martedì 25 giugno 2013

Il triste caso di papà Pig



Il padre di Peppa Pig è un poveraccio.
Il padre di Peppa, chiamato papà Pig, è grasso, goffo, con la barba rada ed incolta, pigro ed un pò sfigato.
Peppa, sua madre, il secondogenito quasi muto detto George, gli amici, i suoceri, i genitori, tutti lo deridono.

Papà Pig viene costantemente umiliato, lo trattano tutti come un imbecille, si incastra nelle case sugli alberi, tutti lo tacciano di pinguedine (che per un maiale non è una bella cosa)sfascia la barca del suocero, sbaglia sempre strada, si vanta di saper montare la tenda al campeggio mentre poi si impicca e lo salva la moglie ingioiellata che riesce a costruirla in dieci minuti.

Papà Pig attacca le frittelle sui soffitti, cammina pesantemente, non sà giocare a calcio e se ci va, ce lo mandano con una ridicola maglietta rosa stinta.
Peppa Pig lo deride, gli dice costantemente:"sciocchino papà, stupidino papà, tu sei grasso papà, tu non ci riesci papà.."

Tutta la famiglia Pig ride bellamente di questo pover'uomo, sia che corra un pericolo, che si trovi di fronte alle angherie della vita.
Papà pig è mezzo ciecato, perde i suoi occhiali per un'intera giornata poi si scopre che ce li aveva avuti sotto al sedere per tutto il tempo, canta stonando come una campana, suona gli strumenti musicali in maniera oscena, si ingozza di patate, rutta e rotola invece di correre, viene inseguito da uno sciame di api se solo tenta di leccare uno stupido ghiacciolo.
Papà pig si offre per gareggiare con la sua viziatissima figlia, ad una staffetta e lei gli risponde:2ma tu non sai correre papà, hai un'enorme pancia", e lui, invece di schiaffeggiarla sonoramente, la supplica senza dignità.

A papà Pig gli mettono all'asta la sua poltrona preferita, gli rubano sciarpa e cappello per applicarle al pupazzo di neve mentre lui si congestiona dal freddo, nessuno lo calcola, nessuno lo rispetta, il suo potere educativo è pari a zero carbonella.
Mamma Pig ha un lavoro dignitoso, una carriera ben delineata, di papà Pig non si conoscono occupazione nè saldo contabile, serve succhi di frutta e torte a tutti e nessuno se lo fila.
Papà pig ha tutta la famiglia sulle spalle, arranca, ansima e suda come un maiale.

Papà pig subisce soprusi quotidiani, è un adulto che soffre, neanche una spalla maiala amica su cui piangere.
Papà pig viene continuamente scippato del suo ruolo genitoriale, derubato del sacrosanto diritto al rispetto umano, dell'inalienabile conforto cristiano.

Papà pig è un romanticone, si ricorda tutto della sua storia con mamma pig, non dimentica un anniversario, le continua a fare serenate, ad invitarla a ballare, a corteggiarla, ma lei, è probabilmente, l'unico caso di maiala insensibile e glaciale.


Fonderò un'associazione per la tutela del maiale maltrattato, e la intitolerò a papà pig, povero maiale martire.

http://www.youtube.com/watch?v=XyL2csCn-Ek

giovedì 20 giugno 2013

Il brutto



Il brutto l'ho visto subito.
Il brutto colpisce come un calcio sui denti, uno schiaffo inaspettato, una crepa nel muro, uno scherzo di cattivo gusto.
Il brutto è brutto, non si discute.
Il bello può essere discutibile, sul concetto di bello ci si può confrontare, scambiarsi opinioni, il brutto è brutto punto e basta.

