sabato 20 dicembre 2014

Anatemi



Appena sono diventata mamma, ho tentato di contenermi a tale proposito.
Nei primi anni della mia maternità mi sono ripromessa di non farlo quasi mai, e semmai, di farlo in maniera sfumata esclusivamente quando non avessi resistito.
Lentamente non sono più riuscita a trattenermi ed ora sono giunta all'apoteosi di tale mia caratterista linguistico-comunicativa, ecco il risultato:

"Non saltate sul divano che vi risale il bolo dall'esofago ed i succhi gastrici vi aggrediscono la mucosa!"
"Non vi arrampicate sulla libreria, cadete all'indietro e vi lesionate per sempre la colonna vertebrale"
"Non dondolate così velocemente, potreste perdere il controllo, impattare sul terreno e restare paralizzati"
"Non bevete bevande fredde vi viene una congestione"
"Non mi fate gridare così, mi sta partendo un embolo"
"Non parlate mentre masticate, potreste incappare in una polmonite ab ingestis"
"Non gridate così, vi si sfilacciano le corde vocali"
"Copritevi bene o vi viene la broncopolmonite con versamento pleurico"
"Non leggete al buio, sforzate la retina e diventate ciechi"
"Espettora espettora, liberati del catarro, altrimenti ti intasa i polmoni"
"Vuoi lo zucchero bianco?ma hai idea di quanto sia raffinato e nocivo lo zucchero bianco?sei pazzo o cosa?"
"Tenete dritta quella schiena o vi verrà il gibbo"
"Mangiate poca carne, quella vi intasa i reni, avete idea di cosa voglia dire metabolizzare quelle proteine animali?"
"Non bevete il latte vaccino, la vostra lattasi si è estinta da tempo e le molecole grasse utili per un vitello non vanno certo bene per voi due"
"Non stropicciatevi gli occhi che vi graffiate il cristallino"
"Attenti con questa bicicletta, cadete e vi spezzate l'osso del collo"
"Uscite dal mare, avete le labbra blu, non vi si riattiva la circolazione!"
"Fate colazione che vi si alza la glicemia"
"Come siete pallidi, come state a ferro?"
"Non spingere tuo fratello che gli fai saltare tutti gli incisivi"
"Attenti agli spigoli, non vedete che sono esattamente all'altezza della vostra tempia?"
"Ti faccio un massaggio con l'olio 31, così decontrattuto la zona che ti duole"
"Volete una bella tisana depurativa-rilassante?"
"Se continuate a farmi arrabbiare così, dovrò subire un trapianto di fegato, ho la bile fin dentro gli occhi, state buoni".

Aiutate i miei figli, fate una buona azione a Natale, hanno una madre...colorita (non nel senso di incarnato, quello è pallido, ha una situazione di sideropenia importante).


venerdì 12 dicembre 2014

Apologia delle parole composte


Da quando vado a nuoto, apologia dello stringinaso.
Da quando fa freddo, apologia dello scaldaletto.
Da quando è quasi Natale, apologia dello schiaccianoci.
Da quando guido, apologia della sopraelevata.
Da quando devo assumere molta vitamina C, apologia dello spremiagrumi.
Da quando cucino, apologia del passaverdure.
Da quando bevo il cappuccino, apologia del montaschiuma.
Da quando ho scoperto gli ossimori, apologia del tragicomico.
Da quando ho piacere di indossare dell'intimo elegante, apologia del reggicalze.
Da quando ho bisogno d'amore, quindi da sempre, apologia del batticuore.

sabato 29 novembre 2014

Come ogni volta con la frolla




Mi succede da anni.
Ogni santa volta.
Provo lo stesso identico sentimento, nessuna volta esclusa.

Inizio ad amalgamare zucchero, burro, farina, tuorli, un pizzico di sale, la buccia grattugiata del limone.
Muovo le mani, ho sempre le mani fredde io, pare sia una buona cosa per lavorare la frolla.
La frolla non ama il calore.No.
La frolla chiede il freddo, il riposo.
Lavoro gli ingredienti, li ammasso, cerco di inglobarli uno nell'altro.
Tento accada che il burro abbracci la farina e lo zucchero, che tutto abbia una consistenza ed un sapore finalmente fuso, il sapore inconfondibile della frolla.
Dopo pochi minuti la pasta sgretolata mi si arrampica sulle dita, l'uovo resta solo verso l'alto, la farina resiste, il burro resta isolato sui bordi della ciotola, lo zucchero giace sul fondo, guardo l'impasto frantumato, i pezzi singoli che lo compongono e puntualmente penso:"stavolta non mi riesce".

Lo penso ogni volta, ogni santissima, singola volta.
Penso:"stavolta non ci riesco davvero, è diverso dalla scorsa volta, non ce la farò", però continuo ad impastare ed improvvisamente tutto diventa un'unica palla, una palla liscia, odorosa, omogenea.

Ogni volta poi sforno la crostata di ciliegie calda, e la marmellata fa le bolle.

sabato 22 novembre 2014

Interpretazione dei sogni



Caffè, schiuma di latte, pane e marmellata, è mattina, c'è già tanta luce.
Io ed i miei due bambini a colazione.
"Sapete bambini mi è appena venuto in mente cosa ho sognato stanotte, era tutta una corsa angosciante, scendevo giù da un dirupo, sembrava di essere in montagna, era un percorso in discesa pieno di ostacoli, sassi, sterpi, rami, vuoti immensi, correvo, saltavo, avevo il fiatone, cercavo di evitare le buche, i massi sporgenti, l'inciampo nascosto sotto le foglie.
Correvo determinata, a testa bassa, concentrata, sudata, spaventata, andavo ed andavo, ma secondo voi dove stavo andando?"

Il piccolo, stropicciato di sonno e latte freddo, mi guarda in faccia e mi dice:"dove ti pare mamma, andavi dove ti pare".

lunedì 10 novembre 2014

A tua madre chiederei



Se potessi sedermi e parlare con tua madre, le chiederei tante cose.
Le farei molte domande su come eri, quello che facevi e dicevi, soprattutto su come lo facevi e dicevi.
Le chiederei cosa ti faceva piangere e cosa ridere
Il regalo di Natale che ti ha più emozionato
Se dicevi le poesie sulla sedia e se mettevi i soldi da parte
Se ti piaceva farti fotografare
Se desideravi essere ninnato
Se volevi essere imboccato
Se ti sbucciava la frutta dopo pranzo
Le chiederei l'esatto colore dei tuoi capelli dopo l'estate
La tua grafia sui primi quaderni
Il tuo tema più bello
La ferita più sanguinosa
Il maglione fatto dalla zia che non volevi mettere perchè ti pizzicava il collo
Le chiederei come ti addormentavi
Chi volevi diventare
A chi assomigliavi appena nato
Le chiederei degli amici che hai portato a casa e delle partite che hai urlato in salone
Vorrei sapere quanto tempo ti chiudevi in bagno da adolescente
Quanto eri bello mentre dormivi la notte
La febbre che ti ha fatto crescere di più
L'espressione del viso quando ti arrabbiavi e prendevi un'altra impuntatura
Le chiederei di te, perchè amarti ora non mi basta, vorrei amarti da sempre, come lei.

martedì 28 ottobre 2014

Poesia perplessa e sbilenca con termini internazionali, che mira a cogliere le contraddizioni del vivere




Perchè hai chiuso il grande bar di periferia per più di un mese causa ristrutturazione?
Perchè hai sostituito il vecchio bancone con uno nuovo delavè?
Perchè hai acquistato tutti mobili wengè?
Perchè hai dato questo tocco shabby chic al tuo locale nel sobborgo romano?
Perchè hai scartavetrato tutti i complementi d'arredo imitando lo stile decapè?
Perchè hai messo grandi luci dal mood industrial?
Perchè hai messo una grande teca di cristallo per esporre i cibi?

Perchè hai fatto tutto questo se continui a proporre tramezzini imbarcati?

martedì 21 ottobre 2014

Mia nonna e lo zucchero



Mia nonna era secca come un fuscello, con una testa piena di capelli castani,indossava i tacchi anche per andare al mercato, profumava di caffè tostato di Castroni, e di pane ciabatta ben cotto.
Mia nonna, quando si è guardata allo specchio e si è scoperta i capelli bianchi che avevamo smesso di tingerle perchè ormai era vecchietta ed aveva l'Alzheimer, se li è tirati rabbiosa e voleva morderci tutti.
Mia nonna aveva le mani storte dall'artrosi e si è fatta un gran culo per tutta la vita.
Mia nonna preparava ogni giorno un termos di caffè caldo pieno di zucchero.
Mia nonna mi faceva lo zabaione con talmente tanto zucchero che lo sentivi scrocchiare sotto i denti.
Mia nonna friggeva le frappe e le riempiva di zucchero.
Mia nonna faceva il ciambellone e ci metteva tanto zucchero.

