giovedì 25 agosto 2016

Apulia


La terra rossa e grassa si sbriciola sotto ai miei passi, carica di fichi ed olive e mandorle, si lascia soffiare sopra aria piccante e salata che arriva dal mare blu.
Respiro piano, è presto, dormono tutti e ieri sera abbiamo fatto tardi davanti al fuoco, intenti a grigliare pesce e pannocchie dorate, pannocchie dolci come alle feste dell'Unità di quando ero bambina.
I taralli con la crosta liscia da accarezzare con la lingua fino a scioglierli lentamente, la doccia nuda in mezzo alla campagna, e salire sui tetti dei trulli per asciugarsi sulle chianche roventi, guardando solo il cielo e la chioma d'argento degli ulivi contorti in un abbraccio secolare.
I paesini bianchi come un pugno nell'occhio, girano a satelliti intorno alla conca della valle d'Itria, puntinata di macchie chiarissime e campagna ricca e sfacciata.
Il vento agguanta i capelli che si lasciano andare e sedurre e portare via senza resistenza.
Nel costume quel calore antico, l'umido del mare, la spinta verso l'amore, il languore, l'ora della siesta, il frinire delle cicale, assordante, ipnotico.
Sonno ed amore vorresti, in un'alternanza molto confusa ed ininterrotta.
Tornare dal mare ed affondare la bocca nei fichi morbidi appena colti, quel profumo appiccicoso ed avvolgente, velluto di miele che scivola sul palato e la pelle che chiede ancora il mare, e le onde leggere, e la spuma bianca come di brindisi giganti.
Ricordarsi i sogni appena sveglia e liberarsene a colazione davanti agli alberi, lasciarli sciogliere nella realtà energica dei fiori e degli alberi carichi di frutti e vibrazioni.
Musica e teatro fra i vicoli stretti e pieni di fiori, i balconi bianchissimi di calce e girandole di ferro battuto.

Un brivido leggero in una sera inaspettata mi attraversa la schiena e sa inconfondibilmente d'inverno.


giovedì 4 agosto 2016

Il motivo antico del mio Amore




Abbiamo finalmente trovato uno spazio per piangere insieme, nessun'altra persona davanti, in mezzo, accanto,eravamo di colpo solo noi.
Siamo riusciti a fermare il giro vorticoso del lavoro, delle cene, dei bambini, delle riunioni e della spesa e ci siamo ritrovati dentro ad un buco.
Un buco vuoto per fortuna, tutto per noi.
Ci siamo sdraiati, mi sono aggrappata alla tua camicia, mi hai detto "sbottonala".
L'ho sbottonta e per la prima volta, dentro, non ci ho trovato il solito percorso per l'amore, ma un singhiozzo.
Ci ho trovato il tuo dolore, che è solo tuo, non assomiglia affatto al mio, ma è comunque lo stesso dolore.
Abbiamo pianto insieme senza mani davanti, senza freni, senza nasconderci.
Abbiamo pianto insieme senza consolarci, ti sei confidato, ho ascoltato zitta, non ti ho rassicurato, prendevo ogni tua parola spezzata dal pianto e la custodivo senza violarla.
Ci siamo toccati ovunque, respirando lacrime.
Ti ho scoperto nudo e disarmato, non più figlio.
Ti ho ritrovato senza madre nè padre, solo un uomo.
Ti ho accarezzato senza spingere, ti ho tenuto senza pressione, ti ho preso senza chiedere.
Nel nostro letto grande, fra le lenzuola sudate, sono riuscita a respirarti ancora ed a ricordare perfettamente il motivo antico del mio Amore.

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