domenica 9 agosto 2015

Io sono



Io sono il mare, le sue onde, la sua brezza frizzante,i primi bagni di primavera, gli scogli che filtrano l'acqua,l'odore di sale e di pesce che porta il vento.
Io sono la sabbia sottile che scorre sulla pelle, quando scotta a metà del giorno e brucia a tradimento.
Io sono l'ombra dei boschi, il profumo umido di terra e funghi, le more selvatiche e le spine dei rovi.
Io sono la montagna aspra, alta e prepotente,il maglione indossato in alta quota a riparare i brividi, il panino al formaggio nello zaino.
Io sono la salita verso la vetta, il fiato spezzato, io sono la discesa che sfilaccia le ginocchia, il temporale improvviso che fa tremare la terra, sono la pioggia incessante che ti cola nelle ossa.
Io sono il lago, le sue anse rotonde, la sua stasi, la sua calma,l'immobilità dell'acqua.
Del lago io sono lo scuro del profondo, il guazzetto brodoso dei pensieri, la melma e la sabbia che avviluppa le gambe incapaci di spingere.
Del lago io sono il mulinello impazzito, il frullare dei battiti del cuore, la bocca che cerca l'aria.
Io sono il rossetto mezzo cancellato dopo il pranzo, il rimmel trascinato da una lacrima che non volevo piangere, le gote rosse dopo un imbarazzo.
Io sono la domenica mattina quando c'è il sole, e la notte d'estate che si gonfia di vento fresco a portare il sonno sulle palpebre stanche dell'uomo.

Sono gli occhi che non ci guarda più dentro nessuno, perchè ci ho nascosto così tanto dentro, che il colore è mutato.

domenica 2 agosto 2015

Il bambino felice


Ride spesso con il suo viso aperto e schietto.
Ha una sventagliata di dentoni buffi, almeno quattro in più del dovuto.
Indossa tute di pile e maglioni che non vedevo più da almeno vent'anni.
Porta il nome del nonno paterno, morto prima di conoscerlo.
Profuma di naftalina, ha degli occhialetti di plastica azzurra, d'estate non va mai in vacanza ma è contento di fare avanti-indietro fra Roma ed Ostia per tutto agosto, portandosi l'insalata di riso da casa.
D'inverno non va mai in vacanza ma è entusiasta di fare avanti ed indietro tra Roma ed il Terminillo portandosi i panini con la frittata da casa.
A Babbo Natale ha chiesto un Monopoli e non un tablet,gioca assemblando fossili di dinosauri e costruendo ziggurat, mette dei pedalini sotto ai pantaloni e non dei calzini come gli altri suoi coetanei, ha lo sguardo vispo ed esplode in un:"incredibile, grazie!" se solo gli offri una liquirizia od uno zainetto come regalo di Natale.
Ti ascolta attento quando parli e ti racconta della sua vita senza incontrare angosce nè blocchi, semplicemente si racconta per lasciarsi vedere e conoscere.
Il lunedì mi chiede sempre cosa ho fatto nel fine settimana e come mi sento.
Ha fatto la comunione indossando un buffo paillon, aveva una camicia dal sapore antico, ha regalato bomboniere di porcellana lucida.
Abita nell'estrema periferia di Roma ma non dice una parolaccia, un tempo possedeva un cane che amava moltissimo e che una brutta notte è scappato da casa sua, lasciando tanta tristezza nel suo cuore di padroncino modello.
Mi chiede quanto ci vorrà a superare le proprie difficoltà scolastiche, perchè studiare a volte, gli procura tanta fatica.
Gioca a calcio in una squadra improbabile che si chiama il Santa Rita, vorrebbe fare l'attaccante ma lo mettono sempre in difesa, va tutti i pomeriggi all'oratorio e torna da quel posto tutto impolverato e sudato, entusiata e col fiatone.
La sera prima di addormentarsi prega.
Lo osservo spesso restando in silenzio, è così dolce e tenero nei suoi nove anni striminziti, che è un piacere starlo a guardare.

E' raro, è prezioso, perchè è semplicemente, incredibilmente, un bambino felice.

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