mercoledì 15 novembre 2017

Come si fa?



Come si fa a non morire di realtà?
Come si fa a sopravvivere ai giorni di sempre?
Dimmelo tu occhi profondi, compagno di scuola di mille anni fa.
Come si può alzarsi ogni giorno e ricominciare ancora?
Dimmelo ragazzo bello, spiegamelo tu che possedevi gli occhi più curiosi ed attenti che abbia incontrato da giovane, quando immersa nelle mie contrazioni nodose, nelle mie complicazioni quotidiane, ti vedevo fra i banchi, anche tu non sazio, non pago, eppure gaio, eppure bello.
Come si può fingere di abituarsi a tanto dolore, alla solitudine di questi tempi, agli scambi su uno schermo senza abbracciarsi mai davvero?
Dimmelo vecchio amico sagace, quanto conforto riuscivano a darti i tuoi gatti, e quei tuoi guantoni sdruciti, e quella divisa con le mostrine?
Quanto ti sentivi libero mentre giocavi a pallone con i ragazzi di sempre e sudavi e correvi?
Quanto questa città ti piaceva davvero e dove hai messo i tuoi sogni più profondi?
Come si fa ragazzo bello ad abitare certe vite desolate, a non vedere il brutto coprendosi dell'immensa bellezza che pure c'è e che tu hai saputo vedere nonostante?
Come si fa ad accontentarsi che i nostri figli stiano bene oggi, mentre i figli del mondo muoiono ogni minuto, come si fa a farsi bastare il proprio piccolo fragile giardino se intorno la terra frana, ed i corpi marciscono nel dolore e nella malattia?
Quanto ancora ci basteranno gli alberi di Natale e le partite in tv, i pranzi con gli amici, i selfie con il cibo buono e qualche settimana di ferie l'anno?
Quanto ancora i sogni della notte serviranno a mantenere forti ed inutili i sogni del giorno?
Quanto era alto e pieno eppure vuoto il tuo palazzo di periferia?
Come si fa a farsi bastare d'essere vivi per vivere?
Dimmelo tu amico mio perchè io proprio non lo so.

E un ridere rauco e ricordi tanti e nemmeno un rimpianto.
Nemmeno un rimpianto amico mio, spero che questo ti porterà tutta la pace che cercavi.





venerdì 3 novembre 2017

Certe volte quattro anni dopo




Certe volte mi chiedo come si possa ridere insieme con il cuore e restare sopra la tua pancia e poi lasciarti andare via.
Certe mattine mi chiedo come tu possa aver dormito senza i miei capelli sulla tua spalla, dilaganti sul tuo collo, senza esserti svegliato nel cuore della notte solo per stringermi.
Certe volte mi chiedo come si possa vivere senza che tu mi prenda la testa e me l'avvicini al tuo cuore dicendomi "senti come batto".
Certe volte mi chiedo come si possa uscire dal lavoro, nel buio di una nuova stagione fredda, e non trovarti vicino alla mia macchina per poterti finalmente abbracciare.
Certe volte mi chiedo dove sia l'odore del tuo ventre e perchè non possa respirarlo quando mi va.
Certe volte mi chiedo da quanto non ci vediamo che mi sembra un tempo infinito.
Certe volte, insieme, penso che ormai manca pochissimo e non saremo più insieme.
Certe volte vorrei risalire su quel treno per rubare quel tempo sospeso, itinerante, tutto nostro, quando eravamo in ascolto uno dell'altro, di ogni singolo nostro respiro.
Certe volte ti sto cercando anche se non lo so che ti sto cercando.
Certe volte vorrei fermarmi a comprare il milione di cose che vorrei regalarti solo per vedere che faccia farai quando te le darò.
Certe volte sforno una torta che sogno di poterti imboccare e che invece non mangerai.
Certe volte compro una calza nuova od una camicetta pensando solo alle tue mani su di esse.
Certe volte sono preoccupata per te e non lo sai, certe volte vorrei mostrarti il mio viso quando vedo un camino acceso, certe volte vorrei dirti "amore vieni qui, senti che bello questo pezzo di libro, sdraiati accanto a me che te lo leggo".
Certe volte vorrei che mi dicessi "amore vieni qui, senti che bello questo pezzo di libro, sdraiati accanto a me che te lo leggo".
Certe volte soffro senza poterti sfiorare nè guardarti mentre vediamo un film, che poi che bello, ci piacciono gli stessi film.
Certe volte penso che ci basterà pur di non rinunciarci, certe volte penso che sia troppo doloroso e sarebbe meglio rinunciarci.
Certe volte ti immagino ridere mentre leggi un mio messaggio buffo o mentre decidi cosa rispondermi, fermo ed attento, forse teso e divertito.
Certe volte vorrei semplicemente poterti parlare, altre desidereri addirittura che potessimo litigare ed urlarci contro, pur di rompere questo silenzio denso.