Chissà quanto spendeva mia nonna di zucchero.

giovedì 16 ottobre 2014

Riassunto



Silvia, trentanove anni, capelli corti da un pò, sessantaquattro chili che dovrebbero essere sessanta al massimo,una terza coppa C di seno, molta fame, una psicologa di nome Anna con gambe lunghissime.
Detesto le mie gambe, del cappuccino bevo solo la schiuma, non finisco mai una tazzina di caffè, il colore lampone è un bel colore ma non lo uso quasi mai.
Tanti libri fra le mani, la musica ovunque, grande disordine delle cose intorno e dentro me, casa mediamente pulita, desidero tanto una poltrona ed una lampada da terra che la illumini, la dieta la interrompo e riprendo continuamente.
Quarantadue/quarantaquattro la mia taglia di pantalone e gonna ma se li compro da H e M indosso una quaranta, perciò vado sempre lì, quaranta di piedi, per le calze meglio una seconda misura, ma ho sempre usato la terza, effettivamente mi stavano un pò lunghe mi stavano.
Ho la congiuntivite ed una borsa Furla che non desideravo ricevere.
Ho pochissime Amiche, molta rabbia, un polipo alla colecisti ed un calcolo al rene sinistro, mi fa male la schiena, adoro le chupa chups alla ciliegia, dovrei stare ferma invece mi muovo continuamente, la mia psicologa non è affettuosa con me, i miei figli profumano di cloro e shampoo quando escono dalla piscina.
Ogni sera che mi infilo a letto da sola, penso che sia un gran peccato, mi piace tanto fare l'amore e girovagare nei giorni feriali per la città indaffarata, tendo ad andare contromano ma non quando guido, soffro il mal di mare, il mal d'aereo, il mal di macchina, sto piuttosto bene sul treno effettivamente.
Adoro le melanzane grigliate, il pangrattato, la pasta burro e parmigiano, le zuppe.
Dice che cerco di accudire me stessa accudendo gli altri, la risultante è che nessuno mi accudisce, così imparo a farmi i fatti miei.
In Val D'Aosta ed in Sicilia ero così bella che mi emozionavo a guardarmi nello specchio, capelli di whisky, sogni fatti a brandelli come stracci in bocca ad un cane, un seno che puntava dritto.
Cerco sempre una scorciatoia, sto per compiere quarant'anni, volevo una famiglia unita, allegra, un Uomo che insegnasse ai nostri figli l'amore per una donna, semplicemente amandomi.
Devo essere più severa, più granitica, non mi piace fare sempre la stessa strada.
Vorrei ordinare le conoscenze e tornare a studiare, abbandonare definitivamente la macchina, andare a vivere in provincia, stare con i miei figli il più possibile.
Ho due rughe tristi intorno alle labbra, mi gira spesso la testa, troppo spesso.
Vedo una quantità incredibile di film, viaggerei tanto, ho bisogno di viaggiare.
Il mio computer portatile fa un rumore di sassolino che viene da dentro, non è un buon segno mi pare.
Chissà come ci è finito un sassolino dentro al mio pc, chissà chi ce lo ha messo.
La focaccia bianca con il crudo che abbiamo mangiato nella campagna bagnata di Torre Alfina era deliziosa, ma l'ho dilaniata lo stesso.
Ho un lavandino rotto da sempre, un rotolotto sulla pancia, delle ortensie secche e pile di giornali da rileggere.

Non ho ancora finito quasi nulla di ciò che ho cominciato.

sabato 11 ottobre 2014

Balbuzie



La balbuzie è infame.
La balbuzie allunga le parole, strozza i suoni, appende i pensieri alle labbra.
La balbuzie è un'inciampare nel parlare, una zoppìa del dire.
La balbuzie rompe il ritmo, distrugge la fluidità, fa rumore di trazione sulla lingua, stride e frena, arrotola ed intreccia.
La balbuzie confonde, distrae, stringe il cuore di chi ascolta.
La balbuzie fa venire voglia di dire "non fa niente, lo dirò un'altra volta", ma questa volta non arriva quasi mai e si accumula ad altre volte che poi non sono arrivate, ed allora si crea una montagna di cose non dette ed altre volte mai giunte.
La balbuzie incaglia i pensieri, rende melmoso il linguaggio, fa ristagnare l'intenzione di raccontare.

Da un pò di tempo balbetto, non riesco a parlare, se devo raccontare chi sono, cosa voglio, cosa sogno.

Da un pò di tempo sono la balbuzie di me stessa.

domenica 5 ottobre 2014

Lo spogliarello



Vorrei farti uno spogliarello dell'anima.
Vorrei che mi guardassi mentre lo faccio.
Vorrei togliermi tutto da dosso, vorrei farlo molto lentamente, e finalmente restare nuda davanti ai tuoi occhi.
Vorrei spogliarmi zitta e dirti solo "guarda, questa sono io".
Vorrei che osservassi e toccassi il mio intimo e non l'intimo che indosso.
Vorrei che mi vedessi trasparire nei sussulti che ho avuto, nei respiri che starò facendo in quel momento, battere dei miei desideri profondi.
Vorrei che sgualcissi il mio abbigliamento intimo e che invece ti prendessi cura del mio Intimo, senza masticarlo troppo,senza sfilarlo, senza strappargli i pizzi,vorrei che ne mordessi le cuciture fallate, le irregolarità della trama, che ne analizzassi il filato e la tinta che gli ha dato il suo esatto colore.
Vorrei che le calze scivolassero via dalle mie cosce e che le vedessi senza schermo, fin dentro alle vene, al grasso, ai capillari.
Vorrei che finalmente mi vedessi tutta, senza lacci nè tessuti, che sbirciassi le pieghe, i nei, le cicatrici, vorrei che ci passassi sopra le dita, per accarezzarmi tanto fino a quando ero bambina.

Vorrei che scoprissi chi sono e me lo raccontassi piano, indicandomi un luogo esatto e dicendomi:"ecco, sei lì, ora ti vedo".

mercoledì 24 settembre 2014

La capoccetta



Lui le aveva detto che il proprio petto era stato creato appositamente per contenere la sua capoccetta e custodirla con cura.

Lui l'aveva incontrata in un caffè, lei aveva inserito un dito dentro ad una preparazione da esposizione ed aveva tentato goffamente di ricomporla, lui l'aveva guardata e le aveva detto sorridendo:" quando intravedo la tua capoccetta fra la gente, è strano, mi viene voglia di dirti "vieni qui e dimmi come devo fare" ma subito dopo mi viene anche voglia di dirti "vieni qui che ti spiego come si fa".

Lei andò via trascinando una busta di carta con dentro una camicetta nuova.Rossa.

sabato 13 settembre 2014

I peluche si bagnano



Un figlio aggrappato alla mano sinistra, uno alla mano destra, passeggiamo.
Appesi ad un palo della luce vediamo:un peluche scolorito, altri giocattolini, una targa con un nome ed una preghiera.
"Mamma che cos'è?" immancabile la domanda mi arriva sul collo.
"è il punto dove purtroppo è morto un bambino ed in sua memoria hanno messo e scritto ciò che vedete tesorelli miei"
"che brutta cosa"
"bruttissima amori"
"è morto qui?"
"evidentemente si, sarà stato un incidente"

Silenzio, teste basse, restiamo fermi.

