Resterei



La mattina resterei a casa.
Attenderei il sole guardando dalla finestra, osserverei i segni del freddo sugli alberi di fronte, mi siederei sul letto davanti ai vetri leggeri della mia camera.
Sorseggerei il mio caffè, che non bevo mai tutto in un sorso, ci impiego un sacco di tempo, ci impiegherei ancora più tempo.
Non farei altro che aspettare, aspetterei.
Aspetterei che il condominio si svuotasse, si azzittisse, mi sdraierei nel letto, sotto alle coperte che sarebbero ancora tiepide della notte, metterei la mia musica, aprirei il libro nel quale ho lasciato un angolo piegato, ricomincerei a leggere senza fretta, ogni tanto guarderei il cielo alla mia destra, mi stiracchierei.
Semplicemente ascolterei i suoni lontani della strada piena di gente che corre e si affanna, per godere solo del fatto che per un giorno non ne farei parte.
Resterei nel letto senza vestiti, per sentire la freschezza delle lenzuola sulla pelle nuda ed il peso delle coperte invernali sulle spalle stanche.
Mi addormenterei di quel sonno pieno di sole sul viso, senza averne fastidio, ma solo una carezza dolcissima.
Aspetterei per mattine e mattine, attenderei che arrivasse la primavera, che finisse il freddo, mi alzerei solo una volta che fossi sicura dell'arrivo della nuova stagione, una volta visti i mandorli ed i peschi in fiore, solo dopo aver sentito gli uccellini cinguettare, aver fissato la luce nuova che la primavera porta con se.
Solo allora scosterei le coperte, infilerei un vestito nuovo e leggero, delle scarpe con il tacco, mi truccherei perchè tu mi trovassi bella,e correrei fuori, per raggiungere ancora una volta, la nostra meraviglia ed il tuo braccio.

Commenti

Emme ha detto…
Desideri. Dubbi. Il mattino ha loro in bocca.
Restare. O partire in macchina, Lancia in resta, strana folle marcia tra la prima e la retro. Ottenere la valuta straniera con il cambio automatico.
Lavorare a tempo pieno, o ridurre le ore settimanali. Ma part time è un po’ morire.
Lasciare queste fredde lande del Nord dove è frequente la senofobia, ma io no, mai avuto paura di un bel paio di tette.
Non posso vederti in questo stato ma non trovo il passaporto.
Partire in treno. Ti ringrazio dal vagone, treno merci beaucoup.
Andare in Toscana, incerti tra una vaccinazione di massa, o un’ obiezione di Carrara.
Visitare il chiostro indelebile di una qualche famosa suora di clausura.
Navigare. Finalmente non sul web. Rollo e beccheggio, Romolo e remo, navigo col natante, surfo col surfattante, dilato gli alveoli, di fianco i bronchioli, senza braccioli, braciole, costine, coste, spiagge, sabbia, castelli, in aria, come merli, piccoli e magici come Merlino, piccoli come merletti, vecchi e con arsenico, Lupin, Lupa, Romolo e remo. Roma. Amor.
Al barcone del bar un triste soprano con un basso tenore di vita. Una birra per la Callas, Divina con media.
Lasciare questo malessere mattutino, impalpabile come una pioggia sottomarina, patetico come un tappetto persiano.
Un’ associazione venefica.
Prima che lo spazio si riduca all’ospizio.

Un saluto ittico
dal tuo amico di pinna

Emme
Emme ha detto…
lascio due commenti a questo post così magari, pur restando in media, evito di commentare il tuo post sulle scarpe. Argomento che, a differenza di una via di scalata o di un cavallo, non mi vede ferrato, come forse sai.
Silvia ha detto…
Un genio indiscusso sei.un giocoliere di parole.un equilibrista del linguaggio.chissà come e quando hai imparato.a differenza della questione décolleté/stivaletti...
tinavanda ha detto…
commovente non cè tra le opzioni!
silvia ha detto…
Bella lei, la nostra tinavanda del cuore...

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