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Nei pensieri no

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Se ti penso sento un colpo nello stomaco, vicino al cuore, accanto alla pancia, sotto la pelle.
Se ripercorro noi è come un tuffo, senza fiato.
Se ti immagino, mi manchi sopra alla pelle, in mezzo alle ossa, fra i denti, sulla lingua.
Se mi lascio andare ai ricordi, mi manchi nelle orecchie, nel naso, nel microscopico mondo delle sue cellule olfattive, mi manchi nelle pupille che non ti vedono, nelle mani che non ti sfiorano, nelle braccia che non ti stringono.
Manchi nella mia voce che non ti racconta, nei miei capelli che non ti cadono sul ventre, nelle mie gambe che non si schiudono per accoglierti, mi manchi nei gesti che vorrei mostrarti e nel fiato che vorrei farti respirare mentre respiro te.

Però non mi manchi nei pensieri, lì è pieno zeppo di te.

Paura

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Tocco il tuo petto agitato, ci sento dentro il battito accelerato del tuo cuore, hai il viso contratto, mi tendi la mano.
Da un pò di tempo hai paura.
Sei ancora così piccolo quando ti tengo vicino, sei già grande quando ti guardo girare per il mondo.
Ti capita di tremare qualche sera, per questo ti abbraccio piano e ti massaggio, non per bloccarti ma per calmare l'onda della paura che finora non conoscevi.
Per prendere fra le mani la tua paura, ti tocco, e faccio cerchi sulla tua pelle morbida e calda di bimbo.
Il mio bimbo.
I sussulti della vita ti scuotono, spingi per allontanarti un pò, ti riavvicini per farti proteggere ancora.
Mi guardi, mi chiedi aiuto, ti rannicchi.
Sono lì con te e cerco di farti guardare in faccia la paura che non conoscevi finora, sono vicino a te per sussurrarti piano poche parole.
Respira, ti dico.
Prendi aria dal naso e sputala dalla bocca amore mio.Ti ripeto.
E' sempre buio quando succede, ed il tuo corpo sussulta un pò.
Sento i tuoi piedini pr…

Meno male

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Un giorno si ed uno no, guardando con sdegno e schifo la mia automobile, penso: "oggi la porto assolutamente a lavare, cascasse il mondo".
Poi succede che porto i bambini a scuola, corro a lavoro, mi precipito a riprendere i bambini, pulisco casa, facciamo i compiti insieme, andiamo a scuola nuoto, cucino, leggo storie, mi arrabbio, lavo i piatti, svengo sul letto poco dopocena.
Il giorno no entro in macchina e penso: "meno male che non ho fatto pulire la macchina", ricordandomi che ha diluviato, che ci bambini ci sono entrati con i piedi inzaccherati di fango, che siamo andati al mare ed abbiamo insabbiato persino i sedili, che ci abbiamo mangiato dentro i wafer al cacao, che ci è salito il cane pastore tedesco dei nonni ed i suoi peli hanno intasato pure i bocchettoni dell'aria calda.
Guardo avanti guidando piano e sussurro...meno male.

Così, immutatamente da anni.

Il battito

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Aveva sentito il suo battito, conosceva bene quel tipo di battiti.
Era un battito uguale a quei battiti, forte, impetuoso, ritmico, identico ai battiti dei Suoi.
Quel battito avrebbe poi dato uno di quei nasi, due di quei piedi, due di quegli occhi lì, proprio quelli che erano tutta roba sua, lei sapeva bene come sarebbe andata a finire se avesse continuato ad ascoltare quel battito.
Quel giorno aveva un camice verde, corto, aperto, troppo leggero per un Marzo appena incominciato, il Marzo dei suoi quaranta anni.

