sabato 17 giugno 2017

In una stanza piccolissima



In una stanza piccola e sconosciuta di una casa fuori dallo spazio e dal tempo, hai raccolto con i polpastrelli la mia lacrima, ne hai saggiato la consistenza, hai annusato la mia commozione, l'attesa, l'amore trattenuto, il dolore, l'assenza, la rabbia, il rifiuto, la ricerca di questi tempi passati, la gioia di oggi.
Dalle mani gocciolava amore e te lo massaggiavo, non mi faceva paura dargli questo nome in silenzio, darglielo pensando a te.
In una stanza piccola con il balconcino, hai respirato ogni palpito ed era nostro.
Seguire solo la spinta della voglia di averti lì con me, non trovare pace per troppe cose belle da prendersi, non avere una meta ma arrotolarsi dentro i percorsi.
Inseguirti ad occhi chiusi, lasciarti andare e riprenderti, metterti il mio collo nelle mani, bere la tua essenza più profonda ed imprimermela in fondo alla gola, superare il tuo profumo comprato e toccare il tuo, quello vero, di saliva ed amore puro.
Mi piace chiudere gli occhi di tanto in tanto, smarrirti alla vista, allungare un piede, stendere un braccio e trovarti, mi piace d'improvviso, guardarti ad occhi spalancati, osservarti mentre ti muovi, mentre cerchi angoli di me, mentre mi guardi anche tu.
La notte ha una morbidezza diversa se ci sei, è bello anche alzarsi e sapere di tornare addosso a te.
Su gli stessi cuscini i nostri sogni identici.

Nuda fra le tue braccia trovo te, trovo tutta me.

lunedì 5 giugno 2017

Uso e consumo



Non ho mai ascoltato la musica, non sono mai stata una che sentiva musica.
Io la musica la consumo, la uso, la spolpo.
La musica mi serve, non posso stare senza.
La musica è qualcosa che mi vado a prendere, che scelgo, che mi infilo nelle orecchie.
La musica la utilizzo, la spremo, la sfrutto.
La musica mi permette di essere, di sopravvivere, di respirare.
La musica io la spingo fino in fondo al dolore, la spalmo sulle mancanze, la distribuisco sulle ferite, ci massaggio le cicatrici, ci cullo la solitudine, ci accendo l'entusiasmo, le affido il desiderio più bruciante, la spinta più insopprimibile.
La musica la metto, la rimetto, la rimetto ancora.
Con la musica mi sfinisco, mi addormento, mi tormento.
Con la musica mi intontisco, mi allontano, mi curo, mi avvicino.
La musica non la posso ascoltare, non sto ferma a guardarla, la musica mi lancia addosso gli odori esatti di quella volta, mi scarica sulla pelle la sensazione provata anni fa, proprio quella e non un'altra, la musica mi tramortisce, ammutolisce, fa cantare ed urlare.
La musica mi agita, mi scrolla, mi fa danzare, saltare, vibrare, scuotere.
La musica è mia, la maneggio, la stritolo, la metto da parte, poi torno a riprendermela quando mi occorre.
La musica mi occorre.
Le canzoni mi sono indispensabili.
La musica a mio uso e consumo, da una vita, la mia.

sabato 27 maggio 2017

Non sarebbe bellissimo?




Non sarebbe bellissimo se ce ne fregassimo ed andassimo lo stesso?
Se prendessimo la stessa strada e ci incamminassimo insieme?
Non sarebbe ancora più bello proprio ora che non è il caso, che tutto sembra remarci contro, che sono insorte mille difficoltà, centomila ostacoli?
Non sarebbe bellissimo se annunciassi il nostro arrivo quasi senza preavviso, se ci portassimo un golfino in più e ci baciassimo comunque in barba ad ogni cosa, se ti potessi guardare bere e dormire, se potessi coprirti piano, se infilassimo un libro in valigia da leggere insieme?
Non sarebbe meraviglioso finalmente abbandonarmi fra le tue braccia come ancora non sono riuscita a fare?mollare il freno e le paure, e lasciarti leggere tutti i miei occhi fino al loro fondo più fondo?
Non sarebbe bellissimo se avesse ragione il mio corpo che ha continuato a prepararsi testardo e tu lo reclamassi?senza posticipi, senza poi...
Non sarebbe ancora più importante non riorganizzare e rimandare e rinunciare?abbiamo già rinunciato tanto io e te.
Non sarebbe bellissimo se potessimo mettere le nostre musiche ed ascoltarle mentre la strada diminuisce sotto le ruote ed il vento ci da refrigerio?
Non sarebbe bellissimo se non ci arrendessimo e non pensassimo che questa difficoltà ormai ci appartenga?
Non sarebbe bellissimo se ora ti scrivessi:"andiamo amore andiamo"? e tu rispondessi:"ma si amore mio andiamo"?

