martedì 29 ottobre 2013

Donne



Mi sorprendo sempre più spesso a guardare le donne.
Prima pensavo che un bell'uomo fosse come una bella donna, da osservare ed ammirare, punto.
Ora mi capita di pensare che una donna bella sia più bella di un uomo bello.
L'armonia di una femmina, le sue curve, i suoi dislivelli, i profili dolci, le punte dei capelli, le pance appena accennate sotto al cotone delle magliette, le borse messe a tracolla, il passo veloce ed incerto, i fermagli scesi fra i ricci indomiti, il gesto lento di allacciarsi una camicetta, il soffio che fanno sulle loro unghie per asciugare lo smalto, l' espressione che assumono mentre aspettano l'autobus, quando fanno la spesa o tengono per mano i loro bambini, tutto di loro mi incanta.
La bellezza di una femmina mi appare più piena, complessa, ricca ed articolata rispetto a quella di un uomo.
Avvicinarmi ad una donna e sbirciarla, osservarne i movimenti, guardare il modo che ha imparato per spostare la sua bellezza nel mondo, per fare un passo ed allineare i piedi quando indossa i tacchi, quando infila una matita in bocca per poi incastrala fra i capelli puliti, quando si prova un vestito ed aspetta un giudizio altrui mentre già conosce perfettamente il proprio di giudizio, ed è incrollabile, fissato dentro lo specchio come un quadro perenne.
Mi piacciono le donne quando vanno insieme a prendersi un caffè, quando si sfogano una con l'altra, quando riescono a coalizzarsi e difendere qualcosa alla quale tengono molto, quando parlano di colpi di sole per non parlare di dolore e morte, quando si scambiano ricette e consigli, e soprattutto quando ridono, quando ridono mi piacciono molto.

La bellezza di una donna si rintana nel suo sterno, al centro esatto dei suoi seni, nella fossetta giugulare, dove batte forte il loro cuore, nel collo e nelle vene che la rendono viva, nelle mani piene di storia, dentro agli occhi e fra le ciglia quando le colpisce il sole di traverso.
Le gambe delle donne belle si accavallano, si intrecciano, accolgono e respingono, le caviglie sottili sotto alle calze velate si intravedono e sono incantevoli.

L'armonia che emana un corpo pieno di donna, mi è talmente cara da commuovermi.

lunedì 21 ottobre 2013

Apologia della banana




Amo mangiare le banane.
Sono però molto esigente in fatto di banane.
La banana perfetta per me, deve essere necessariamente: poco matura ma non eccessivamente acerba, grande e soda, di due marche specifiche, tutte le altre, prive di tali caratteristiche, purtroppo non riesco proprio a mangiarle.
La banana però è infida: esiste un momento preciso per mangiare la banana giusta e spesso questo momento rischia di sfuggirmi.
Compro la banana quando è ancora verde, la sistemo nella fruttiera, ogni tanto le passo vicino e le lancio un'occhiata vogliosa, "troppo presto" mi dico, "troppo immatura ancora", "devo attendere".
Non capisco mai come succeda, ma improvvisamente, passandole nuovamente vicino, mi accorgo che è drammaticamente troppo tardi e non posso più mangiarla.
La banana oscilla, in un leggero squilibrio temporale, dall'essere troppo verde, ad essere eccessivamente matura.
La banana immatura è acerba, allappante, ingrippa i denti, entra nello stomaco e ci resta come ci resterebbe un masso alpino.
La banana matura ha quell'odore puntuto, odioso, è appiccicosa, la sua consistenza è divisa a piccoli blocchi, non è liscia, sembra sempre sul punto di sfarinarsi, possiede un sapore stucchevole e presenta tragiche macchie marroni, che mia madre hai voglia a dirmi essere "solo zucchero" quando ero bambina,(lo dico anche io ai miei figli ora e continuo a non crederci), ma sono davvero odiose, filamentose, indeglutibili.

La banana è come certe cose della vita, per un bel pezzo è troppo presto, ad un certo punto è troppo tardi.

Tutto sta nel cogliere il momento esatto.

