lunedì 30 gennaio 2012

Dieci anni




Dieci anni fà, di ritorno dal cinema ti dissi:"se vuoi entrare ci facciamo un bagno caldo".
Entrammo a casa mia, vivevo sola con un cane dall'orecchio piegato.
Non facemmo il bagno caldo, non quella notte.
Il letto giapponese tremava perchè tu eri emozionato, avevi quasi quarant'anni e tremavi.
Poi ridevo perchè avevi un cerotto con i fumetti sulla schiena, mi hai chiesto di togliertelo poi hai detto:"glielo ho detto a papà di mettermelo normale non con i fumetti mannaggia", io ridevo ancora di più, avevi quarant'anni e tuo padre di ottanta ti metteva cerotti con i fumetti a tua insaputa.
Era domenica mattina ed il sole filtrava dalle serrande, ti ho detto dentro ad un orecchio:"è bello averti qui", tu hai risposto:"è bello stare qui".
Poi non ricordo più bene, mi versavi l'acqua a tavola e mi prendevi sulle ginocchia e mi dicevi:"raccontami di te".
Io ti raccontavo e tu ascoltavi davvero.
Andavamo al parco, sull'erba, in montagna a camminare, facevamo l'amore disperatamente dieci volte al giorno, senza pensare a cosa stavamo facendo, non era una cosa, non era una posizione, era un turbine d'amore incontrollato.
Guardavamo film aggrovigliati sul divano, mi portavi commedie americane vecchissime e carne da grigliare, mangiavamo con le mani e ci schizzavamo l'acqua nella vasca fino ad allagare tutto.
Eri primitivo, scostante, complicato, appassionato, avevi la pelle di un delfino e la barba dolorosa.
Fumavi masticando una liquirizia pura, non ti coprivi mai, non accettavi neanche un caffè da me, io che ti accoglievo con salti di gioia e cibo caldo preparato dalle mie mani.
Non sapevi fare un complimento se si trattava di me, non sapevi prenderti cura e non volevi che mi prendessi cura.
Guidavi distrattamente ed eri generoso come nessuno, amavi i miei nipoti e loro ti amavano, non mi hai mai detto "ti amo".
Mugolavi quando mangiavi qualcosa di buono e mi dicevi accarezzandomi dentro:"sei in brodo di giuggiole".
Piangevi quando mi raccontavi i tuoi film del cuore, e ti commuovevi guardando E.T., avevi sofferto troppo e continuamente, avevi imparato a non chiedere mai aiuto, ma tendevi la mano a tutti quelli che avevano bisogno.
In campeggio dormivi con il cappello, ti lavavi i denti sotto la doccia, ti strappavi le unghie con i denti quando erano troppo cresciute, camminavi senza stancarti e preparavi il mio zaino con cura e precisione, ci mettevi sempre una maglietta asciutta ed un asciugamano pulito.
Ti svegliavi all'alba anche di domenica, eri già pronto ma non si sà per cosa, moriva tuo padre e ti agganciavi al mio collo ma non avevi parole per dire.
Mi raccontavi tutto quello che avevano dimenticato di inserire nel "Signore degli anelli", tutto aveva un nome incomprensibile ed assurdo, guardavi con attenzione e curiosità, sembravi un bambino.
Parlavi con tutti di qualsiasi argomento, sapevi sempre fare domande a tutti gli Uomini.
Compravamo giochi da tavola e giocavamo fino a notte fonda, nuotavamo in Sicilia e mangiavamo pesce freschissimo,imprecavi contro il cemento e l'uomo che distruggeva la natura, non mi camminavi mai a fianco.
Concepivamo il nostro primo figlio sugli scogli di Sabaudia e dicesti:"ti ho impollinata, nascerà il quattro giugno", non mi lasciasti mai la mano mentre partorivo il nostro primo bambino il quattro giugno.
Prendesti il tuo primo cucciolo d'uomo fra le braccia e gli cantasti le canzoni di De Andrè e Branduardi, qualche coro scout e Lazy Boy.
Cercavi di distruggere il mio amore per te per vedere se era davvero amore, mi dicevi che ero brutta e grassa perchè nessuno si accorgesse che ero bella e che decidesse di portarmi via da te.
Me ne sono andata perchè mi avevi succhiato ogni energia, ogni slancio, ogni gioia, avevi spento la mia luce, schiacciato il mio cuore, allora mi rincorresti folle d'amore, geloso, irriconoscibile.
Mi scrivesti lettere e mi spedisti rose rosse, mi chiedesti di sposarti e di fare un altro figlio con te.
Concepimmo il nostro secondo figlio al mare, arrivò il primo giorno d'Aprile, ed entrasti nella sala parto con lo zainetto ed il camice verde.
Ami tutti noi da dieci anni, ma quest'amore è più grande di te che sei il più grande di tutti noi, ti ritrovo solo quando facciamo l'amore, poi ti perdo e chissà dove vai con quella tua schiena piena di paure e dolore.
Spesso mi sembri il più smarrito di tutti davanti alla scuola elementare, perchè temi le sorprese e fuggi la gioia, il tuo vestito è la soffrenza e nel piacere ci stai scomodo, non ti riconosci.
Non sai proteggerci, ma non sai far altro che amarci in silenzio.

