martedì 30 ottobre 2012

Di mamme, figlioli ed altre storie

Il grande ha perso due dentini ed il terzo gli balla in bocca, scrive disordinatamente, ed è un asso nell'insiemistica, il piccolo ha la testa tonda, un grembiulino a scacchi per stare otto ore alla scuola materna, per lo più in maniera silenziosa, timida e creativa, come raccontatomi dalle maestre. Il grande ride meno di prima, ha una sofferenza visibile, un nervosismo veloce e rapido come i suoi muscoli sempre tesi, è asciutto e definito, ha le ciglia lunghe e scure, e fa amicizia con tutti. Il piccolo è generoso se gli và, affettuoso e dolcissimo solo con pochi, ama i cani ed i bambini neonati. Il grande è sensibile, spaventato dalle cose grandi della vita e scavezzacollo nei giochi fisici. Il piccolo è anarchico, mangia quando vuole solo quel che vuole, amerebbe cenare nei ristoranti sul mare e prendere gli aperitivi al bar. Il grande vuole compagnia quando fà la cacca e non smette mai di parlare neanche mentre la fà. Il piccolo vuole essere lasciato in pace per fare la cacca, si spoglia completamente e sta zitto e concentrato mentre la fà. Il grande dorme coperto, il piccolo piglia a calci lenzuola e piumini per tutta la notte e suda sempre. Il grande cerca affannosamente l'amore del padre, la sua stima, le sue coccole dure a venire. Il piccolo cerca sempre mamma per le smancerie e dice, raggiungendola nel lettone:"facciamo due chiacchiere...parliamo di te"ed ha solo tre anni. Il grande corre e corre sempre, il piccolo pure. I miei bambini non si stancano mai, si svegliano presto e si abbracciano e si dicono cose come:"sei il mio fratello preferito, il migliore" e due secondi dopo si prendono a morsi i lobi delle orecchie, litigandosi il tappo di un pennarello scarico. Il grande mi vorrebbe sempre vestita con la tuta :"mi piaci vestita così, sembri più...fisica", il piccolo ama quando indosso i tacchi ed i vestiti da donna, a volte mi applaude e mi dice "sei bellissima" con quelle S sibilanti che si ritrova. Il grande, se si ammala, si accucciola e si intristisce, il piccolo nega la malattia e le si oppone testardo. Il grande vorrebbe ribellarsi ma poi non gli appartiene, il piccolo è la ribellione fatta bambino. Il grande ha avuto tutte le nostre attenzioni esclusivamente per sè per quasi quattro anni e soffre ancora come un cane per l'arrivo di questo fratello, che: "Bum! è nato ed è cambiato tutto". Il piccolo non ha mai avuto attenzioni solo per lui, perciò è in grado di giocare da solo ed essere autonomo in moltissime cose. Il grande accorre senza remore non appena qualche amico glielo chiede, si lancia a petto aperto verso qualsiasi difesa debba effettuare, per chiunque, non si risparmia, si accende subito ed è gentile con le femmine. Il piccolo si guarda in giro circospetto e non regala la sua fiducia, se non a chi dimostri di meritarsela davvero. Il grande mi ha detto pochi giorni fà:"mamma, è arrivata una supplente carinissima" "davvero?che bello era gentile quindi?" "no mamma voglio dire che era bella con i capelli lunghi e scuri, il rossetto sulle labbra, gli occhi un pò verdi un pò azzurri" e suo padre gli ha chiesto:"era più bella di mamma?" e lui ha risposto sorridendo:"mamma è mamma che c'entra?". Il piccolo, in macchina mi ha chiesto:"quando divento grande e femmina, posso avere un bimbo nella pancia?" "no amore, tu sei un maschio piccolo e crescendo diventerai un maschio grande, non diventerai mai una femmina tesoro" "non sarò mai una femmina da grande neanche quando crecco?" "no, sarai sempre un maschio, anche da grande, ti farai la barba come papà e tante altre cose, ma non diventerai mai una femmina piccolo" "uffa che noia": I miei bambini, ora sono questo, onde in continuo divenire, mari agitati ed aperti, ignari ed un pò consapevoli, spauriti e sicuri al tempo stesso, spavaldi e timorosi, dolci ed arrabbiati con il mondo, ed il tempo scorre rapido sopra e dentro di loro, i giorni fluiscono come fiumi in piena nelle loro teste, nei loro cuori. Tra poco andrò a prenderli fuori scuola e li riconoscerò nel mucchio, senza possibilità d'errore:sono i miei bambini, due papaveri gialli in mezzo a tanti papaveri rossi.