E non lasciarsi sfuggire la banana giusta.

giovedì 17 ottobre 2013

La dieta dimagrante


La dieta dimagrante è quella cosa che inizi a fare quando hai toccato il fondo della tua autostima, quando ti schifi guardandoti nelle fotografie e ti saltano i bottoni dei jeans, intraprendi la dieta nel momento in cui ti si slabbrano le cerniere, scuciono le gonne, o quando alzi un braccio per salutare qualcuno e subito sguscia fuori la pancia che tenevi segretamente acciambellata sul tuo torace.
La dieta è privazione, rinuncia, riduzione, eliminazione, già questo sarebbe sufficiente a renderla odiosa, tutti vorremmo poter aggiungere, abbondare, esagerare nella nostra vita con le cose goduriose, con il buon sapore, con il conforto di qualcosa di piacevole, toglierle e limitarle ci getta in una situazione di punizione, di mancanza.
La dieta è quella cosa che nessuno ti aiuta a portare avanti, tutti intorno ti dicono:" ma stai benissimo ANCHE così" oppure: "ma mangia che ti frega!" e tu ti senti in imbarazzo a rifiutare piatti appena preparati, torte di compleanno, polente con salsicce fumanti nei giorni di festa con gli amici.
La dieta ti fa sentire superficiale, sai bene che la vita è fatta di cose molto più importanti, di dolori e preoccupazioni e che almeno con il cibo, bisognerebbe sentirsi liberi, ma tu, così proprio non ti puoi vedere e soprattutto non ti puoi sentire, ti da fastidio anche scendere le scale e percepire nettamente quelle zavorre che ti ancorano a terra, non sopporti più sfiorare con la mano il gluteo trasbordante, il panciotto ripieno, il doppio mento allegro.
Finalmente convinta, vai in giro con 80 grammi di bresaola, prendi a calci il filone di Genzano, dichiari guerra al lievito, sputi sui carboidrati, tagli milioni di finocchi e carote, ingurgiti freddi yogurt magri mentre vorresti mangiare un panino con la porchetta completo di crosta croccante.
La dieta è quella cosa che continui a fare con grande sacrificio e spirito di abnegazione, poi, dopo mesi, hai finalmente perso 15 chili e ti accorgi che hai completamente smarrito le tette.
Ti dispiace molto questa cosa delle tette, perché ti piacevano, ti sembravano proprio gradevoli, femminili, tonde, amavi guardarle o lasciare che le guardassero con bramosia maschile.
Allora, riprendi lentamente a mangiare, ti lasci andare, pensi che se mangi un po' di più non ti farà male, magari questo rimpolperà i seni.
Inesorabilmente riprendi peso, lentamente ricompaiono le mammelle di un tempo, sei quasi felice, poi ti guardi di nuovo giù, lontano dalle tette e ti rendi conto di avere un'altra volta il culo come una portaerei.
La vita è piena di scelte difficili.
Culo normale e tette belle non ci sono concesse, mannaggia ai pescetti.

lunedì 14 ottobre 2013

Puzze e fastidi



C'è una situazione specifica che mi fa sentire a disagio, mi mette in ansia, mi avvilisce in senso evoluzionistico.
Esiste un fatto, un accadimento, una vicenda, che è sempre assolutamente spiacevole quando mi capita: entrare in un bagno, specie quello del posto in cui lavoro, che maleodora.
Non sopporto aprire la porta della toilette ed essere investita dall'olezzo fastidioso per le mie nari, non tanto per me e le mie nari appunto, quanto perché immagino che quelli che verranno dopo, i posteri, individueranno me come l'origine di tale maleodore e questo non mi piace.
Non sopporto uscire dal bagno, sorridere alla collega e lasciarla entrare in un luogo puzzolente, sapendo con certezza che sei secondi dopo penserà: " oh mamma mia benedetta senti che puzza ha creato questa Silvia, chi se lo sarebbe mai aspettato".

Non sopporto essere incolpata di qualcosa che non mi riguarda, non mi tiro indietro quando mi mettono sul banco degli imputati per qualcosa che ho commesso realmente, ma starci sopra accusata ingiustamente no, mi fa andare ai pazzi.

Prima di uscire allora, faccio cose inutili tipo soffiare, sventolare la cartaigienica per far circolare l'aria, aprire e chiudere la finestra come fosse un ventaglio, saltellare, spalancare le ascelle profumate di deodorante per contaminare l'aria con un buon odore.
Alla fine mi arrendo, apro la porta sperando non ci sia nessuno ad attendere il puzzolente turno, e se invece c'è qualcuno, provo ad intrattenerlo con notizie meteo o di interesse stagionale, dando sfogo a delle comode ovvietà: "mi cadono un sacco di capelli, sarà perché è il periodo delle castagne...", "hai già fatto il cambio di stagione?" e simili.
Non mi piace che si sospetti di me, che si pensi sia stata io se non sono stata io.