sabato 20 maggio 2017

Facciamo un patto



Facciamo un patto figlio mio grande, facciamo che la saltiamo questa fase in cui rispondi aspro un po' a tutti ma in maniera particolare a me, facciamo che non mi chiedi più di non baciarti davanti a scuola e di non salutarti con "tutto quell'entusiasmo fuori luogo" come dici tu.
Facciamo che non ti scansi sul divano quando tento di abbracciarti, che non critichi ogni cosa che faccio, che non rifiuti i panini che ti preparo all'alba, che non mi chiedi di smettere di fare il tifo per te o di cantare in mezzo alla strada.
Lo so che i pedagogisti, gli psicologi ed i saggi dicono che in questa fase, per crescere ed affrancarti da noi, devi per forza sperimentare la rabbia, devi spingerci e strattonarci, criticare e contrapporti, però noi, zitti zitti, cambiamo il percorso e riprendiamo a parlare come abbiamo sempre fatto, che tanto i pedagogisti mica vengono a casa nostra a controllare se litighiamo come dovremmo no?
Ricominciamo a stare vicini, a ridere, a fare cose buffe in giro per il mondo, cuciniamo insieme come abbiamo fatto sempre, spariamoci i nostri mille mila film seduti accanto a parlare nonostante gli sssshhh di tutti gli altri, andiamo a camminare per ore come ai vecchi tempi, e fermiamoci a "prendere un pò di pizza bianca calda che ne dici mammina?" come mi chiedevi da piccino.
Abbiamo passato ore su un tappeto a far finta di mangiare piatti preparati con il pongo, serate lunghissime a leggere libri che sceglievo per te o che ti facevo scegliere, abbiamo fatto i compiti di sabato mattina con il sole o la pioggia, abbiamo impastato quintali di pasta lievita ed atteso che crescesse dandole bacini e coprendola come fosse un bambino, abbiamo dormito notti e pomeriggi interi allacciati come fossimo una cosa sola e certo che offrirti il mio seno quando piangevi è stato molto più facile che tentare di capire cosa tu stia provando ora,con quello sguardo arrabbiato, e certo che è stato più facile darti la mano per farti rialzare da una brutta caduta, piuttosto che arginare la frustazione di quando gridi e sbatti la porta della camera, è stato molto più facile rincorrerti in bicicletta quando pedalavi senza rotelle, che lasciarti con i tuoi amici per ore senza sapere cosa tu stia facendo, senza vederti, senza sentirti.
Lo so tesoro mio che dobbiamo crescere insieme e che anche io devo imparare a lasciarti andare, a non soffrire della tua demolizione, della tua disapprovazione, del tuo chiedere una distanza, lo so che dobbiamo farlo e che nessun patto si può stringere con un meraviglioso figlio che diventa grande,che sabato ti ho lasciato tornare a casa da solo attraversando il parco per farti sentire che mi fido di te e che puoi farcela tranquillamente, ma non ho mollato un attimo il tuo percorso che ho continuato a fissare con la mente, passo dopo passo, fino a che non ti ho sentito suonare.
Lo so che lo strappo deve esserci altrimenti non ti permetto di crescere ma fa male e volevo dirti che se delle volte non riesco a fare la lotta con te per farti capire chi comanda, è solo perchè sono addolorata e cerco di ritrovare tracce di te in quello che stai diventando.
Facciamo un patto tesoro mio, io resto qui, vicino a te, senza darti troppo fastidio, senza farti troppo vergognare delle mie battute sceme e dei miei urli da bordo campo, ma tu ricordati che il tifo più matto e sfegatato verrà sempre da questo cuore, finchè avrò la possibilità di vivere questa strana vita, finchè avrò fiato per chiamare il tuo nome.

Affare fatto?

martedì 9 maggio 2017

Stanotte



Stanotte vieni da me, scostami i capelli dal collo, gira la piccola ciocca dietro il mio orecchio come fai sempre, parlami piano, raccontami un'altra volta di quando non credevi al mio amore, che ancora non mi sembra vero.
Stanotte raggiungimi, gattona sul mio letto e sdraiati accanto a me, fa che io possa aprire gli occhi e trovare i tuoi anche se è buio.
Stanotte arriva piano, tormenta ancora i miei sogni, svegliami con la tua voce che adesso conosco così bene, dimmi quelle cose che ora riesci a dirmi con quella faccia che hai, quelle cose che mi hai detto ieri, ogni volta diverse, ogni volta le stesse.
Stanotte metti la nostra canzone per accorciare lo spazio in mezzo.
Stanotte posa la mano sul mio fianco e raccontami di quello che potremo fare, un giorno.
Stanotte dimmi di quando mi vedi arrivare con la busta piena di cose, e mettimi le labbra sulla fronte.
Stanotte soffiami sulla pelle per dirmi eccomi sono qui.
Stanotte allunga le tue mani verso la mia testa e sorreggimi come fai ogni volta che siamo vicini.
Poggia ancora il tuo cuore che batte dentro al mio ventre e premi, non smettere di premere.
Stanotte prendi la mia stanchezza e lasciala riposare, se arrivi tu potrò finalmente dormire.

Stanotte guarda da vicino i miei sogni che hanno la tua forma da tanto tempo.

sabato 6 maggio 2017

Insieme


Rovesceremo il giorno e le strade per noi.
Insieme potremmo ribaltare i tempi e gli spazi, invertire il giorno con la notte.
Insieme potremmo riscrivere la nostra storia con le stesse parole di prima ma con questa luce nuova che ci mostra nudi ed identici.
Insieme potremmo prendere lo scooter e guardare la nostra città con le teste vicine, potrò cingere la tua vita con le mie mani che ti hanno cercato così tanto in questi anni.
Insieme potremmo essere sempre come siamo ora, bambini, adulti, ragazzi pazzi.
Insieme potremmo vedere Venezia che non conosco, raccontarci degli amici fratelli e dei film delle arene d'estate.
Insieme potremmo dire "guarda amore mio".
Insieme potrei voltarmi verso di te per farti assaggiare il sugo, ma tu non avresti troppa fame e mi sbraneresti in cucina.
Insieme potrei piangere per il pediatra malato perchè sento che tu lo avresti ucciso a morsi per difendermi.
Insieme potrei comprarti un accappatoio giallo per ridere insieme ogni volta che usciresti dalla doccia.
Insieme potremmo continuare a muoverci come sappiamo fare solo noi due, un continuo spostamento fatto di carezze ed incastri, un puzzle pieno d'amore come la felpa grigia con il cappuccio, che è così colma d'amore che vorrei non la lavassi mai per tenertela sempre addosso quando non ci sono.
Insieme potremmo emozionarci per i racconti dell'altro, brividi e scosse comprese, le tue, le mie.
Insieme potremmo viaggiare ed addormentarci su un pullman sgangherato, che poi le buche ci sveglierebbero appositamente per farci dare un altro bacio.
Insieme potremmo cucire un tappeto di canzoni che sono nostre, ne abbiamo già tante sai?
Insieme potremmo raccontarci di nuovo di quella volta in cui avevamo smesso e ci guardavamo da lontano desiderando la stessa identica cosa...noi.