-Le unghie con lo smalto scheggiato
-le vene varicose
-gli infissi in ossidal
-i leggins su cosce da rugbista
-le calze smagliate
-le pancere
-i reggiseni da allattamento
-la diarrea
-i denti gialli
-i pannolini sporchi sulla riva del lago
-le cravatte fiorate
-le scarpe lucide da uomo
-le scarpe lucide da donna
-Renato Brunetta e Domenico Scilipoti, per i quali l'ultima motivazione è quella estetica
-gli spazzolini da denti con le setole spalancate e secche
-il novanta per cento delle pantofole
-i profumi di Renato Balestra presi dal tabaccaio
- il packaging dei prodotti di Renato Balestra
-certi tappetini comprati al mercato, quelli con i girasoli spampanati che si stagliano su sfondi improbabili
-l'edera finta e piena di polvere sui balconi
-il linoleum
-i gambaletti
-la ricrescita dei capelli visibile a meno di tre metri di distanza
-quelli che si soffiano il naso e guardano dentro al fazzoletto
-le piante di plastica
-quelli che si tolgono le mutande sporche e le annusano prima di metterle nel cestone dei panni da lavare
-il riporto degli uomini calvi
-il riporto degli uomini calvi quando si alza il vento
-i cappottini per i cani
-gli uomini con i calzini di spugna corti ed i mocassini di pelle
-gli uomini con i sandali di cuoio ed i calzini di spugna
-gli uomini con i calzoncini color cachi ed una delle due combinazioni calzaturiere sopracitate
-gli zoccoli bianchi con i forellini, quelli sformati, ingrigiti, induriti, tondi e bitorsoluti
-gli slip a vita alta
-gli slip a vita bassa quando sei grassa e strabordi
- le case piene di gigantografie degli sposi rigidi, con le cornici a giorno
-i perizomi se non sei Belen Rodríguez o similare
-certi topless
-le dentiere in fuori gioco
-i Chihuahua
-i Chihuahua nelle borsette
-le borse Braccialini con i polli di plastica attaccati che penzolano nel mondo
-i Chihuahua nelle borse Braccialini, che tentano di addentare il pollo di plastica
-certe spose e certi sposi e certi invitati degli sposi
-i vestiti brilluccicosi per gli uomini che credono di essere eleganti
-i denti con la cicoria incastrata dentro
-le luci al neon
-le tendine rigide ed iridescenti fermate con i brillocchi calamitati
-le tovaglie di plastica con i girasoli (di solito fanno pendant con i tappetini)
-i mobili in radica di noce lucido
-i mobili bianchi lucidi
-i mobili lucidi
-le unghie finte
-le abatjour con i filetti pendenti
-la gente che si accalca davanti ai banchetti e mangia come se non lo avesse mai fatto prima
-un tuo commensale che si inserisce lo stuzzicadente nei pertugi odontoiatrici mentre ti parla
-chi succhia rumorosamente il brodo
-chi ti racconta cosa non ha digerito
-gli uomini che non si accorgono
-le donne che si dimenticano
-quelli che arrivano sempre troppo tardi
-quelli che arrivano sempre troppo presto
-le bucce di melone fuori dalla spazzatura
-una torta quasi finita o più generalmente ciò che non è più intero
-i cornetti della maggior parte dei bar, duri, secchi, con una pennellata di bianco sopra, tutta crepata
-il mare che non abbia i seguenti colori: azzurro-blu-verde acqua
-gli orecchini grandi e pesanti
-la cellulite
-la torta romantica
-la pelle a buccia d'arancia (mai vista, ho sempre incontrato ed avuto solo cellulite, la pelle a buccia d'arancia, molto probabilmente non esiste)
