lunedì 18 settembre 2017

I quadrifogli





Le avevano regalato tre bulbi di quadrifoglio, erano secchi ed accompagnati da un disco di torba per esservi piantati, nelle sue mani erano solo tre bombine fruscianti, piccole, asciutte.
Aveva piantato i tre bulbi, li aveva annaffiati piano e messi sul davamzale in faccia al sole di fine estate.
I bulbi si erano trasformati nel giro di pochissime ore, da subito le erano parsi portentosi.
Lei aveva la netta impressione di vederli crescere mettendosi semplicemente a fissarli.
Le apparivano testardi, selvaggi, pieni di vita e desiderio, i quadrifogli spuntavano, scavavano, crescevano affamati di acqua e di sole.
In pochissimo tempo erano diventati sei quadrifogli con screziature violacee, uno stelo lunghissimo, tenero ma tenace, il verde brillante delle loro foglioline, stupiva gli occhi.
Quei quadrifogli erano disarmanti, sembrava che crescessero a dispetto dei primi temporali e del vento che soffiava forte contro di loro, ad un certo punto lei li aveva guardati con più attenzione, erano tanto cresciuti da piegarsi verso il basso, sembravano cercare qualcosa, più aria, più spazio, più sole.

Una mattina li aveva guardati come ad ogni alba, li teneva accanto alla finestra del suo letto, ed aveva capito solo in quel momento che i quadrifogli avevano bisogno di essere travasati, avevano bisogno di più spazio.
Le era sembrato chiarissimo ed inconfutabile, i quadrifogli iniziavano a soffrire in quel piccolo vasetto di coccio.

Allora lei uscì e comprò un nuovo vaso tutto per loro, tornando a casa, e stringendo il grande vaso a sè, si scoprì a sorridere.



martedì 12 settembre 2017

Sulle spalle



Sulle spalle ho portato zaini e borse, libri e panini, figli e paure.
Sulle spalle ho trascinato vergogna e bugie, ci ho infilato curve irregolari e dolori acuti.
Sulle spalle ho messo tutta la mia storia, le ho abbassate e chiuse per tentare di proteggermi.
Le mie spalle si sono piegate sui miei bambini quando erano dentro ed addosso a me.
Le mie spalle le ho accartocciate, le ho saldate in modo che non tentassero di aprirsi e prendere il volo.
Le mie spalle si muovono senza fluidità, sono inchiodate e ferme, piene di fitte e spine.
Le mie spalle sono appese e cadenti, non hanno più molta forza ma non so come liberarle dal peso.
Le mie spalle hanno bisogno di caldo e di quelle tue mani che guardo mentre gli altri non sanno che le sto guardando.
Sulle mie spalle ho scaricato il peso dei giorni e catapultato la spinta degli scossoni, con le mie spalle ho cercato di ammortizzare gli impatti e di nuotare le acque che mi trovavo davanti.
Sulle spalle che troppo spesso mi paiono di cartone, vorrei sentire il passo delle tue dita che attraversano i cerchi dove si è concentrato il mio dolore, dove la loro morbidezza si è mutata in sasso.
Sulle mie spalle vorrei i tuoi baci leggeri, i tuoi baci profondi, i tuoi baci tutti.

Vorrei avere la forza di affidarti le mie spalle, perché restare ferma e senza paura, a respirare l'aria che di nuovo fluisce dentro me, possa sembrarmi, ancora una volta possibile.

