domenica 25 dicembre 2016

Una favola di Natale ricevuta in regalo

Favola natalizia tradizionale Lappone (surrealista o più verosimilmente con grossolani errori di traduzione)



Era la vigilia di Natale. Lui si presentò così come se ne era andato, all’improvviso.

Lei posò in grembo l’incudine che stava ricamando e lo guardò.

Lui pensò che lei non era mai stata così bella.

Lei si disse che lui le piaceva come le era piaciuto fin dal primo giorno. Per nulla.

Lui sentì arrivargli addosso tutta la loro storia, come un branco di lupi al galoppo che raggiunge e travolge una bicicletta al formaggio.

Lei vide che dopo tutto questo tempo lui aveva ancora tutti i suoi arti. Quattro. Quanti pomeriggi uggiosi aveva passato a contarglieli. Quegli arti. Dopo tutto questo tempo. Qui, ora. Li ricontò per essere sicura di non sognare.

Lei se lo trovò in piedi a meno di un passo dalle sue ginocchia. Si alzò in piedi e l’incudine cadde.

I metatarsi di lui furono in un attimo solo un lontano ricordo.

Sul viso di lui solo per un istante apparve una impercettibile contrazione sopra lo zigomo destro. Ma non volle rinfacciarle nulla, lei era sempre stata così sensibile ai rimbrotti. Amore.

Lui ricordò di quando, giovani e poveri, fabbricavano specchietti per catturare le allodole. Con il ricavato della vendita delle allodole (una volta pulite le ceste di Rimini dai pochi usignoli rimasti abbacinati per isbaglio a loro volta) compravano altri specchietti, catturavano altre allodole, e così via fino a che la loro casa era invasa, i loro spazi sempre più angusti. Lei non sapeva più come condire il carpaccio di allodole. Lui un giorno sbottò crudelmente che insomma una pizza ogni tanto eh. Ma lei si sentì sminuita come cuoca, e glie lo disse sulla nuca. Lui si girava sempre quando aveva torto.

Poi un brutto giorno lui aveva detto “o io o le allodole” e se ne era andato carico di specchietti che lei gli aveva lanciato in giardino dopo averlo cacciato di casa.

Carico di specchietti non aveva fatto altro, ovviamente, che passare gli anni successivi a riflettere.

E a pensare a quando lui e lei, dopo che lei aveva fatto l’amore con un altro, si sdraiavano sul prato, stanchi, e le nuvole stavano a guardarli mentre loro cambiavano lentamente posizione. E le nuvole a dirsi languidamente: “guarda quei due, sembrano un coniglio, no un aereo, no una faccia di profilo”.

Lei in tutti quegli anni gli aveva scritto una sola volta, un post it, in Braille, ma lui per quel tempo aveva già smarrito le dita. E lei lo sapeva.

E adesso lui era tornato.

Lui le disse: E’ la vigilia di Natale. Eccomi, all’improvviso, così come me ne sono andato.

Lei gli disse: hai visto la mia incudine?

Lui abbassò lo sguardo e non disse niente.

Poi i loro occhi furono vicini, non solo il sinistro di lui con il destro di lui ed il sinistro di lei con il destro di lei, ma il sinistro di lui vicino al destro di lei ed il destro di lui vicino al sinistro di lei.

Si avvedettero che nessuno dei due aveva contratto un coloboma dell’iride. Adesso niente poteva più separarli.

Da quel lontano addio entrambi si erano mantenuti casti.

Lei corse a cercare qualcuno con cui far l’amore per potersi poi sdraiare con lui a farsi guardare dalle nuvole. Che li stavano ancora aspettando, solo un po’ più cumulonembi.

“Guarda, una clessidra, no un cedolino paghe, no una didascalia!”


Ma erano solo una bella donna ed uno sciocco, e lo sarebbero stati per sempre.


Adesso erano di nuovo vicini. Almeno per Natale.

