sabato 17 giugno 2017

In una stanza piccolissima



In una stanza piccola e sconosciuta di una casa fuori dallo spazio e dal tempo, hai raccolto con i polpastrelli la mia lacrima, ne hai saggiato la consistenza, hai annusato la mia commozione, l'attesa, l'amore trattenuto, il dolore, l'assenza, la rabbia, il rifiuto, la ricerca di questi tempi passati, la gioia di oggi.
Dalle mani gocciolava amore e te lo massaggiavo, non mi faceva paura dargli questo nome in silenzio, darglielo pensando a te.
In una stanza piccola con il balconcino, hai respirato ogni palpito ed era nostro.
Seguire solo la spinta della voglia di averti lì con me, non trovare pace per troppe cose belle da prendersi, non avere una meta ma arrotolarsi dentro i percorsi.
Inseguirti ad occhi chiusi, lasciarti andare e riprenderti, metterti il mio collo nelle mani, bere la tua essenza più profonda ed imprimermela in fondo alla gola, superare il tuo profumo comprato e toccare il tuo, quello vero, di saliva ed amore puro.
Mi piace chiudere gli occhi di tanto in tanto, smarrirti alla vista, allungare un piede, stendere un braccio e trovarti, mi piace d'improvviso, guardarti ad occhi spalancati, osservarti mentre ti muovi, mentre cerchi angoli di me, mentre mi guardi anche tu.
La notte ha una morbidezza diversa se ci sei, è bello anche alzarsi e sapere di tornare addosso a te.
Su gli stessi cuscini i nostri sogni identici.

Nuda fra le tue braccia trovo te, trovo tutta me.

lunedì 5 giugno 2017

Uso e consumo



Non ho mai ascoltato la musica, non sono mai stata una che sentiva musica.
Io la musica la consumo, la uso, la spolpo.
La musica mi serve, non posso stare senza.
La musica è qualcosa che mi vado a prendere, che scelgo, che mi infilo nelle orecchie.
La musica la utilizzo, la spremo, la sfrutto.
La musica mi permette di essere, di sopravvivere, di respirare.
La musica io la spingo fino in fondo al dolore, la spalmo sulle mancanze, la distribuisco sulle ferite, ci massaggio le cicatrici, ci cullo la solitudine, ci accendo l'entusiasmo, le affido il desiderio più bruciante, la spinta più insopprimibile.
La musica la metto, la rimetto, la rimetto ancora.
Con la musica mi sfinisco, mi addormento, mi tormento.
Con la musica mi intontisco, mi allontano, mi curo, mi avvicino.
La musica non la posso ascoltare, non sto ferma a guardarla, la musica mi lancia addosso gli odori esatti di quella volta, mi scarica sulla pelle la sensazione provata anni fa, proprio quella e non un'altra, la musica mi tramortisce, ammutolisce, fa cantare ed urlare.
La musica mi agita, mi scrolla, mi fa danzare, saltare, vibrare, scuotere.
La musica è mia, la maneggio, la stritolo, la metto da parte, poi torno a riprendermela quando mi occorre.
La musica mi occorre.
Le canzoni mi sono indispensabili.
La musica a mio uso e consumo, da una vita, la mia.

sabato 27 maggio 2017

Non sarebbe bellissimo?




Non sarebbe bellissimo se ce ne fregassimo ed andassimo lo stesso?
Se prendessimo la stessa strada e ci incamminassimo insieme?
Non sarebbe ancora più bello proprio ora che non è il caso, che tutto sembra remarci contro, che sono insorte mille difficoltà, centomila ostacoli?
Non sarebbe bellissimo se annunciassi il nostro arrivo quasi senza preavviso, se ci portassimo un golfino in più e ci baciassimo comunque in barba ad ogni cosa, se ti potessi guardare bere e dormire, se potessi coprirti piano, se infilassimo un libro in valigia da leggere insieme?
Non sarebbe meraviglioso finalmente abbandonarmi fra le tue braccia come ancora non sono riuscita a fare?mollare il freno e le paure, e lasciarti leggere tutti i miei occhi fino al loro fondo più fondo?
Non sarebbe bellissimo se avesse ragione il mio corpo che ha continuato a prepararsi testardo e tu lo reclamassi?senza posticipi, senza poi...
Non sarebbe ancora più importante non riorganizzare e rimandare e rinunciare?abbiamo già rinunciato tanto io e te.
Non sarebbe bellissimo se potessimo mettere le nostre musiche ed ascoltarle mentre la strada diminuisce sotto le ruote ed il vento ci da refrigerio?
Non sarebbe bellissimo se non ci arrendessimo e non pensassimo che questa difficoltà ormai ci appartenga?
Non sarebbe bellissimo se ora ti scrivessi:"andiamo amore andiamo"? e tu rispondessi:"ma si amore mio andiamo"?