-le tazzine sporche ed incrostate
-le tazzine sporche ed incrostate nelle quali hanno spento il mozzicone di sigaretta
-le bucce della frutta a tavola mentre stai ancora mangiando
-i portavasi con l'acqua nella quale galleggiano mozziconi di sigaretta
- le mechès verdognole
-il trucco a chiazze
-i fondotinta marroni e sudati
-il rimmel appalloccato
-i peli in genere sulle varie parti del corpo femminile(tranne per rare e piacevoli eccezioni)
-i baffi con le punte all'insù
- i gilet con i rombi
-i peli sulla schiena
-i pigiami ragno o simil ragno
-la flanella
-le cose appassite
-i piatti sporchi nell'acquaio
-le canottiere con le righine
-la pila dei panni da stirare
-i bambini con i videogame al parco
-i film horror fatti male
-le canzoni cantate da cantanti sfatti ed annoiati ai matrimoni
-le doppie punte
-gli occhi sporgenti
-le labbra sottili
-i nasi gobbi
-le donne con pochi capelli
-le orecchie a sventola
-gli uomini con il petto morbido, tondo, bianchiccio e cadente
-gli uomini con le mani trascurate
-i mollettoni
-i cerchietti con i fiocchi
-i fiocchi
-gli uomini con le mani sempre impegnate a smucinarsi la zona pelvica
-le schiene ustionate e rosse
-quelli che si puliscono il naso mentre guidano
-chi dice che gli piacerebbe tanto leggere ma non ha il tempo
-quelli che si contorcono per togliersi le mutande finite fra le chiappe
-quelli che rispondono al cellulare durante i convegni
-quelli che litigano alle recite dei figli piccoli
-la televisione ad alto volume
-i reality
-Barbara D'Urso
-la voce di Anna Moroni
-la Santanchè
-i concorsi di bellezza
-quelli che ti fissano le tette mentre gli parli
-i peli sui nei
-la vitiligine
-le patate e le cipolle ai piedi
-le ginocchia e gli alluci valghi
-le caviglie tutte d'un pezzo
-le infradito di gomma bollente
-la sabbia nel sedere
-i bagni pubblici
-la ruggine
-le macchie di umidità
-i proctologi e le emorroidi
-i motori dell'aria condizionata sui balconi
-le antenne paraboliche sui balconi
-certi balconi con gli armadi e le cose accatastate
-le imitazioni
-Massimo Giletti in toto ed in particolare la nuance dei suoi capelli osceni
-i panni stesi in casa
-i panni bagnati sui termosifoni
-le magliette griffate
-lo stile da barca con i timoni che contengono orologi
-le lische dei pesci con le teste penzoloni
-le occhiaie se non sei Anna Magnani
-le bambine piccole con gli orecchini d'oro
-le bambine piccole con i tacchetti Lelly Kelly
-le Lelly Kelly
-i jeans tigrati, i maculati, gli zebrati, gli animalier in genere
-gli animali impagliati
- il novantatrè per cento delle bomboniere
-le vetrinette piene di bomboniere (non del rimanente sette per cento ovviamente)
-i pierrot sul letto
-i peluche dietro alle macchine
-gli arber magique
-il calcare
-il capitonnè in generale
-le macchie di sudore rancido sui vestiti
-le cose unte
-la maggior parte dei centrini grigiolini
-le coperte di pile in colori sgargianti
-le lenzuola con i palloni
- i piedi con i pallini
-i parrucchini
-le calze color daino
-la biancheria ingrigita da bucati sbagliati
-le unghie con le micosi
-i parrucchieri con i poster degli anni '80
-la permamente a pecorella
- il frisèè
-il rossetto sui denti