"Mamma, se moriamo, non li mettere i nostri peluche sulla tomba, che quando piove si bagnano".

sabato 6 settembre 2014

La passeggiata ed il mare




Giravo per le strade qui intorno.
Scampoli d'umano mi si paravano davanti, talvolta ci inciampavo.
Trascinavo il passo, c'era afa di fine estate, puzzo di macchine ed asfalto.
Un uomo con la pancia rilassata e prominente teneva un cane triste al guinzaglio, guardava in alto, anche il cane.
Un signore si lasciava tagliare i capelli dentro ad una barberia grigia, fissava i suoi piedi, i capelli gli cadevano giù a ciocche bagnate.
Signori in pensione al parchetto con la ghiaia discutevano del nuovo campionato, una coppia sotto braccio con scarpe ciabatta deformate, sparlavano della cognata ricca, vetrine piene di anelli d'oro impolverati, bar con gruppi di persone che consumavano aperitivi e vecchie patatine marroncine,un ragazzo ed una ragazza stretti in un abbraccio da grandi, uno scimmiottare d'amore.
Zaini costosi per la scuola, zaini di marca, un nugolo di adolescenti pieni di parolacce e bestemmie per spingere un dialogo riconoscibile agli altri, farlo rimbalzare mentre tiravano due calci al pallone, per porta due bottiglie di birra vuote, una potenza esagerata inferta alla sfera di cuio sdrucito.
I giornali della sera ancora da scartare sotto al braccio, una promessa di distrazione sul divano, una bolla di cucine immacolate, scarpe con il tacco, articoli di satira, critiche cinematografiche, un nuovo taglio di capelli.
Sulla serranda del nuovo negozio, pubblicità di pizze a poco prezzo, una margherita 3,50 euro, appena ti arriva è calda e promettente, poi si gela, diventa elastica, sa di cartone e domeniche sera tristissime, avevi pensato che sarebbe stata un'idea divertente prendere la pizza a portar via, come nei film.
Le bomboniere e le cornici d'argento, le guaine modellanti color carne, vasche troppo piene di gelato all'onda, sessantatre gusti disponibili, sessantatre onde traboccanti e colorate.
Un brulicare lento per i marciapiedi, la fila dal medico di base, le ricette ed i numeretti, il ticket e le vene varicose.
La vetrina del negozio di pesca mostrava pesci plastificati con i denti affilati dentro bocche aperte e svuotate.

Mi aggrappavo al ricordo di lei che usciva dal mare, la spinta delle gambe per spezzare l'acqua, gli schizzi che la raggiungevano sulle spalle, sul petto, le braccia lungo il corpo, la testa appena reclinata indietro, a guardare quello strascico di mare che si apriva al suo passaggio, atteggiamento come di sposa che non sarà mai,lo strascico è lungo e spumoso, di un abito nudo fatto di pelle e gocce salate.

L'estate finiva quel giorno, il signore con la pancia ed il cane ero io, la ciabatta deformata, l'uomo nella barberia, la coppia di fidanzati, il pesce svuotato con i denti di spillo, ero io, ero ovunque, persino nel pane caldo comprato giusto per comprare qualcosa da portare a casa.

L'abito della sposa che non sarò mai, era anch'esso mio e mi lasciava bagnata e con i brividi, ferma sulla battigia, gli occhi a cercare l'ombrellone giusto al quale tornare, desideravo l'asciugamano caldo di sole per avvolgermici dentro.

L'estate finiva quel giorno ed il pane non lo abbiamo mangiato.

giovedì 21 agosto 2014

Breve storia di un bacio




Baciami la testa, sento così tanto dolore.

Ti bacerò le tempie, entrambe, per succhiarti via il battito, la percussione, il male.
Poi ti bacerò la fronte per i tuoi pensieri più neri.
Poi gli occhi, ti bacerò quelli per lasciarti riposare.
Poi ti bacerò il naso per la bambina che ancora sei.
Finalmente ti bacerò la bocca per la donna che sei diventata.
Il collo, bacerò il tuo collo bianco, per l'immaginazione che ci scorre dentro.
Bacerò un tuo seno per la mamma che sei, l'altro per la generosità senza freno che hai.
Bacerò le tue cosce per non aver paura dell'inverno che verrà.
Bacerò il tuo ombelico per farti ridere.
Bacerò il monte di Venere che si gonfia sotto di te, per riposarmi un pò anche io.
Il tuo sesso bacerò lieve, per il suo tasso alcolico ed il suo zucchero sciolto.
Bacerò il tuo sedere per avere la visione tutta.
Il piede, bacerò il tuo piede destro perchè mi piace e poi il sinistro perchè lo adoro.

Ancora ti bacerò gli occhi per farti risvegliare e lasciarti vedere quanto ci amiamo.

giovedì 7 agosto 2014

Buongiorno Silvia



Fine Luglio, ore nove circa, mattina pigra, niente lavoro, trabocco di gratitudine inspiegabile oppure ampiamente spiegabile ma non necessariamente contingente, leggo a pancia sotto sul mio lettone, intorno a me la musica che voglio, una bella colazione appena divorata,un'odore di mare che arriva dalle finestre spalancate anche se il mare è lontanto, a pensarci bene è più una sensazione di mare che un vero e proprio odore.
Gongolo rigirandomi in un raggio caldo che mi si irradia fin dentro al coccige e si arrampica nel profondo delle mie terminazioni nervose, nelle articolazioni, nelle ossa.
Un improvviso squillo del telefono cellulare che rompe l'idillio solitario dentro il quale mi stavo liquefacendo, una sensazione di vetri infranti si affaccia prepotente dentro me:"pronto" biascico mesta e malmostosa.
"Buongiorno Silvia!" cinguetta una voce che simula un'amicizia ventennale traboccante di bei ricordi vissuti insieme.
"Buongiorno mi dica" tento di mettere una distanza a cotanto entusiasmo mattiniero fastidioso come un'unghiata sulla cornea.
"Silvia oggi le proponiamo un prodotto speciale, davvero valido, un'assicurazione sulla vita e sugli infortuni che è un'offerta riservata a pochi clienti della sua banca"
"Ma siete sicuri, avete visto il mio saldo, i miei movimenti?non ho un euro sul conto"
"Non importa Silvia noi cerchiamo proprio lei!con una spesa di soli 29 euro al mese, lei potrà ricevere un rimborso pari a 150 mila euro in caso di morte prematura"
"Ah"
"Si e pensi che se muore in seguito ad una aggressione ne riceverà ben 300 mila di euro, raddoppierà il rimborso Silvia!"
"Bene.diciamo che io, morta ammazzata non riceverei un bel niente, comunque si, bellissimo, c'è da augurarsi di morire strangolati per strada"
"Ma signora,sono cose che succedono sa?non abbiamo la palla di vetro, ad esempio, se lei adesso sottoscrivesse telefonicamente l'assicurazione,e subito dopo, per andare a lavoro, scendesse le scale, scivolasse e battesse la testa ed ovviamente morisse, già sarebbe coperta"
"oggi sarei in ferie, non conto di muovermi neanche per mangiare"
"e non è finita Silvia..."
"ancora non è finita?che mi succede, mi zincano la lingua per errore?"
"no, non è finita la nostra offerta, anche in caso lei facesse che ne so, un viaggio a Londra per esempio e morisse lì per un incidente non da lei provocato, o da un atto terroristico per dire, lei sarebbe coperta anche lì, anche all'estero"
"mi ha messo una gran voglia di viaggiare signora grazie"
"Ma Silvia, lei deve pensare ai suoi figli, al mutuo, alla casa che lascerebbe loro, alle possibilità che accettando questo pacchetto, lei potrebbe realizzare, capito Silvia?".Se mi chiama ancora una volta per nome la strozzo io, penso, masticando una pagina del libro abbandonato controvoglia.
"effettivamente, i figli, la casa..."
"se poi Silvia, invece di morire, dovesse contrarre un'invaladità permanente, non so, restare paralizzata o cieca, o decerebrata, in maniera irreversibile mi capisce? questo per chiarezza glielo devo specificare deve essere:i-rre-ver-si-bile, lei riceverebbe ben 80 mila euro, si rende conto Silvia?"
"se rimanessi zoppa?"
"no zoppa no Silvia, zoppa sarebbe un'invalidità inferiore al novanta per cento è chiaro, zoppa niente soldi"
"Orba?"
"orba da un occhio solo no Silvia, no mi dispiace, orba da un occhio solo neanche un euro"
"Accipicchia, c'è da augurarsi di farsi male seriamente"
"Sa Silvia, la vita non è sempre rose e fiori"
"che perle di saggezza, la ringrazio, assumono personcine di spessore nel settore assicurativo, dei guru illuminati direi".
"Silvia mi ascolti, non è ancora finita, se avesse un violento ictus con ampie zone compromesse o se i suoi figli..."
"eh no grazie basta, ho capito tutto, va bene così è piuttosto chiaro"
"Allora Silvia, che facciamo, attiviamo l'offerta Silvia?che dice?mi dice di si carissima Silvia?"

sabato 2 agosto 2014

Distacchi d'amore



I miei bambini sono partiti per la prima volta.
E' estate, una strana estate, intorno a me una casa silenziosa, assolata.
Gli zaini pieni di cose, per correre, mangiare, dormire, crescerci dentro.
Sono partiti senza i loro peluche, senza di noi, senza me.
Ora sono lontani da qui, un filo potente e trasparente ci lega, come quello dei pescatori.
Sono da una parte diversa da quella in cui sono io, vedono cose che io non vedo, annusano aria che non conosco.
Si riempiono gli occhi di mare e montagna, di alberi e sabbia, si stanno facendo delle idee, vivendo delle emozioni ed io non gliele sto filtrando, non sto dando loro un nome, non preparo per loro la colazione.
E' una strana estate, sono partiti senza di me per dieci giorni, non era mai successo, sono nel mondo ad imparare a stare senza di me, ed io imparo con loro la medesima cosa.
I pullman, gli abbracci, le partenze, le sagre, i bagni, le escursioni.
Le loro ginocchia, le loro gambe, i loro visi.