sabato 20 maggio 2017

Facciamo un patto



Facciamo un patto figlio mio grande, facciamo che la saltiamo questa fase in cui rispondi aspro un po' a tutti ma in maniera particolare a me, facciamo che non mi chiedi più di non baciarti davanti a scuola e di non salutarti con "tutto quell'entusiasmo fuori luogo" come dici tu.
Facciamo che non ti scansi sul divano quando tento di abbracciarti, che non critichi ogni cosa che faccio, che non rifiuti i panini che ti preparo all'alba, che non mi chiedi di smettere di fare il tifo per te o di cantare in mezzo alla strada.
Lo so che i pedagogisti, gli psicologi ed i saggi dicono che in questa fase, per crescere ed affrancarti da noi, devi per forza sperimentare la rabbia, devi spingerci e strattonarci, criticare e contrapporti, però noi, zitti zitti, cambiamo il percorso e riprendiamo a parlare come abbiamo sempre fatto, che tanto i pedagogisti mica vengono a casa nostra a controllare se litighiamo come dovremmo no?
Ricominciamo a stare vicini, a ridere, a fare cose buffe in giro per il mondo, cuciniamo insieme come abbiamo fatto sempre, spariamoci i nostri mille mila film seduti accanto a parlare nonostante gli sssshhh di tutti gli altri, andiamo a camminare per ore come ai vecchi tempi, e fermiamoci a "prendere un pò di pizza bianca calda che ne dici mammina?" come mi chiedevi da piccino.
Abbiamo passato ore su un tappeto a far finta di mangiare piatti preparati con il pongo, serate lunghissime a leggere libri che sceglievo per te o che ti facevo scegliere, abbiamo fatto i compiti di sabato mattina con il sole o la pioggia, abbiamo impastato quintali di pasta lievita ed atteso che crescesse dandole bacini e coprendola come fosse un bambino, abbiamo dormito notti e pomeriggi interi allacciati come fossimo una cosa sola e certo che offrirti il mio seno quando piangevi è stato molto più facile che tentare di capire cosa tu stia provando ora,con quello sguardo arrabbiato, e certo che è stato più facile darti la mano per farti rialzare da una brutta caduta, piuttosto che arginare la frustazione di quando gridi e sbatti la porta della camera, è stato molto più facile rincorrerti in bicicletta quando pedalavi senza rotelle, che lasciarti con i tuoi amici per ore senza sapere cosa tu stia facendo, senza vederti, senza sentirti.
Lo so tesoro mio che dobbiamo crescere insieme e che anche io devo imparare a lasciarti andare, a non soffrire della tua demolizione, della tua disapprovazione, del tuo chiedere una distanza, lo so che dobbiamo farlo e che nessun patto si può stringere con un meraviglioso figlio che diventa grande,che sabato ti ho lasciato tornare a casa da solo attraversando il parco per farti sentire che mi fido di te e che puoi farcela tranquillamente, ma non ho mollato un attimo il tuo percorso che ho continuato a fissare con la mente, passo dopo passo, fino a che non ti ho sentito suonare.
Lo so che lo strappo deve esserci altrimenti non ti permetto di crescere ma fa male e volevo dirti che se delle volte non riesco a fare la lotta con te per farti capire chi comanda, è solo perchè sono addolorata e cerco di ritrovare tracce di te in quello che stai diventando.
Facciamo un patto tesoro mio, io resto qui, vicino a te, senza darti troppo fastidio, senza farti troppo vergognare delle mie battute sceme e dei miei urli da bordo campo, ma tu ricordati che il tifo più matto e sfegatato verrà sempre da questo cuore, finchè avrò la possibilità di vivere questa strana vita, finchè avrò fiato per chiamare il tuo nome.

Affare fatto?

martedì 9 maggio 2017

Stanotte



Stanotte vieni da me, scostami i capelli dal collo, gira la piccola ciocca dietro il mio orecchio come fai sempre, parlami piano, raccontami un'altra volta di quando non credevi al mio amore, che ancora non mi sembra vero.
Stanotte raggiungimi, gattona sul mio letto e sdraiati accanto a me, fa che io possa aprire gli occhi e trovare i tuoi anche se è buio.
Stanotte arriva piano, tormenta ancora i miei sogni, svegliami con la tua voce che adesso conosco così bene, dimmi quelle cose che ora riesci a dirmi con quella faccia che hai, quelle cose che mi hai detto ieri, ogni volta diverse, ogni volta le stesse.
Stanotte metti la nostra canzone per accorciare lo spazio in mezzo.
Stanotte posa la mano sul mio fianco e raccontami di quello che potremo fare, un giorno.
Stanotte dimmi di quando mi vedi arrivare con la busta piena di cose, e mettimi le labbra sulla fronte.
Stanotte soffiami sulla pelle per dirmi eccomi sono qui.
Stanotte allunga le tue mani verso la mia testa e sorreggimi come fai ogni volta che siamo vicini.
Poggia ancora il tuo cuore che batte dentro al mio ventre e premi, non smettere di premere.
Stanotte prendi la mia stanchezza e lasciala riposare, se arrivi tu potrò finalmente dormire.