Era nuda sotto, solo lenzuola per il suo letto e per il letto delle altre.
Lunghissime ore lì dentro, una giornata interminabile, senza alba.
Nessuno veniva a dir loro nulla.
Nessuno rivolgeva loro la parola,nessuno era lì per spiegare, rassicurare, chiedere.
Faceva spesso pipì, quando era agitata le capitava così.
Talvolta aveva conati di vomito, il freddo l'avvolgeva tutta, nessuna parte di sé esclusa.
Il freddo le faceva battere i denti e contrarre le mandibole, per g…

Temi e farfalle

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Si sentiva una tigre in gabbia, andava avanti ed indietro sbuffando nervosa.
Si sentiva come una mosca in un bicchiere, chiusa e disorientata.
Si sentiva come una farfalla inchiodata al muro per le ali, appena tentava un minimo movimento, sentiva strapparsene un pezzo, sentiva l'ala sgarrarsi, ad ogni piccolo movimento perdeva la possibilità di riprendere a volare.
In classe, seduta ai banchi di quinta elementare, svuotata da un'altra giornata sfinente, già buio fuori, aveva chiesto alle maestre:"ma i temi non si fanno più?", le maestre avevano risposto che no, non si facevano proprio più, che ora si manipolava e criticava il testo.
A lei, era sembrato un grandissimo peccato.

La smania

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La smania di vivere l'aveva travolta.
La smania di prendere, guardare, afferrare, cambiare.
Avrebbe voluto ancora più bellezza, sempre più bellezza.
Una vita da miserabili, non la voleva più.
La vita da miserabile l'avviliva, non era correlata alla sola mancanza di denaro,intorno a lei da troppo tempo si accumulava un'apatia purulenta, si respirava un'aria di morte, di assenza di energia, nessuna iniziativa, poca voglia.
Lei di voglia invece ne aveva moltissima e spesso la subiva, lasciava che le attraversasse il corpo e la testa, permetteva che la voglia la tramortisse, lasciandola stanca ed insoddisfatta.
Alcune mattine, prima dell'alba, la voglia la destava bruscamente.
Era un bel risveglio però, forte ma ricco, aprire gli occhi e goderne era così piacevole.
Si guardava i piedi fuori dalle coperte, li trovava pallidi ed eleganti, affusolati e femminili.
Poi c'erano le cavigle subito sopra a rovinare un pò il disegno della gamba, una gamba forte, massiccia, …

Lei

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Aveva appena compiuto un'età che la maggior parte delle persone considerava "matura".
Da allora era diventata drammaticamente bella.
Era di una bellezza pungente, commovente, dolcissima.
La sua bellezza aveva acquisito un non so che di sfacciato ma mai volgare, qualcosa di potente, di disperato.
Era disperatamente bella, perchè portava addosso la consapevolezza di avere ormai poco tempo, pochissimo tempo per esserlo ancora.
Aveva fretta e smania di essere bella, attraente, sensuale, aveva la sensazione che tutto il fascino che proveniva da lei stessa, le scivolasse dalle mani, arrancava dietro la propria bellezza ma senza scomporsi, tentando di restare integra nella sua corsa al piacere.
Comprava profumi e se li metteva di notte prima di dormire, per sentirli mentre si rigirava fra le lenzuola, bramava tessuti nuovi, sofisticati, eleganti, guardava scarpe ed annusava l'odore delle calze nuove nei negozi di intimo.
Si lavava con più dolcezza, indugiava sulla sua pell…

Un lento ma inesorabile declino

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Il primo giorno ci siamo svegliati all'alba, con baci e musica diffusa per casa.
Il primo giorno siamo usciti alle otto in punto, capelli ben pettinati, docce appena fatte, vestiti puliti e non spiegazzati, profumino dietro le orecchie, unghie tagliate di fresco, zaini preparati la sera prima, vitamine somministrate a digiuno.
Il primo giorno abbiamo fatto una colazione equilibrata ed abbondante, consumata dentro ad un raggio di sole, merende confezionate a mano, grembiuli stirati e rigidi.
Dietro di noi ho lasciato una casa moderatamente ordinata e pulita, letti rifatti, locali aerati, piatti lavati e cibi riposti accuratamente.
Siamo entrati in macchina con calma, abbiamo percorso la strada fino alla scuola chiacchierando lentamente, rispettando i turni di conversazione, ridendo amabilmente.
Abbiamo camminato paralleli diretti verso la grande entrata gremita di bambini e genitori e nonni e canetti molesti.
Il secondo giorno abbiamo dimenticato di prendere le vitamine e metterci…

