sabato 19 dicembre 2015

Nei pensieri no





Se ti penso sento un colpo nello stomaco, vicino al cuore, accanto alla pancia, sotto la pelle.
Se ripercorro noi è come un tuffo, senza fiato.
Se ti immagino, mi manchi sopra alla pelle, in mezzo alle ossa, fra i denti, sulla lingua.
Se mi lascio andare ai ricordi, mi manchi nelle orecchie, nel naso, nel microscopico mondo delle sue cellule olfattive, mi manchi nelle pupille che non ti vedono, nelle mani che non ti sfiorano, nelle braccia che non ti stringono.
Manchi nella mia voce che non ti racconta, nei miei capelli che non ti cadono sul ventre, nelle mie gambe che non si schiudono per accoglierti, mi manchi nei gesti che vorrei mostrarti e nel fiato che vorrei farti respirare mentre respiro te.

Però non mi manchi nei pensieri, lì è pieno zeppo di te.

mercoledì 9 dicembre 2015

Paura



Tocco il tuo petto agitato, ci sento dentro il battito accelerato del tuo cuore, hai il viso contratto, mi tendi la mano.
Da un pò di tempo hai paura.
Sei ancora così piccolo quando ti tengo vicino, sei già grande quando ti guardo girare per il mondo.
Ti capita di tremare qualche sera, per questo ti abbraccio piano e ti massaggio, non per bloccarti ma per calmare l'onda della paura che finora non conoscevi.
Per prendere fra le mani la tua paura, ti tocco, e faccio cerchi sulla tua pelle morbida e calda di bimbo.
Il mio bimbo.
I sussulti della vita ti scuotono, spingi per allontanarti un pò, ti riavvicini per farti proteggere ancora.
Mi guardi, mi chiedi aiuto, ti rannicchi.
Sono lì con te e cerco di farti guardare in faccia la paura che non conoscevi finora, sono vicino a te per sussurrarti piano poche parole.
Respira, ti dico.
Prendi aria dal naso e sputala dalla bocca amore mio.Ti ripeto.
E' sempre buio quando succede, ed il tuo corpo sussulta un pò.
Sento i tuoi piedini premere sulle mie cosce, come quando eri più piccolo, li custodisco lì.
Ti scaldo e ti respiro vicino.
Il ritmo del tuo prendere aria si placa, diventiamo un solo respiro, non parliamo quasi più, continuo a massaggiarti piano.
Finalmente sento che lasci andare la morsa dello spavento, che abbandoni i muscoli sciogliendo la contrazione, che il tuo corpo espelle l'angoscia ed accoglie il sonno.
Ti sento addormentarti, continuo a parlarti vicino all'orecchio, non smetto di massaggiarti.Ora dormi.
Veglio il tuo dormire, resto a sua guardia fino a tardi.

Da un pò di tempo hai paura, questa tua paura sconosciuta mi ricorda l'urlo agghiacciante che facevi da neonato, mi si accapponava la pelle al solo sentirti, perciò correvo a prenderti per stringerti a me e ti toccavo e ti consolavo e ti cantavo.
Mi dicevano che questo tuo urlo poteva essere causato dal tuo rivivere la nascita.
Oggi credo che sia il diventare grande che ti fa tremare al buio.
Oggi come allora è un'altra volta nascere che ti spaventa.

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