lunedì 29 aprile 2013

La fase oscura

Esiste una fase nella vita di un bambino (almeno del mio)che la maggior parte dei testi di psicologia dell'età evolutiva, ignora. Esite una fase difficile nella storia di un pargolo, che quasi la totalità dei manuali di neuropsichiatria infantile, non menzionano, non nominano, non affrontano. Esiste una fase che non conoscevo, una fase che non avevo messo in conto e che ora mi chiama a gran voce e dice più o meno così:"sono arrivataaaa, piombata nella tua vita di madre ignara, guardami, ci sono, occupati di me, sarò la tua nemesi" la parola "nemesi" viene pronunciata con un tono da lupo cattivo che iperarticola con la bocca tonda e grossa. Mi trovo nel pieno di questa fase inaspettata, una fase che ha modificato il mio dolce figliuolo, rendendolo un rompicoglioni atomico, tormentato, tormentoso, lagnoso, arrabbiato, polemico, scontroso, imbronciato, sfidante, maleducato, piagnone, rinfacciante. Mia nonna definiva l'adolescenza come "l'età della sgarbataggine", termine perfetto che comprende tutto ciò che intendevo dire con il post di oggi, però nonna parlava di questa età fastidiosa come un pidocchio fra i peli pubici, indicandone l'esordio intorno ai 12/13 anni. Ora, noi ne dobbiamo ancora compiere otto, e tale fase è iniziata circa un anno fà. Come la mettiamo?la consideriamo un' adolescenza precoce, una pre-adolescenza molesta, una pubertà anticipata? E soprattutto, oltre a darle un nome, come la arginiamo? Quanta parte di gelosia fraterna c'è in tutto questo sturm und drang?Quanto dipende dalla coppia genitoriale che bellamente litiga ad ogni piè sospinto? Sorprendo mio figlio a farmi il verso non appena volto la testa, lo osservo mentre mi fa:"gne gne gnè"nel bel mezzo di una mia filippica, mi continua a guardare dritto negli occhi mentre lo sgrido, mio figlio non mi obbedisce, non mi ascolta, controbatte, polemizza, piagnucola ogni qualvolta gli si dica:"studia, leggi, ripassa le tabelline", mio figlio mi risponde:"giàmmai" quando gli dico:"sparecchia/apparecchia, metti in ordine", mio figlio urla:"perchè proprio a me?" quando gli suggerisco di fare un disegno. Mio figlio punta i piedi, li batte per terra, scalcia e si rifiuta, è negativo, aggrotta le sopracciglia e fa le facce brutte. Quello scrocchiazeppi con i capelloni a nido di rondine, si ribella alle coccole, inizia a sfuggire i baci sul "sagrato" della scuola, cerca i suoi amici piuttosto che noi quando esce dalle elementari, mai sazio di corse, gare, lanci, urla, mosse di karate e kung fu. Mio figlio grande picchia il figlio piccolo, lo tortura, lo demolisce e spesso lo fà di nascosto,gli dice:"tu non eri nato, tu non c'eri, a te non l'hanno fatto, a te non l'hanno regalato, a te non ti ci hanno portato", mio figlio grande dice al piccolo, ripetendoglielo come un mantra:"tanto non ci riesci, tanto non sei capace,tanto cadi, tanto sei più lento, tanto non lo sai dire". Mio figlio mi critica, mi dice:"ma perchè ti vesti così, ma perchè ti trucchi, ma perchè parli al telefono, perchè stai sempre al computer, perchè non hai scelto un'altra casa, perchè non mi porti più a scuola di musica, perchè se non abbiamo soldi ti compri il profumo?" (che rispondergli qui?). Mio figlio dice che sembro una pecora quando saluto le altre mamme:"dici ciaaaao invece di ciao". Se trascorriamo un' intera giornata fuori, al sole, con gli amici, in campagna, in posti bellissimi, poi, durante il ritorno a casa, alla mia domanda festosa:"vi siete divertitiiii?" risponde con un lapidario "No". Mio figlio cannuccia di bambù, se gli dico:"perchè non mangi più i piselli tesorello bello? da piccolo ti piacevano tanto...", mi dice:"ecco appunto mamma, quando ero piccolo, hai detto bene". Mio figlio occhi di lago profondo, se gli chiedo:"ma perchè non ti piace andare in agriturismo ragazzo secco?io adoro andare negli agriturismi", mi risponde:"appunto mamma, piace a te, io non sono te". Quel leggerissimo figlio che mi ritrovo chiede di fare pugilato, calcio e bicicletta da cross, schifando le nostre proposte ginniche alternative. Questo bambino pallidino con i nei, pretende videogiochi dai nomi strani quali:play station, DS, wii, tablet, sputando sopra le nostre letture poetiche sul lettone. Quel figliolino fagiolino cornetto che ho messo al mondo, adesso cerca una personalità, un colore, un suo modo di stare al mondo, e lo fà tirando gomitate, urlando e pestando i piedi. Quel pisellino con le gambe nodose e l'andatura dinoccolata, sta crescendo e per farlo, necessita di smisurata antipatia, una buona dose di sfide, inclinazione allo scontro, ricerca della battaglia. Questo figlio che ancora deve compiere otto anni, sembra un adolescente in miniatura, ed io mi chiedo se avendo così anticipato la crisi puberale, fra cinque/sei anni, mi verrà stornata dallo scontrino totale. Lo spero tanto. Sto già dando.