La crema solare, non dimenticate.
I denti, non dimenticate.
Le bibite ghiacciate, non dimenticate.
Il freddo, il sudore, l'umido, la paura, non dimenticate.
Gli amici, il sonno, le coperte, i segreti, non dimenticate.

L'amore che siete, non dimenticate.

Vi aspetto e tornando a stare insieme, saremo pronti per un altro distacco.

giovedì 17 luglio 2014

Disabile emotiva



Sono diventata una disabile emotiva, un'incontinente sentimentale.
Mi affido, mi lego, mi ribello e divincolo.
Fuggo, nascondo la faccia e le mani, poi esco dal buio, mi rialzo, guardo la luce, riprendo a camminare e ricado.
Il benessere ed il peso,
il sollievo ed il dolore,
lo slancio e la paura,
l'avanti e l'indietro,
la protezione ed il soffocamneto,
la cura e la dimenticanza,
la leggerezza e la colpa,
il sesso e la solitudine,
l'esposizione a petto aperto ed il nascondiglio del cuore,
il coraggio e la meschinità,
il rischio e la sicurezza,
la spinta e la repulsione.

Su una giostra folle, la mia, sono tutto, sono qualunque cosa, sono vicinissima e lontana,sono nessuno, sono tutti, sono lui, sono lei, sono niente.

venerdì 11 luglio 2014

Un'altra estate




Se l'amore fosse la somma esatta risultante da numeri aggiunti, corretti e giusti, sarebbe perfetto.
Se l'amore fosse quello più quello uguale questo, non ci sarebbero intoppi.
Se l'amore fosse matematica che da secoli non è un'opinione, filerebbe tutto liscio.
Certamente però, non sarebbe amore.
Non lo so davvero se esista in senso stretto qualcosa di tanto grande come amare, quanto sia una proiezione di noi, uno specchio nel quale riconoscerci, un'allucinazione a due, un bisogno disperato, una convenzione sociale, un'epidemia molesta di libri, film e canzoni.
Non capisco davvero quale possano essere le coordinate reali di un amore.
So solo che ogni volta che ho voluto crederci, poi non è accaduto.
Mi sono comportata da innamorata, ho detto e fatto cose da innamorata, ho sentito emozioni assimilabili all'innamoramento ma non lo ero infondo a me, dentro a quel cumulo nero che non conosco bene, quella voragine che sono io, quella donna di trentanove anni senza pace, quando speravo di essere innamorata ero come parzialmente presente, in parte esclusa, ero come qualcuno che tenti di trascinare un mulo recalcitrante, qualcuno che si impunti, provi a convincerlo, lo minacci, qualcuno che per lunghi tratti abbia anche creduto di averla spostata questa bestia testarda, ma il mulo aveva solo cambiato posizione e non era andato da nessuna parte, non si era incamminato neanche spinto da una ciotola di acqua fresca o di cibo succulento.
Ho masticato e sputato via il cuore di qualcuno che era amabile e sincero, ho masticato e sputato via anche il mio ogni volta che è successo.
Quando ho amato, ancora una sola volta nella mia vita, il mulo galoppava per strade che mi spaventavano, lungo percorsi sconosciuti, dolorosi, pieni di sassi, strade che razionalmente non avrei seguito, il mulo correva a perdifiato, indomabile, cocciuto, ansimante, impossibile da fermare.
Quando ho amato, la matematica e le somme non c'entravano nulla, i conti erano tutti sballati, mi riconoscevo negli occhi di una persona che vedeva il mio vuoto, il mio patetico e faticoso tentativo di piacere e sorprendere, mi sentivo compresa fino a dove non volevo essere nemmeno veduta, mi fidavo di un amore così, perchè non teneva conto dei bluff, delle cose che piacciono a tutti di me.
A lui non gliene fregava niente delle cose incredibili che so' fare, dei miei piatti e delle mie candele, delle mie imbanditure, per lui non ero la donna più bella, migliore, più sensuale,per lui ero esattamente quella donna lì dalla quale fuggo per prima io, quella donna piena di magagne e vuoti, una donna che lui ha scoperto quasi subito e l'ha amata lo stesso pur non essendo capace.
Se l'amore esiste è certamente beffardo, imprevedibile, molto lontano dalle canzoni romantiche e molto vicino allo starci davvero, al saper esserci sul serio, al poter contare sull'altro sempre, non a morsi, non a strappi, non nella facilità di giorni perfetti e cinematografici.

L'amore è un grande enigma, un incastro sconosciuto di anime,ed è già Luglio da un pezzo, questa si chiama un'altra estate e lo sanno tutti, anche se piove.


sabato 21 giugno 2014

Ambulanze e condomini


Domenica di sole, profumi di arrosti e pranzi migliori, la sirena dell'ambulanza inconfondibilmente vicina, troppo vicina.
La sirena dell'ambulanza esattamente sotto casa nostra, il suo sibilo assordante si ferma, il camioncino bianco e rosso si blocca, si aprono gli sportelli, ne fuoriesce lo sferragliare di una lettiga, gli infermieri rapidi.
Lentamente siamo tutti sui balconi, uno di fronte all'altro, i due palazzi paralleli, gremiti di persone alle finestre, ci guardiamo.
Alziamo ed abbassiamo le teste come per un appello silenzioso senza dirci nulla, come per contarci, riconoscerci: secondo piano con figli piccoli presenti, la tassista dell'attico presente, piano terra con signora anziana presente, terzo piano con neonata presenti, coniugi pensionati pulitori affiatati e sincronizzati presenti, uomo fissato con la sua macchina e la pasta abrasiva presente, noi presenti.
Nessun suono riempie più l'aria, siamo tutti in piedi come quando entrava il preside in classe che poi diceva:"seduti seduti" ed io pensavo ma allora che ci alziamo a fare?
Un balcone è vuoto, una finestra non incornicia alcun volto, neanche dai vetri si intravede la sagoma di una persona.
Sono venuti a prendere lui.
Manca solo lui all'appello.
Passano tanti minuti, lentamente si rientra a girare le patate perchè non si attacchino al fondo, a spegnere il sugo, ad apparecchiare.
Continua ad essere domenica, ma sopra o sotto di noi qualcuno muore o è già morto, i suoni sembrano incapsulati, non si sente nulla dal soffitto attraverso il quale hai sempre sentito filtrare la mazurka alle sei di mattina o la musica da camera un pò più tardi, imprecando anche parecchio.
Un giorno ti aveva incontrata e ti aveva chiesto scusa per quella musica a tutto volume ma lui era sordo e soprattutto tanto solo, non ho più la mia amata moglie, ti aveva detto, allora la musica mi fa restare in vita, aveva aggiunto scusandosi ancora.
Adesso non si sentiva neanche un passo, uno strusciare di sedia, una televisione accesa.