Certe volte siamo ancora noi dopo tanti anni e mi sembra incredibile.

venerdì 20 ottobre 2017

E' tutto sbagliato




Abbracciati in un letto piccolo sei rimasto dentro me in una spremitura d'amore e respiri.
Mi hanno investita tutte le sensazioni possibili, il terrore mi ha afferrato le caviglie, ho rivisto, rivissuto, immaginato, ho tremato.
Mi sono trovata spesso a nuotare contro corrente, talvolta è stato inebriante, altre volte così stancante da mozzare le gambe.
I piccioni ci stavano intorno affamati ed i miei seni erano tesi e caldissimi, pieni di cosa, tappeto di foglie arancioni intorno.
E' arrivato persino il calore di quella cosa che conosco tanto bene come aspettare, ma è tutto al rovescio, tutto sbagliato, non posso prendermelo quel calore, non ne ho diritto nè possibilità, non è mio.
Lontana da casa, lontana da loro, il treno corre così veloce che mi succhia la forza, mi sfila l'equilibrio, mi fa traballare i piedi e gli occhi.
La sorpresa della bellezza, la carezza dolce che sai farmi, le scale di moquette, perdersi, ritrovare la strada.
L'odore dell'acqua stagnante, il lento movimento di onde grasse, e le luci di notte, i suoni lontani, come rimbombanti.
I giorni trascorrono come sul vetro del treno, confusi e veloci, sbavati come il colore dato troppo in fretta e malamente, in questi giorni avrei avuto bisogno di averti accanto.
In questi giorni avrei avuto voglia di girarmi addosso a te e non dire niente, sentire la tua voce, la tua mano su un mio orecchio, sul ventre, fra i seni, dentro a quel calore esagerato, a quella tensione esplosiva.
Appartenerti più di sempre e non vederti mai.
E' tutto sbagliato.
Tranne il tuo maglione, quello mi piace tanto, chissà se ci ho lasciato qualche traccia del mio odore.
E' tutto sbagliato tranne le tue mani che sono così giuste.

sabato 7 ottobre 2017

Di notte




Di notte, con un ennesimo dolore, mi sono trascinata in salone, ti ho trovato sul divano, come sempre, vestito, rannicchiato, le braccia incrociate chiuse a proteggere il petto.
Mi sono avvicinata a te, indossavi il maglione di filo blu che avevi già 18 anni fa quando ti ho conosciuto, era liso, così liso da avere buchi un po' ovunque, la trama dei polsini slabbrata, una spilletta della CGIL rossa infilata dentro da allora, e' la spilletta che ti avevano dato ad una manifestazione, forse l'ultima alla quale hai partecipato, l'ultima dopo i tanti cortei, le riunioni, le assemblee, i comitati studenteschi, le riunioni degli scout con i jeans e la camicia azzurra ed il fazzolettone, quando eri ragazzo con gli occhiali fondi.
Mi sono seduta piano accanto a te, ho annusato il tuo respiro di sonno e stanchezza, ti ho sentito stremato, ti mancava tutto in quel momento in piena notte, ti mancavano le lenzuola fresche e pulite, la comodità dei cuscini, il conforto delle mie braccia, la morbidezza del materasso grande,il calore del piumino di mezza stagione, sono tutte cose che non vuoi, sono cose di cui fai a meno da quando eri bambino.
Sei cresciuto dovendo fare a meno di tanto, avevi l'essenziale, il minimo, niente guizzi, niente lussi, niente confort, se faceva freddo tenevi il freddo, se sudavi continuavi a sudare, se avevi fame aspettavi l'ora di cena, se avevi sonno ti poggiavi su una superficie e dormivi, se avevi bisogno di coccole forse non sapevi neanche capirlo.
Ti ho sfiorato il viso, la cicatrice profonda e morbida, come la tua pelle morbida.
Chissà se stavi sognando, chissà se sogni mai, non mi hai raccontato un tuo sogno in tanti anni.
Avevi le gambe piegate verso la pancia e mi sei sembrato così vecchio e così bambino che mi sono spaventata.
C'erano delle scarpe nuove per te nell'armadio, scarpe che reputi costose e che non ci possiamo permettere, ti piacciono, ma non le usi, le lasci lì chiuse e belle sullo scaffale, sono scarpe impermeabili, ti riparerebbero dalla pioggia, ma ogni mattina ti alzi e vai in giro con le scarpe vecchie, e torni con i piedi zuppi se piove e non ti lamenti, e non cerchi subito di asciugarti, cammini per casa, sistemi, prepari, metti in ordine, ed intanto continui ad essere fradicio.
Certe volte vorrei inginocchiarmi per supplicarti di fermarti, ti chiederei di urlare, di lamentarti, di sfogare la tua stanchezza, di esprimere un desiderio.
Ti chiederei di farmi domande, di prendermi per le spalle, di pretendermi.
Ho aspettato ancora un poco accanto a te l'altra notte, il mio dolore non passava, ed anche il tuo era tutto lì, da solo, irraggiungibile, inconsolabile.
Mi sono alzata dal divano, ho mosso due passi verso la camera da letto, sono tornata indietro, ti ho premuto un bacio sulla tempia, un bacio che potesse baciarti senza svegliarti, un bacio che potesse raggiungerti senza spaventarti, un bacio che potessi prenderti senza respingerlo.