Settembre ed un riassunto

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L'acqua calda, le maglie sformate ed accoglienti, i grembiuli stirati il giorno prima della ripresa delle scuole, lasciati sulle stampelle di notte.
La colazione delle vacanze, i chili ripresi perchè finalmente si sta meglio, il foglio con la biopsia negativa, stretto fra le mani sotto al sole rovente, e quel sorriso di gratitudine immensa, la musica di mattina, ma anche quella di sera prima di dormire, le camminate nei boschi e l'odore di terra e funghi dentro al naso.
Il caffè che borbotta, la pennichella del pomeriggio, le riviste in riva al lago, il temporale estivo, la sensazione dell'inverno che torna.
La prima notte con il piumino leggero a coprire le spalle, gli zaini nuovi, i libri sul comodino che ti aspettano ogni giorno fedeli e pieni di storie, una scrivania da scegliere per farci studiare i piccoli, la pausa pranzo con le colleghe, l'abbronzatura che va via a macchie come per fare più piano, gli amaretti caldi, la fila per comprare le salsicce buone, una …

Le polpette di zia

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Ci sono cose che riescono solo a pochi, solo a qualcuno.
Io avevo una zia piccola, bionda, magrina, con gli occhi nocciola, uno scricciolo di donna, un portento.
Questa zia aveva un'energia che trascinava oggetti, persone, piante e spazi.
Addormentava i neonati di tutti noi con due colpi sicuri e rilassanti delle sue braccia, stirava, organizzava, sperimentava, usciva, guardava curiosa, si incazzava, si schierava, difendeva, attaccava, si ingelosiva, voleva fortemente, e soprattutto lei, preparava delle polpette strepitose.
Cucinava delle polpette speciali che io ho mangiato solo da lei, in tanti abbiamo provato a rifarle seguendo pedissequamente la sua ricetta, ma non sono mai riuscite a nessuno.
Quelle erano le sue polpette, dentro c'erano tutto il suo amore, la sua dedizione, le sue mani, il suo olio, l'odore della sua cucina.
Senza le sue polpette non era Natale.
Quando è morto suo marito, il mio zione bello, dolcissimo uomo premuroso che l'ha trattata come un fio…

Io sono

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Io sono il mare, le sue onde, la sua brezza frizzante,i primi bagni di primavera, gli scogli che filtrano l'acqua,l'odore di sale e di pesce che porta il vento.
Io sono la sabbia sottile che scorre sulla pelle, quando scotta a metà del giorno e brucia a tradimento.
Io sono l'ombra dei boschi, il profumo umido di terra e funghi, le more selvatiche e le spine dei rovi.
Io sono la montagna aspra, alta e prepotente,il maglione indossato in alta quota a riparare i brividi, il panino al formaggio nello zaino.
Io sono la salita verso la vetta, il fiato spezzato, io sono la discesa che sfilaccia le ginocchia, il temporale improvviso che fa tremare la terra, sono la pioggia incessante che ti cola nelle ossa.
Io sono il lago, le sue anse rotonde, la sua stasi, la sua calma,l'immobilità dell'acqua.
Del lago io sono lo scuro del profondo, il guazzetto brodoso dei pensieri, la melma e la sabbia che avviluppa le gambe incapaci di spingere.
Del lago io sono il mulinello impazzit…

Il bambino felice

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Ride spesso con il suo viso aperto e schietto.
Ha una sventagliata di dentoni buffi, almeno quattro in più del dovuto.
Indossa tute di pile e maglioni che non vedevo più da almeno vent'anni.
Porta il nome del nonno paterno, morto prima di conoscerlo.
Profuma di naftalina, ha degli occhialetti di plastica azzurra, d'estate non va mai in vacanza ma è contento di fare avanti-indietro fra Roma ed Ostia per tutto agosto, portandosi l'insalata di riso da casa.
D'inverno non va mai in vacanza ma è entusiasta di fare avanti ed indietro tra Roma ed il Terminillo portandosi i panini con la frittata da casa.
A Babbo Natale ha chiesto un Monopoli e non un tablet,gioca assemblando fossili di dinosauri e costruendo ziggurat, mette dei pedalini sotto ai pantaloni e non dei calzini come gli altri suoi coetanei, ha lo sguardo vispo ed esplode in un:"incredibile, grazie!" se solo gli offri una liquirizia od uno zainetto come regalo di Natale.
Ti ascolta attento quando parli e…