E non ho detto tutto.
Forse senza tanto brutto, il bello non sarebbe così bello.

giovedì 6 giugno 2013

La bellezza





Non credo di averci fatto troppo caso finora.
Non ci prestavo granchè attenzione, né su di me, né fuori di me.
Giravo per il mondo (purtroppo un piccolo pezzo di mondo)con degli improbabili sandali con annesso calzino bianco, capelli fuori controllo, maglioni infeltriti da uomo extra large, scarponi sbucciati, vestitoni che piombavano nelle pozzanghere e nei fossi che incontravo.
Non ho mai avuto gioielli, né li ho in nessun modo desiderati, non ho mai posseduto fazzoletti, ombrelli, orologi.
Non ho mai valutato l'estetica, la bellezza di qualcosa, mi pare di aver osservato per anni, esclusivamente le persone, i loro gesti, fatto attenzione solamente alle parole ed agli sguardi che gli altri si scambiavano.
Per quasi una vita non ho cercato la bellezza, ero storta, scoordinata e dinoccolata.
Per quasi una vita sono stata distratta, stropicciata, trasandata e "triviale" come mi diceva mia nonna.
Per quasi una vita mi sembrava tutto raggiungibile se solo avessi vissuto con amore e passione, tutto era bello, non la bellezza, ma la possibilità di crearla.
Poi sono cresciuta, ho avuto figli, paure, delusioni.
Poi sono diventata grande ed ho raccattato dolore e senso di impotenza, fallimenti e odore di morte, perdite e sconfitte.
Allora me ne sono accorta.
Solo allora mi è parso di vederla.
C'era un grande bellezza intorno a me, ovunque.
C'era una bellezza commovente, eccitante, che poteva mettermi addosso un senso di vita potente come un ciclone.
Ho alzato la testa china sullo sterno ed ho guardato davvero, era pieno di tutto, era pieno di bello.
In quel momento mi è successo che ho perso la testa per la bellezza, il tratto, il segno, la profondità di un colore, il modo obliquo di cadere di un raggio di sole, un pastello temperato, un vaso che filtra la luce inglobando acqua, il viso di una donna, le gambe magre che corrono leggere, un rossetto intenso, i capelli curati, un profumo articolato, una tavola apparecchiata, una pentola di coccio, un mobile rosicchiato dal tempo, l'eleganza di un gesto, la sensualità di un incedere.

Nel difetto del vivere, ho cercato spasmodicamente la sua perfezione.

Nella paura dello squallore ho fiutato la disposizione esatta delle linee creative e pulite, ho guardato il disegno puro di un percorso di montagna, seguito con il dito, l'azzurro sfrontato di un cielo finalmente libero.
Sono innamorata della schiuma di una tazzina di caffè, di una guepìere di raso, dello zucchero a velo che esalta ogni mio dolce, dell'ordine rassicurante delle cose belle.
Ora penso che un vecchissimo orologio sottile, sarebbe un regalo che mi farebbe davvero felice, mi accorgo che vorrei seminare nei miei figli l'idea del bello, il culto di una fotografia nitida e piena di anima, di una scultura stupefacente, il suono dolce di una poesia raccontata di sera, l'immagine di un tea che bolle con le sue foglioline che lentamente si dischiudono nell'acqua.
Vorrei che i miei bambini imparassero a sbirciare nelle case, ad intuirne il "colore" interno, vorrei che imparassero a scartare il brutto, l'avvilente, finchè sia loro possibile.
Avrei voglia di dedicarmi solo a questo, dalla mattina appena sveglia, rispettando il liturgico rito di una colazione fresca da gustare nel letto, dentro ad un lenzuolo liscio come la carezza di un bambino, fino a sera, ho voglia di esitare sul balcone per godermi una terrazza piena di fiori e piante lucide.
Vorrei vivere per godere del bello fino al mio ultimo giorno, intossicarmi di film bellissimi, musiche meravigliose, andare in bicicletta, una bicicletta dalle linee tonde, con un cestino pieno di basilico e pane appena sfornato, croccante.
Voglio ingozzarmi di bellezza, preparare un'insalata piena di colori, affettare zucchine e carote sottili, spremere un limone sodo ed acre, voglio amare una donna che trovo bellissima, toccare un uomo che trovo incredibile, fotografare bambini ed altalene.
Vorrei muovermi e scoprire il bello delle città, dei luoghi.
Vorrei ogni giorno, passeggiare dentro al bello, affondarci le mani, assaggiarlo.

Voglio il bello buono, il bello gustoso, il bello accecante.
Voglio un biglietto meraviglioso con i colori giusti, una scatola di caramelle di latta, un tovagliolo di lino grezzo, e la materia da sperimentare con le dita.
Voglio provare e sentire, dedicarmi del bello, regalarlo alle mie amiche, voglio sentire un bel massaggio su di me, un bell'odore di mare fra i capelli, voglio raggiungere posti belli e regalarli ai miei bambini perché imparino.
Voglio evitare il brutto, combatterlo con la luminosità di un giorno pieno di bello, mai un giorno libero mi ha resa tanto eccitata, un giorno con una colazione bella senza fretta, senza cose brutte da mangiare, con il bello di gesti rilassati, coccole per me, respiri pieni zeppi.


Voglio ancora più bellezza.

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