venerdì 29 gennaio 2016

Ti ho sentita


E' successo oggi, come sempre d'improvviso, quando non me l'aspettavo.
Ho visto quella tua luce che sottolineava ogni profilo, che segnava ogni piccola curva, illuminava venature e svelava trasparenze.
Ho annusato strisce di aria che sapevano di te in maniera inconfondibile.
Eri dentro ai suoni appena percettibili, un andare e venire frullante di ali e cinguetii, un rimestio sommesso, un sottile brulicare.
Eri sopra ai miei passi veloci, eri onde nere vorticose sincrone e perfette, disegni sempre diversi fatti di puntini scuri e palpitanti, coreografie da incantarsi e rimanere con la testa rovesciata indietro per osservarle.
Eri dentro ad una striscia rossa di sole che ha indugiato più a lungo sopra ai palazzi, sulle teste dei bambini all'uscita di scuola, accendendo nuvole dense.
Eri nascosta nel giaccone che ho lasciato sul sedile della macchina perché il giorno era tiepido come una carezza e me la voleva prendere tutta questa carezza che tornava da me dopo mesi d'attesa.
Eri dentro ad un languore inaspettato, come una dolce nostalgia accordata dentro al mio cuore che si è stupefatto come ogni volta.
Eri mascherata da piccoli pallini gialli e piumosi, che stavano a colorato ornamento della strada di casa nostra, già pieni del loro profumo sfacciato e dolciastro.

Oggi, lo so che è presto, che è praticamente impossibile, che non ha senso, ma io ti ho sentita davvero, non provare a negarlo, Primavera.


venerdì 15 gennaio 2016

Opposti


Quando faccio tre giri di quartiere per cercare il parcheggio sotto casa poichè ho la macchina carica di figli e zaini con peso specifico che sfiora la tonnellata, buste della spesa in fibra di mais scoppiato a vapore,computer pesante-sega capsula omerale,10 kg.di patate di Avezzano in offerta,libri in multistrato di faggio e per giunta piove a dirotto, quando alla fine mi arrendo, parcheggio lontanissimo, mi carico come un mulo, brancolo senza equilibrio tentando di tenere per mano i miei bambini, arrivo sotto casa, ma proprio sotto casa, con il fiatone, le fitte dolorose che si rincorrono su tutta la colonna vertebrale, le buste già slabbrate, il contenuto ad un passo dall'asfalto... e lui o lei, con la faccia beata e non curante, esce placidamente dal parcheggio più vicino al cancello d'entrata di casa nostra, lasciando un vuoto immenso.

Quando è venerdì mattina, ho già portato i miei bambini a scuola, la casa è silenziosa e tiepida, quando preparo il caffè, monto la schiuma di latte, mi siedo al tavolo del salone, ho tutto il tempo davanti e posso decidere con cosa riempirlo, anche con niente, incredibile, che lusso anche con niente, metto la musica che ho in testa già dall'alba, sorseggio il caffè bollente, scarto il mio giornale, lo sfoglio piano, e ad un certo punto trovo lei, rettangolare o quadrata, colorata o chiarissima,lucida od opaca... la cremina in regalo.