L'attesa

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Lei era fuori dall'ospedale, l'asfalto era rovente di sole, l'aria si muoveva come fosse fumo deformando oggetti e strade.
Era asciutta, come si asciugava ogni volta che aveva paura, un dimagrimento del benessere più che della carne.
Aveva respirato a stento fino al momento in cui l'avevano legata stretta ed infilata nel tubo, lì dentro non aveva praticamente respirato.
I suoni violentissimi le avevano fatto compagnia mentre lei cercava di spingere il pensiero al di sopra del tubo, lontano da quella plastica pallida, dalla malattia, dal dolore, dalla pompetta sudata che stringeva nella mano destra.
Ne era uscita da quel tubo asfissiante, aveva camminato per risalire le scale, aveva risentito il sole e l'aria.
Aveva aspettato i risultati per un'ora, bevendo tè freddo lentamente.
Intorno a lei altre donne ed altri uomini attendevano.
Chissà a cosa pensavano, se le immagini che scorrevano dentro di loro erano le stesse sue, se si assomigliavano le paure e le doma…

Una madre normale

Ci sono stati momenti in cui vi ho divertiti fino alle lacrime.
Giorni in cui vi ho stupiti, allattati, protetti, coperti.
Ci sono state intere notti in cui ho vegliato sulla vostra febbre, controllato le vostre flebo respingendo il sonno e la fame e l'arresa.
Ci sono stati giorni in cui mi sono sentita la peggiore delle madri, pomeriggi nei quali vi ho offerto cartoni animati in sostituzione di me.
Ci sono state occasioni nelle quali ho avuto la certezza di riuscire a proteggervi, altre in cui vi ho letteralmente salvato la vita.
Ci sono stati pranzi con la migliore delle carni, il pesce più fresco, le verdure biologiche, e pranzi nei quali un toast mi è sembrato troppo da prepararvi, uno scoglio insormontabile.
Ci sono state punizioni esagerate, schiaffi brucianti che hanno fatto male prima di tutto alla mia coscienza, nottate in cui ero così stanca che ho finto di non sentirvi.
Ci sono stati dei No detti al momento giusto, con convinzione e fermezza, ci sono stati dei Si detti …

Quattro giugno

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Sei nato il quattro giugno, un giorno lunghissimo dopo una gravidanza lunghissima.
Non sapevo dire ancora la parola mamma riferita a me.
Eri una meraviglia ed una fitta di paura mi ha attraversato l'anima quando ti ho visto uscire nel mondo, così piccolo, cosa avrei potuto fare per proteggerti?
Succhiavi il latte al seno per pochi minuti e subito ti addormentavi, ascoltavi le storie che ti raccontavamo per ore, facevi mille domande.
Con te è stata da subito un'avventura incredibile, le tue prime parole così presto, i tuoi occhioni grigio-blu e le ciglia fittissime, piene di sguardi curiosi ed attenti.
Quando correvi trotterellavi e mi facevi tanto ridere, volevi uscire ed arrampicarti, giocare all'infinito.
Siamo stati un tutt'uno io e te, mano nella mano, fra pic nic e merende sui plaid, giochi di ristorante e pastrocchi di ogni genere.
La prima volta che ti ho lasciato per tornare a lavoro è stato come se mi strappassero la carne a morsi ma crescere ci ha fatto bene…