Insieme cappotteremo il giorno e la notte per ingannare il mondo e liberare il nostro amore.

venerdì 28 aprile 2017

Poster



C'è stato un tempo in cui ero una ragazza.
Sui muri di casa mia ci sono stati i poster del Manifesto raffiguranti un neonato che dormiva con scritto "la rivoluzione non russa" quando invece era già morta da un pezzo, avevo il Che, un periodo anche il subcomandante Marcos incappucciato, Michael Jackson, più tardi il Dalai Lama, per un periodo Madre Teresa, prima ancora c'è stato anche Miguel Bosè su quei muri.
A casa mia, quando vivevo da sola ed andavo a fare danza contact al centro sociale, avevo il poster gigante di Freud e la donna nuda sdraiata sul viso di profilo, comprato al concerto del primo maggio, avevo i poster di Sordi e Totò, Marlene Dietrich che diceva "sono nata per l'amore", manifesti di danza, casa tappezzata di locandine, una bicicletta rubata quando è nato il mio primo figlio per attraversare la città, non avevo la patente e compivo ventisette anni.
C'è stato un tempo con un armadio quasi vuoto, solo qualche gonna lunga e maglioni infeltriti, non avevo mai visto un parrucchiere e non compravo profumi ma solo incensi ed essenze pure, cucinavo per una valanga di amici e ballavo scalza ai concerti.
C'è stato un tempo in cui ero ragazzina e tutti fumavano e si drogavano ed io restavo senza mai fare neanche una tirata, senza paura degli altri, felice se ero felice, triste se ero triste.
C'è stato un tempo in cui tutto era possibile ma non mi importava, provavo con la meditazione, il thai chi, lo yoga, il cinema da intontirmi, i libri sempre in mano, un sonno molesto, gusti musicali imprecisi e variegati ed uno spaesamento che non è mai passato, ma che ora fa meno tenerezza.
C'è stato un tempo in cui osservavo le persone curiosa e sorpresa, ora le guardo con rabbia ed impazienza.
C'è stato un tempo in cui o erano anfibi od erano sandali tedeschi, non c'era niente altro da mettere neanche con le gonne, c'è stato un tempo in cui soffiava un vento fra i capelli sussurrando promesse che non ho mantenuto e pagine e pagine che ho riempito di parole, senza riuscire davvero a dire.
C'è stato un tempo in cui facevo amicizia, mi appuntavo le cose su un moleskine sdrucito, accendevo candele ed apparecchiavo tavole piene di cose cucinate da me.

C'è stato un tempo in cui non ero questa e la nostalgia mi mangia viva.

venerdì 21 aprile 2017

Ci sono luoghi



Ci sono luoghi che non ho mai visto e che non sono in grado neanche di immaginare, ma che ho potuto vedere attraverso i tuoi occhi.
Ci sono caffè dai nomi strani che non assaggerò mai ma che mi è parso di sentire agguantarmi la lingua mentre tu me li offrivi.
C'è un cottage vicino ad un faro che non potremmo mai comprare ma che in fondo già ci appartiene.
Ci sono rotte e traiettorie che solcano cieli che non so collocare neanche nella fantasia, ma che ho seguito passo passo come un cane da guardia.
Ci sono mattine di bruma e libertà, mattine spalancate senza palazzi e con schiaffi di mare da rimanere storditi, mattine che ho attraversato parallelamente a te, vivendo la mia vita di sempre.
Ci sono notti opposte alle mie e murales con dentro i miei occhi, e film e libri che non guarderò mai standoti al fianco, ma che ho visto mentre me li indicavi da lontano.
Ci sono voci che ti arrivano inaspettate e calde e che ti invadono la cucina all'alba mentre prepari il caffè, voci dalle quali indovini il movimento esatto della lingua di chi le ha soffiate, voci attraverso le quali immagini l'espressione che ha assunto il suo viso e lo schiocco delle labbra, quelle stesse labbra che quando ti baciano, ti lasciano trasparente come acqua di torrente.
Ci sono balconi bollenti, da rimanere sotto ai panni appena stesi, facendo sciogliere in bocca cioccolato ed espresso senza fretta di ingoiare, con un vento leggero che sa di pulito, balconi roventi di passione che scaldano il ventre anche se non ti vedo da nessuna parte.
Ci sono parole che scorrono sullo schermo attraversando il mondo, parole diverse da altre, un linguaggio d'amore che produce un unico suono, ed è un suono che ci avvicina all'immortalità, chi potrebbe toccarci finché restiamo così belli?
Ci sono ore dopo pranzo in cui l'orto sotto di te è pronto per dare i frutti e si sente nell'aria già l'odore delle sere d'estate, ore in cui devi farti forza ed alzarti e sei spossata e sazia come dopo aver fatto l'amore, eppure non vi siete neanche parlati con la voce.
Ci sono ore in cui tornerai e non aspetto che quelle.

lunedì 17 aprile 2017

Non credo



I vicini hanno cambiato la luce della terrazza, probabilmente in vista dell'estate, il suo bagliore dorato si spande fino al mio letto, mi inonda di una serenità lieve.
Una serenità che non trovo da nessuna altra parte ora.
Appesi intorno a me, i miei vestiti, i pantaloni per camminare, le calze trasparenti, l'intimo ancora profumato d'amore rubato, le camicette che mi scoprono appena i seni.
Non credo al possesso, credo all'appartenenza.
E noi non ci siamo mai posseduti, ma appartenuti si.
Ci apparteniamo quando ridiamo di un appartamento assurdo pieno di ossidal e con la stanza per i bambini.
Ci apparteniamo quando restiamo nudi senza paura e senza difese a parlare così fitto da perdere la cognizione del tempo.
Ci apparteniamo nel sogno, nei ricordi che ci passiamo l'un l'altro e che ricuciamo insieme anche mentre facciamo l'amore.
Ci apparteniamo nella distanza che ci agita e nella vicinanza che ci riesce benissimo.
Ci apparteniamo nella stanza piccolissima con il tetto spiovente, ed in mezzo alla strada quando ci nascondiamo camminando per il mondo, ci apparteniamo nelle carezze continue che mi fai senza stancarti mai, e nel massaggio che non ho saputo farti come si deve perché le mani gocciolavano amore e perdevano la tecnica, si confondevano nel tremore di un sentimento che troppe volte ho tentato di dominare, e si smarrivano in un percorso che mi inebriava ed altro non era che la tua pelle, i tuoi angoli, il tuo corpo.
Ci apparteniamo in una connessione fragile come un refolo di vento, chiusi in un bagno a soffiare su una presenza assurda e palpitante, ci apparteniamo nell'immaginarci in una serata normale, sul divano a metterci i piedi uno dentro l'altro leggendo i nostri libri, anche se non ce lo siamo mai detto.
Ci apparteniamo nei viaggi che non faremo mai, e negli anni che inesorabilmente ci vedranno lontani.
Ci apparteniamo nel tenerci senza freni e nel desiderarci in mezzo agli altri.