E' domenica e tra poco l'ambulanza andrà via, il portone tornerà libero ed arriverà persino l'ora di mangiare di nuovo.

sabato 7 giugno 2014

Lacrime di tartaruga



Che strano piangere senza volerlo.
Era una sensazione buffa, come quando le si erano rotte le acque per partorire il suo primo figlio: usciva da lei con violenza, qualcosa che non era affatto in grado di trattenere.
Sul divano di pelle della psicoterapeuta era un pò così.
Aveva iniziato a piangere mentre raccontava, aveva provato a rificcare le lacrime dentro di sè con le unghie, spingendo il naso, inspirando, ma quelle erano testarde e volevano fuggir via dai suoi occhi, abbandonare quel sacchetto lacrimale e rigenerare nuove lacrime che chissà quando le sarebbero nuovamente spuntate fuori, in quale occasione.
Era strano stare di fronte alla sua terapeuta e piangere.
Era strano piangere di fronte a qualcuno che non ti può abbracciare o accarezzare il viso.
Era strano piangere davanti a lei, alzarsi e pagare.
Era strano poi, trovarsi fuori nel sole, a camminare senza più quel segreto sulla pancia, lasciato lì sopra al tavolinetto basso, vicino alla tartaruga di terracotta.

Ne aveva una identica lei a casa, di tartaruga di terracotta, lo aveva notato fin dalla prima seduta.

lunedì 26 maggio 2014

Aspirante medico




Da piccola sognavo di fare il medico.
In ordine cronologico ho sognato di fare:la macellaia, la ballerina, la madre teresa di calcutta, la strizzacervelli, l'attrice drammatica, la scrittrice drammatica, la cabarettista, la neurologa, la psicoterapeuta di coppia.
Però il ricordo più forte e vivido è quello del desiderio di diventare medico.
Volevo fare il dottore per poter scrivere con quelle penne panciute e scorrevoli sul ricettario gonfio, rosa e liscio, mettere il timbro con un gesto secco, riporre la penna nel porta penne con la scritta AUGMENTIN 500, dire lentamente mentre il paziente ti ascolta in religioso silenzio:" allora lei adesso MI fa, questo e questo prima di pranzo e cena" anzi avrei detto "prima dei pasti", sognavo di poter chiudere la visita con un: "mi raccomando signora, mi faccia sapere come va" tendendo la mano, non vedevo l'ora di giocherellare con la penna-lucetta, di profferire la frase:" dica trentatrè" e scoprirne finalmente il motivo, vendicarmi di tutti i secchi abbassalingua che mi hanno ficcato impietosamente in gola durante tutta la mia linfatica infanzia.
Avrei voluto fare il medico, usare la siringa ed il laccio emostatico, togliermi dalle orecchie lo stetoscopio e gonfiare la pompetta dello sfigmomanometro con quella faccia concentrata ed attenta come di chi ascolta il mare racchiuso in una conchiglia.
Avrei voluto dire alla mia segretaria:" basta per oggi Vania, vada a casa mi sembra così stanca, ci vediamo domani".
Avrei tanto voluto fare la dottoressa, avere quelle rotelle per controllare i percentili, i quadri scientifici appesi dietro alla poltrona, un' elegante lampada da tavolo per illuminare ricette e scatole di sciroppi.
Avrei voluto fare il medico non tanto per giurare a Ippocrate, quanto per mantenere a Ippocrate.
Avrei voluto guarire qualcuno e tornare a casa più leggera.



Che razza di nome Vania...

lunedì 12 maggio 2014

Le scarpe nuove e l'aereo




Quando compro delle scarpe, le indosso subito.
Lo facevo con le ballerine lucide da bambina, l'ho fatto con le scarpe da ginnastica da ragazza, lo faccio ora con i tacchi da donna e magari lo farò con le calzature ortopediche da vecchia.
Le scarpe nuove mi fanno venire l'acquolina alla bocca, finchè potrò comprare un paio di calzature intonse ed appena scelte, tutta questa storia del vivere mi sembrerà più sopportabile.
Non prendo mai la scatola delle scarpe fra le mani per portarla mestamente a casa, non la ripongo nell'armadio, non vado ad aprirla per guardare le scarpe nuove di tanto in tanto.

Non continuo ad indossare quelle vecchie aspettando che si facciano ancora più vecchie.
Non mi è mai capitato di acquistare e venerare un oggetto, non voglio guardarlo, voglio indossarlo, usarlo, consumarlo, viverlo, starci dentro.

E adesso vorrei fare un viaggio perchè non ne faccio uno da troppo tempo, non tanto per la voglia di scoprire nuovi luoghi, incontrare gente diversa, respirare un'altra aria, quanto per la possibilità di mettere il mio cellulare in "modalità aereo" e scoprire cosa diamine sia.

mercoledì 30 aprile 2014

Ingredienti e trionfo di frutta




Del menù degli sposi ho sempre atteso il trionfo di frutta.

Detesto le torte, ancor di più il pan di spagna.
Ho due figli, 64 chili un'altra volta, due seni entrambi terza misura, 40 di piede specie per le scarpe da ginnastica, una seconda taglia per quanto concerne le calze, nonostante abbia da sempre comprato una terza, un caos interno difficile da quantificare, dei piatti bianchi avorio spaiati, un muro di libri, una manciata di denti storti,due cosce linfatiche, un sedere da femmina anzi da due femmine messe insieme, un olfatto fortissimo ed imprescindibile per qualsiasi scelta debba compiere, un'adenoma alla colecisti che ho chiamato Peppino,una pasticca di vitamina C a digiuno, una sideremia penosa,una psicologa di nome Anna, una bicicletta viola, forte idiosincrasia per chiavi e carte da gioco, notevole instabilità sui tacchi, tendenza alla tachiaritmia avente tre cause etiologiche ancora ex equo e quindi non accreditate, numerosi mal di testa, freddo post prandiale, brividi notturni seguiti da laghetti di sudore che ritrovo nella fossetta del petto nel bel mezzo della notte, passione smodata per il panino con la frittata possibilmente confezionato la mattina e consumato a pranzo, in gita.
Possiedo una camicia con le toppe, delle scarpe duilio bicolore, delle spezzatine di liquirizia purissima e delle calze soft porno.
Ho un I pod senza carica batterie, un cellulare senza auricolari e vorrei andare al parco a camminare ascoltando la musica ma mi è evidentemente impossibile.
Non conto regole nè paletti, assomiglio ad un torrente in piena ed arrivo addosso come un tornado.
Sono inopportuna e stanca.
Esagerata e chiassosa.

Ed oggi è quasi Maggio ed aspetto il trionfo di frutta.

sabato 19 aprile 2014

Ritorno di fiamma



E' successo quando ormai non me lo aspettavo più.
Era passato molto tempo dall'ultima volta in cui l'avevo provato in maniera così violenta e profonda.
Improvvisamente ho ripreso a tremare, le mani non sapevano più come andare, la pelle era piena di schegge puntute.
Non ci pensavo più a questa cosa, era lontana, messa via, accatastata nei ricordi e privata del suo vecchio significato.
Era metà Aprile e questo mi stupiva ancor di più, l'ho sentito montare lentamente ma in maniera inesorabile.
L'ho riconosciuto quasi subito dopo il primo stupore.
Ho percepito come un vento impietoso che mi soffiava sul cuore.
Gli ho dato subito un nome, il suo nome preciso, quello di sempre, quello che mi hanno insegnato fin da bambina.

Faceva un cazzo di freddo che ho dovuto riaccendere la caldaia.

mercoledì 16 aprile 2014

I sogni rovesciati



Ho dormito malissimo tutta la notte, mi sono girata e rigirata fra lenzuola e coperte.
Ho respirato a fondo, stretto gli occhi, cambiato posizione, allungato le braccia, raccolto le gambe.
Ho provato a contare, a tentare di convincere una storia ad entare nei miei pensieri zitti.
Mi sono cantata una ninna nanna dolcissima.
Non c'è stato niente da fare.

All'alba ho scoperto di avere avuto per l'intera la notte il cuscino al contario, ed ho trovato i miei sogni tutti rovesciati.

venerdì 4 aprile 2014

Finchè



Finchè, passando per il parco, mi capiterà ancora di vedere un bambino piccolo come un cagnolino basso, dare un calcio alla palla e segnare un gol alzando le braccine al cielo.

Finchè mi alzerò con la fame e la voglia.

Finchè ci saranno pic nic improvvisati, d'amore e musica.

Finchè ci sarà posto per la mia testa sul tuo petto.

Finchè mi sorprenderò d'un mio sentire.

Finchè un'ora in più di luce a Marzo, mi emozionerà come la prima volta.

Finchè vedendoti, mi verrà l'irrefrenabile voglia di saltare.

Finchè un padre costruirà le porte da calcio per i figli, con i giacconi sull'erba.

Finchè mi capiterà di trovare la cena pronta sul tavolo apparecchiato.

Finchè mi verranno i brividi per un messaggio inaspettato.

Finchè mi verrà voglia di andare a piedi.