Facciamo piano

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Lascia che ti sbottoni lentamente la camicia.
Fammi avvicinare all'odore caldo del tuo petto e fammi restare lì per un po' a respirarlo.
Sta fermo e permettimi di piangere davanti alla tua pelle pallida, che ancora non ha visto il sole di questa stagione.
Fai in modo che io possa seguire il verso di ogni tuo singolo pelo, con un dito, con la lingua, con i miei occhi.
Lasciami scoprire il tuo collo grande per guardarci dentro la vita che ti fa battere ancora.
Fatti raggiungere dalle mie mani, lì all'attacco delle tue cosce che hanno corso tanto, fammi scorrere con i polpastrelli la tua spina dorsale dentro la quale sono scivolati dolori e piaceri, fremiti e brividi, di tutta una vita.
Mostrami la cicatrice, la falla, lo sbreco incisi sulla tua carne.
Fatti baciare tutto, fatti baciare le palpebre e le ciglia lunghe dei tuoi occhi miopi.

Io e te, per un intero giorno, per un'intera notte, facciamo piano.

Approdi

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Mi piace vedere come stai al mondo
Amo sentire l'odore che hai su questa terra
Mi incanta osservare il tuo passo per la strada
Mi diverte intercettare il tuo sguardo sulle cose
Mi gonfia il cuore vederti dormire
Mi commuovo seguendo il ritmo del tuo respiro
La tua voce riecheggia dentro alla mia anima antica

Spesso mi lascio portare dall'onda, talvolta annaspo, talvolta arrivo sulla battigia zuppa e senza fiato, altre volte mi sembra di nuotare contro corrente, altre ancora i crampi mi mordono le gambe,ogni tanto ho l'impressione di aver attraversato un oceano intero senza poi trovare un approdo.

Il mio controverso rapporto con la tecnologia

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Quando, dopo anni che ho lo stesso indirizzo mail e password, tentando di entrare come sempre nel mio server abituale per leggere le mia posta elettronica, mi dice improvvisamente, con una scritta minacciosa e rossa: "ID o PASSWORD non corretti" ed io la digito nuovamente, applicando mille variabili, in stampato, in stampato minuscolo, tutto grande, tutto piccolo,solo le iniziali grandi, solo le iniziali piccole, il trattino in alto piuttosto che in basso, e poi, esattamente scrivendola come sempre, decide di concedermi l'accesso, come ai vecchi tempi.
Ogni volta che entro sulla mia pagina di home banking e clicco il generatore di numeri, ne leggo il codice lunghissimo e trascrivendolo penso: "ma se ne scrivessi uno inventato cosa succederebbe? come fanno a comunicare fra di loro un sito bancario ed una specie di accendino di plastica?" e poi mi manca sempre il coraggio.
Ogni volta che riduco ad icona e sono convinta che perderò l'intero file, nell'inf…

Desideri o bisogni

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Mi hanno chiesto se vi ho desiderati o se ho avuto bisogno di avervi.
E' stato difficile rispondermi.
So solo che mi manca così tanto quando eravate piccini.
Mi mancano i gesti di cura, quelli piccoli, continui, minuziosi, le copertine, i cappellini, il latte al seno da offrirvi quando piangevate, avevate sonno fame o paura.
Mi manca potervi cullare, proteggere, salvaguardare.
Mi manca stare dentro la vostra testa, dentro ai vostri respiri, dentro ai desideri che indovinavo appena si affacciavano.
Mi manca coprirvi, decidere per voi, sapere cosa fosse meglio in quel preciso istante.
Mi manca prendermi cura di voi perché con voi mi prendevo cura di me.
Mi manca l'avervi addosso, lo stringervi, il mischiarvi con la mia stessa pelle.
Mi manca quando dormivamo attaccati mentre fuori pioveva o c'era il sole ed il mondo andava mentre noi restavamo, un tutt'uno di amore e pausa.
Vi guardo crescere, correre lontano, decidere se coprirvi o meno, se mangiare o saltare un pasto,…

