venerdì 28 aprile 2017

Poster



C'è stato un tempo in cui ero una ragazza.
Sui muri di casa mia ci sono stati i poster del Manifesto raffiguranti un neonato che dormiva con scritto "la rivoluzione non russa" quando invece era già morta da un pezzo, avevo il Che, un periodo anche il subcomandante Marcos incappucciato, Michael Jackson, più tardi il Dalai Lama, per un periodo Madre Teresa, prima ancora c'è stato anche Miguel Bosè su quei muri.
A casa mia, quando vivevo da sola ed andavo a fare danza contact al centro sociale, avevo il poster gigante di Freud e la donna nuda sdraiata sul viso di profilo, comprato al concerto del primo maggio, avevo i poster di Sordi e Totò, Marlene Dietrich che diceva "sono nata per l'amore", manifesti di danza, casa tappezzata di locandine, una bicicletta rubata quando è nato il mio primo figlio per attraversare la città, non avevo la patente e compivo ventisette anni.
C'è stato un tempo con un armadio quasi vuoto, solo qualche gonna lunga e maglioni infeltriti, non avevo mai visto un parrucchiere e non compravo profumi ma solo incensi ed essenze pure, cucinavo per una valanga di amici e ballavo scalza ai concerti.
C'è stato un tempo in cui ero ragazzina e tutti fumavano e si drogavano ed io restavo senza mai fare neanche una tirata, senza paura degli altri, felice se ero felice, triste se ero triste.
C'è stato un tempo in cui tutto era possibile ma non mi importava, provavo con la meditazione, il thai chi, lo yoga, il cinema da intontirmi, i libri sempre in mano, un sonno molesto, gusti musicali imprecisi e variegati ed uno spaesamento che non è mai passato, ma che ora fa meno tenerezza.
C'è stato un tempo in cui osservavo le persone curiosa e sorpresa, ora le guardo con rabbia ed impazienza.
C'è stato un tempo in cui o erano anfibi od erano sandali tedeschi, non c'era niente altro da mettere neanche con le gonne, c'è stato un tempo in cui soffiava un vento fra i capelli sussurrando promesse che non ho mantenuto e pagine e pagine che ho riempito di parole, senza riuscire davvero a dire.
C'è stato un tempo in cui facevo amicizia, mi appuntavo le cose su un moleskine sdrucito, accendevo candele ed apparecchiavo tavole piene di cose cucinate da me.

C'è stato un tempo in cui non ero questa e la nostalgia mi mangia viva.

venerdì 21 aprile 2017

Ci sono luoghi



Ci sono luoghi che non ho mai visto e che non sono in grado neanche di immaginare, ma che ho potuto vedere attraverso i tuoi occhi.
Ci sono caffè dai nomi strani che non assaggerò mai ma che mi è parso di sentire agguantarmi la lingua mentre tu me li offrivi.
C'è un cottage vicino ad un faro che non potremmo mai comprare ma che in fondo già ci appartiene.
Ci sono rotte e traiettorie che solcano cieli che non so collocare neanche nella fantasia, ma che ho seguito passo passo come un cane da guardia.
Ci sono mattine di bruma e libertà, mattine spalancate senza palazzi e con schiaffi di mare da rimanere storditi, mattine che ho attraversato parallelamente a te, vivendo la mia vita di sempre.
Ci sono notti opposte alle mie e murales con dentro i miei occhi, e film e libri che non guarderò mai standoti al fianco, ma che ho visto mentre me li indicavi da lontano.
Ci sono voci che ti arrivano inaspettate e calde e che ti invadono la cucina all'alba mentre prepari il caffè, voci dalle quali indovini il movimento esatto della lingua di chi le ha soffiate, voci attraverso le quali immagini l'espressione che ha assunto il suo viso e lo schiocco delle labbra, quelle stesse labbra che quando ti baciano, ti lasciano trasparente come acqua di torrente.
Ci sono balconi bollenti, da rimanere sotto ai panni appena stesi, facendo sciogliere in bocca cioccolato ed espresso senza fretta di ingoiare, con un vento leggero che sa di pulito, balconi roventi di passione che scaldano il ventre anche se non ti vedo da nessuna parte.
Ci sono parole che scorrono sullo schermo attraversando il mondo, parole diverse da altre, un linguaggio d'amore che produce un unico suono, ed è un suono che ci avvicina all'immortalità, chi potrebbe toccarci finché restiamo così belli?
Ci sono ore dopo pranzo in cui l'orto sotto di te è pronto per dare i frutti e si sente nell'aria già l'odore delle sere d'estate, ore in cui devi farti forza ed alzarti e sei spossata e sazia come dopo aver fatto l'amore, eppure non vi siete neanche parlati con la voce.
Ci sono ore in cui tornerai e non aspetto che quelle.