Non credo al possesso, alla gelosia, ai confronti, ai per sempre, credo all'appartenersi, e noi, fidati amore mio, non avere paura per questo, ci apparteniamo, puoi giurarci.

martedì 11 aprile 2017

Heartbeats



Non riuscivi a prendere sonno, mi guardavi quasi addormentata fra le lenzuola, con le dita nude suonavi gli accordi della nostra canzone, abbiamo avuto persino una canzone noi due.
Avevi occhi piccoli ed un'amore bruciante per me.
Costruivi anelli e cucivi poesie.
Mi inondavi di canzoni e spinte, carezze e gelosia.
Mi scortavi con i pensieri, mi affiancavi con il corpo.
Non mi hai mai lasciata sola.
Mi avresti rubata e sottratta, il tuo amore non temeva, non teneva conto, era sfacciato, sano e spudorato.
Mi fissavi, mi spogliavi in mezzo al mondo e mi avresti anche mostrata, ma mai concessa a nessuno al di fuori di te.
Non ti importava delle regole, dei modi giusti per dire le cose, delle esagerazioni e dei compromessi, dicevi il tuo amore così come era, non lo camuffavi, nascondevi, trattenevi, lo lasciavi andare, lo scatenavi contro di me come fossero cavalli selvaggi.
Mi chiamavi strega e mi penetravi prepotente e romantico.
Eri un fascio di muscoli nervosi e protettivi come un guscio, con te non avevo paura.
Seguivi la mia strada e ti sintonizzavi sempre con il battito del mio cuore.
Scrutavi la mia pelle e le facevi scudo con le mani, perchè non le accadesse nessuna cicatrice.
Non riuscivi a dormire, mi guardavi dicendo "con te mi farò male" e non riuscivi a fare altro che continuare a guardarmi.
Hai ghermito i miei pensieri come un rapace senza freno, ed hai urlato quando mi sono allontanata.
Ti ho sentito aspettare per un poco il mio ritorno, ma quella sera, cercandoti disperatamente per il parco, ho capito che non ti avrei più ritrovato.

mercoledì 5 aprile 2017

Non dimenticare amore




Non dimenticare amore che questa vita è una grandissima presa per il culo.
Non devi dimenticarlo mai.
Una enorme e complessa presa per il culo, dall'inizio alla fine.
A tratti diventa di così cattivo gusto da darti la nausea perenne.
Altre volte esagera e si accanisce, insiste, sfianca, distrugge, accartoccia, toglie, cancella, sottrae.
Questa vita non serve a niente forse.
E' tutta un'impalcatura fondata sulle nostre invenzioni e forse anche il nostro amore è un'invenzione, uno scherzo, un'allucinazione.
Ricorda amore mio, esistere non è una cosa seria, siamo fatti di niente ed il cuore si ferma, ed il respiro si arresta, ed i medici, ed i protocolli amore mio, si perdono nel tempo in cui sono stati considerati importanti.
Nel frattempo non possiamo far altro che vivere, partecipare allo scherzo, essere parte dell'inganno, tentare di insegnare ai nostri figli come sopravvivere, come è stato insegnato a noi, anzi meglio, credendo di essere più bravi.
Casualmente ti incontro e c'è un gran sole, non posso baciarti, posso solo annusare l'odore dei gelati, è dolce e stordisce lievemente.
Non dimenticare amore mio, questa esistenza è una buffonata, e la tenerezza dei bambini nel giardinetto dell'asilo è così potente che mi fa vacillare sui tacchi.
Ed allora guardo avanti, cammino, mi ritrovo una chupa nella borsa, tu una fetta di torta fra le mani, compro delle fragole, scelgo il vestito per la serata di commiato, ed ingoio la gioia senza chiederle altro che restare sulla mia lingua un altro poco.

sabato 1 aprile 2017

Viva




Ho scoperto che le fitte di dolore causate dall'amore sono simili alle fitte di gioia causate dall'amore, mi sono accorta che sono allocate nel medesimo posto, occupano lo stesso spazio, prendono e mordono, pungono, non si possono controllare, solo dopo che arrivano siamo in grado di dar loro un nome.
Le fitte hanno il senso che diamo loro, prendono il nome da noi, la forma è la stessa invece, uno spacco nel petto, uno squarcio che gocciola, un taglio brutale.
Le fitte causate dall'amore assomigliano a quando immergi un piede nudo nell'acqua troppo ghiacciata od in quella troppo calda, si avverte un brivido netto, violento, in quell'istante sembrano la stessa cosa, poi, solo dopo, sappiamo interpretarlo quel brivido.
Alcune sensazioni ti sorprendono e ti confondono, offuscano tutto quello che vedi intorno a te, ti fanno oscillare nel passo, ti impediscono il sonno, e ti ritrovi sveglia nel cuore della notte senza poter fare altro che sentirti indecentemente viva.