E' ora che la gente la smetta di fare puzze tremende ed uscire furtiva dai bagni, è giunto il momento che le persone si facciano carico delle proprie "creature", è arrivata l'epoca dell'outing, bisognerebbe dire: "ragazzi il bagno è impraticabile, mia suocera mi ha preparato la ribollita ieri, abbiate pazienza".

E' il momento che il mondo si renda responsabile delle proprie puzze.

lunedì 7 ottobre 2013

Il momento esatto




Amo il momento esatto in cui:

Mi sveglio e mi guardo mentre metto i piedi a terra.
Trovo una cosa che cercavo da mesi esattamente dove l'avevo cercata per mesi.
Rimando dicendo:" ci penserò dopo".
Trovo parcheggio.
Arriva lo stipendio.
Ho un intero giorno di ferie davanti a me.
Sforno la torta.
Mi siedo per guardare un film in solitaria.
Timbro l'uscita dal lavoro.
Mi sento così bene che correrei.
Riesco a rinunciare ai carboidrati.
Mi rigiro nel letto assaporando il cuscino.
Fuori piove e noi siamo dentro.
Faccio un bellissimo sogno.
Scrivo sul mio moleskine con la penna.
Compro un libro che mi piace.
Passeggio senza meta.
Mi sveglio di soprassalto pensando che sia troppo tardi e poi mi ricordo che è sabato.
Il sole asciuga i miei panni stesi.
Accendo il diffusore di essenze.
Mi fanno davvero il cappuccino con la schiuma.
Mi scaldo le mani davanti al camino di mamma e papà.
La psicologa accetta di prendermi in terapia per un anno.
Il parrucchiere fa quasi quello che avrei voluto facesse alla mia testa.
Faccio benzina e non ci devo pensare per almeno una settimana.
Un bambino mi abbraccia felice appena spunto in sala d'attesa.
I miei figli mi dormono accanto con quelle braccia aperte ed arrese.
Alla radio mandano una canzone che mi piace tanto.
Finalmente l'acqua della doccia raggiunge la temperatura perfetta per me.
Apparecchiamo per cenare insieme.
Ci sediamo per la colazione della domenica mattina.
Buzz Lightear dice a Woody: "si da il caso che io possa volare"
Mia suocera prepara le polpette.
Mia madre cucina le carote per Marco.
I miei figli mi annusano.
Un bambino mi chiama Sippia, Titia, Sibbia, Siva
Nel negozio di abbigliamento mi piace qualcosa che è in saldo e c'è persino la mia taglia
Buzz Lightear dice a Woody:"sei uno strano e triste omuncolo e ti compatisco"
Si forma la nebbiolina vaporosa sui vetri di casa mentre fuori fa freddo ed io sto cucinando.
Cominciano i palinsesti estivi.
Scopro di essermi innamorata.
C'è la cena pronta perché è avanzato qualcosa di buono dal pranzo della domenica.
Mangiamo insieme il brodo vegetale con la pastina all'uovo
Ci sistemiamo tutti e quattro sul divano per la serata-cinema del sabato sera.
Guardo Giacomo e Filippo mentre giocano con gli altri o fanno sport.
In chiesa dicono "tutti seduti".
Cominciano i palinsesti invernali.
Durante le previsioni del tempo dicono: "temperature in brusco calo" ed io rimetto i piumoni nei nostri letti".
Iniziano le vacanze di Natale.
Arriva la prima notte invernale con i piumoni.
Arriva la prima notte estiva con le lenzuola.
Abbiamo finito di fare l'amore e ti lasci abbracciare e baciare
Ho terminato il cambio di stagione di tutti e quattro e scrivo il bigliettino che leggerò solo la stagione seguente
Compro i pigiami nuovi per i miei bambini ed i calzini da maschio.
Ho appena fatto la ceretta.
In cui mi passa un dolore.
Ritrovo una vecchia fotografia.
Annuso la scatolina contenente il nuovo completino intimo
Metto un cerotto sulle vesciche e riprendo a camminare.
Arriva la pizza che avevo ordinato, proprio quella e non un'altra.
Ho in mano il mio giornale ancora incellophanato.
Woody dice a Buzz Lightear: " quello non è volare, quello è cadere con stile".
Marco borbotta: "vieni qui che ti faccio un massaggio".
I miei figli cantano.
Gli altri chiamano i nostri figli con il tuo cognome.
Mi preparano una tisana o mi sbucciano la frutta.
Faccio un brutto sogno, mi sveglio tremando piena di brividi grossi e tondi e ti abbraccio ritrovando il sonno ed un respiro regolare.
Finalmente consegnano le bomboniere.
La domenica sera ritorniamo verso casa.
Scarto le calze nuove e mi arriva il loro odore irresistibile.
Rimetto un vecchio jeans taglia 40/42.
Mi fanno una sorpresa.
Ridono per una mia battuta.
Una collega mi chiede:" vuoi qualcosa al distributore?"
Grattugio il parmigiano e ne mordo un bel pezzo di nascosto.
Compro qualcosa in pasticceria per una cena con gli amici.
Si sente il brusìo dietro le quinte nelle recite dei nostri figli e solo noi riconosciamo le loro voci fra quelle degli altri.