E lui non desiderava altro.



martedì 20 dicembre 2016

Quasi Natale un nodo e la tredisema


Sarebbe dovuto partire con il pullman all'alba, un viaggio lungo, con delle luci da vedere vicino al mare, ed un ritorno in orario quasi notturno, lei era agitata, nel suo silenzio, senza verbalizzarlo a nessuno, ma era agitata.
Quella era la sua prima partenza da ragazzo invece che da bambino, era questo forse il motivo di tanta ansia?oppure era il lento, inevitabile e sano distacco che una crescita crea fra madre e figlio, un distacco dei corpi, la riduzione della vicinanza delle mani, le coccole ed i baci che diventano meno fluidi, meno spontanei, più impacciati?
Cosa le annodava lo stomaco in quel lungo venerdì con tre gradi ed un cielo pulito come un vetro lavato?
Si sentiva in allerta, rapida e confusa nei movimenti e nella gestione di quella giornata nella quale, tendenzialmente mascherava solamente l'attesa.
Stava attendendo, ogni momento trascorso era un pezzo di attesa che diminuiva di ore ed aumentava di intensità.
Lo aveva lasciato andare, sapeva che non aveva scelta e che quella sarebbe stata l'unica cosa giusta, lasciarlo andare.

Poi all'ora di pranzo aveva saputo della morte orribile di quella giovane madre e della sua piccola bambina.
La piccola frequentava la prima elementare nella nostra stessa scuola, stava per entrare in classe, era il giorno della recita, un sorpasso per mangiarsi il ritardo ed arrivare in tempo.
La notizia era arrivata poco prima della recita di Natale del suo bambino piccolo, i genitori erano entrati attoniti e silenziosi nel teatro della scuola, si erano sistemati sui gradini gommati, avevano applaudito ai piccoli con i cappellini di babbo natale ed alle loro cinte di cartoncino marrone.
Si era rimasti tutti in quel lago di stupore che la morte ti lascia quando ti sfiora e ti soffia in faccia il vento crudele del suo arrivo, si stava tutti fermi, abbandonati a quel terrore che una tragedia tanto vicina ti getta addosso.
Ogni cosa era simile alle nostre storie di tutti i giorni, il suo zainetto nuovo per la prima elementare, il lettino disfatto, una colazione troppo veloce, una sgridata, il pigiamino lasciato sul divano, la particina della recita, qualche bacino ed una carezza, il panino imbottito per la merenda delle dieci, una madre e la sua bambina.
Uguale alla storia di tutti noi.

Lei lo aveva aspettato ogni minuto, camuffando chiamate quasi accidentali, distratte, inviando un messaggio, lo aveva aspettato mettendogli il pigiama sul termosifone, accendendo presto l'albero ed il presepe, inseguendo con il pensiero quel pullman che tagliava l'autostrada nel buio denso.
A mezzanotte l'aveva finalmente sentito salire per le scale, arrivarle addosso in un abbraccio entusiasta da cucciolo festoso, lei gli aveva annusato i capelli che non sapevano più di casa, ma di cuscini di velluto e di mare, sapevano di fuoco e chilometri, lo aveva ascoltato raccontare ogni particolare di quella incredibile giornata con gli amici vecchi e nuovi.
Mentre lui le parlava standole steso accanto, lei aveva lentamente lasciato andare la morsa dello stomaco, aveva permesso che il suo odore di figlio le sciogliesse la tensione trattenuta a lungo, si erano addormentati vicini nel lettone come quando era più piccolo.
Un padre, suo amico, quella stessa notte, a mille chilometri di distanza le affidava lacrime e foto di peluche per una figlia che andava a vivere da sola, quell'uomo le aveva parlato del suo dolore e del suo stupore, le aveva scritto quella cosa giusta che lei si ripeteva da anni, quella cosa dei figli da scoccare come frecce nel mondo, lei però, aveva pensato che fra l'allattarlo e lo scoccarlo, dentro a questo spazio di tempo che era passato, ci aveva trovato mille sfumature di gioia e dolore, e che lo strappo era grande e bruciante e che era bellissimo e sconvolgente insieme.