martedì 16 aprile 2013

Ode alla sabbia

I ricchi, a quest'ora hanno già prenotato le vacanze estive. Dieci giorni a fine giugno, temperatura mite, giornate infinite, pochissime persone, isole da stuprare e scoprire da soli, barche da parcheggiare a pochi metri dalla costa, la possibilità di navigare con il vento in poppa, scalare montagne silenziose e brillanti. Poi altri giorni a luglio da godersi nei luoghi opposti al primo, se è stato mare sarà montagna e viceversa , poi ancora agosto nella residenza estiva di famiglia, lontani dal clamore, dalla confusione, dal disordine dalla calca. I poveri, a tutt'oggi non hanno idea di cosa potranno fare ad agosto. I poveri vanno quasi sempre in vacanza ad agosto, sono obbligati dai turni festivi, dai propri lavori. I poveri aspettano l'ultimo momento quasi sperando possa accadere qualcosa, un invito inaspettato, un'offerta last minute, un'occasione. Invece di solito, dopo un anno intero passato a faticare, due mesi di centri estivi costosissimi dove lasciare i propri figli, sotto il sole a piombo, in piena periferia arroventata, con animatori che hanno una media di 14 anni in due, dove servono piatti di pasta scotta al sugo pronto e merendine transgeniche, non accade proprio nulla e bisognerà prenotare, al mare od in montagna, poco importa, il povero prenota all'ultimo, ad agosto quando il tempo inizia a guastarsi, le giornate si accorciano, i prezzi sono triplicati, si mangia male, si sta stretti come sardine nelle scatole di latta, la stanchezza di un anno ti mangia la schiena, e le persone si ungono dalla testa ai piedi di olio al cocco. I poveri non si incontreranno mai con i ricchi, come linee parallele che corrono durante le estati all'infinito. I poveri frequentano montagne basse e mari poco limpidi, di un colore preoccupante, ma si consolano dicendo che per i bambini è perfetto, c'è tutto (il mare con la sfumatura del cappuccino quotidiano passa addirittura in secondo piano se c'è un supermercato vicino a casa, un parco giochi ed una farmacia limitrofi). I poveri partono con la macchina piena di cose poco coordinate fra loro per colore e forma, valigie chiuse con il nastro da pacchi, trolley tartarugati presi in prestito dalla vicina, lettini, carrozzine, box e pannolini legati sul portapacchi con gli elastici a scatto (pericolosissimi perchè possiedono un raggio d'azione di circa 10 metri quadrati),hanno la spesa nel porta bagagli (così risparmiamo comprando tutto vicino a casa), infatti, ad ogni frenata sull'autostrada rotolano pacchi di sale, olio in vetro, patate d'Avezzano, creme solari e passate di pomodoro. I poveri si portano dietro i cuscini, le lenzuola, le mollette per stendere i panni, i televisori con le antenne, i giochi gonfiabili per i loro pargoli, partono presto presto, e si fermano al primo autogrill per fare pipì e rimboccarsi i panataloni nelle mutande. I poveri spendono un sacco di soldi all'autogrill ed ogni anno dicono:"è l'ultima volta che mangiamo un Camogli a testa, ci costa quanto un mese d'ombrellone". I poveri viaggiano felici nonostante tutto e cantano sudati durante il tragitto. I poveri trovano traffico, non si riesce a fare una partenza intelligente il 15 di agosto, per