lunedì 26 maggio 2014

Aspirante medico




Da piccola sognavo di fare il medico.
In ordine cronologico ho sognato di fare:la macellaia, la ballerina, la madre teresa di calcutta, la strizzacervelli, l'attrice drammatica, la scrittrice drammatica, la cabarettista, la neurologa, la psicoterapeuta di coppia.
Però il ricordo più forte e vivido è quello del desiderio di diventare medico.
Volevo fare il dottore per poter scrivere con quelle penne panciute e scorrevoli sul ricettario gonfio, rosa e liscio, mettere il timbro con un gesto secco, riporre la penna nel porta penne con la scritta AUGMENTIN 500, dire lentamente mentre il paziente ti ascolta in religioso silenzio:" allora lei adesso MI fa, questo e questo prima di pranzo e cena" anzi avrei detto "prima dei pasti", sognavo di poter chiudere la visita con un: "mi raccomando signora, mi faccia sapere come va" tendendo la mano, non vedevo l'ora di giocherellare con la penna-lucetta, di profferire la frase:" dica trentatrè" e scoprirne finalmente il motivo, vendicarmi di tutti i secchi abbassalingua che mi hanno ficcato impietosamente in gola durante tutta la mia linfatica infanzia.
Avrei voluto fare il medico, usare la siringa ed il laccio emostatico, togliermi dalle orecchie lo stetoscopio e gonfiare la pompetta dello sfigmomanometro con quella faccia concentrata ed attenta come di chi ascolta il mare racchiuso in una conchiglia.
Avrei voluto dire alla mia segretaria:" basta per oggi Vania, vada a casa mi sembra così stanca, ci vediamo domani".
Avrei tanto voluto fare la dottoressa, avere quelle rotelle per controllare i percentili, i quadri scientifici appesi dietro alla poltrona, un' elegante lampada da tavolo per illuminare ricette e scatole di sciroppi.
Avrei voluto fare il medico non tanto per giurare a Ippocrate, quanto per mantenere a Ippocrate.
Avrei voluto guarire qualcuno e tornare a casa più leggera.



Che razza di nome Vania...

lunedì 12 maggio 2014

Le scarpe nuove e l'aereo




Quando compro delle scarpe, le indosso subito.
Lo facevo con le ballerine lucide da bambina, l'ho fatto con le scarpe da ginnastica da ragazza, lo faccio ora con i tacchi da donna e magari lo farò con le calzature ortopediche da vecchia.
Le scarpe nuove mi fanno venire l'acquolina alla bocca, finchè potrò comprare un paio di calzature intonse ed appena scelte, tutta questa storia del vivere mi sembrerà più sopportabile.
Non prendo mai la scatola delle scarpe fra le mani per portarla mestamente a casa, non la ripongo nell'armadio, non vado ad aprirla per guardare le scarpe nuove di tanto in tanto.

Non continuo ad indossare quelle vecchie aspettando che si facciano ancora più vecchie.
Non mi è mai capitato di acquistare e venerare un oggetto, non voglio guardarlo, voglio indossarlo, usarlo, consumarlo, viverlo, starci dentro.

E adesso vorrei fare un viaggio perchè non ne faccio uno da troppo tempo, non tanto per la voglia di scoprire nuovi luoghi, incontrare gente diversa, respirare un'altra aria, quanto per la possibilità di mettere il mio cellulare in "modalità aereo" e scoprire cosa diamine sia.

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