Pesce d'Aprile

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Per i primi quattro mesi di gravidanza eri minacciato da un buco nella placenta, ma sei rimasto aggrappato come una scimmietta al suo albero.
Sei stato per il resto del tempo in cui ti ho atteso, puntato di testa a darmi capocciate per aprirti il varco verso la luce.
Sei nato con pochissimi capelli biondi, gli occhi già azzurri fiordaliso che non sono mai cambiati, un accenno di collo ed una distribuzione di grasso corporeo, imbarazzante.
Appena ti spostavano da me per misurarti, pesarti, lavarti, urlavi come un'aquila, ti attaccavi al seno con fretta, risolutezza e voracia.
Volevi solo latte ed hai continuato a volerlo per lunghissimi mesi.
Sapevi esattamente come ti piaceva essere tenuto in braccio e facevi di tutto per farcelo capire, hai preso a calci e lanciato il mondo intero, quando non ottenevi ciò che volevi.
Hai manine dolcissime e coccole tenere per pochi intimi.
Mi annusi e mi riconosci anche nei maglioni lasciati in giro, sei intelligente e testone, generoso e caparb…

Un bicchiere di vino

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Sarebbe bello potermi permettere di bere un bicchiere di vino.
Vorrei essere capace di lasciarmi andare e berlo senza paura.
Sarebbe bello bere serenamente e rovesciarti la testa sulla spalla, la spalla grande che hai.
Vorrei dirti "occupati di me ora che sono un po' brilla e mi viene da ridere ma soprattutto da piangere".
Sarebbe bello lasciarmi andare ovunque senza controllare, permetterti di portarmi senza che io guardi e controlli.
Vorrei assaporare il vino e la sua freschezza, raccontartela con gli occhi chiusi, vorrei che mi ascoltassi e poi mi azzittissi con un dito premuto sulle labbra.
Sarebbe bello che cercassi le tracce del vino sulla mia lingua,che mi baciassi l'anima ubriacandola più dell'alcool.
Vorrei che mi toccassi la schiena, dovresti davvero toccarmi la schiena e provare a succhiarle via la paura, a farle di nuovo scorrere dentro il sangue ed il calore.
Sarebbe bello se ti potessi occupare della mia pancia offesa, snaturata, vuota, mentre la …

E' già Marzo ma io non lo sapevo

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Non so mai quando inizi la quaresima, ignoro quale sia la carreggiata interna, non sono in grado di leggere il contachilometri di una macchina e dire "sono tanti chilometri, sono pochi chilometri", non ricordo mai se a Marzo debbo mettere l'orologio avanti od indietro e soprattutto non ho mai compreso se dormiremo un'ora in più od un'ora in meno in quel frangente.
Non sapevo cosa volesse dire sentire di non farcela, di non avere più le risorse, di temere di non avere latte a sufficienza.
Non ho mai saputo quali fossero i giorni della merla e non so come si faccia a dire quella cosa che dell'inverno semo dentro o semo fora.
Non credevo che avrei mai sognato di essere incappucciata come un boia ed esposta al pubblico schifo,non sapevo che infondo non mi fido di nessuno, neanche di chi mi deve addormentare per operarmi.
Non so come Binacci faccia ad avere il mio numero di cellulare, perchè compriamo le uova prendendole dallo scaffale e poi le infiliamo subito i…

Non farti vedere Nuda

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Finisce un'altra giornata normale e per questo bellissima, mi spoglio lentamente, lasciando scorrere quel tempo utile a sentire un pò di freddo, quel tanto che basta per avvertire i brividi e poi rivestirmi per la notte, calmandoli con il calore dei panni.
Mio figlio piccolo mi guarda, si avvicina e mi sussurra nel buio:"mamma non devi farti vedere nuda:"
"perchè tesoro?che male c'è, sto andando a letto" chiedo io distrattamente, continuando a spogliarmi.
"non devi farti vedere nuda da nessuno mamma, sei troppo bella, sei troppo sexy, se qualcuno ti vede nuda poi ti sposa".