lunedì 27 marzo 2017

I manichini e l'anestesia



Era quasi buio, lei stava raggiungendo la macchina per tornare a casa dopo una lunga giornata di lavoro, lo vide accanto a se, era un uomo di età indefinita, estraeva dalla sua macchina, manichini nudi di donna e li gettava, uno alla volta nel secchione.
Era lento nei movimenti, accurato, si appoggiava sulla pancia i busti pallidi dei manichini, avevano seni floridi, l'uomo inforcava le loro gambe rigide e tornite e le infilava nel secchione che restava spalancato come una bocca affamata.
L'uomo ne aveva tantissimi di questi manichini femmina, erano lisci, le teste staccate, le gettava a parte.
Il senso di angoscia e vuoto l'aveva assalita sempre di più, fin dalla mattina, in una crescente morsa che a poco a poco le aveva levato il fiato.
Ora si era fatto soffocante questo disagio, l'aveva stritolata come le spire di un boa, si era fatta di nuovo trovare tanto scoperta e tanto indifesa, la rabbia ed il disarmo le riempivano gli occhi di onde che la offuscavano e stordivano.
Era stato solo amore, in una intera giornata insieme, non c'era stato un solo minuto di sesso, era stato solo amore ne era certa.
Ed ora c'era solo questo vuoto davanti, un enorme baratro freddo di silenzio che non aveva la forza di rompere in nessun modo.
Lei aveva sempre odiato l'anestesia, il sentirsi addormentare da qualcosa di diverso dal benefico sonno.
Era terrorizzata dall'idea di essere stesa e sdraiata da qualcuno, senza che lo potesse decidere lei lucidamente.
Non amava perdere il controllo se non per abbandonarsi nelle mani di chi l'avrebbe semplicemente potuta amare od accudire.
Lei entrava in sala operatoria a piedi, si faceva raschiare da sveglia, nessuno riusciva a tenerla sdraiata su una barella.
Il dolore si era fatto lancinante, si guardava in giro spaventata dal suo stesso cuore, lo ricordava bene tutto questo senso di vuoto, lo sentiva forte come un calcio nello stomaco, ci aveva impiegato così tanto a ricacciarlo, a tentare di dimenticarlo e adesso eccolo, sbattuto addosso nuovamente quando non se lo aspettava più.
I manichini erano ormai diventati una montagna di corpi accatastati, mani e piedi e ventri gettati via.
L'uomo aveva svuotato completamente la propria macchina dai corpi di quelle donne dure e ferme.
Lei era rimasta seduta in macchina, con le mani immobili sul volante, lo sguardo fisso sull'uomo, aveva atteso che finisse di gettare fino all'ultimo pezzo di quelle curve sinuose, che avesse terminato le mani e le carezze, le braccia ed i baci, che avesse esaurito il suo bottino ed alla fine, ormai si era fatto buio, era ripartita piano, senza neanche riuscire a piangere.

sabato 25 marzo 2017

Canti


Arrivo cantando, con i finestrini semi aperti, un raggio di sole sulla faccia, parcheggio.
Scendo cantando, entro a lavoro cantando, vado al badge cantando.
E' primavera, lo vedo, lo sento, lo annuso.
Una collega mi dice:"da un po' di giorni canti"
Io:"Ho sempre cantato, sempre"
lei scuotendo la testa: "no, ora canti diverso".

sabato 18 marzo 2017

Il giorno del tuo compleanno



Una mattina ti svegli ed i tuoi figli ti portano nel letto una colazione preparata con le loro manine, happy birthday di Stevie Wonder a tutto volume, ed un cartellone azzurro disegnato d'amore.
A guardare le candeline a forma di numero hai 42 anni, delle buffe calamite sul frigo, un cuore mai in pace ed alcune bollette arretrate.
Una mattina nel giorno del tuo compleanno hai nascosto nell'armadio un regalo bianco chiuso nella carta velina ed una promessa di vedere Venezia.
Una mattina come oggi hai ricevuto due libri scritti da te e fatti stampare da qualcuno che ti vuole bene.
Una mattina hai ordinato una crostata di frutta per soffiare le candeline ed hai gonfiato i palloncini con i tuoi bambini, ma tu li sai solo chiudere i palloncini, tu che di fiato non ne hai molto eppure non hai mai neanche fumato.
Una mattina ti arriva una valanga di amore disordinato, illegittimo, accavallato, fuori dagli schemi, ma tutto per te.
Dentro quest'amore ci ritrovi te stessa e ti assomiglia, è spettinato e vivace, ostinato e fragilissimo, palpitante e tenero.
Una mattina ti scrivono "auguri sogno svanito" e ti senti trafiggere lo stomaco perché non avresti voluto fargli tanto male a quel cuore che hai strapazzato.
Una mattina ti arriva un messaggio così: "buon compleanno, una carezza ai tuoi ragazzi" e ti piange il cuore per tanto amore sprecato, per tanto amore maltrattato.
Una mattina una vecchissima amica ti scrive "buon compleanno vado a Milano" e ti accorgi solo ora che ti dispiacerebbe proprio non vederla anche se è troppo tempo che non la vedi più.
Una mattina in cui compi 42 anni, due cari amici ti scrivono che ti hanno regalato i biglietti per andare a sentire un concerto insieme, e non ti pare vero, e scoppi di gioia.
Una mattina come oggi capisci che i denti che avevi davanti piacevano tanto a chi ti voleva bene davvero e te ne rammarichi.
Una mattina del 18 marzo hai saputo che una tua amica ha pianto mentre era a lavoro senza di te e pensi che avresti voluto esserci per stringerla un po'.
Una mattina del 18 marzo hai iniziato a festeggiare il 17, con una giacca bianco panna, un body nero di pizzo ed il cuore immerso in una vecchia emozione che avevi tentato di dimenticare ma che ora ti guarda e ti fissa ed è identica a sé stessa e splendente di pericolo e gioia, un'emozione che oggi ti fa tremare di paura e di voglia.

Di amici veri ne sono rimasti pochi e poi di vero in questa vita cosa c'è?
Che il pollo ti unge le mani e che a Marzo il tempo è variabilissimo, ed un minuto hai freddo ed un minuto dopo hai caldo, ecco cosa c'è di vero nella vita, che forse, non saresti potuta che nascere in Marzo, con questo tempo assurdo, tu che sei una contraddizione vivente.

