelli piccoli e veloci, cieli azzurri puliti da attraversare slacciando le giacche, scoprendo le gole.
A Febbraio sai darmi baci di uomo affamato, di amante arso dal desiderio, di padre protettivo ed attento, di ragazzino innamorato, di compagno di risate e confidenze, a Febbraio sai baciarmi tutta senza lasciare alcuna parte di me, senza farmi dimenticare nulla di ciò che sono.
A Febbraio i miei capelli si allungano dal tuo ombelico al tuo collo, l'aria è fredda ma non stando attaccati, stando attaccati non fa più freddo.
Uno addosso all'altro come fossimo precipitati dall'alto.
Un centimetro di aria calda, ha di te ogni microscopica parte.
A Febbraio, respirarla piano quell'aria, mi permette di stare ferma ad aspettare la primavera.
Addormentami e baciami la testa e parlami nelle orecchie, in fondo a me, dimmi dove andremo che tanto magari non andremo, ma è meno importante, tu dimmelo.
Tienimi le gambe e portami altro pane, fammi bere e bagnami ancora.
A Febbraio, al risveglio, ti vorrei con me.
A Febbraio, di notte, mi volterei per indovinarti nel buio.
Sei sempre tu, posso sognare ancora entrando ed uscendo dal sonno fino a che non arriva la mattina.
A Febbraio è solo attesa.
Poi tutto scalda.

giovedì 18 gennaio 2018

Un nuovo anno





Il tuo cuore l'ho sentito più forte del mio, a volte premere sul mio ventre, aveva un ritmo preciso, sano, rassicurante, vivo e guizzante.
Il cane femmina cammina con me, il naso schiacciato a terra, annusa ogni minima traccia che io perdo annusando solo l'aria.
I bambini sono grandi nei loro pigiami a righe, hanno confuso le righe allungandosi a forma di piccoli uomini.
I miei capelli crescono senza seguire una linea precisa, vanno ad espandersi lontani dalla testa, una testa di impulsi e spinte, frenate e slanci.
Il mio viso si macchia e si solca, un tempo avevo le guance piene, ora ho questo aspetto triste, lo sguardo mi cade verso il basso.
Il corpo è accartocciato in nodi di dolore che vorrei sbrogliare con tutta la tenerezza possibile, ma non ce l'ho, ed i nodi si accendono di fuoco, urlano, mi impediscono il movimento.
La rabbia per il mio corpo di dolore, nutre il dolore e succhia il corpo, ed il giro riparte.
Un viaggio lento, un viaggio per andare lontano, con le biciclette ed i fiumi, le montagne e l'aria.
I libri, quelli sempre.
La musica, senza mai.
Il cane femmina mi fa tante coccole che mi commuove ed io la stringo come fosse una bambina che mi aspetta.
Ti lascerei le mie vertebre, soffiaci dentro il tuo respiro caldo, guarisci questo blocco, scioglilo come quel cuore profumato che ti ho regalato, abbracciami che poi mi passa tutto.
Per un pò mi passa tutto.
Poi torna, ha varie facce, a volte non ha facce, è solo tempesta.
Il peso del collo certi giorni mi è insopportabile e non so più camminarci.
Il passo inciampa, mi manca l'aria, ho una fame lontana, ho voglia del mio letto.
Il nostro letto avrebbe testiera di libri, i nostri preferiti.
Prenderebbe polvere direbbero tutti.
Noi non lo diremmo e la notte potrei ascoltare la tua voce per trovare pace e dormirci dentro.
Abbandonarmi, inclinare indietro la testa e chiudere gli occhi, lasciarmi portare.Portami.
Stringerti per farti ballare piano, vuoi ascoltare cosa ho da dirti?Avrei così tanto da dirti, ma poi forse vorrei tanto stare zitta finalmente.
Starei con gli anziani, vi farei stare con i vecchi figli miei, per tanto tempo, domandate a loro, domanderei solo a loro.
I miei bambini a forma di uomini mi chiamano ancora tanto, li guardo di notte, li guardo di giorno, li guardo mentre corrono o litigano facendo a botte, botte da maschi, botte da fratelli, si cercano sempre, si dormono addosso.
La montagna bambini, camminate la montagna, nuotate il mare, respirate il vento, la vita è un'altra, non è neanche la scuola dove vi porto ogni giorno, non è la felpa grigia che hanno tutti, non è i voti, la vita è un'altra, vi spingerei a cercarla, mi manca il coraggio.
Ti prenderei per le spalle, con amore , e ti volterei, guardami, voltare contiene la parola volto, guarda il mio, cercaci dentro quello che siamo stati, cercaci in fondo ciò che siamo ora, fra pericoli e minacce, distanze ed incontri impossibili.
Dicono che sia un nuovo anno, ma che significa?

Un nuovo anno è esattamente come ieri, non assomiglia a domani.

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