venerdì 13 gennaio 2017

Per il mio compleanno







Tra poco sarà il mio quarantaduesimo compleanno, ho svariati desideri da soddisfare per quella data, in ordine vorrei:

Dolciofono: agganciato alla testiera del letto, sussurra parole d’amore e ninnenanne se l’aura della persona sdraiata volge a toni cupi.



Piantofola: comoda e calda calzatura da casa che, indossata durante i giorni in cui ci si sente vecchi e brutti, emette la frase “ma piantala”. Nella versione da cioccolateria, con tacco, si attiva in caso venga avanzata quasi tutta la prima palla del profiterole ed urla “ma finiscila!”



Ascensuore: elevatore per spostarsi da un piano all’altro in compagnia di un uomo che non si è sicuri di volere baciare. Al primo accenno di contato fisico un soffice tocco di un tasto sulla parete introduce nella cabina due religiose con espressione di biasimo. Questo mi ha veramente tentato



Falsopiano: strumento a tasti posto in lieve discesa che produce menzognere rassicurazioni e complimenti ad un volume assordante.



Sonnolenza: filo in nylon ed amo per pescare prima dell’addormentamento i più bei ricordi e trasformarli in sogni. Venduta separatamente l’esca Motage che attira i ricordi dei baci alla francese.



Risaccomatic: piattaforma in ciottoli e sabbia che riproduce le onde del mare che scorrono avanti e indietro sulla riva seppellendo gradualmente le caviglie. Ideale per i periodi dell’anno lontani dalle vacanze o a Settembre per prolungarne il ricordo.



Penna a spera: disponibile in sedici tonalità tutte di verde, ideale per mettere su foglio i buoni propositi e i desideri.



Luogopiedista: automa umanoide di bell’aspetto (nella versione DeLuxe commesso figo di libreria con particolare gusto per i libri per bambini corredati di una grafica fantastica) che accompagna in passeggiata verso luoghi ameni che non sei in grado di raggiungere con il solo tuo orientamento. Nella versione extended in grado anche di correggere errori di provincia (Faffari, Catanzao, Bvescia). Disponibile anche nella versione “mano nella mano”. Scartato per gelosia



Approfitterole: pallina di cioccolato apparentemente gustosa ed innocua che grazie ad un sapiente gioco di repulsione magnetica sfugge ai denti della forchetta e si tuffa nella scollatura



Colosseno: reggipetto rinforzato “invisible fuff” per dimostrare una sesta abbondante. Anche da donna.



Maggiorana: batrace di dimensioni considerevoli che vive tra Aprile e Giugno



Cintura di Iodio: ideale per disinfettare le ferite in zona vita, o, se curate in ritardo, in zona morte. Nato come presidio veterinario come disinfettante per il cavallo dei pantaloni, ora in versione per uomo e donna dopo eliminazione dei nitriti che comportavano sguardi stupiti dai passanti infastiditi



Coniglietta musicale ipod: in grado di sopportare infinite riproduzioni. Ora nella versione blue tooth, dopo che quella alimentata a batteria era morta per intossicazione da zinco



Ricicletta: velocipede dotato di capiente cestino in grado di riciclare a terzi i doni di Natale non graditi



Fornitura di gelati per tre mesi: comprati all’ingrosso perche comprati sciolti fanno schifo


Ed infine vorrei un vecchio amico un po' matto,che mi voglia bene, anzi no, quello ce l'ho già.

giovedì 5 gennaio 2017

I baci sbranati


L'ascensore era in pessime condizioni, l'edificio intero sembrava provenire direttamente dalla Russia post bellica, c'erano moltissime stanze semi-buie, dalle porte a vetri si intravedevano le lunghe scrivanie di legno massiccio, illuminate da lampade da tavolo anni 60.
Coni di luce perfetti per leggere e studiare.
In ascensore erano rimasti quasi zitti, uno da un lato, una dall'altro.
I cappotti abbottonati, gli occhi al cielo, il fiato trattenuto, le schiene aderenti allo specchio freddo.
Erano scesi al piano desiderato, avevano camminato per i corridoi.
Lui non c'era, tornarono indietro, parlando poco e piano,il pensiero inafferrabile, confuso nel suo movimento indeciso.
Erano tornati di nuovo davanti all'ascensore, lui si era voltato di scatto, l'aveva presa.
Si era voltato senza parlarle, neanche una parola.
Si era voltato e l'aveva afferrata per le spalle, per la testa, era stato un muoversi senza controllo ma con una geografia precisa,una coreografia antica e perfetta, erano stati da subito baci sbranati, mani addosso, cappotti scivolati, borse cadute a terra.
Si erano quasi morsi, masticati la lana dei rispettivi maglioni, annusati le loro pelli, lei aveva cercato il suo cuore, ci aveva messo una mano sopra, a sentirlo tutto.
Si era nascosta nell'incavo del suo collo per respirarlo ancora una volta dopo così tanto tempo.
Erano diventati un unico, improvviso incrocio di battiti e fiato, i capelli di lei sulla sua bocca.
Era passato qualcuno dietro di loro, si erano separati come colpiti da un'ascia, lontani, le mani slacciate, le bocche distanti senza più la polpa dell'altro sulla lingua, fra i denti.
Lei si era messa a premere la fronte sul vetro freddo pieno della sua città buia, aveva scosso la testa, le girava tutto e le gambe le tremavano dentro alle calze scelte perchè i suoi occhi ci scivolassero sopra desiderando di scivolarci sopra.
Erano entrambi affannati e storditi, lei avrebbe voluto raggomitolarsi dentro al suo giaccone pesante e cercargli il petto per trovare protezione da quella violenta confusione, un pò di pace da quel martello che le batteva dentro,voleva capire se lui sarebbe stato capace di farle passare la paura di averlo desiderato ancora.
L'ascensore era arrivato di nuovo al loro piano, ci si erano lanciati dentro come fosse stato il loro rifugio, la loro alcova, sei piani, tre piani, un tempo brevissimo per baciarsi ancora, un tempo brevissimo di altri baci sbranati e di mani sul viso.

Fuori era buio e nessuno sapeva cosa fosse successo fra loro, qualcuno aveva chiesto:"vi siete persi voi due?"

No grazie, ci siamo appena ritrovati, avevano risposto.

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