Qualcuno legge un mio post e si diverte o si commuove o si arrabbia insieme a me.

giovedì 3 ottobre 2013

Quel tempo



Quel tempo della mattina presto quando l'aria è frizzante e piena degli odori della stagione, del profumo dei forni, del vento carico di promesse, io non ce l'ho.
Quel tempo che è ancora presto e puoi fare cose bellissime come sederti e bere un cappuccino, fare la cacca senza contemporaneamente, allacciare le scarpe ai tuoi figli o scolare la verdura per la sera, io non ce l'ho.
Quel tempo vuoto e lento, senza appuntamenti, pieno di possibilità da vagliare, quel tempo da riempire con una passeggiata in centro, un libro su una panchina, una corsa al parco, la visita ad un museo, una mostra di pittura, dello shopping consolatorio, una fuga al mare, del sesso con l'amante, un massaggio in un hammam con un'amica, io non ce l'ho.
Quel tempo dopo aver portato i figli a scuola, quando hai ancora i capelli spettinati dalla notte, quando non c'è trucco sul tuo viso, quando i muscoli sono molli di sonno e gli occhi pieni di sogni, quel tempo per decidere cosa essere, per rimettersi sotto alle coperte in barba al mondo frenetico, io non ce l'ho.
Quel tempo per andare a fare la spesa al mercato, riempire le buste di frutta e verdura, di pesce fresco da preparare per pranzo con cura ed attenzione, di chiacchiere con le altre persone libere come saresti tu, quel tempo per prendere ricette dalla signora che ti vende i carciofi, per osservare la pasta che lievita sul termosifone, tempo pieno di film da guardare con le ginocchia al petto, raggomitolati sul divano, io non ce l'ho.
Quel tempo in cui la vostra casa è piena di luce ed ha bisogno della tua attenzione e della tua fatica senza controllori, di una fatica che in fondo tu ami perché la puoi gestire, quel tempo in cui torni a casa e ti prepari un caffè, una tisana bollente e pretratti una federa del cuscino, macchiata di rimmel, quel tempo in cui telefoni a lungo ad un vecchio zio e leggi i fumetti sul lettone, quel tempo in cui puoi permetterti di sederti a scrivere senza rubare il tempo a nessuno, io non ce l'ho.
Quel tempo in cui prepari la casa per accogliere tutti quelli che ci vivono insieme a te, in cui la profumi e la rendi casa, un tempo per buttare giù i libri e spolverare li sopra, staccare le tende e riappenderle umide e fresche, ordinare le fotografie e riderne o piangerne un po' e magari, finalmente ordinarle.
Quel tempo per restare zitta, per non fare, immobilizzarsi o partecipare ad un corso di kung fu intensivo, per respirare come gli yogi, per mettersi lo smalto sulle unghie, un tempo senza guidare né parcheggiare, né atrofizzare il piede sulla frizione, un tempo per fare l'uncinetto o cucire una coperta di lana pesante, io non ce l'ho.

Quel tempo che vedo ogni mattina accanto a me, dentro ai visi di quelli che mi vivono vicini mentre io corro e loro, a questa corsa non partecipano, ne restano fuori.

Io vorrei quel tempo, anelerei quello spazio, sogno quell'opportunità tanto lussuosa ed incredibile, resto dentro invece, salgo ogni mattina su quel treno in corsa del quale ogni tanto smarrisco la destinazione.

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