lunedì 17 aprile 2017

Non credo



I vicini hanno cambiato la luce della terrazza, probabilmente in vista dell'estate, il suo bagliore dorato si spande fino al mio letto, mi inonda di una serenità lieve.
Una serenità che non trovo da nessuna altra parte ora.
Appesi intorno a me, i miei vestiti, i pantaloni per camminare, le calze trasparenti, l'intimo ancora profumato d'amore rubato, le camicette che mi scoprono appena i seni.
Non credo al possesso, credo all'appartenenza.
E noi non ci siamo mai posseduti, ma appartenuti si.
Ci apparteniamo quando ridiamo di un appartamento assurdo pieno di ossidal e con la stanza per i bambini.
Ci apparteniamo quando restiamo nudi senza paura e senza difese a parlare così fitto da perdere la cognizione del tempo.
Ci apparteniamo nel sogno, nei ricordi che ci passiamo l'un l'altro e che ricuciamo insieme anche mentre facciamo l'amore.
Ci apparteniamo nella distanza che ci agita e nella vicinanza che ci riesce benissimo.
Ci apparteniamo nella stanza piccolissima con il tetto spiovente, ed in mezzo alla strada quando ci nascondiamo camminando per il mondo, ci apparteniamo nelle carezze continue che mi fai senza stancarti mai, e nel massaggio che non ho saputo farti come si deve perché le mani gocciolavano amore e perdevano la tecnica, si confondevano nel tremore di un sentimento che troppe volte ho tentato di dominare, e si smarrivano in un percorso che mi inebriava ed altro non era che la tua pelle, i tuoi angoli, il tuo corpo.
Ci apparteniamo in una connessione fragile come un refolo di vento, chiusi in un bagno a soffiare su una presenza assurda e palpitante, ci apparteniamo nell'immaginarci in una serata normale, sul divano a metterci i piedi uno dentro l'altro leggendo i nostri libri, anche se non ce lo siamo mai detto.
Ci apparteniamo nei viaggi che non faremo mai, e negli anni che inesorabilmente ci vedranno lontani.
Ci apparteniamo nel tenerci senza freni e nel desiderarci in mezzo agli altri.

Non credo al possesso, alla gelosia, ai confronti, ai per sempre, credo all'appartenersi, e noi, fidati amore mio, non avere paura per questo, ci apparteniamo, puoi giurarci.