Finchè potremmo ridere dello stesso spezzone del film.

Finchè una mamma leggerà una favola ai propri figli anche se le si piega la testa dal sonno.

Finchè si troveranno fotografie in cui ci sei tu piccola, che non avevi mai visto.

Finchè sceglierai un vino per me anche se non bevo.

Finchè si potrà diventare clienti abituali di un posto che serve panini sinceri.

Finchè i miei bambini mi daranno la mano per attraversare.

Finchè si potranno vedere le lucciole.

Finchè ci si potrà dedicare delle canzoni.

Finchè avrò voglia di scrivere.


Allora ne varrà ancora la pena.

domenica 23 marzo 2014

Temo





Temo le mie labbra inerti e silenziose.
Temo i giorni bui pieni di paura e le grida strozzate.
Temo la pelle addormentata senza brividi.
Temo la casa senza musica e le scarpe con la punta quadrata.
Temo le gambe senza spinta, le guance senza carezze, le notti senza sogni.
Temo il vuoto, la dimenticanza, la distrazione d'amore.
Temo i piatti insipidi, i profumi dolci e stordenti, le primavere senza sole, il mare senza tempeste, il largo senza onde, la battigia senza risacca.
Temo i gatti senza fusa, gli uomini senza peli e senza cuore, i piedi senza solletico, i letti senza coperte.
Temo l'abisso visto dal bordo di una montagna, la pagina non scritta, la canzone non dedicata, il cappuccino senza schiuma.
Temo l'assenza ingiustificata, il giudizio affrettato, le equazioni ed i problemi geometrici.
Temo i calcoli, i numeri, il sudoko e lo spavento.
Temo le tue mani aride, la confusione, le luci al neon, le scarpe con il tacco a stiletto.
Temo la vertigine, il controllo smarrito, le giostre che girano, il sudore di notte, i tessuti maculati.
Temo il mare scuro, il lago melmoso, l'attesa senza nulla da attendere.
Temo i funerali senza lacrime, le serrature senza chiavi, i visi senza espressione, il cibo senza fame.
Temo le streghe e le profezie, i giorni stanchi, il camino senza fuoco, il fuoco senza legna.
Temo le verdure senza pane ed il pane senza sale.
Temo le notizie senza scampo, le malattie dei cari, un fiume del quale non vedo il fondo.

Temo il mio cuore che sbanda da un pò.

venerdì 14 marzo 2014

Per tutte le volte




Per tutte quelle volte che ho sentito di non farcela e mi sono fermata.
Per tutte le volte in cui mi sono sentita delusa e mi sono tirata indietro.
Per tutti i cuori che ho rubato e non restituito.
Per quelli ai quali ho fatto male non volendo e forse anche volendo.
Per tutti i formaggini masticati direttamente nella carta, per la stanchezza di sbucciarli e la fame di mangiarli.
Per tutte le volte in cui ho raccolto i biberon dei miei figli da terra e ne ho succhiato i ciucci per la pigrizia di cercare una fontanella al parco.
Per tutte le volte in cui ho pensato a cosa avrei dovuto fare o dire per essere giusta.
Per tutti i semi di girasole che metto nell'insalata e non so se mi piacciono davvero.
Per tutte le donne che sono mentre cerco me stessa.
Per tutti gli uomini che mi hanno fatto da padri, ed amanti e mentori senza amarmi davvero.
Per tutti i pacchetti benessere che ho proposto e che hanno attratto maschi e schifato te.
Per tutte le volte in cui tu hai capito chi fossi davvero e nonostante questo mi hai voluto bene senza dirmelo, senza dimostrarmelo.
Per tutte le volte in cui ho guardato i miei bambini dormire e mi nutrivo dei loro respiri cercando il ritmo del mio.
Per tutti i no che ancora mi spaventano, per l'ossessione di non essere adorabile, per la paura d'essere diventata brutta anzi d'esserlo sempre stata.
Per la mia musica che non so esattamente dove si trovi, per le mie gambe troppo forti e piene, per i denti che mi si affastellano in bocca e sono lo specchio del mio disordine, per le lacrime che incontro sempre più raramente, per tutto quello che so' degli altri ed ignoro di me.
Per l'altalena che mi vortica dentro ed il piattume che m'atterrisce, per il silenzio che mi attrae e non so rispettare, per i colori che cerco e la fame di emozioni, per quello in cui non ho creduto e per tutto quello che ho lasciato a metà o poco prima di arrivare alla metà.
Per quando ho pensato "non vale la pena" ed ho cercato qualcosa di nuovo per il quale valesse davvero.
Per tutte le volte che non sono riuscita ad arrivare a tavola per cenare ed ho mangiato in piedi come un animale, ingozzandomi.
Per tutte le volte che ho detto ai miei figli come si dovrebbe fare e poi ho insegnato loro il contrario, comportandomi.
Per quando ascolto i miei figli ma non li sento davvero, per quando non li riconosco, per quando penso che dovrei saper loro insegnare a conoscersi e non so dove prendere gli strumenti da consegnargli affinchè possano farlo.
Per le volte che nel chiasso cercato, disorientata dai suoni, mi sono lasciata guidare dal tuo rumore di fondo, sempre uguale, che fai, per dirmi che ci sei e dove sei, e so' dove trovarti anche se poi non posso toccarti nè prendermi cura di te.
Per tutte le volte che non hai letto ciò che scrivo perchè non ti fidi di niente, per la lingerie che compro e non vuoi guardare perchè mi vorresti nuda di fronte a te, senza profumi al di fuori del mio, senza orpelli se non la mia pelle, senza bluff se non la mia anima intera.
Per tutte le volte che mi ricordo l'amore che sei stato e che resterai sempre.

Per la luce che, seppur fioca, non brillante, nascosta e zitta, lasci sempre accesa per me, perchè la piccola Elfa non resti mai davvero al buio.


sabato 1 marzo 2014

Il mio puzzle


I pezzi del mio puzzle sono sparpagliati ovunque.
Non mi posso riconoscere guardando nel posto dove era appeso prima, cercando nel luogo d'un tempo, dove lo tenevo affisso da sempre.

Era il mio puzzle, dentro c'ero io.
Ora i pezzetti, piccolissimi e fragili, sono finiti sotto al divano, qualcuno è volato fuori dalla finestra, altri li ho schiacciati con i piedi pieni di fango, alcuni sono sulle sedie, incastrati nei cuscini.
Non riesco più a chinarmi per raccoglierli e tentare di riattaccarli, in quel gesto, durante quel tempo, va a finire che ne perdo molti altri e mi duole la schiena.

Il puzzle è rotto, deflagrato, spappolato e si vede la colla vecchia, ormai ingiallita, che aveva tentato di tenerlo insieme in questi anni.

In molti punti non era davvero completo, i pezzi non combaciavano realmente, la colla li teneva insieme, da lontano poteva sembrar vero, avvicinandosi però, la puzza della colla ed il suo cordone appiccicaticcio, si manifestavano per ciò che erano:un rattoppo.
Stanotte, con gli occhi aperti nel buio ho pensato che avrei dovuto alzarmi e ricominciare il puzzle, pezzo per pezzo e vedere a chi assomiglia veramente.

sabato 22 febbraio 2014

Tempi supplementari




Ho quasi quarant'anni.
Mi è venuta una gran fame.
Sto cercando di recuperare la musica che non ho conosciuto.
Sto rincorrendo il corpo che non ho mai curato.
Sto allenando muscoli che non ho mai spinto.
Sto riempiendo di crema le rughe che sono arrivate e non so come arginare.
Sto correndomi dietro, davanti, sopra.
Sto tentando di mettermi in pari con le esperienze che non ho vissuto, l'amore che non ho fatto, gli uomini che non ho incontrato.
Sto rimpiangendo i viaggi che non ho mai intrapreso, il vino che non ho bevuto, le sigarette che non ho fumato,la maturità che non ho vissuto con una classe, le follie che non ho scelto, le gite per le quali non sono partita,le testate ed i capitomboli che mi sono scrupolosamente evitata, risparmiata, dalle quali mi sono protetta paurosa e smarrita.
Vorrei cadere adesso e scivolare e perdermi e non avere un falso appiglio al quale assicurarmi.

Solo che ho quasi quarant'anni, scivolando mi guardo, e sono solo patetica.

sabato 15 febbraio 2014

Il giorno dopo San Valentino


Ho sempre detestato la festa di San Valentino.