Dieci anni fà ti chiesi "se vuoi ci facciamo un bagno caldo" e non lo facemmo, non quella notte.

venerdì 27 gennaio 2012

Di Dio, water e Mariella



Il figlio grande, mentre espleta una delle funzioni viscerali primordiali, abbarbicato sul water, dice a quello piccolo, seduto di fronte a lui sullo sgabellino di legno:
"ora ti parlo di Dio"
"và bene"dice il nanetto assiso che ignora la portata di tale proposizione fraterna.
"allora sai chi è il figlio di Dio?"
"no"
"il figlio di Dio è Gesù"
"ah Gesù, o' conosco"
"si, lo conosci, lo vedi in chiesa quando entriamo a pregare e ad accendere le candele con Titta"
"si, co' Titta accende candele a Gesù"
"infatti, lo sai che Gesù è buono e ci protegge?"
"ah và bene..."
"protegge anche te piccolino mio"
"ho capito"
"e lo sai dove è nato Gesù?"
"no lo sò"
"nel presepe, lì dove c'era la grotta, dove abbiamo messo il bambinello"
"si, nel presepe, a Natale, co' l'abbero di Natale"
"già, e lo sai almeno chi è la mamma di Gesù?"
"si, quetto lo sò, è Mariella."

Io da piccola, mentre facevo la cacca, leggevo i fumetti di Paperino ed ero felice.

giovedì 19 gennaio 2012

Voglio non vorrei





Dentro alla mia borsa alberga, oltre ad un caos indescrivibile e a delle ghiande, un taccuino sul quale ho scritto chiaramente una strana lista che quivi riporto pedissequamente.
Inizia così:Voglio

-Una bicicletta nuova
-Dimagrire
-Una macchina fotografica reflex digitale professionale
-Tornare a ballare
-Pubblicare il mio primo libro
-Andare in bicicletta con il mezzo di locomozione sopracitato
-Fare un corso di recitazione con indirizzo drammatico, molto drammatico
-Mettere le scarpe con i tacchi e camminarci pure
-Avere un I pod pieno di musiche che adoro per ascoltarle mentre vado in bicicletta o cammino con i tacchi
-Andare al cinema
-Uscire con le mie amiche
-Comprare la lampada da terra di legno e lino vista a via del boschetto
-Camminare in montagna
-Fare un piccolo intensissimo viaggio
-Trascorrere una giornata in un hammam con la mia amica Manuela
-Scrivere e scrivere
-Iscrivere i miei bambini ad un corso di musica
-Comprare biancheria intima nuova
-Conoscere Parigi, mangiare in una boulangerie e camminare nel quartiere degli artisti
-Bere un bicchiere di vino rosso
-Leggere e leggere
-Un cellulare nuovo che non cada in pezzi ogni volta che rispondo ad una chiamata
-Portare i miei bambini a vedere il cirque du soleil
-Sollevarmi dal mal di schiena
-Scrivere una storia con le parole dei bambini

Ora, per quanto riguarda la bicicletta nuova abbiamo provveduto, per il resto, mi aspettano mesi di duro lavoro.

venerdì 13 gennaio 2012

La gente soffrono ed io invece mo' basta




La gente soffrono, ah se soffrono.
Io ora mi sono stancata.
Basta con la sofferenza.
Ho una lista piena di voglio e non di vorrei.

