martedì 28 febbraio 2012

Raccolta fondi




"Mamma tu cosa volevi fare da grande quando eri piccola come me?"
"Da piccolina volevo fare la macellaia e preparare polpette a non finire"
"poi volevo fare la ballerina ma avevo le cosce di Sebino Nela"
"chi è Sebino Nela?"
"un calciatore della Roma che aveva cosce come le mie"
"poi?"
"poi volevo fare la crocerossina in Uganda, volevo diventare Madre Teresa di Calcutta e vincere il nobel per la pace"
"che cose difficili"
"si, però c'è stato sempre un sogno dentro di me, sempre lo stesso fin da piccola, un sogno che non mi ha mai abbandonata, neanche ora"
"quale sogno mamma, quale?"
"fare la scrittrice"
"cioè?"
"scrivere i libri e venderli nelle librerie"
"perchè non ci sei riuscita?"
"per tanti motivi tesoro, forse non li ricordo neanche tutti questi motivi, spesso la vita ti propone delle sorprese mentre cerchi di sorprenderla tu"
"perchè non ci provi ancora?"
"due anni fà ho spedito un mio romanzo ad una casa editrice, una specie di fabbrica che stampa i libri ed ha accettato di pubblicare il mio libro"
"bello e poi?"
"io ho rifiutato perchè volevano trecento euro per farmi partecipare alle spese di stampa e pubblicità"
"e perchè non glieli hai dati questi soldi?"
"perchè non abbiamo soldi da sprecare, ci sono tante cose da fare prima di pubblicare il mio libro"
"mamma, non ti preoccupare più, te li dò io i soldi per diventare una scrittrice, rompo il mio salvadanaio che è pieno pieno e tu puoi vendere i tuoi libri in libreria"
"oh tesoro ma è un pensiero bellissimo grazie ma..."
"guarda, te li dò tutti tutti tranne uno, un soldino me lo tengo io"
"va bene, e cosa ci devi fare con quel soldino?"
"comprarci una copia del tuo libro".

martedì 21 febbraio 2012

Stormi e tangenziali





Dopo nove ore di lavoro, mi ritrovo con la mia macchina grigia sulla rampa della tangenziale, in salita, sopra di me un cielo di nuvole spesse alternate a pezzi di cielo libero, improvvisamente uno stormo di uccelli che danzano in un ritmo dolce come un'onda, come un singulto leggero.
Mi incanto a guardarli con il naso all'insù, stringo le mani sul volante, gli altri mi sorpassano, il traffico cerca di inghiottirmi, seminarmi, gli uccelli densi come un fluido scuro continuano l'elastico movimento coordinato come la migliore delle sintonie, la più armonica delle sinfonie.
Resto a bocca aperta, nel frattempo mi attraversano la mente come piccoli flash, le immagini ed i suoni della mia famiglia, della mia vita, di un sorriso fatto durante la giornata, di un panino masticato in fretta, di un parcheggio non trovato, di un amore fatto più lentamente del solito, dei miei figli che mi dormono accanto, del problema di matematica non risolto con quel bambino che non riesce a risolvere i problemi matematici.
Gli uccelli, si allungano come una macchia e poi vengono risucchiati come acqua dal sifone, sembrano avanzare e poi tornano indietro come onda di mare sulla battigia, gli uccelli danzano, non si perdono, si amalgamano, non si stracciano, i miei pensieri sono ricordi, attimi, sensazioni impresse nella mia pelle che nessuno potrà mai leggere, accudire, disvelare.
La mia memoria attaccata al lembo di una maglietta, un tempo dilatato e microscopico, un balzo, lo scorrere di qualche minuto nella fretta di questa vita di fretta, e chissà dove stiamo andando ma l'importante è andare andare.
In un attimo gli uccelli non ci sono più, hanno lasciato il cielo sgombro dei loro corpi vibranti e leggeri come aria o rami vuoti, il cielo è rimasto sporco solo di nuvole, imbrattato di un inverno freddo e testardo come la più testarda delle donne.

Se morissi adesso, mi dispiacerebbe un bel pò.