Sospesa

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Il depilatore elettrico è rimasto fermo sul mio comodino.
Il libro che stavo leggendo è incagliato a pagina 63 da una settimana.
Il mio costume è rimasto appeso al termosifone.
Non ho finito di scrivere le relazioni cliniche.
Non sono più andata dal parrucchiere.
Non ho camminato veloce nel parco, nè ho più gonfiato la ruota della biciletta per andarci a lavoro.
Ho messo i calzini sporchi nel water invece che nel cestone della biancheria.
Non dormo un buon sonno da troppe notti.
Sensazioni assurde, inaspettate, un sentire esagerato, esasperato, un battito, un calore, una spinta verso di qua e poi subito dopo verso la parte opposta.
Se potessi vedere dentro una scelta ed indovinarne l'esito, se potessi sbirciare il suo viso,le sue manine, se potessi misurare la mia forza, la mia resistenza, quantificare il mio egoismo, andare infondo alla mia paura, guardare in faccia il mio terrore.
Se potessi vedere le due porte e cosa c'è oltre la loro cornice.
Se solo avessi la possibilità…

Mi commuove

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La genetica mi commuove, le dita come suo padre, la voce di sua nonna, un modo di addormentarsi, il disegno delle sopracciglia, la genetica mi devasta proprio l'anima.
La musica mi commuove, specie certe mattine mentre guido ed accendo la radio ed una canzone è trasmessa per le mie orecchie ed il mio cuore.
La primavera che trovi dentro le ultime giornate d'inverno, mi commuove, niente mi commuove di più di un sentore di primavera nel naso e negli occhi.
Mi commuove l'odore del mare la mattina presto ed i panini delle mamme dentro agli zaini dei loro figli.
La neve mi commuove, perchè è zitta ed assomiglia ad una poesia d'infanzia.
Mi commuove la mano di un bambino che dorme, una donna che compra un test di gravidanza, le prime fragole al mercato.
Mi commuove "vorrei" di Guccini e la colazione della domenica mattina.
Mi commuove il gesto dell'abbraccio ed una carezza sul viso.
Mi commuove il signore anziano che si fa la barba e si mette il profumo.
Mi co…

Quando facevo l'amore

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Quando facevo l'amore con M. mi sentivo bellissima, lui non mi restituiva mai l'mmagine di un mio difetto, fosse anche uno solo, nonostante se lo trovasse davanti agli occhi o fra le mani, lui non lo vedeva.

Ma io ho la cellulite.

Quando facevo l'amore con D. mi sentivo sempre inadeguata, flaccida, grassoccia, brutta, senza cose piacevoli da mostrare.

Ma io ho dei bellissimi piedi.

Quando facevo l'amore con lui, mi sentivo io, riuscivo a rintracciare il mio odore, a seguire il mio movimento, potevo osservare la linea della mia spalla, riconoscere le mie gambe, sentire le mie labbra.

Facendo l'amore con lui ero semplicemente io.

Con la mia cellulite ed i miei bellissimi piedi.

Nuoto Libero

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Mi spoglio velocemente, è comodo perché le ultime cose che tolgo saranno le prime che indosserò dopo, a ritroso.
Cammino dentro i corridoi lunghissimi, salgo le scale e la vedo, immensa, piena di cloro e vapore, pochissimi rumori di bracciate e respiri.
Quell'odore mi prende alla gola nascosta dell'infanzia e mi ricordo bambina e secca, spaurita e confusa.
Non mi ricordo se mi piacesse veramente.
Siamo pochissimi a quell'ora, talvolta inizio persino da sola.
Entro lentamente, ogni volta la temperatura è diversa, la valuto, la saggio, la lascio passare su di me.
Mi immergo e scivolo dentro di lei spingendomi con i piedi, la testa bassa, gli occhi dentro l'azzurro.
Se non è nuvoloso, un raggio di sole risplende di mille specchietti vibranti, mi ci tuffo dentro, mi fermo a galla in superficie, respiro all'indietro, spalanco le braccia e le gambe, lei mi prende tutta.
Nuoto e nuoto, il cuore mi rimbomba nelle orecchie, a bracciate mi mangio l'acqua e la distanza, …

L'ultimo incontro

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Lei non era stata affatto originale.

Come tanti prima e dopo di lei, gli aveva chiesto un altro incontro.
Un ultimo incontro.
Voglio rivederti.Gli aveva detto.
Voglio piantarti gli occhi addosso.
Voglio guardare la vena battere sul tuo collo.
Voglio sentire ancora il tuo profumo.