Voglio lasciare le zavorre a terra, liberarmi le spalle dal peso e la pancia dal grasso.
Voglio diventare leggera come un uccello e danzare e danzare.
Voglio liberare l'aria compressa dentro ai polmoni e le emozioni negate inghiottite dal cuore.
Voglio spingere e correre e pedalare fino ad incendiarmi il fiato.
Voglio godere dell'aria in faccia e del grasso che si svuota dalla mia pelle.
Rivoglio per me l'energia spesa per un amore malato, voglio puntare i piedi a terra e saltare in alto, non ho più paura di essere sola senza di lui, posso saltare senza tristezza nè corde nè cappi.
Voglio che questa pancia grande da troppi anni, partorisca un'altra me, una me bellissima e radiosa, voglio smettere di essere curva e rigida.
Voglio togliermi il cibo dalla bocca e sputarlo per sempre, non ho più bisogno di consolarmi mangiando.
Sono piena di vita da traboccare.
Dimagrisco ogni minuto che passa, dimagrisco e mi disseppellisco, mi ritrovo lentamente.
Brucio, scotto, fremo, palpito.
Mi asciugo tutta e finalmente riesco ad intravvedere il cuore, lo riconosco, è mio, è di nuovo mio e mi rassomiglia.

martedì 10 gennaio 2012

Passeggiando




Quando passeggio per la campagna mi beo.
Quando cammino immersa nella natura, godo a pieni polmoni ed a viso aperto dell'aria, della luce, delle nuvole, delle chiome degli alberi, del cielo che si incastra nella vallata, del brecciolino bianco sotto ai piedi.
Cammino senza stancarmi ed osservo ed annuso e mi muovo dentro questa sensazione di perfezione, dentro al piacere estetico di guardare la perfezione, l'esatta posizione, l'improvviso fiorire di un colore irripetibile, il preciso disegno di un frutto, la sfera rossa di una bacca selvatica, l'odore dei peschi quando tira il vento, il fruscio di un animale che attraversa la siepe, l'avvicendarsi riconoscibile e rassicurante delle stagioni.
Passeggiando rifletto su quanta bellezza viva e palpiti in ogni manifestazione della natura, mi rendo conto che non esistono errori, che tutto ha un senso nell'ordine delle cose, che non ci sono contraddizioni nè fraintendimenti, mi accorgo che la natura è meravigliosamente giusta.
Dio o chi per lui, creando la natura, non ha commesso passi falsi, nè errori madornali.

Con l'Uomo, palesemente, devono esserci state delle complicazioni in corso d'opera.

mercoledì 4 gennaio 2012

Un papà in bianco e nero




In questi giorni di anelata mollezza, di strascicamento fra divani e letti, di pioggia e freddo che ci spinge a restare fra le nostre amate mura domestiche a giocare con i nostri bambini, a leggere storie ed a fare sfide a memory, abbiamo deciso di far vedere ai bambini Stanlio ed Olio.
Le immagini delle loro comiche si avvicendavano sul nostro televisore e le risate dei nostri figli salivano sempre più brillanti nell'aria ancora piena di lucine ad intermittenza.
Guardavano e ridevano spontanei, quelle facce buffe strappavano loro sorrisi prorompenti ed inaspettati.
Il senso dell'umorismo non ha età e può essere indipendente dalle mode del momento.
Una risata è sempre una risata.
Mentre guardavamo Stanlio ed Olio ho detto ai piccoli:"vedete, questa gag è proprio degli anni in cui è nato vostro padre, è proprio di quel periodo, quando lui era piccolino era tutto così il mondo, vedete come erano diverse anche le strade?"
"povero papà"
"perchè amore santo?"
"perchè non vedeva nessun colore ed il suo mondo era tutto in bianco e nero"

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