Si era svegliata con la voglia di fare i regali di Natale a tutti, regali stupidi, superflui, folli, ma si era accorta che non era ancora arrivata la tredicesima.

sabato 10 dicembre 2016

Pacchetto medie


Nel pacchetto "figlio alle scuole medie" ho trovato:

-un linguaggio assurdo fatto di frasi ripetute tipo "eh, volevi, guarda che faccia"
-baci più rapidi
-risposte piccate
-linguaggio tecnologico da video game oscuri
-scatti d'ira
-eliminazione inaspettata dei pantaloni del pigiama, associata a presenza unica di boxer
-sistemazione mattutina dei capelli ribelli, mai avvenuta prima
-richiesta di acquisto pantaloni stretti sotto e felpa nera con cappuccio
-sarcasmo
-ironia cinica
-ritiro libretto verde per le giustificazioni
-estenuante attesa per parlare con i professori che non ricordano bene chi sia il suddetto ragazzino: "per favore mi descriva com'è fatto"
-due insufficienze brucianti
-una festa-battaglia-spara colori
-nessuna recita di Natale da piangersi tutto il rimmel che mi porto appresso
-critiche ai miei panini imbottiti con tanto amore e fantasia (sempre questo crudo di San Daniele, questo cotto i.g.p, questa insalata mista con bresaola, queste zucchine grigliate con stracchino, uffa)
-una tenerezza da piccolo uomo che mi leva il respiro
-cambio di sport e continui aggiornamenti in merito, scivolate, dribbling, rovesciate, falli, rigori
-spostamento verso l'alto dell'orario di addormentamento
-spostamento verso l'alto dell'orario di risveglio mattutino
-ricerca di amici e gruppo ovunque e sempre
-carta d'identità appena fatta
-prima festa con gioco della bottiglia annesso

All'ultima voce ho vacillato fortemente, ve lo confesso.
Non sono più una giovane madre.

giovedì 1 dicembre 2016

Differenze-multipla parte




La notte precedente lei dorme poco, si sveglia spesso, resta con gli occhi aperti nel buio denso.
A lei piace dormire completamente immersa nell'oscurità, tranne che per piccole fessure di luce di luna, ricavata fra le stecche delle serrande.
Nell'agitazione di un sonno che non arriva, immagina come si vestirà, abbina le calze all'intimo, ripercorre i gesti con i quali si truccherà gli occhi, anticipa i movimenti che farà per indossare gli stivali ed il cappotto, ipotizza gli argomenti della lezione, gli appunti che prenderà, saranno certamente pochi e scritti disordinatamente, lei preferisce ascoltare.
Nella notte precedente lei quasi sente scorrere fra le dita, la matita che infilerà ad un certo punto fra i capelli, riesce persino a vedere lui che punta gli occhi sulla sua nuca scoperta, così tenera e calda, da infilarci dentro una carezza.
La notte le sembra lunghissima anche ora, mentre sdraiata bocconi, cambia completamente l'abbigliamento che aveva deciso fino ad allora, e ricomincia il gioco degli abbinamenti, invertendo colori e consistenze.
La notte sembra avanzare collosa e nera come catrame durante i pensieri che lei fa su loro due finalmente vicini, per dirsi una verità dopo tanto tempo.
Quella notte lei si muove molto con tutte le lenzuola e le coperte che si porta avviluppate addosso, il fruscìo delle gambe, qualche brivido che corre sulla spalla, è in ascolto di ogni cosa, nel silenzio ottuso di quel giorno finito e di quello nuovo che sta arrivando.
Non può fare a meno quella notte, di fantasticare sulle parole che lui userà per riaverla con sè.
All'alba lei inizia a lavarsi piano nel bagno, per non svegliare nessuno, prende a levigarsi la pelle, a profumarsi, ad allacciare e stringere.
Arriva a lezione cercando l'assurdo zainetto di lui, controllando attenta dove sia posizionato il suo giaccone di lana ruvida, dove si trovino le sue mani asciutte in quel preciso momento.
Le batte forte il cuore nei passi che la conducono ai banchi dell'università, il sonno mancato stropiccia la sua bellezza ma la rende più spontanea, più arrendevole.


Lui la porta dentro ad un ascensore e le stropiccia un seno.

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