quanto si possieda un quoziente intellettivo altissimo. I figli dei poveri generalmente vomitano e soffrono il mal di macchina, non sono abituati a viaggiare, non hanno lo schermo al plasma che li distragga, sono stretti stretti sul sedile posteriore ed il puzzo del timballo con le uova sode preparato dalla mamma all'alba, rigira i loro stomacucci indifesi. I poveri, una volta arrivati a destinazione, ci mettono una giornata intera a sistemare le cose negli armadi e poi corrono al mare o sul pratone a valle per capire che sono ufficialmente in vacanza. I poveri in vacanza, assaggiano i prodotti locali e si entusiasmano per la fiera della pannocchia arrostita che si terrà a pochi metri dal mare, insegnano ai loro figli ad esprimere desideri guardando le stelle cadenti, si abbronzano e passeggiano con la famiglia sul lungomare di sera prendendo gelati con la panna, vestiti un pò eleganti e con la moglie che si mette i tacchi e lo smalto nuovo. I poveri, se vanno al mare, hanno il problema della sabbia, la sabbia è un incubo che li perseguita notte e giorno. I poveri devono togliere la sabbia dai piedi una volta usciti dalla spiaggia, la devono sciacquare dalle cosce, eliminare dalle mucose interne, toglierla dalle orecchie dei figli, aspirarla dai capelli, scrollarla dalle lenzuola, masticarla insieme alla mortadella nel panino, lavarla dai costumi, sgranarla dalle trame dei tessuti, cavarla dalle orbite oculari. La sabbia è ovunque, gratta, prude, pizzica, scotta sotto ai piedi, arrostisce la pelle. La sabbia provoca infezioni, nasconde sgradite sorprese, ingoia telefonini ed oggetti di valore, ti viene lanciata dai figli dei vicini (molto vicini) d'ombrellone, sulla faccia non appena ti sdrai al sole. La sabbia è subdola, sottile, invade la macchina, ne ricopre i tappetini, resta nella vasca a testimonianza del tuo passaggio, si intrufola nei pannolini dei piccoli, si tuffa nella borsa frigo e nei tappi dell'acqua tenuta al fresco con i ghiaccioli blu, si appiccica ai ghiaccioli blu. La sabbia si scava con la paletta fino a scoprirne l'acqua sottostante, si filtra negli scolapasta da spiaggia, si tiene per ricordo dentro ai barattoli Bormioli con l'etichetta:"estate 1992" ,si usa per panare le polpette di sabbia, ci si costruiscono i castelli dei bambini, ottimi da pestare con sadismo sul bagnoasciuga, ci si preparano simpatiche bombe dolorosissime, da tirare agli amici che fuoriescono dalle acque come Venere, ci si appallottolano animali scientificamente inesistenti ma che i più conoscono come gli "insetti della sabbia". La sabbia raggiunge temperature disumane e per sopportarle devi camminare facendo svariati pit-stop nelle ombre altrui, mentre gli altrui mangiano o dormono o si baciano con la lingua e tu piombi addosso a loro con la faccia rossa e contratta, soprendendoli sempre. Anche quest'anno, non so' dove andremo in vacanza, aspetteremo l'ultimo momento per prenotare, confidando in una vincita ad un gioco che non giochiamo mai, od in un invito da parte di amici ricchi che non conosciamo, anche quest'anno non so' cosa sarà della nostra estate, ma è come se già me la sentissi addosso, quella maledetta, infinita massa di granelli bianchi.