sabato 18 febbraio 2012

Si, danzare





Ascoltate il vostro respiro, scaricate il peso a terra, la gamba mi trascina il busto, la spalla segue, sperimento lo spazio, mi immagino lungo, mi immagino tondo, rotolo come un bambino, lancia il piede di lato, abbandona il peso, abbiate fiducia nel compagno, questo è il vostro compagno, la palla è la vostra storia abbiatene cura, la palla è responsabilità di entrambi, se perdete la palla vuol dire che non vi siete ascoltati, chiudete gli occhi ed ascoltatevi, respirate in sincrono, sentite l'aria sul viso?tira il muscolo? allungatelo, schiacciate le vertebre a terra, salite su seguendo una spirale, la colonna si srotola come un tappeto, e pa pa pa là, liberate il collo, spalancate le braccia, apritevi all'altro, sentite il battito, cercate un appoggio, lavorate sul movimento trattandolo come fosse liquido da lasciar scorrere, sentite la propulsione l'energia, e tan tan tan.
Questo linguaggio, insieme al parquet consumato, la sbarra di legno, gli specchi, la polvere ed i capelli che ti si attaccano ai pantaloni, la corsa con il borsone sulle spalle per arrivare in orario alla lezione, i sorrisi fra i compagni, i piedi nudi che si scaldano lentamente, il pensiero che si rigenera respirando insieme ai polmoni, battendo contemporaneamente al cuore, questa sensazione di pausa, di stand-by che interrompe pensieri e responsabilità per un paio di ore, l'odore del tuo sudore che avevi dimenticato, significano una sola cosa...sono tornata a danzare.

martedì 14 febbraio 2012

"D'interrogazioni, D'Annunzio ed estinzioni"




"Tesoro, sono emozionata, come è andata la tua prima interrogazione sulla poesia di D'Annunzio?eh?dimmi dimmi, racconta a mamma tua..."
"mamma, è andata benissimo, ho avuto un bollino con il sorriso, un bacio in fronte ed il voto che si chiama:"eccellente"..."
"Uào che bello, la sapevi benissimo, eri proprio bravo ieri mentre la recitavi"
"si và bene, lo sai che era la prima interrogazione per tutti, mica abbiamo avuto lo stesso voto sai? ognuno ha avuto il suo"
"immagino, tu comunque pensa a te, non è una gara"
"si me lo dici sempre, però per esempio Giovanni ha preso solo estinto e ci è rimasto malissimo".

Te credo.

domenica 5 febbraio 2012

Aria di cielo





Avrei voluto registrarti per farti riascoltare o riascoltarti io stessa fra qualche anno.
Avrei voluto fermare le tue parole che sembravano un fiume in piena ma non ho potuto ed allora verranno inghiottite dal tempo che passa, dai ricordi che sbiadiscono, dalla memoria che non ricorda e non è più memoria.
Avrei voluto risentire ciò che mi stavi dicendo nel momento esatto in cui me lo stavi dicendo, per non permettere che i tuoi pensieri spontanei come certi fiori che non è necessario piantare, si perdessero come questa neve imprevedibile e rara ai bordi della nostra città.

Invece tu parlavi ed io tentavo di risponderti, ma annaspavo accanto alla tua sensibilità, al tuo dolore, alla tua preoccupazione di bambino di prima elementare.
Al buio, sotto alle stelle giallognole comprate dal ferramenta, mi hai detto, con frasi lunghe e semplici, interrotte dalle mie risposte che qui non riporterò:
"non mi convince questa cosa della vita, non lo capisco questo gioco, sembra che un gigante ci prenda e ci tolga da qui e ci metta in cielo e poi ci risposti per tornare in vita, mi sembra così inutile, ingiusta questa cosa, che senso ha?ma io potrò portare con me il mio orsacchiotto Mimmo preferito il giorno che morirò?e come faccio poi quando rinasco se rinasco?entro con Mimmo nella pancia così ci giocherò nella nuova vita, la seconda?perchè io credo che questa qui sia la mia prima vita.
Non mi convince sta' cosa di morire e rinascere, non mi convince per molti motivi,almeno sette, non capisco come faccio a rincontrare i nonni vecchi e morti in cielo quando loro dovrebbero già essere rinati e piccoli?Io sarò molto arrabbiato il giorno che morirò ed andrò in cielo, sarò arrabbiato perchè non potrò più accarezzare i miei figli, fare colazione con mia moglie, e tutte quelle cose che mi fate tu e papà che mi piacciono tanto quelle cose che mi fate.
Ma poi lì c'è acqua secondo te?cose da mangiare?tu che dici?mi fà paura tutto questo, non mi dire che fà paura pure a te perchè così mi fai più paura.
Che aria si respira lassù per te?aria di cielo o aria di terra?arriva fino a lì la puzza delle macchine e lo smog che dici sempre tu?
Farò di nuovo gli stessi capricci quando rinascerò o farò cose diverse?posso cambiare quello che mi succede od avrò gli stessi giocattoli di ora?
E' davvero uno strano gioco che non capisco questo mamma e non mi riesco ad addormentare se ci penso, allora raccontami quella storia mezza pazza che mi fà ridere che ti inventi tu, quella piena di errori, quella di Pino, così rido e magari mi passa, eh mammina che dici, si può?"

"C'era una volta un bambino paffutello di nome Pino, tutti lo chiavano Pino e la mortadella..."

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