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Visualizzazione dei post da Gennaio, 2014

Something stupid like I love you

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Il primo amore non si scorda mai, si può amare una sola vera volta nella vita.
Cose che si dicono, qualcuno sarà d'accordo, qualcuno meno.
Sono certa del fatto che essere innamorati ci permetta di guardare l'altro con gli occhi dell'amore, occhi poco obiettivi, occhi di filtro, occhi fallibili.
Occhi così pieni da traboccare e non riuscire a mettere più a fuoco.
Vediamo l'altro con gli occhi dell'amore e quello che vediamo è appunto amore, non l'altro davvero.
Ciò che ci capita dentro agli occhi è forse una massiccia e disperata proiezione del cuore, un rovescio di aspettative, credenze e bisogni, necessità profonde, sconosciute, inconsolabili.
Al contatto con l'oggetto d'amore ci sembra di essere sollevati rispetto al mondo intero, di camminare in un posto migliore, di respirare aria pulita.
Ed invece questo mondo è sempre il solito posto difficile, ma camminarci stando vicino a qualcuno al quale abbiamo affidato il cuore, ci permette di sopravvivere.

D'amore e di tempeste

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Non ci credo più in quella faccenda dell'amore.
Più non ci credo e più vorrei crederci, più vorrei farlo e più torno a cercarlo testardamente.
L'amore lo cerco ovunque e la bulimia mi assale, ingoio sensazioni, mi ci riempio la pancia, monto e smonto emozioni, attiro vibrazioni, seguo tracce, disperatamente vorrei trovare la possibilità di essere ancora ciò che so essere accanto a qualcuno mentre ci si ama, ci si vuol bene, ci si fida.
Non mi sono mai sentita tanto sola, senza timone, senza appigli nè ormeggi, non mi sono sentita tanto al largo di un mare sconosciuto, e cerco il faro e mi acceco, e lo scambio con le luci dei paesi sulla costa, e sbatto, e mi fracasso il cranio sugli scogli puntuti.

E cerco il fascio di luce per ritrovare la via, il porto, il rientro, l'attracco.
Il faro dovrei essere io e nessun altro, i punti cardinali dovrebbero stare custoditi dentro ai miei occhi, dovrei fermarmi, smettere di remare disperatamente, di affannarmi, di sputare fiato bruc…

Epifania

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La festa dell'Epifania mi ha sempre messo una gran tristezza.
Il giorno della befana ha generato in me, da tempo immemore, considerevole mestizia e somma angoscia.
Una profonda e strisciante cupezza mi coglie nelle giornate comprese fra il 5 ed il 6 di gennaio.
E' uno stato d'animo assimilabile a quello che provavo ed ancora provo ogni domenica sera intorno alle 18.
La domenica sera mi prende una malinconia schiacciante, tutto diventa buio e patetico, cerco di dirmi "è ancora domenica" ma non ci credo neanche io, sono consapevole che in verità è già lunedì, è già scuola, è già lavoro, è già corsa affannosa e colazioni in piedi.
L'epifania è come la domenica sera paragonata al sole della domenica mattina.
Il cinque gennaio il presepe è mezzo smontato, le pecore rantolano riverse sul muschio, l'albero pende da un lato ed i biscotti di zenzero appesi in giro, sono mosci come certe cose mosce e poco frequentabili al fine d'esserne contente e soddisfatte.

Il vento fra i piedi

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Interno, vacanze di Natale, lucine intermittenti, decorazioni in ogni dove, pandoro sul termosifone.
Il nano piccolo si lancia nel letto:" facciamo quattro chiacchiere mamma?"
E' il suo modo per chiedermi di coccolarci, aggrovigliandoci nel lettone, per interrompere la tranquilla lettura di un mio libro, per prendermi a testate, farmi il solletico, annusarmi e stropicciarmi, dirmi una serie di cose buffe seguendo un filo di pensiero pazzo e sconclusionato, il suo.
"Mamma, gli uccellini, per colpa di questi fuochi d'artificio, sono morti mezzi!"
"Mamma, mi metti un po' di vento fra i piedi?"
"Mi racconti ancora come ero nato da te?"
"Non posso dormire senza di te altrimenti faccio solo incubi, se dormo con te faccio solo sogni belli"
"Mamma, aiuto vienimi a prendere sono immobilizzato dalla paura!"
"L'ho tenito io tranquilla stretto stretto"
"Tu sei la regina della casa mamma, ora metti tutto a …