lunedì 13 marzo 2017

Cara Giulia




Cara Giulia,
volevo ringraziarti per il bellissimo trucco festivity che mi hai fatto l'altra mattina, per esserti emozionata insieme a me durante i miei folli racconti, per avermi applicato un copriocchiaie infallibile e per aver preparato le mie labbra ai baci.
Cara Giulia, a te che sei bella giovane e solare volevo dire che non si decide che il proprio destino sarà avverso e pieno di solitudine, perché semplicemente non è così, non pensarlo mai.
Cara Giulia, volevo raccontarti come è andato quel giorno speciale e segreto, un giorno di vento freddo e mimose e cielo improvvisamente pulito.
Cara Giulia volevo dirti che la parola difficile che usa tua sorella per indicare assurde ed inspiegabili storie di sintonia e chimica in esplosione, forse non la conosco nemmeno io, però so che non ce l'ha insegnato nessuno a me ed a lui.
Non ce lo ha insegnato nessuno a stare insieme.
Nessuno ci ha indicato come fare per ascoltarci, per accarezzarci, per essere vicini.
Non ci è voluto del tempo per imparare a ridere fino alle lacrime ed a commuoverci mentre ci ascoltiamo.
Mai è stato il tempo di darci regole ed adattarci l'uno all'altro.
Abbiamo iniziato a stare insieme in maniera inaspettata e ci è venuto da subito benissimo.
Volevo dirti Giulietta bella, che non c'era quasi nessuna interferenza esterna, dentro la nostra bolla, nella nostra isola nascosta era pieno di noi, che lì dentro ci veniva tutto semplice.
Era una bolla soffiata con le nostre labbra, una bolla calda e delicata, una bolla inventata, protetta ma fragile come una placenta, una bolla senza rumori che non fossero nostri.
Volevo dirti Giulia, che non mi passava mai la voglia di sentire le sue storie assurde, di seguirlo nei viaggi fantastici che ha fatto da ragazzo quando aveva il braccialetto di cuoio ed i capelli lunghi, ed in quelli che sta per fare.
Vedessi com'era bello Giulia, con la barba selvaggia ed il cappello da esploratore in giro per il mondo.
Mi veniva spontaneo come un riflesso prendergli il viso e baciarlo e nascondermi dentro di lui.
Eravamo perfetti dentro al cerchio dello specchio del bagno scoordinato, avresti dovuto vederci, ed anche quando mi rinfilavo le calze mentre lui si rivestiva raccontando ancora.
Volevo dirti Giulia, che c'era il sottile, quotidiano, incuneato dolore del separarsi fra pochissimo, per rivedersi quando e chissà.
C'era il silenzio dopo l'incontro, un incontro al quale non si trovavano parole da aggiungere, lì s'era già detto tutto.
C'era lo stupore rinnovato dell'essersi ancora una volta ritrovati nonostante la fitta selva delle difficoltà, nonostante il districato percorso delle nostre vite altrove.
C'era il pensare a noi due invece, una volta a casa, da sola, la sera tardi, mentre tutti dormivano, e quasi rivederci e risentirci, costruendo un ricordo indisciplinato e capriccioso che restava fermo su alcuni momenti e poi scorreva e si incagliava ancora, dove più gli piaceva indugiare.
C'erano i messaggi segreti lanciati come ragnatele da parti opposte della città, che ci facevano ridere od arrossire tutto ad un tratto ovunque stessimo.
C'eravamo scritti Giulia, parole balsamiche e pensieri più avvolgenti delle coperte di lana in inverno.
Ed anche il linguaggio di noi era tornato presto chiaro e definito, solo nostro ed irripetibile, il nostro codice originale che lasciava uscire parole senza controllo, spontanee come fiori di campo.
C'era il momento in cui eravamo uno nelle braccia dell'altra e ci veniva da chiederci: "ed ora come si fa?".
Ad un tratto devi sapere Giulia, che lui mi hai preso il mento fra le mani e mi ha detto:" l'amore mio ha fame".

Non sapevo che rumore facessero le nocciole nella sua bocca, carissima Giulia, ora lo so, ed è un suono dolcissimo.



lunedì 6 marzo 2017

Ci pensi mai




Ehi tu faccetta furba, ci pensi al fatto che non potremmo mai scattarci una foto insieme?
Ci pensi al fatto che non sai che faccia io abbia al mattino e che pigiami indossi per dormire?
Ci pensi mai ragazzo,al fatto che non posso accompagnarti a fare una visita, che non ti vedrò mai a Natale, che il sabato e la domenica non possiamo neanche scriverci?
Ci pensi ogni tanto, al fatto che non puoi baciarmi il collo mentre ti preparo la cena e che non potrò farti trovare il caffè caldo sul comodino quando dovrai partire presto?
Ci pensi di sfuggita, al fatto che se stai male sarò l'ultima a saperlo, che non posso litigare con te perchè non ne abbiamo il tempo, che non sai in quale cassetto del bagno piccolo tengo il phon?
Ci pensi mai al fatto che non conosco i tuoi amici, che non posso cercare tracce di te guardando la tua famiglia, che non ho visto le fotografie di te bambino grassoccio, che non mi potrò annoiare a morte a casa dei tuoi cugini sorridendoti mollemente da un divano sformato?
Ci pensi ogni tanto che se sto male sarai l'ultimo a saperlo e che non conosci le mie calze smagliate e la mia depilazione un pò trascurata, quella dei giorni normali, quella dei giorni di sempre, delle corse e dei capelli spettinati, quella del raffreddore e dei sogni rovesciati.
Ci pensi che camminare a testa alta in realtà non ci potrà mai accadere e che le nostre mani dovranno sempre restare separate e le nostre labbra nascoste?
Ci pensi mai al fatto che non posso guardarti mentre ti addormenti e che non posso annusare il tuo odore dopo una giornata di lavoro?
Ci pensi al fatto che non sai in che posizione leggo la sera e che dormo rannicchiata sul lato destro con una mano agganciata al cuscino?
Ci pensi al fatto che non sai che faccia avesse zia Adele e di cosa sapesse il suo sugo della domenica?
Ci pensi mai al fatto che non lascio passare la mia stanchezza e che non posso raccontarti del mio dolore per non sciupare la festa della nostra sintonia e perchè il nostro tempo è piccolissimo, prezioso e crudele?
Ci pensi mai al fatto che non conosci il mio disordine caotico ed il mio ordine ossessivo, che non so come sistemi i libri sulle tue mensole?

Ci pensi mai al fatto che un giorno potrai portarmi al mare lo stesso?

sabato 25 febbraio 2017

Resta




Lieve resta, nascosto dentro di me, lo scoramento di non averti mai avuto pur vivendoti accanto da sempre.
Sotterranea ma viva, sento la pena di un amore che è davanti ai miei occhi da anni e che non posso raggiungere.
Palpitante e sordo il battito di questo dispiacere che in mezzo a mille distrazioni, non riesco a consolare.
Mi sorprende ancora vederti fra la gente e pensare quanto mi piaci così storto ed assurdo e danneggiato, spiandoti da lontano.
Avvolgente questa camicia di forza che blocca le carezze e le premure, ma non può soffocarne la nascita che resta incompiuta e si accumula dentro ai giorni miei.
Avvilente cammina sopra la mia pelle, la tristezza di non poter ridere insieme a te e non poterti raccontare.
L'amore che con te ritrovo solo quando facciamo l'amore e mai prima e mai dopo.
E l'amore senza il prima e senza il dopo mi lascia sola e tramortita, e mi manca dormirti addosso e mi manca il tuo conforto sempre.
Forte resta lo spaesamento dell'assenza tua dentro questa casa che è nostra.