Stanotte guarda da vicino i miei sogni che hanno la tua forma da tanto tempo.

sabato 6 maggio 2017

Insieme


Rovesceremo il giorno e le strade per noi.
Insieme potremmo ribaltare i tempi e gli spazi, invertire il giorno con la notte.
Insieme potremmo riscrivere la nostra storia con le stesse parole di prima ma con questa luce nuova che ci mostra nudi ed identici.
Insieme potremmo prendere lo scooter e guardare la nostra città con le teste vicine, potrò cingere la tua vita con le mie mani che ti hanno cercato così tanto in questi anni.
Insieme potremmo essere sempre come siamo ora, bambini, adulti, ragazzi pazzi.
Insieme potremmo vedere Venezia che non conosco, raccontarci degli amici fratelli e dei film delle arene d'estate.
Insieme potremmo dire "guarda amore mio".
Insieme potrei voltarmi verso di te per farti assaggiare il sugo, ma tu non avresti troppa fame e mi sbraneresti in cucina.
Insieme potrei piangere per il pediatra malato perchè sento che tu lo avresti ucciso a morsi per difendermi.
Insieme potrei comprarti un accappatoio giallo per ridere insieme ogni volta che usciresti dalla doccia.
Insieme potremmo continuare a muoverci come sappiamo fare solo noi due, un continuo spostamento fatto di carezze ed incastri, un puzzle pieno d'amore come la felpa grigia con il cappuccio, che è così colma d'amore che vorrei non la lavassi mai per tenertela sempre addosso quando non ci sono.
Insieme potremmo emozionarci per i racconti dell'altro, brividi e scosse comprese, le tue, le mie.
Insieme potremmo viaggiare ed addormentarci su un pullman sgangherato, che poi le buche ci sveglierebbero appositamente per farci dare un altro bacio.
Insieme potremmo cucire un tappeto di canzoni che sono nostre, ne abbiamo già tante sai?
Insieme potremmo raccontarci di nuovo di quella volta in cui avevamo smesso e ci guardavamo da lontano desiderando la stessa identica cosa...noi.

Insieme cappotteremo il giorno e la notte per ingannare il mondo e liberare il nostro amore.

venerdì 28 aprile 2017

Poster



C'è stato un tempo in cui ero una ragazza.
Sui muri di casa mia ci sono stati i poster del Manifesto raffiguranti un neonato che dormiva con scritto "la rivoluzione non russa" quando invece era già morta da un pezzo, avevo il Che, un periodo anche il subcomandante Marcos incappucciato, Michael Jackson, più tardi il Dalai Lama, per un periodo Madre Teresa, prima ancora c'è stato anche Miguel Bosè su quei muri.
A casa mia, quando vivevo da sola ed andavo a fare danza contact al centro sociale, avevo il poster gigante di Freud e la donna nuda sdraiata sul viso di profilo, comprato al concerto del primo maggio, avevo i poster di Sordi e Totò, Marlene Dietrich che diceva "sono nata per l'amore", manifesti di danza, casa tappezzata di locandine, una bicicletta rubata quando è nato il mio primo figlio per attraversare la città, non avevo la patente e compivo ventisette anni.
C'è stato un tempo con un armadio quasi vuoto, solo qualche gonna lunga e maglioni infeltriti, non avevo mai visto un parrucchiere e non compravo profumi ma solo incensi ed essenze pure, cucinavo per una valanga di amici e ballavo scalza ai concerti.
C'è stato un tempo in cui ero ragazzina e tutti fumavano e si drogavano ed io restavo senza mai fare neanche una tirata, senza paura degli altri, felice se ero felice, triste se ero triste.
C'è stato un tempo in cui tutto era possibile ma non mi importava, provavo con la meditazione, il thai chi, lo yoga, il cinema da intontirmi, i libri sempre in mano, un sonno molesto, gusti musicali imprecisi e variegati ed uno spaesamento che non è mai passato, ma che ora fa meno tenerezza.
C'è stato un tempo in cui osservavo le persone curiosa e sorpresa, ora le guardo con rabbia ed impazienza.
C'è stato un tempo in cui o erano anfibi od erano sandali tedeschi, non c'era niente altro da mettere neanche con le gonne, c'è stato un tempo in cui soffiava un vento fra i capelli sussurrando promesse che non ho mantenuto e pagine e pagine che ho riempito di parole, senza riuscire davvero a dire.
C'è stato un tempo in cui facevo amicizia, mi appuntavo le cose su un moleskine sdrucito, accendevo candele ed apparecchiavo tavole piene di cose cucinate da me.

C'è stato un tempo in cui non ero questa e la nostalgia mi mangia viva.

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