martedì 11 aprile 2017

Heartbeats



Non riuscivi a prendere sonno, mi guardavi quasi addormentata fra le lenzuola, con le dita nude suonavi gli accordi della nostra canzone, abbiamo avuto persino una canzone noi due.
Avevi occhi piccoli ed un'amore bruciante per me.
Costruivi anelli e cucivi poesie.
Mi inondavi di canzoni e spinte, carezze e gelosia.
Mi scortavi con i pensieri, mi affiancavi con il corpo.
Non mi hai mai lasciata sola.
Mi avresti rubata e sottratta, il tuo amore non temeva, non teneva conto, era sfacciato, sano e spudorato.
Mi fissavi, mi spogliavi in mezzo al mondo e mi avresti anche mostrata, ma mai concessa a nessuno al di fuori di te.
Non ti importava delle regole, dei modi giusti per dire le cose, delle esagerazioni e dei compromessi, dicevi il tuo amore così come era, non lo camuffavi, nascondevi, trattenevi, lo lasciavi andare, lo scatenavi contro di me come fossero cavalli selvaggi.
Mi chiamavi strega e mi penetravi prepotente e romantico.
Eri un fascio di muscoli nervosi e protettivi come un guscio, con te non avevo paura.
Seguivi la mia strada e ti sintonizzavi sempre con il battito del mio cuore.
Scrutavi la mia pelle e le facevi scudo con le mani, perchè non le accadesse nessuna cicatrice.
Non riuscivi a dormire, mi guardavi dicendo "con te mi farò male" e non riuscivi a fare altro che continuare a guardarmi.
Hai ghermito i miei pensieri come un rapace senza freno, ed hai urlato quando mi sono allontanata.
Ti ho sentito aspettare per un poco il mio ritorno, ma quella sera, cercandoti disperatamente per il parco, ho capito che non ti avrei più ritrovato.

mercoledì 5 aprile 2017

Non dimenticare amore




Non dimenticare amore che questa vita è una grandissima presa per il culo.
Non devi dimenticarlo mai.
Una enorme e complessa presa per il culo, dall'inizio alla fine.
A tratti diventa di così cattivo gusto da darti la nausea perenne.
Altre volte esagera e si accanisce, insiste, sfianca, distrugge, accartoccia, toglie, cancella, sottrae.
Questa vita non serve a niente forse.
E' tutta un'impalcatura fondata sulle nostre invenzioni e forse anche il nostro amore è un'invenzione, uno scherzo, un'allucinazione.
Ricorda amore mio, esistere non è una cosa seria, siamo fatti di niente ed il cuore si ferma, ed il respiro si arresta, ed i medici, ed i protocolli amore mio, si perdono nel tempo in cui sono stati considerati importanti.
Nel frattempo non possiamo far altro che vivere, partecipare allo scherzo, essere parte dell'inganno, tentare di insegnare ai nostri figli come sopravvivere, come è stato insegnato a noi, anzi meglio, credendo di essere più bravi.
Casualmente ti incontro e c'è un gran sole, non posso baciarti, posso solo annusare l'odore dei gelati, è dolce e stordisce lievemente.
Non dimenticare amore mio, questa esistenza è una buffonata, e la tenerezza dei bambini nel giardinetto dell'asilo è così potente che mi fa vacillare sui tacchi.
Ed allora guardo avanti, cammino, mi ritrovo una chupa nella borsa, tu una fetta di torta fra le mani, compro delle fragole, scelgo il vestito per la serata di commiato, ed ingoio la gioia senza chiederle altro che restare sulla mia lingua un altro poco.

sabato 1 aprile 2017

Viva




Ho scoperto che le fitte di dolore causate dall'amore sono simili alle fitte di gioia causate dall'amore, mi sono accorta che sono allocate nel medesimo posto, occupano lo stesso spazio, prendono e mordono, pungono, non si possono controllare, solo dopo che arrivano siamo in grado di dar loro un nome.
Le fitte hanno il senso che diamo loro, prendono il nome da noi, la forma è la stessa invece, uno spacco nel petto, uno squarcio che gocciola, un taglio brutale.
Le fitte causate dall'amore assomigliano a quando immergi un piede nudo nell'acqua troppo ghiacciata od in quella troppo calda, si avverte un brivido netto, violento, in quell'istante sembrano la stessa cosa, poi, solo dopo, sappiamo interpretarlo quel brivido.
Alcune sensazioni ti sorprendono e ti confondono, offuscano tutto quello che vedi intorno a te, ti fanno oscillare nel passo, ti impediscono il sonno, e ti ritrovi sveglia nel cuore della notte senza poter fare altro che sentirti indecentemente viva.

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