venerdì 17 febbraio 2017

Ora che



Le tue dita scorrono sulla mia pelle, le tue braccia mi tengono, i tuoi baci sul mio collo, sotto ai capelli tenuti su dalle tue mani.
Il mio viso sul tuo maglione, chiudo gli occhi.
Non chiudo quasi mai gli occhi, non mi fido.
Mi gira la testa ma è dolce, non mi spaventa e mi viene da sorridere e mi addormenterei ora, proprio ora che sei qui con me, dentro questa ubriacatura dei sensi e dei desideri, in questo punto dove adesso siamo, dentro ad uno spazio chiuso e tutto è fuori e corre e gira.
Il sonno, il tepore e la gioia pulita degli abbracci, mi sciolgono i nervi, mi rilassano i muscoli e mi ci rotolo dentro come un gatto nel sole.
Non ho fretta resterei così.
Dammi le tue labbra posso stare sopra di loro a lungo, non mi duole niente, posso baciare il tuo occhio malato e mi sembra di succhiarne via il male.
La nostra vicinanza conforta e profuma, ha un buon odore ed in bocca è netta e riconoscibile, immutata, il muscuglio di noi.
Cammina ancora con le dita sulla mia pelle, raccogli nuovamente i miei capelli e guardami e parlami e ridi di nuovo, la vita ci atterrisce, e non possiamo far altro che confortarci.
Dondolarti come se fossi un bambino dentro un abbraccio materno dopo aver fatto l'amore e sentire che non ne hai paura e per questo ti cullo.

Ora possiamo anche andare ed allontanarci, ora che ho visto, ora che ho sentito, ora che so dove sei.

sabato 11 febbraio 2017

Quando ti guardo dormire



Quando ti guardo dormire mi si blocca per un attimo il cuore, sei così chiuso, così duro, così lontano che spaventi.
Guardarti dormire è un dolore che si rinnova non cambiando mai, hai i pugni chiusi, le braccia incrociate sul petto, le gambe piegate e sembra che in quella posizione tu voglia scomparire dal mondo.
Hai le spalle contratte e chiuse, il viso annegato, l'espressione ombrosa, si capisce che non vuoi una carezza, che scalceresti la coperta, che rifiuteresti il bacio della buonanotte.
Ho provato mille modi per farlo, non mi hai lasciata passare.
Guardarti dormire è percepirti irragiungibile, solo, sufficiente a te stesso.
Addormentato sembri un masso appuntito, insfiorabile, doloroso,coriaceo.
Quando dormi sembri immerso in un sonno profondo eppure allo stesso tempo appari pronto a balzare in piedi, in uno scatto improvviso pronto a difendere solamente te stesso e la tua storia di uomo in questa vita.
Una storia che nessuno ha mai saputo difendere per te e che ti ha insegnato a non fidarti mai.
Guardarti dormire mi mette i brividi, resti immobile dentro un sonno impenetrabile e senza sogni, non vibri, non cerchi, non allunghi le mani, non vuoi conforto nè calore, vuoi solitudine e silenzio.
Guardarti dormire mi sbatte in faccia la sensazione che avresti bisogno di tutto e che non vuoi niente.

Quando ti guardo dormire è come quando ti osservo vivere, ogni notte come ogni giorno.

sabato 4 febbraio 2017

Anni fa



Anni fa entravamo nel nostro locale abituale sperando di avere il divanetto ad angolo tutto per noi, spesso siamo stati fortunati, e lo abbiamo trovato, ci sedevamo felici.
Un bicchierone di vetro con dentro garofani colorati ricci e turgidi, il nostro tagliere di cose che mangiavamo a metà, fiumi di racconti e confidenze, una mano sul collo, le ginocchia incastrate, un piccolo puzzle in continuo movimento per cercare un nuovo modo di inserirsi uno dentro l'altro per tutto il pranzo ed il dopo pranzo.
A ridere forte, a chiudersi ed allontanarsi ad un certo punto, mi venivano spesso le mani fredde, le sentivi, le scaldavi.
Mi vengono spesso le mani fredde.
Ti dicevo altri titoli di libri e di film, poi li sbagliavi e dicevi che ti facevano schifo, lo credo non erano quelli che ti avevo detto.
Mi raccontavi cose che mi avevi già detto, succedeva anche a me, ma più raramente.
Si tornava a casa accasciandoci sui sedili delle rispettive macchine, fra le dita l'odore dell'altro, un movimento del collo lo riportava al naso e lo torturava e lo seduceva ancora.
Dopo l'incontro mi sentivo molle e stanca, avrei avuto bisogno di dormire e tacere, come dopo una gara, come dopo un esame, tutte le emozioni accumulate e tese, scendevano di colpo verso terra e muovermi diventava difficile.
La cosa che eravamo non aveva un senso e non aveva un nome, era semplicemente bello, sembrava anche ingiusto che fosse proibito perché era come impedire ad un bambino di mangiare un panino con la marmellata.
Sarebbe stato come frenare un evento naturale e spontaneo, senza doppi fini, giusto nella sua imprevedibilità.
E mi piaceva tanto farti ridere e metterti la fronte sulla spalla e ti si illiquidivano gli occhi e poi cercare pace dove sentivo che avresti potuto darmela a piene mani.
La musica era sempre perfetta e mi piaceva canticchiare mentre parlavi o masticavi, anni fa era bellissimo quando eravamo insieme, senza artifici né forzature, mi piaceva guardarti nelle rughe e nelle orecchie, sbirciarti l'attacco del petto sulle clavicole magrissime, sentirmi contornata di te, di noi.
Mi piaceva immaginare i baci che ci saremmo dati dopo e pensarmi fra le tue braccia, addosso al tuo corpo respirando piano.
Anni fa ti vedevo aspettarmi davanti al locale, con quella faccetta che hai e venirmi incontro leggero e sorridente, io dentro ad un cappotto con il cuore in tumulto ed il passo rallentato dai tacchi scomodi.