Così gli aveva detto.
Voglio vederti accanto a me, allungare la mano e trovarti.
Voglio agganciarti con la mia coscia e tenerti fermo un'ultima volta.
Voglio riconoscere i tuoi gesti, i movimenti che iniziavo a conoscere bene, a volte addirittura a prevedere.

Lei era stata capace di chiederglielo persino stando zitta per mesi.

Voglio guardare dentro ai tuoi occhi, fissare il bordo della tua camicia mentre ordini il caffè.
Voglio vedere se è vero che sei bravo a stare senza di me, oppure hai finto finora.
Voglio sedermi vicino alle tue mani, stringerle un attimo, poi più a lungo.
Poi voglio starti davanti alla faccia ad annusare il tuo respiro,chissà se è cambiato.
Voglio un tuo ultimo abbraccio, sapere c…

I piatti sporchi

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Amore mio
vivere accanto a te è come quando hai lavato una pila di piatti, pentole, posate, bicchieri.

Amore mio calvo
Starti accanto è come quando hai insaponato, sgrassato, smacchiato, grattato per ore, oggetti unti che galleggiavano dentro ad un'acqua sempre più torbida e schiumosa, tanti oggetti maleodoranti e viscidi.

Amore mio vecchio
stare con te è come quando hai appena finito di sciacquare una montagna di cose schifose e scivolose, ed hai già asciugato perfettamente il lavandino, riposto la spugnetta, chiuso il rubinetto dell'acqua, impilato le stoviglie nello scolapiatti, assaporato il sollievo da tutto quel mal di schiena accumulato, una volta che, di lì a poco, ti saresti potuta finalmente abbandonare sul divano esausta, ed invece ogni volta arrivi tu, silenzioso e noncurante, mi metti un ultimo, dimenticato, piatto sporco dentro all'acquaio.

Ed io devo ricominciare.


Il mito sperduto

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Nel lettone, chiacchierando durante le vacanze natalizie, mi sfugge un esplosivo:"Bravo Filippo sei un mito!
Lui: "Mamma, cosa significa un mito?"
Io, madre spettinata, ciancicata, stanca, ore ventitré, lucine intermittenti ovunque:" Vuol dire qualcuno talmente bravo da entrare nella storia ed essere ricordato, uno forte e gagliardo"
"Mamma io non posso essere un mito"
"perché piccolino?"
"perché non sono un bimbo sperduto"
"spiegami Fili, che vuol dire un bimbo sperduto?"
"che io non sono un bimbo solo e sfortunato, io ho te che sei la mia madre, finchè ho te non può succedermi qualcosa nella storia"
"continua a spiegarmi ti ascolto"
"io ho te, se ci sei tu nella storia, non possono succedermi avventure, spari, cose brutte, tu mi proteggi, no, non posso essere un mito."

Inizia un nuovo anno, le lucine si sono spente, e stare dentro la sua Storia è bellissimo, anzi, mitico.

Lui aveva detto

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Lui le aveva detto che lei aveva una specie di potere, era come se desse la luce ai posti che visitava, poco importava di quale luogo si trattasse, lei lo illuminava, e la sua era addirittura una luce rara e preziosa.
Lui le aveva detto che appena l'aveva vista entrare in quel bar, aveva perso quasi l'orientamento, come se alcune sue certezze gli fossero venute meno improvvisamente.
Lui le aveva detto che aveva delle mani bellissime, lunghe ed eleganti, mani che avrebbe cambiato religione perchè lo accarezzassero.
Lui le aveva detto che più volte aveva avuto la sensazione che lei avesse indossato un vestito appositamente per lui, scegliendo il taglio, il colore, il tessuto,l'accostamento con le calze e gli orecchini, ed ogni volta che lo aveva sentito, era stato bellissimo.
Lui le aveva detto che respirarle la schiena agganciandola per i fianchi, era stato sconvolgente, ma smarrire le proprie mani fra i suoi capelli, lo era stato ancora di più.
Lui le aveva detto che avre…