sabato 8 dicembre 2012

AAA serate smarrite cercasi

Il tempo vola. Scritta una ovvietà di tale portata, non paga, continuo. Il tempo vola inesorabile, schiaccia, cancella, comprime ricordi e sensazioni, giusto il tempo di accantonare una quarantina di natali, dei quali ricorderai solo piccoli flash non ricollegabili in maniera precisa, giusto il tempo di collezionare estati che sembravano infinite allora, ed in questo momento, anche strizzando gli occhi, riesci a risentirne appena l'odore, giusto il tempo di ritrovarsi grandi, con i figli, il lavoro, le responsabilità, un debito personale, molto soffocante, con la banca per i prossimi 28 anni, un debito pubblico molto più soffocante, accumulato in anni di mal governo sfacciato e scostumato, senza dignità nè senso della misura. Giusto il tempo di svegliarsi ogni mattina all'alba e non smettere di pedalare fino a sera, quasi senza respirare:le colazioni, la scuola, le malattie, il lavoro, la spesa, la cucina, le lavatrici, le pulizie, i compiti, la cena, i piatti, l'addormentamento, una pausa notturna spesso spezzata dai nani che chiedono, vomitano, piangono, bevono, fanno la pipì a letto, hanno degli incubi,scivolano dietro la testata, e poi, via, si ricomincia, in una lotta rotonda, spesso monotona come la ruota dei criceti, faticosa come una pedalata in salita e stop, fine. Il tempo vola, brucia, corre sulla tua faccia che non hai il tempo di vedere invecchiare, ma un giorno tutto d'un tratto,ti accorgi che lo sta facendo inesorabilmente, senza pietà come con tutti quelli prima di te. Mi sono resa conto che il tempo, in questi anni, non è volato, quasi non è stato, ed ho da poco capito il perchè:non ho più le serate. La serata, prima, era una cosa bella, lunga, vivibile, godibile, ti dava l'impressione di avere del "tempo libero", non guardavi l'orologio, andavi al cinema, passeggiavi, facevi il corso di danza fino a tardi, guardavi un film, due film, restavi ad un concerto e tornavi con la bicicletta, facevi yoga o leggevi, leggevi. Le serate erano piene di cose che ti piaceva ritrovare, erano fatte di cene con gli amici, giochi da tavola, lunghissime chiacchierate in giardino con le candele accese, le serate erano piene di musica, sperimentazioni, confessioni, progetti, scambi. Le serate ti davano il senso del tuo tempo, prezioso e lento, mangiavi quando avevi fame, dormivi quando avevi sonno, facevi l'amore esattamente quando ne avevi voglia, e respiravi guardando fuori dalla finestra mentre il mondo scorreva fuori, oppure andavi fuori a correre con il mondo. Ora non ho più le serate, finite tutte le incombenze, caracollo sul letto, allungo una mano debole verso l'amato libro e leggo poco, piena di pensieri sull'organizzazione generale, sulle bollette, sulle scadenze al lavoro, sulla borsa della piscina che deve essere già pronta e messa in macchina dieci ore prima, altrimenti non farai in tempo a tornare indietro per prenderla, ci andrai direttamente con il figlio grande, di ritorno da una intera giornata di lavoro, e poi svengo non mi addormento, perdo praticamente i sensi. Le serate erano l'elastico con cui allungare le giornate, dare loro respiro, il modo per far sì che la vita fosse breve sì, ma larga, intrisa di tutto ciò che amavi ritrovare. I miei figli sono una gioia immensa ma piena di preoccupazioni, corse, affanni, paure paralizzanti, passaggi obbligati, imprescindibili. Non faccio quasi più ciò che mi piacerebbe ancora fare, non posso uscire, danzare, cucinare tardi, leggere fino alle due di notte, scrivere con la penna ed un pezzo di carta, guardare tre film consecutivi alzandomi solo per fare pipì. Non ho più le serate, e senza di loro il giorno finisce come un morso che ti trancia le dita, non ho più le serate e le giornate senza di loro, sono un pò tutte uguali, niente di quello che ti caratterizzava, le diversifica, le colora. Non ho più le serate, e non ho idea di dove possa averle messe.

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