venerdì 1 gennaio 2016

Un nuovo anno



Il nuovo anno.
2016, non significa ancora niente questo numero per me.
Anche l'anno scorso a quest'ora,il 2015 era un numero che significava poco o niente nella mia vita.
Ora il 2015 è un numero pieno di cose accadute, giorni dimenticati per intero, ore ed ore di lavoro che si sono susseguite, caffè bevuti a metà, mal di testa di cui non sono rimaste tracce nelle fibre del dolore, sogni e notti senza pace, parole, scuse, bugie, paure, a tratti terrore, sale operatorie e cicatrici nodose.
Dodici rate di mutuo pagate facendo continue acrobazie, bollette del gas ed una casa in montagna per vivere un'estate caldissima e complicata.
Il 2015 è stato lungo un anno e pesavamo quella cifra di chili lì noi quattro tutti, lo scorso anno avevate sei e dieci anni voi, ed io 40 per la prima volta, nel 2015 ho avuto quarant'anni e non è stato tanto diverso da averne avuti 36.O forse si a pensarci bene.
I capelli sono cresciuti, e le mani hanno una macchia scura in più.
Il 2016 è nuovo di zecca ora, come l'agenda con l'elastico che ho appena comprato, tutta da scrivere e riempire.
Vivere ogni giorno stando così vicino alla morte e contemporaneamente ragionando come se fossimo immortali, ogni volta che diciamo "domani farò", ogni volta che facciamo un progetto, ogni volta che ci immaginiamo anziani o spettatori festanti della crescita dei nostri figli od ancora viaggiatori di questo mondo.
Immaginare la morte come fosse un tasto off, un tasto piantato su di noi, sulle nostre voglie, i nostri desideri, gli odori di una vita, i solchi indelebili dei ricordi, un tasto che si può spingere inavvertitamente, per errore, per volere di qualcun altro, mentre si è intenti a vivere distrattamente.
Il tasto viene premuto e come qualsiasi dispositivo si può veder girare il cerchietto sul display, un giorno ci impiega sei secondi a sparire del tutto, un gioro si blocca e lampeggia, un giorno invece è lentissimo e si spenge languendo, fluttuando nel buio nero.
I giorni andranno via con la solita velocità spasmodica piena di gesti ripetuti e strade ripercorse, poi però ci saranno le deviazioni, gli imprevisti e le probabilità come a Monopoli, le sorprese, i blocchi, i piani B, le alternative, le scelte.
C'è un anno nuovo, bianco e vuoto, in parte però già scritto, la scuola che ricomincerà, i quaderni che si riempiranno, le merende incartate che si sbricioleranno un pò sul fondo degli zaini, le nuove rughe, le forme del proprio corpo che cambieranno,le nuove musiche che ci stupiranno guidando in un giorno qualunque, le musiche di sempre, ricercate come balsamo per l'anima, da risentire ancora ed ancora.
Ci saranno nuove febbri e medicine sul comodino, mattine energiche ed altre asfissianti, ci sarà una nuova primavera, un ennesimo tentativo di dieta e depurazione, un appuntamento con le amiche, un giorno di ferie che brillerà in mezzo al susseguirsi dei giorni di lavoro, fermo lì come una boa alla quale aggrapparsi per tornare a nuotare dopo aver ripreso aria.
Ci saranno nuovi pazienti da conoscere che ci faranno commuovere od emozionare, ci saranno la noia e la fatica, il caffè in cialde che non avevi mai avuto.
Ci sarà un pezzo di pandoro ancora, l'ultimo, con lo zucchero a velo ormai diventato liquido, umido, una montagna di panni da stendere e cene da preparare sotto alla luce della cappa.
Un anno nuovo da riempire di film e libri che non ti basteranno mai ed un nuovo maglioncino preso ai saldi, un altro paio di scarpe con il tacco che non metterai, ed una sorpresa per i tuoi bambini, sempre.
Ci sarà presto una nuova epifania, imperturbabile, che porterà via gli addobbi e le lucine, che risucchierà i pacchetti e gli gnomi di lana, ci sarà l'irrefrenabile voglia di cambiare il divano e rifare il colore ai muri.
Un anno nuovo da infilarci dentro tante notti da dormire ancora insieme, abbracciati scomposti dopo la lettura di un'altra fiaba o la stessa fiaba di sempre.

Finchè ci sarà tutto questo da metterci dentro, la gioia di viverlo,la smania di colorarlo, finchè l'idea di un nuovo anno mi leverà il sonno e mi lascerà addosso questa testarda, pura, arrendevole felicità, sarà un altro nuovo, bellissimo Anno.

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