Oggi è il giorno dopo.
Tempo fa scrissi questo per un vecchio amore, davvero troppo vecchio, indubitabilmente morto ormai:

Voglio farti un massaggio.

Voglio che mi fai saltare i gancetti della guepiere.

Voglio andare al cinema con te.

Voglio prenderti a schiaffi.

Voglio mangiare la tua barba.

Voglio cucinare una minestra calda per te e fissarti mentre la mangi.

Voglio ballare Us and them che è un capolavoro, stretta a te, ma proprio stretta sai?

Voglio che mi levi il fiato.

Voglio sei chili di chupa chups alla ciliegia sul mio parabrezza.

Voglio dormirti addosso.

Voglio morderti le labbra, a sangue possibilmente.

Voglio farti ridere.

Voglio che mi insegni e mi mostri.

Voglio che ascolti mio nipote che suona i Floyd con la chitarra ed ogni giorno diventa più bravo.

Voglio che mi vieni a prendere con la tua cazzo di macchinina ibrida e che mi fai sedere sul sedile accanto al tuo.

Voglio far zompare la centralina emotiva dei tuoi piccoli stupidi inermi capezzoli.

Voglio che mi scrivi mail piene, non vuote o mezze vuote.

Voglio che mi chiedi di andare via in quella stramaledetta stanza tre o quattro chi se ne frega di che numero è, basta che me lo chiedi.

Voglio che mi porti in quei posti dove mi portavi un tempo ed erano posti come te, chic, eleganti e falsi.

Voglio che non intercetti più il mio profumo in mezzo agli altri, ma che lo chiedi tutto per te, solo per te e che poi me lo richiedi ancora, mai sazio.

Voglio che tu sappia che non ti voglio più.Mai più.

Voglio che tu sia un altro perché questo che sei è veramente brutto.

I congiuntivi non sempre mi ci piacevano,perdonatemi.

Buon dopo San Valentino.

martedì 4 febbraio 2014

Associazioni libere


Adesso dormi amore mio mancato.
La teoria di Fuller:ad ogni spazio asimmetrico corrisponde uno spazio simmetrico.
Se fossi stato buono nonna non sarebbe morta.
Batti il tuo record, supera il tuo limite, prenditi ora ciò che vuoi.
Non si inizia domani, non si smette domani, oggi smetto, oggi inizio.
Non si pensa "vorrei" si pensa "voglio".
Non si sta seduti sperando che un giorno arrivi,ci si alza e ce lo si va a prendere.
Non c'è scommessa più persa di quella che non ho fatto.
Ho letto le tue parole, mi sono entrate nei polmoni, finalmente respiro.
Vorrei darti un colpo nei sensi.
Jimi Hendrix era mancino, Cinthya faceva i calchi dei membri delle rockstars,Hendrix aveva un gran membro portentoso, lui ha mangiato tre frappe calde e non ti ha neanche guardata in faccia per dirti le cose che forse non ha neanche da dirti.
La cantante dei Mamas and Papas è morta soffocata da un panino al prosciutto, le sue mani sono affusolate e lunghe, preparerò un menù e saprò che è solo per noi, ha scritto proprio Noi, non me, Noi.
Lei sta di nuovo male, ancora chemio non ne può più, io prego per lei ma ha liberato il suo armadietto con la faccia che sorride e non ha voluto il mio maglione caldo, piove e piove e Roma si allaga e c'è una bufera rumorosa che mi tira i capelli dal cuscino e non mi fa dormire ma non mi importa poi molto, voglio ascoltarla.
Derek era il favorito Olimpiadi 1992, si lacera un tendine a metà corsa, si accascia, si alza, riparte, zoppica, il padre lo affianca, gli dice "finiremo questa cosa insieme figlio mio", a pochi metri dal traguardo lo lascia solo, perchè finisca la sua gara.
Adesso dormi amore mio mancato.
Mi ha mandato la fotografia delle sue mani e la prima non era del dorso delle mani, ma proprio una mano aperta, arresa, diceva "prendimi" come quel bambino lasciato alla stazione Termini dalla madre, gli ha detto:"torno subito amore" e non è mai tornata a riprendersi suo figlio.
Io offro un pacchetto agli altri, un pacchetto che promette amore, coccole, sesso, cucina, calore, cura, premura, massaggi, ma al di là del pacchetto, qualcuno mi ama davvero?Qualcuno mi ama per me, Silvia?
E me Silvia, perchè ho bisogno dei pacchetti per non essere dimenticata?
Adesso dormi amore mio mancato.
I Genesis vanno ascoltati solo fino a che c'era Peter Gabriel, lo sò ma a me Follow you follow me, piace da impazzire, come faccio?
I Pink Floyd hanno una discografia incredibile, ricca, piena zeppa, ma a me piace Money, come faccio?
Alan Sorrenti prima era Alan Sorrenti, la fabbrica, le mani sporche, vorrei aspettarti fuori, i cancelli, ma a me piace "Figli delle stelle", come faccio?
Ora lei si è dimessa, a me dispiace davvero, mi piaceva farla ridere e confidarle cose, quando ha potuto mi ha aiutata, quando i miei bambini si sono ammalati lei mi telefonava.
Ho pianto davanti a lei e con le unghie dipinte di scuro cercavo di pescare e buttare via le mie lacrime, si può piangere davanti a qualcuna che paghi perchè ti guardi piangere senza poterti consolare?
E meno male che c'è la teoria di Fuller a consolarti e farti scoppiare in una risata scema e bellissima, e quel panino al prosciutto con il pane scaldato, una delizia come la sua pancia sotto al cardigan bordeaux.
Sono contento che il vino sia stato di tuo gradimento.
Adesso dormi amore mio mancato.
La mattina è ancora buio quando ti alzi e ti impegni per asciugarti ancora, e vuoi togliere il grasso che ti opprime le gambe ed i pensieri, vuoi volare, non si vola con le zavorre attaccate al culo, si vola nudi, puliti, leggeri.

Tutto sta a capire se sto andando via da o verso il.
Basta andare via da, fallo per i bambini, lo vedi come soffrono?Inizia ad andare verso il.
Il capitale umano, un bel filmetto, e chissenefrega se non mi abbracci mai.
Controllerò meglio agenda e scadenze e decideremo insieme il quando, ma perchè invece da solo, non provi a pensare al perchè?
I primi quindici minuti sul tappeto magnetico sono i peggiori, poi mi scaldo tutta, inizio a sudare e la paura scende ai piedi e sgombra il cuore.

Adesso dormo amore mio mancato.

sabato 1 febbraio 2014

Primo Febbraio



La notte, quando la stanchezza ha un corpo più duro e pesante del mio e mi schiaccia sul cuscino, rovesciando le mie idee e spingendo fuori i miei sogni, sento il dolore del mondo.
La notte, quando il buio lo raggiungo tendendo la mano, percepisco l'urlo di ognuno di noi, è agghiacciante e non mi consolo.
Poi mi sveglio ancora una volta e non smetto di esserne grata, la mattina mi emoziona sempre, ed annuso l'aria, subito, e di nuovo mi sembra possibile alleviare il male, cercare pace.
Ogni nuovo giorno mi vede impegnata nella ricerca spasmodica di amore, mai sazia di cose e persone che mi smuovano l'anima, tesa ed attenta come un cane da caccia, pronta a balzare in groppa ad un'emozione che mi lenisca il bruciore.
Il bruciore di un tempo che sfreccia, un tempo che mi toglie tempo e possibilità, mi aggiunge difetti ed incrementa la mia capacità di godere di ogni microscopica cosa.
E mi trovo ad amare così puramente una mia amica, un piccolo paziente che dice "bittotto al ciottolato", i miei figli che crescono senza sosta ed hanno degli occhi così pieni di roba che nessun adulto mai, una colazione sedute mentre fuori piove, una canzone rock che non conoscevo.

E la stagione che scorre sotto ai nostri piedi veloci, mi soffia dentro un'energia assurda e quasi non ho freddo perchè ci voglio già sentire la primavera, ed il solo nome Febbraio, mi fa ridere di gioia.
Voglio scrivere e le pagine vuote sono ogni cosa che desidero sotto la mia mano bianca, voglio leggere e le pagine scritte sono piene di immagini e vita che voglio rubare, voglio crema per il mio viso, per nutrirlo e convincerlo ad aspettare ancora un pò, solo un'altro pò.
Voglio muovere il mio corpo, conoscerne finalmente le possibilità profonde, smettere di sentirlo soffrire, iniziare a stupirmi di ciò che può fare, i posti dove può arrivare, i luoghi immensi da raggiungere insieme, lui e la mia testa sbilenca.