lunedì 4 settembre 2017

Di nuovo Settembre



Era di nuovo settembre, erano arrivati i primi temporali, i primi lenzuoli tirati su fino alle spalle di notte, il rientro a lavoro, il caffè del distributore,le colleghe con il colore dorato del sole, ancora visibile sulla pelle, i racconti del ritorno, i diari nuovi e l'odore irresistibile delle cartolerie.
Era di nuovo settembre e l'aria aveva già un altro senso, non era più asfissiante ed asciutta, ma piena di fresco e piccoli sussulti ricchi di ossigeno.
Come ogni settembre, quando lui arrivava, lei inziava a fare cose sconclusionate, a cercare porte ed angoli per nascondersi e per poi lasciarsi guardare e finalmente guardare anche lei.
Era ancora una volta settembre ed i suoi figli si facevano sempre più grandi, nel lettone quando si sdraiavano accanto a lei a leggere od a chiacchierare, sembravano uomini.
Cosa farò quest'anno yoga o nuoto?aveva ripreso a chiedersi, l'anno precedente lo aveva pensato al passare di ogni singolo mese, ed aveva finito per non iscriversi a nessun corso.
La schiena le duoleva, il torace era chiuso e serrato, un'unica morsa corta, dentro la quale il cuore faceva capriole in un senso e nel senso contrario, lasciandola senza fiato.
Una gita in scooter l'aveva riempita d'entusiasmo, aveva potuto stringergli le spalle, cingergli la vita, guardarlo mentre curvava per le vie di Roma, fare finta che fosse suo quell'uomo per due ore o poco più.
Settembre era una fatica ed una sorpresa, la prima domenica in cui riprendeva a cucinare seriamente, quando di nuovo sfornava pane e dolci, in cui studiava con i suoi bambini nella luce chiara del salone.
Settembre erano i mille film che avrebbe voluto vedere e chissà quanti ne aveva persi alla fine, di film nella vita.
Settembre erano i mille film che era riuscita a vedere e chissà quanto li aveva amati alcuni ed altri dimenticati.
Settembre era il bisogno fortissimo di lasciarsi portare in un piccolo paesino, sentirsi liberi di camminare fra i vicoli, respirare i primi camini ed il primo vento forte, fargli assaggiare la minestra con gli orapi, correre a casa ed addormentarsi stretti.
Settembre era fermarsi a parlare finalmente con lui senza cronometro, pensare a come sarà di nuovo con i cappotti e le calze, con il freddo e le mani nelle mani, i libri scelti per l'altro d'inverno, di nascosto dal mondo.
Settembre era scriversi quando c'era un film che avrebbero voluto vedere insieme e mandarsi aggiornamenti sui portentosi quadrifogli che lei stava curando con immenso amore.
Settembre era difendere dall'invasione di qualunque cosa o persona, quella linea immaginaria che li univa, come se fossero stati due leoni nella savana, uniti, nonostante tutto.

martedì 29 agosto 2017

Il tuo collo



Mi capita da anni ormai, mi sembra di vedere il tuo collo fra la gente, provo un trasalimento, un brivido, penso "è lui, eccolo", poi salgo su con gli occhi, mi arrampico su quel collo sconosciuto con lo sguardo e poi scopro che no, non sei tu.
Mi è successo in mezzo a mille persone sui marciapiedi, in paesini piccoli in vacanza, sull'autobus, in spiaggia davanti al mare, incrociando una macchina e pensando che alla guida ci fossi tu, che fosse proprio il tuo collo quello che stava dritto sopra al volante.
Un giorno prima aveva la foga del ritrovarsi, un giorno prima conteneva tutta la premura di un nuovo incontro, l'urgenza di una mancanza protratta, sfuggita ad un controllo vacillante e rassegnato.
Un giorno prima era raggiungere il tuo collo e starci, senza rumori intorno, senza nessuno, neanche nei sogni riesco a stare sola con te.
Un giorno prima è la follia di svegliarsi nel buio ed iniziare a mangiare i chilometri per arrivare da te.
Il tuo collo è tana per i miei respiri, spazio per i miei capelli, calore per le mie mani, buca per la mia testa, bersaglio per le mie labbra, custodia per i miei baci.
Il tuo collo mi lascia un profumo addosso che mi impedisce di muovermi per non sciuparlo.
Il tuo collo mi sembra casa, è per questo forse, che me lo invento in mezzo al mondo.

lunedì 28 agosto 2017

E' inutile




Lei gli aveva detto senza averci pensato prima e tutto d'un fiato:"tu mi ami ma non sai amarmi quindi è inutile, io saprei amarti ma non ti amo più quindi è inutile".
Si era alzata dal letto lucida e consapevole, stanca e svuotata, aveva guardato loro due come vedendoli da lontano e si, tanto amore passato e tanto amore presente era diventato inutile.
Se l'amore non si poteva sentire addosso, se non cambiava nulla, se non aveva potenza e forza, se non si allargava ai pensieri, alle ossa, ai fatti di tutti i giorni, se non dava bellezza, se non concedeva tregua nè conforto, se non scaldava e consolava, se non proteggeva e non chiamava, se non reclamava e chiedeva, se non faceva rumore e disordine, se non stringeva le spalle e copriva le ferite, se non si appoggiava e lasciava appoggiare, se non custodiva e sosteneva, era amore inutile.
E lei di questo amore inutile, non sapeva più cosa farsene.

