venerdì 20 ottobre 2017

E' tutto sbagliato




Abbracciati in un letto piccolo sei rimasto dentro me in una spremitura d'amore e respiri.
Mi hanno investita tutte le sensazioni possibili, il terrore mi ha afferrato le caviglie, ho rivisto, rivissuto, immaginato, ho tremato.
Mi sono trovata spesso a nuotare contro corrente, talvolta è stato inebriante, altre volte così stancante da mozzare le gambe.
I piccioni ci stavano intorno affamati ed i miei seni erano tesi e caldissimi, pieni di cosa, tappeto di foglie arancioni intorno.
E' arrivato persino il calore di quella cosa che conosco tanto bene come aspettare, ma è tutto al rovescio, tutto sbagliato, non posso prendermelo quel calore, non ne ho diritto nè possibilità, non è mio.
Lontana da casa, lontana da loro, il treno corre così veloce che mi succhia la forza, mi sfila l'equilibrio, mi fa traballare i piedi e gli occhi.
La sorpresa della bellezza, la carezza dolce che sai farmi, le scale di moquette, perdersi, ritrovare la strada.
L'odore dell'acqua stagnante, il lento movimento di onde grasse, e le luci di notte, i suoni lontani, come rimbombanti.
I giorni trascorrono come sul vetro del treno, confusi e veloci, sbavati come il colore dato troppo in fretta e malamente, in questi giorni avrei avuto bisogno di averti accanto.
In questi giorni avrei avuto voglia di girarmi addosso a te e non dire niente, sentire la tua voce, la tua mano su un mio orecchio, sul ventre, fra i seni, dentro a quel calore esagerato, a quella tensione esplosiva.
Appartenerti più di sempre e non vederti mai.
E' tutto sbagliato.
Tranne il tuo maglione, quello mi piace tanto, chissà se ci ho lasciato qualche traccia del mio odore.
E' tutto sbagliato tranne le tue mani che sono così giuste.

sabato 7 ottobre 2017

Di notte




Di notte, con un ennesimo dolore, mi sono trascinata in salone, ti ho trovato sul divano, come sempre, vestito, rannicchiato, le braccia incrociate chiuse a proteggere il petto.
Mi sono avvicinata a te, indossavi il maglione di filo blu che avevi già 18 anni fa quando ti ho conosciuto, era liso, così liso da avere buchi un po' ovunque, la trama dei polsini slabbrata, una spilletta della CGIL rossa infilata dentro da allora, e' la spilletta che ti avevano dato ad una manifestazione, forse l'ultima alla quale hai partecipato, l'ultima dopo i tanti cortei, le riunioni, le assemblee, i comitati studenteschi, le riunioni degli scout con i jeans e la camicia azzurra ed il fazzolettone, quando eri ragazzo con gli occhiali fondi.
Mi sono seduta piano accanto a te, ho annusato il tuo respiro di sonno e stanchezza, ti ho sentito stremato, ti mancava tutto in quel momento in piena notte, ti mancavano le lenzuola fresche e pulite, la comodità dei cuscini, il conforto delle mie braccia, la morbidezza del materasso grande,il calore del piumino di mezza stagione, sono tutte cose che non vuoi, sono cose di cui fai a meno da quando eri bambino.
Sei cresciuto dovendo fare a meno di tanto, avevi l'essenziale, il minimo, niente guizzi, niente lussi, niente confort, se faceva freddo tenevi il freddo, se sudavi continuavi a sudare, se avevi fame aspettavi l'ora di cena, se avevi sonno ti poggiavi su una superficie e dormivi, se avevi bisogno di coccole forse non sapevi neanche capirlo.
Ti ho sfiorato il viso, la cicatrice profonda e morbida, come la tua pelle morbida.
Chissà se stavi sognando, chissà se sogni mai, non mi hai raccontato un tuo sogno in tanti anni.
Avevi le gambe piegate verso la pancia e mi sei sembrato così vecchio e così bambino che mi sono spaventata.
C'erano delle scarpe nuove per te nell'armadio, scarpe che reputi costose e che non ci possiamo permettere, ti piacciono, ma non le usi, le lasci lì chiuse e belle sullo scaffale, sono scarpe impermeabili, ti riparerebbero dalla pioggia, ma ogni mattina ti alzi e vai in giro con le scarpe vecchie, e torni con i piedi zuppi se piove e non ti lamenti, e non cerchi subito di asciugarti, cammini per casa, sistemi, prepari, metti in ordine, ed intanto continui ad essere fradicio.
Certe volte vorrei inginocchiarmi per supplicarti di fermarti, ti chiederei di urlare, di lamentarti, di sfogare la tua stanchezza, di esprimere un desiderio.
Ti chiederei di farmi domande, di prendermi per le spalle, di pretendermi.
Ho aspettato ancora un poco accanto a te l'altra notte, il mio dolore non passava, ed anche il tuo era tutto lì, da solo, irraggiungibile, inconsolabile.
Mi sono alzata dal divano, ho mosso due passi verso la camera da letto, sono tornata indietro, ti ho premuto un bacio sulla tempia, un bacio che potesse baciarti senza svegliarti, un bacio che potesse raggiungerti senza spaventarti, un bacio che potessi prenderti senza respingerlo.

Ho baciato la tua tempia e sono tornata a dormire senza neanche poterti coprire le spalle.

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