domenica 14 ottobre 2012

E' difficile

E' difficile pensare che da quando hai visto e sentito nascere il tuo primo figlio, sono cambiate un sacco di cose. In realtà l'ho più sentito che visto nascere, una spinta, l'ennesima, senza sapere che potesse essere quella definitiva, l'ultima, e poi quella specie di pesce enorme che sguscia via, una scivolata verso l'aria, un balzo in superficie, ed ecco che il pesce che ti nuotava dentro giorno e notte, agganciato al tuo battito, al tuo sangue, alla tua carne più interna, è fuori, è altro da te. Ed ecco che intravedi una testa, dei piedini, un rantolo vitale che irrompe in un pianto strillato e la tua pancia si placa, il dolore svanisce, così concreto ed insopportabile poco prima, così lontano ed ovattato poco dopo. L'ho sentito nascere il mio primo bambino e l'ho accolto con tutta me stessa, come diversamente non avrei mai saputo fare. La sua pelle, il suo odore, i suoi movimenti, una piccola smorfia, hanno catturato ogni mio pensiero, impegnato qualsiasi momento dei miei giorni e delle mie notti. Mi ritrovavo in salone alle tre di notte, ad allattarlo, a guardarlo, a cambiarlo e massaggiarlo ed il tempo scorreva fluido come il buio fuori che poi diventava l'alba di una nuova giornata, ed io ripartivo inarestabile. Le sue parole erano un pugno pieno di emozioni nel mio stomaco, la gioia più pura, quella vocina dolce e piccola, propria piccola come quella di certi cartoni animati irresistibili. Poi ho sentito nascere il mio secondo bambino, un'altra scivolata, di nuovo quel passaggio liquido ma corposo, quell'andare verso la luce, il mondo, e di nuovo quella gioia stordente, una gioia meno pura però, una gioia inquinata dalla preoccupazione imparata con il primo, una gioia da singhiozzare, una gioia che sembra una paura tremenda. Presto arriva la stanchezza, le notti mi limito a prenderlo e ad allattarlo direttamente nel lettone, accoccolandoci uno dentro l'altro, quasi non un adulto che accudisce un piccolo, ma due anime che si accudiscono insieme. La stanchezza, gli spaventi, i dubbi si sovrappongono sulla mia pelle di madre e formano una scorza, come una sporcizia resistente, una sozzuria testarda. Improvvisamente mi accorgo che non potrò proteggerli, mi rendo conto che non posso far altro che amarli, che quella risoluta idea di fare in modo che non succedesse niente di male ai miei bambini, fosse un pensiero sciagurato. Io posso solo amarli, spingerli fuori di me per farli vivere e continuare ad amarli.basta. Come faremo a proteggerli?mi chiese un giorno un'amica vera. Non lo faremo, non ci riusciremo, faremo come i nostri genitori: hanno lasciato che vivessimo, che fossimo esposti a qualsiasi tipo di dolore, alla gioia più intensa, alla malattia più inaspettata, all'incidente più devastante, all'amore più cieco, alla paura paralizzante, alla noia, al disgusto,alla lezione più eccitante di tutte. E' difficile ora, madre da sette anni, rendersi conto che i figli non mi bastano per sentirmi felice, ed ammettere questa cosa a me stessa mi duole come una coltellata presa in piena pancia. Mi aspettavo che diventare madre potesse essere il viatico per il paradiso, ma oggi non lo credo più. I miei figli sono la mia vita, l'amore più profondo, la sensazione più radicale e sconvolgente che mi sia mai capitata, ma questo non fa di me una donna felice per forza. Ho scoperto che ho ugualmente bisogno di sentirmi bella, di ridere con le amiche fuggendo per un fine settimana, che ho voglia di sentirmi amata da un uomo in maniera pulita e spontanea, che desidero diventare ancora qualcos'altro da quello che ho costruito finora, mi sono accorta con sgomento che al parco con loro, a volte mi annoio, che parlare solo di come si addormentano o di cosa mangiano, mi deprime,che avrei bisogno di un confronto con altri adulti, di una discussione che non tocchi l'iscrizione alla materna o le merende da mettere nello zaino, ho scoperto che a volte mi tapperei le orecchie per non sentire le loro urla, per godere di un pò di silenzio, che salterei la riunione con le maestre per scappare dentro un cinema e piangere per un nuovo film, che non ho la forza per aspettare tre ore seduti nello studio del pediatra, ma che comprerei quintali di biancheria intima per giocare ancora un pò con il mio corpo prima che invecchi troppo e che smetta di divertirmi. I passi che ho fatto come madre, non so in che direzione sono andati fino ad oggi, a volte mi sembra in avanti, a volte così indietro da vergognarmi di essere definita tale. Il senso di colpa si mischia alla sorpresa di scoprirmi curiosa di altre realtà, la paura di stare perdendo qualcosa di prezioso delle loro vite,si confonde con quella di stare perdendo qualcosa della mia di vita. E' difficile scrivere questo, essere a lavoro e pensare ai loro visi dietro ai vetri della scuola, non sapere cosa passa dentro le loro teste, come sono stati oggi in questo giorno d'autunno, fra i banchi ed i grembiuli, avvertire una nostalgia incredibile, inconsolabile ed allo stesso tempo il bisogno di prendere aria. Difficile accorgersi che ad un certo punto avevo finito le storie da raccontare loro, che non avevo più l'entusiasmo che sarebbe obbligatorio passare come un testimone durante la staffetta, a quelli che corrono nella tua stessa squadra. Difficile credere che la ricchezza con cui avrei voluto sommergerli, non mi arrivava da nessuna parte e perciò non riuscivo a riversarla sui loro cuori giovani ed inconsapevoli. Difficile sentirsi travolgere dalla rabbia, dall'impossibilità di gestire, dal non riuscire a calmarli, a mettere fine ai loro litigi, ai loro capricci, difficile non sapere più dove diavolo sia finita la pazienza, la calma, la serenità. Difficile riconoscere la propria voce alterata, le parole urlate a denti stretti, le minacce, l'onda violenta che ti invade e ti trova molle ed incapace di opporvisi, Anche io guardo fuori dalla finestra cercando di ritrovarmi, non solo come madre, non solo come professionista, non solo come essere umano, ma come Donna. Tutta. Se non ci fossero le nuvole...