martedì 1 agosto 2017

Le donne a lavoro


Le donne a lavoro sanno tutto una dell'altra, conoscono i suoceri, il saldo in banca, la ricrescita di peli e capelli, i voti dei figli delle altre,i debiti e le fatiche di ogni giorno, le donne a lavoro monitarono gli uomini e scandagliano le colleghe.
Le donne a lavoro sanguinano, hanno mal di testa feroci, pensano a cosa preparare per cena quando arriveranno finalmente a casa, si appartano in un angolo per chiedere al telefono allla baby sitter se la febbre del piccolo è scesa dopo la tachipirina, si tirano il latte nei bagni del personale e lo gettano nel water, tengono nelle borse un calzino della loro bambina, adesivi dei mostri, pezzi di lego, assorbenti interni, rossetti, agende per dimenticarsi qualcosa, le donne a lavoro si guardano e guardano sempre.
Le donne a lavoro non lavorano solamente, ti rimettono a posto un armadio vecchio e gli restituiscono un senso, si affastellano su una porta per decidere se mettere lo stencil di un gattino o di un coniglio e come metterlo per renderlo più gradevole.
Le donne a lavoro misurano taglie e calorie, eventuali deviazioni dalla routine matrimoniale di un'altra, le scarpe con il tacco della più giovane, pensano se possono permettersi ancora quella gonna che l'altra ha messo con tanta leggerezza.
Le donne a lavoro quando è buio d'inverno, verso le 19 ed i figli sono a casa già da quattro ore, hanno una nostalgia che strozza loro il respiro, guardano fuori dalla finestra d'inverno mentre piove, e si stringono dentro al maglione che lasciano appeso al gancio della sala riunioni, per sentirsi un po' a casa anche lì.
Le donne a lavoro si commuovono per la storia raccontata dalla collega, per le vecchie foto che ormai sono vent'anni che lavorate insieme e guarda qui come eri magra e guarda neanche una ruga, ricordi eri fidanzata con quel tipo assurdo?
Le donne a lavoro all'orario di uscita delle scuole, immaginano con limpidezza indicibile, il viso dei loro figli che escono sui gradoni e si guardano intorno e non vedono la loro mamma, poi scrollano la testa e tornano a scrivere una relazione tentando di ricacciare l'immagine e le lacrime .
Le donne arrivano a lavoro, guadagnando pochissimo e spendendo molto di più per far si che altre crescano i loro figli ed aspettano che la baby sitter invii loro delle fotografie mentre i piccoli fanno sport o studiano senza di loro.
Le donne a lavoro, quando hanno un buco chiamano a casa, correggono un tema al volo, o seguono un'addizione e sognano di diventare brave madri e buone professioniste.
Le donne a lavoro si accolgono e si sbranano, come animali selvatici, sanno compiere atti estremi di accudimento e demolizione.
Le donne a lavoro lavorano e si rammaricano per i panni stesi la mattina mentre ora sta diluviando, e porca miseria dovranno ricominciare tutto da capo.
Quando sono a lavoro le donne sono stanche sfinite, si alzano per prime e vanno a letto per ultime ma hanno ancora un'incredibile voglia di occuparsi dei bambini di un'altra più disgraziata di lei ed il senso di colpa le mangia ed il senso di solidarietà le ritira un po' su.
Le donne a lavoro sanno avere una forza impressionante ed una fragilità bambina.
Le donne a lavoro possono stringersi una con l'altra e tentare di combattere qualcosa, oppure mettersi una addosso all'altra e combattere contro loro stesse.
Le donne a lavoro ridono moltissimo, parlano dell'ultimo film visto e del nuovo libro da leggere assolutamente, le donne si criticano, si squadrano, si spronano, si osservano, poi a volte, le donne a lavoro, si arrendono e non hanno nessuna voglia di lottare ancora, perchè ogni problema ed affanno è il loro stesso medesimo, e se si guardassero davvero in faccia, si riconoscerebbero davvero.

lunedì 24 luglio 2017

Voglia



Mi fai venire voglia di tornare bambina.
Mi fai venire voglia di essere giovane.
Mi fai venire voglia di invecchiare serenamente.
Mi fai venire voglia di raccontarti.
Mi fai venire voglia di farti assaggiare.
Mi fai venire voglia di fare l'amore sempre.
Mi fai venire voglia di passeggiate in montagna e tuffi nel mare.
Mi fai venire voglia di girare come una turista nella mia città ed in quelle sconosciute.
Mi fai venire voglia di comprare delle scarpe nuove.
Mi fai venire voglia di regalarti.
Mi fai venire voglia di scoprire ma anche di riposarmi un po'.
Mi fai venire voglia di ascoltare ogni tuo ricordo.
Mi fai venire voglia di festeggiarti ogni giorno.
Mi fai venire voglia di studiare.
Mi fai venire voglia di cercare il bello.
Mi fai venire voglia di giocare come i cuccioli.
Mi fai venire voglia di nascondermi addosso a te.
Mi fai venire voglia di non andare più da sola.
Mi fai venire voglia di dare da mangiare ai gatti.
Mi fai venire voglia di conoscere le persone che ami.
Mi fai venire voglia di dire "per noi è diverso".
Mi fai venire voglia di sognare un altro sogno.
Mi fai venire voglia di attraversare.

Mi fai venire voglia di avere meno paura.

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