Anni fa era esattamente come ieri.

venerdì 13 gennaio 2017

Per il mio compleanno







Tra poco sarà il mio quarantaduesimo compleanno, ho svariati desideri da soddisfare per quella data, in ordine vorrei:

Dolciofono: agganciato alla testiera del letto, sussurra parole d’amore e ninnenanne se l’aura della persona sdraiata volge a toni cupi.



Piantofola: comoda e calda calzatura da casa che, indossata durante i giorni in cui ci si sente vecchi e brutti, emette la frase “ma piantala”. Nella versione da cioccolateria, con tacco, si attiva in caso venga avanzata quasi tutta la prima palla del profiterole ed urla “ma finiscila!”



Ascensuore: elevatore per spostarsi da un piano all’altro in compagnia di un uomo che non si è sicuri di volere baciare. Al primo accenno di contato fisico un soffice tocco di un tasto sulla parete introduce nella cabina due religiose con espressione di biasimo. Questo mi ha veramente tentato



Falsopiano: strumento a tasti posto in lieve discesa che produce menzognere rassicurazioni e complimenti ad un volume assordante.



Sonnolenza: filo in nylon ed amo per pescare prima dell’addormentamento i più bei ricordi e trasformarli in sogni. Venduta separatamente l’esca Motage che attira i ricordi dei baci alla francese.



Risaccomatic: piattaforma in ciottoli e sabbia che riproduce le onde del mare che scorrono avanti e indietro sulla riva seppellendo gradualmente le caviglie. Ideale per i periodi dell’anno lontani dalle vacanze o a Settembre per prolungarne il ricordo.



Penna a spera: disponibile in sedici tonalità tutte di verde, ideale per mettere su foglio i buoni propositi e i desideri.



Luogopiedista: automa umanoide di bell’aspetto (nella versione DeLuxe commesso figo di libreria con particolare gusto per i libri per bambini corredati di una grafica fantastica) che accompagna in passeggiata verso luoghi ameni che non sei in grado di raggiungere con il solo tuo orientamento. Nella versione extended in grado anche di correggere errori di provincia (Faffari, Catanzao, Bvescia). Disponibile anche nella versione “mano nella mano”. Scartato per gelosia



Approfitterole: pallina di cioccolato apparentemente gustosa ed innocua che grazie ad un sapiente gioco di repulsione magnetica sfugge ai denti della forchetta e si tuffa nella scollatura



Colosseno: reggipetto rinforzato “invisible fuff” per dimostrare una sesta abbondante. Anche da donna.



Maggiorana: batrace di dimensioni considerevoli che vive tra Aprile e Giugno



Cintura di Iodio: ideale per disinfettare le ferite in zona vita, o, se curate in ritardo, in zona morte. Nato come presidio veterinario come disinfettante per il cavallo dei pantaloni, ora in versione per uomo e donna dopo eliminazione dei nitriti che comportavano sguardi stupiti dai passanti infastiditi



Coniglietta musicale ipod: in grado di sopportare infinite riproduzioni. Ora nella versione blue tooth, dopo che quella alimentata a batteria era morta per intossicazione da zinco



Ricicletta: velocipede dotato di capiente cestino in grado di riciclare a terzi i doni di Natale non graditi



Fornitura di gelati per tre mesi: comprati all’ingrosso perche comprati sciolti fanno schifo


Ed infine vorrei un vecchio amico un po' matto,che mi voglia bene, anzi no, quello ce l'ho già.

giovedì 5 gennaio 2017

I baci sbranati


L'ascensore era in pessime condizioni, l'edificio intero sembrava provenire direttamente dalla Russia post bellica, c'erano moltissime stanze semi-buie, dalle porte a vetri si intravedevano le lunghe scrivanie di legno massiccio, illuminate da lampade da tavolo anni 60.
Coni di luce perfetti per leggere e studiare.
In ascensore erano rimasti quasi zitti, uno da un lato, una dall'altro.
I cappotti abbottonati, gli occhi al cielo, il fiato trattenuto, le schiene aderenti allo specchio freddo.
Erano scesi al piano desiderato, avevano camminato per i corridoi.
Lui non c'era, tornarono indietro, parlando poco e piano,il pensiero inafferrabile, confuso nel suo movimento indeciso.
Erano tornati di nuovo davanti all'ascensore, lui si era voltato di scatto, l'aveva presa.
Si era voltato senza parlarle, neanche una parola.
Si era voltato e l'aveva afferrata per le spalle, per la testa, era stato un muoversi senza controllo ma con una geografia precisa,una coreografia antica e perfetta, erano stati da subito baci sbranati, mani addosso, cappotti scivolati, borse cadute a terra.
Si erano quasi morsi, masticati la lana dei rispettivi maglioni, annusati le loro pelli, lei aveva cercato il suo cuore, ci aveva messo una mano sopra, a sentirlo tutto.
Si era nascosta nell'incavo del suo collo per respirarlo ancora una volta dopo così tanto tempo.
Erano diventati un unico, improvviso incrocio di battiti e fiato, i capelli di lei sulla sua bocca.
Era passato qualcuno dietro di loro, si erano separati come colpiti da un'ascia, lontani, le mani slacciate, le bocche distanti senza più la polpa dell'altro sulla lingua, fra i denti.
Lei si era messa a premere la fronte sul vetro freddo pieno della sua città buia, aveva scosso la testa, le girava tutto e le gambe le tremavano dentro alle calze scelte perchè i suoi occhi ci scivolassero sopra desiderando di scivolarci sopra.
Erano entrambi affannati e storditi, lei avrebbe voluto raggomitolarsi dentro al suo giaccone pesante e cercargli il petto per trovare protezione da quella violenta confusione, un pò di pace da quel martello che le batteva dentro,voleva capire se lui sarebbe stato capace di farle passare la paura di averlo desiderato ancora.
L'ascensore era arrivato di nuovo al loro piano, ci si erano lanciati dentro come fosse stato il loro rifugio, la loro alcova, sei piani, tre piani, un tempo brevissimo per baciarsi ancora, un tempo brevissimo di altri baci sbranati e di mani sul viso.

Fuori era buio e nessuno sapeva cosa fosse successo fra loro, qualcuno aveva chiesto:"vi siete persi voi due?"

No grazie, ci siamo appena ritrovati, avevano risposto.

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