martedì 20 marzo 2012

Problemi irrisolti




"In una casa c'è un armadio con 30 pennarelli, un ladro ne ruba 10.
Quanti pennarelli riporta in quella casa il ladro?"

"in un negozio ci sono 30 caramelle alla frutta, 2 riculizie, 10 ciupa ciups.
Quante caramelle ha mangiato il bambino piccolo?"

"il contadino aveva 23 uova dentro alla cesta, la gallina ne aveva fatte solo 18, come è possibile?"

Questa è l'ultima fase di un lungo lavoro fatto con i miei pazienti nell'ambulatorio logopedico, i piccoli effettuano un training specifico affinchè imparino a risolvere i problemi matematici, si esercitano con schede apposite, con software didattici e con attività strutturate a tal fine.
Terminato tutto questo lungo percorso, per verificare che abbiano compreso a pieno il senso di un problema matematico, chiedo loro di inventarne uno, che contenga almeno una operazione matematica.

Questi qui sopra sono solo alcuni esempi della loro meravigliosa fantasia e del mio fallace lavoro.

mercoledì 14 marzo 2012

Palloncini di vetro




"Disidratazione profonda, gastroenterite acuta, broncopolmonite destra in un paziente con varicella".
In realtà si trattava del mio bambino di due anni e mezzo, con ogni centimetro di pelle tempestata di bolle, il pancino dolorante, la febbre che gli scaldava il collo bianco, un vomito ed una diarrea inarrestabili, un piccolo polmoncino abitato da un batterio perfido (ti ci sai mettere con i più piccoli eh?)ed i suoi occhi azzurri assurdamente spenti, quasi chiusi, le sue mani nelle mie mani, le sue gambe e le sue braccia allacciate a me notte e giorno, noi due tornati uno dentro l'altro come tre anni fà.
Il mio piccolo nano pestifero era annientato, morbido come una gelatina alla frutta, di tanto in tanto si lamentava poco e mi sussurrava:"mamma non ce la faccio più, mi fà male tutto", poi, vomitava ancora e diceva "adesso passa vero?".
La notte lui stava sdraiato e dormiva, il gocciolìo ritmico della flebo che lo curava, io gli sfioravo le unghie e gli stringevo le dita piccole, che d'improvviso mi sembravano troppo piccole per questo mondo gigante.
Di notte, noi mamme non dormivamo mai, senza letti nè pasti, ci si piegava la testa sul petto e riprendevamo a controllare le flebo che restavano appese sopra le teste dei nostri cuccioli come palloncini tenuti per mano, palloncini di vetro brillante, sul quale si rifletteva la luna, ed il rumore dei carrelli che riprendevano a sferragliare nel corridoio prima dell'alba, i campanelli acuti per chiamare le infermiere, i pianti dei bambini più piccoli e più doloranti.
I cucchiaini d'acqua dati continuamente con la speranza che lui riuscisse a tenerli dentro di sè, un tifo da stadio per una pipì che non arrivava da più di quindici ore, una briciola di fetta biscottata che finalmente conservava nel suo stomaco o la ricerca affannosa di un suo sorriso, l'attendere che nei suoi occhi, dietro ai suoi occhi, tornasse la luce di sempre.

Ora il mio figlio pestifero e piccolo stà smontando la sua camera, lanciando libri di cartone e montando sulla schiena del suo fratello maggiore e fragile come un rametto di ciliegio.
Una sola certezza trovata sotto alla montagna durissima di stanchezza e mancanza di sonno:i bambini non dovrebbero soffrire, mai.

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