martedì 9 aprile 2013

Stai a vedere...

Stai a vedere che... Sbirciando nella mia borsa e scorgendo semini di anice confettati, caramelle alla cannella, pesciolini di liquirizia, assorbenti ultra con ali stroboscopiche, profumino in miniatura, le ghiande ed i fiori raccolti per me dai miei bambini, un'agenda con le ricette del mondo, un moleskine per acchiappare al volo i miei pensieri scritti anche al semaforo, un calzino appallottolato, una crema per le mani che non ricordo mai di mettere, un gastroprotettore molle, un gastroprotettore rigido, e salendo più su con lo sguardo,fino ad incontrare il mio corpo, le ginocchia tonde e grandi, le caviglie troppo poco sottili, una pancia che ha tenuto dentro tre bambini e che ne ha fatti nascere solo due, un seno che ha allattato con immenso piacere i suoi cuccioli mammiferi, delle mani lunghe da pianista che non sanno comporre neanche una scala sui tasti bianchi e neri, un dente completamente sfuggito all'ordine delle cose, una tiroide matta che si autodistrugge per antipatia epidermica, un intestino più sensibile del cervello, l'anello con quattro pietruzze che poi saremmo noi quattro, la mia famiglia, un ciondolo con una specie di sassolino pescato con le mani in Corsica e montato in un cerchietto d'oro, io che odio l'oro ma questo ciondolo non l'ho tolto mai. E poi continuare con gli occhi a seguire il flusso del mio sguardo che svalica i confini fisici e guarda le mie fragilità, le mie paure, le mie fughe, i difetti, la rabbia, il non detto, ciò che ho detto, quello che ho solo scritto, il cassetto con i miei segreti, le mutandine nuove, il cd con la voce del mare e degli uccellini sopra al comodino, la pila di libri che non mi saziano mai, un piacere immenso, molto più intenso di quando ero ragazza, nell'incontrare un'amica, nell'abbracciarla e nel godermi una giornata con lei. Il piacere delle piccole che cose che è più forte di sempre, un morso di sole al quale porgo il collo e dal quale mi lascio inglobare senza difese, la paura che aumenta ed aumentando diminuisce perchè la conosco, la chiamo per nome. Il sesso che conosco sempre di più e dal quale riesco a prendermi tutto ciò che mi piace, che mi fa sentire viva, bella, amata. Cantare sul pullman quando andavo in gita e non dormivo la sera prima, la voglia matta di stare con i miei genitori e vederli passeggiare tranquilli con il loro cane, mangiare un panino ai cereali riscaldato sul termosifone ed ascoltare la mia collega che ha sempre mille racconti da fare e sanno di Africa, Turchia, Grecia, Germania, sanno del mondo e della solitudine che un vero viaggio dovrebbe contenere, mondo e solitudine. Il ricordo, l'odore, le tracce della mia vita finora, da ripercorrere con un dito sulla mia pelle,i dolori, le malattie affrontate e sputate via, le torte che sforno, le cene che preparo, l'affetto molesto che provo sincero per quelli che mi sono vicino, forse sempre meno persone, forse migliori. Le mie mani da pianista che non hanno mai suonato ma che hanno accarezzato senza paura, massaggiato, afferrato e difeso, il mio ringhiare sopra i denti di notte perchè di giorno non ringhio mai, le vasche mangiate a dorso quando avevo paura di battere la testa sul bordo, il giorno della gara quando mi sono messa sul podio mentre gli altri ancora nuotavano, antipatica e spocchiosa, le anatre gialle, i conigli, i pesciolini, le cavie peruviane che ho avuto in sostituzione di un cane che ho sempre sognato, le copertine che non sono riuscita a cucire per i miei figli nonostante il pancione, i ferri, la lana e la sedia a dondolo. I viaggi che non ho fatto, le città che non ho annusato, i treni sui quali non sono salita, le nuvole sulle quali non ho volato, i pic nic con la tovaglia ed il caffè caldo nel thermos, i giorni di malattia, i giorni di ferie, il campeggio in discesa e le risate matte, con gli zaini sulla spalla ed il monte Bianco tutto dentro agli occhi, le curve di questa montagna che strabordano dalle pupille, il tramonto che ci sbatteva sopra ed illuminava di rosa tutta la nostra lunga sera, i rotoli fatti a danza e le prese con i ballerini che allora si, che mi sembrava di volare. I diari gonfi, il punteruolo dell'asilo, il pongo per farmi smettere di piangere quando mi mancava mamma, ma io non smettevo, mi mancava mamma, mica il pongo. Mia sorella con il frappè alla banana e la cannuccia davanti al lago, lo schiaffo che ha preso perchè nella fotografia sembrava fumasse una canna ed invece era proprio una canna credo. I miei nipoti, i loro vestitini, l'odore dei bambini ed il seggiolone dentro casa che a turno si sono passati. I matrimoni dei cugini ed io che non mi sono mai sposata, la musica che ho voglia di raccogliere e racchiudere ed ascoltare per capire bene chi sono. I "benvenuto" che ho sussurrato ai miei figli appena me li hanno messi sulla pancia improvvisamente vuota e la mia vita improvvisamente piena. I maglioni infeltriti, le scarpe buttate, chissà quante ne ho avute, le calze che ho sfilato, le unghie che ho tagliato, i capelli che ho tinto, i rossetti che ho baciato sui miei amori. Gli occhi dentro ai quali ho guardato, occhi di alcuni bambini che non sanno guardare negli occhi, le loro prime parole, dette proprio a me, le canzoncine per dondolarli sulle gambe. Un giorno lessi su un'agendina di mia madre direttamente dalla sua grafia piccola e precisa:"le cose importanti sono state fatte". Quel giorno pensai che non fosse giusto, che lei avesse ancora mille cose importanti da fare. Oggi penso che non c'è un tempo giusto per morire, che ci sarà sempre qualcosa che dovrai interrompere e che avresti voluto finire di fare, facce che avresti voluto rivedere, parole d'amore che non avrai fatto in tempo a dire, piatti che non hai ancora assaggiato, film che non hai visto e musiche che non hai ascoltato. Non c'è un tempo giusto per morire, ma uno giusto per vivere. Oggi penso che:"stai a vedere che aveva ragione mia madre". Le cose importanti sono state fatte.

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