mercoledì 3 ottobre 2012

Con tu

Caro Tommi, volevo chiederti scusa per essere entrata con il camice verde tutto sudato dall'emozione e dal caldo, dentro la tua stanza di terapia intensiva. Volevo chiederti scusa, se per l'egoismo di rivederti e darti un bacio, una nuova carezza,sono piombata davanti al tuo letto, accanto al tuo respiro affannoso, ai tuoi tremori, agli occhi che non riuscivi ad aprire davvero. Scusami se ho violato la tua nudità guardandoti, sbirciando la tua giovane bellezza ancora visibile sotto ai fili, ai tubi, ai lividi ed al pallore del tuo viso. Scusa se ho visto il tuo petto muscoloso, se ho incrociato il tuo tatuaggio tribale, se ho sfiorato la grana della tua pelle, sotto a quintali di macchinari e farmaci e sudore per lo sforzo di vivere o chissà, per smettere di soffrire. Volevo chiederti scusa, perchè se te lo avessi chiesto, e se tu avessi potuto rispondere, magari avresti detto no. Scusa To, non volevo mancarti di rispetto, nè calpestare la tua dignità, volevo vedere che c'eri, toccarti e parlarti un pò, ma quel giorno non potevi sentirmi, mentre io ho potuto sentire tutta la tua enorme fatica, quella vibrazione profonda che mi ha devastata per giorni e notti fino a poco fa. Volevo dirti che da ieri hai guardato con i tuoi occhi davvero, che tenti di aprire la bocca, che ti è venuta la pelle d'oca e ti è scesa una lacrima, amico caro. Dicono che potrebbero essere risposte emotive, dicono che sei un computer resettato nel quale bisogna tentare di reinserire tutti i dati. Chissà da dove si comincia a ricostruire una vita, da dove inizieranno tutti a raccontartela, a ripercorrerla. Chissà come cucirai i tuoi ricordi e che forma prenderanno. Chissà quando la tua famiglia riprenderà a vivere di nuovo invece di trascinarsi in una sopravvivenza immobile, ferma in un' attesa logorante. Chissà quando chi ti ha fatto nascere, prenderà di nuovo aria davvero, senza intossicarsi l'anima ad ogni boccata d'aria. Davanti al tuo reparto che ormai è di Animazione, piuttosto che di rianimazione, ci sono amici, parenti, persone che si alternano sui gradini, uniti dall'amore per te. Mia sorella dice che questo amore ti arriva, che questo amore di nutrirà più del sondino naso-gastrico, e ti rifarà uomo. In fondo ci credo anche io, anche se a volte è difficile credere ad un'Amica, come la chiami tu, con i capelli fucsia e le tette al vento. Io ho preparato il libro di Cacucci per il quale abbiamo bisticciato, qualche settimana fa, per leggertelo se vorrai. Chissà con quale parola inizierai a dirci che ci sei, siamo tutti qui ad aspettarla, sarà la parola più bella del mondo, perchè significherà di nuovo "con tu":

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