Voglio ancora, senza sosta, a Febbraio.

venerdì 24 gennaio 2014

Something stupid like I love you



Il primo amore non si scorda mai, si può amare una sola vera volta nella vita.
Cose che si dicono, qualcuno sarà d'accordo, qualcuno meno.
Sono certa del fatto che essere innamorati ci permetta di guardare l'altro con gli occhi dell'amore, occhi poco obiettivi, occhi di filtro, occhi fallibili.
Occhi così pieni da traboccare e non riuscire a mettere più a fuoco.
Vediamo l'altro con gli occhi dell'amore e quello che vediamo è appunto amore, non l'altro davvero.
Ciò che ci capita dentro agli occhi è forse una massiccia e disperata proiezione del cuore, un rovescio di aspettative, credenze e bisogni, necessità profonde, sconosciute, inconsolabili.
Al contatto con l'oggetto d'amore ci sembra di essere sollevati rispetto al mondo intero, di camminare in un posto migliore, di respirare aria pulita.
Ed invece questo mondo è sempre il solito posto difficile, ma camminarci stando vicino a qualcuno al quale abbiamo affidato il cuore, ci permette di sopravvivere.
Amare è forse un tentativo di sopportare il peso di vivere.
Amare qualcosa di diverso da noi, anche dipingere, cantare o scolpire, o ancora viaggiare per il mondo salvando canguri orfani di madre, ci distrae da ciò che abbiamo davanti, l'esistenza.
Mentre amiamo, dipingiamo, salviamo canguri, siamo intoccabili, forti, irragiungibili.
Finchè amiamo siamo due, non siamo soli.

Non ci credo più nell'amore, smonto subito il teatrino che mi si para davanti, appena questo sembra iniziare, nonostante ciò, è l'unica cosa che ora mi auguro, indecentemente, senza mezze misure, come fa lui quando arriva, inaspettato, violento e stupido, davvero stupido...
l'Amore.

venerdì 17 gennaio 2014

D'amore e di tempeste




Non ci credo più in quella faccenda dell'amore.
Più non ci credo e più vorrei crederci, più vorrei farlo e più torno a cercarlo testardamente.
L'amore lo cerco ovunque e la bulimia mi assale, ingoio sensazioni, mi ci riempio la pancia, monto e smonto emozioni, attiro vibrazioni, seguo tracce, disperatamente vorrei trovare la possibilità di essere ancora ciò che so essere accanto a qualcuno mentre ci si ama, ci si vuol bene, ci si fida.
Non mi sono mai sentita tanto sola, senza timone, senza appigli nè ormeggi, non mi sono sentita tanto al largo di un mare sconosciuto, e cerco il faro e mi acceco, e lo scambio con le luci dei paesi sulla costa, e sbatto, e mi fracasso il cranio sugli scogli puntuti.

E cerco il fascio di luce per ritrovare la via, il porto, il rientro, l'attracco.
Il faro dovrei essere io e nessun altro, i punti cardinali dovrebbero stare custoditi dentro ai miei occhi, dovrei fermarmi, smettere di remare disperatamente, di affannarmi, di sputare fiato bruciato, piantarla di girare intorno ad onde nulle, lasciare i remi e restare immobile.
Dovrei fermarmi per capire dove sono, darmi il tempo di abituare gli occhi a questo buio, e regalarmi la possibilità di rischiarare intorno.
Dovrei stare zitta, non scrivere, non parlare, non scegliere, non andare, il fatto è che dovrei restare sola con me.
Non ne ho affatto voglia.

domenica 5 gennaio 2014

Epifania



La festa dell'Epifania mi ha sempre messo una gran tristezza.
Il giorno della befana ha generato in me, da tempo immemore, considerevole mestizia e somma angoscia.
Una profonda e strisciante cupezza mi coglie nelle giornate comprese fra il 5 ed il 6 di gennaio.
E' uno stato d'animo assimilabile a quello che provavo ed ancora provo ogni domenica sera intorno alle 18.
La domenica sera mi prende una malinconia schiacciante, tutto diventa buio e patetico, cerco di dirmi "è ancora domenica" ma non ci credo neanche io, sono consapevole che in verità è già lunedì, è già scuola, è già lavoro, è già corsa affannosa e colazioni in piedi.
L'epifania è come la domenica sera paragonata al sole della domenica mattina.
Il cinque gennaio il presepe è mezzo smontato, le pecore rantolano riverse sul muschio, l'albero pende da un lato ed i biscotti di zenzero appesi in giro, sono mosci come certe cose mosce e poco frequentabili al fine d'esserne contente e soddisfatte.
In giro per casa resta un vago odore di zucchero a velo e pandoro, si trovano schegge di torroni dietro ai mobili, fiocchetti di regali incartati con cura e scartati con foga, ci sono bigliettini e cartoncini pieni di stelle di porporina sugli scaffali.
Le lucine ancora brillano per la casa, ma sono ad un passo dallo scatolone con su scritto "Natale", ora luccicano ma tra poco saranno spente, ora sono ancora accese in salone, tra poco saranno buie in cantina.
L'Epifania è come l'adolescenza, stai già invecchiando mentre ti spuntano i seni, un attimo e ti trovi dal possedere due mele sode ed attraenti, all'avere due pashmine simil-seta, utili per riparare il tratto cervicale nelle sere umide.
L'Epifania non è una festa vera, è la fine della vacanza, della gioia, l'interruzione delle serate svegli fino a tardi tanto domani possiamo dormire a lungo.
L'Epifania è uno sforzo fingere di festeggiarla, il testardo tentativo di prolungare la pausa, il riposo, i giorni speciali.
L'Epifania è smontare, riprendere, ricominciare, ricorrere ai ritmi identici a sé stessi, ossessivi e stancanti, lasciati per un po' e forse scordati.
Dopo l'Epifania non dimentichi più che giorno della settimana sia, lo sai perfettamente.

Il giorno dell'Epifania ci si prepara a disintossicarsi dai bagordi alimentari, a perdere qualche chilo in vista della primavera, a fare progetti, ad inventare qualcosa di nuovo per l'anno che si srotola davanti a te come un tappeto morbido ed intonso.
Perché in fondo non c'è niente di più rassicurante di qualcosa che è uguale a sé stesso e nel quale ti senti protetto.

Quando tolgo tutti gli addobbi seminati ovunque, quando ripulisco ogni cosa ed ogni cosa torna all'ordine perduto, in fondo mi sento molto eccitata, da ora in poi tutto diventa possibile...

Anche cambiare.

giovedì 2 gennaio 2014

Il vento fra i piedi



Interno, vacanze di Natale, lucine intermittenti, decorazioni in ogni dove, pandoro sul termosifone.
Il nano piccolo si lancia nel letto:" facciamo quattro chiacchiere mamma?"
E' il suo modo per chiedermi di coccolarci, aggrovigliandoci nel lettone, per interrompere la tranquilla lettura di un mio libro, per prendermi a testate, farmi il solletico, annusarmi e stropicciarmi, dirmi una serie di cose buffe seguendo un filo di pensiero pazzo e sconclusionato, il suo.
"Mamma, gli uccellini, per colpa di questi fuochi d'artificio, sono morti mezzi!"
"Mamma, mi metti un po' di vento fra i piedi?"
"Mi racconti ancora come ero nato da te?"
"Non posso dormire senza di te altrimenti faccio solo incubi, se dormo con te faccio solo sogni belli"
"Mamma, aiuto vienimi a prendere sono immobilizzato dalla paura!"
"L'ho tenito io tranquilla stretto stretto"
"Tu sei la regina della casa mamma, ora metti tutto a posto grazie"
"no mamma non farti la doccia sei già tutta profumosa"
"la puliggine (la fuliggine)non dovrebbe chiamarsi puliggine perché è sporca, dovrebbe chiamarsi sporchiggine"
"non voglio che diventi vecchia e poi muori, mi manchi se muori, e poi devo morire pure io che non voglio morire perché questa vita mi piace non voglio cambiarla".

E' stato un anno importante, decisivo per certi versi, intenso, pieno di cose.
Ora non ci resta che bruciare ciò che non vorrei più provare in questo tempo che verrà, e cominciare a camminare dritta, con il vento fra i piedi.

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