Ho baciato la tua tempia e sono tornata a dormire senza neanche poterti coprire le spalle.

sabato 30 settembre 2017

Un cane per te



Sei cresciuto.
Sei un ragazzino ora.
Hai una montagna di capelli indomabili, onde forti e testarde.
Vorresti un cane.
Desidererei tanto prendere un cane tutto per te, ti direi "andiamo a scegliere il tuo cucciolo" ed andremo al canile, ti lascerei scegliere anche se so che sarebbe durissima, dire tu no, tu no, tu invece si è sempre crudele, ingiusto, ma inevitabile, come vivere.
Scegliere qualcuno dal mucchio è sempre sconvolgente e doloroso come vivere questa esistenza.
Sono certa che saresti in grado di occuparti di un cane con la giusta cura, ti conosco, ti osservo, hai pensieri per gli altri, ti preoccupi, rinunci ed aspetti, tieni in mente chi ti sta intorno e sai fartene carico.
So che non ti peserebbe scendere con il tuo cane la mattina presto, so che non dimenticheresti di riempire la sua ciotola, che saresti pronto a coccolarlo ed a preoccuparti del suo benessere.
So che torneresti a casa come hai cominciato a fare da un po', da solo, attraversando il parco, e troveresti il tuo cucciolo ad aspettarti, perchè io sarò a lavoro e non potrò accoglierti.
So che ti rannicchieresti con lui sul divano e sul letto anche se io mi fossi tanto raccomandata di non farlo, so che vi guarderei dormire insieme di nascosto, so che lo porteresti sempre con te.
Ti prenderei un cane perchè hai un cuore grande e mani che sanno accarezzare, braccia perfette per stringere, accortezze per proteggere.
Mi fido di te ragazzo, mi sono sempre fidata di te e vedere quella capoccetta carica di capelli, girare per il mondo da sola, piena di chissà quali pensieri e sensazioni, mi riempie di gioia, paura, orgoglio.
Vorrei poterti prendere il cane che desideri, vorrei poterti dire "si amore, va bene, ti prenderemo un cane", perchè te lo meriti, perchè ti farebbe bene, ti accompagnerebbe in questa crescita velocissima che ti sta accadendo, perchè meriti qualcuno con cui costruire un rapporto amorevole, che sia diverso da noi, dalla tua famiglia, e che allo stesso tempo ti appartenga, ti somigli nelle corse e nei giochi, nei pomeriggi di pioggia e di noia, nelle estati pigre, e mentre studi, nelle carezze e nei fiatoni, nelle gite e nel riposo di sera.
Vorrei un cane per te.

venerdì 22 settembre 2017

E' proprio questo




Le tue braccia hanno un profumo, i tuoi polsi fatico a lasciarli senza le mie dita intorno.
Le tue braccia si infilano sotto la mia nuca, sulle mie natiche, dietro la mia spina dorsale, il profumo di te mi resta addosso per ore, poi d'improvviso non lo trovo più.
Spesso ho freddo amore mio, è la paura forse, è la stanchezza, è la fatica sai?forse è solo questo non ti spaventare, passerà vedrai.
La fatica mi fa tremare.
Lo smarrimento mi fa sbuffare di freddo come i cani, mi fa trasalire, lo strappo mi toglie il calore, e solo le tue labbra e solo le tue mani, e solo il tuo ventre, che sono caldissimi, che sono caldissimi tutti, riescono ad essere la coperta per il mio implacabile freddo.
Hai labbra roventi ed una lingua calda e generosa.
E solo quando apri le braccia e mi lasci passare dentro sotto e su di te, riesco a trovare un pò di pace, riesco ad iniziare a raccontarmi davvero.
E solo quando poggi la schiena e posso raggomitolarmi addosso a te,solo allora lascio andare alcuni frammenti, solo allora riesco a darti pezzi della mia storia, perchè tu capisca chi ero, chi sono diventata, chi vorrei essere.
Le tue braccia mi prendono tutta quanta.
Le tue braccia ed i tuoi polsi hanno un profumo che rubo appena posso con tutte le mie narici fino a mandarlo in fondo a me.
Le tue braccia sono per agganciarci le mie nel traffico e nel freddo, nel sudore e nella corsa, nel sonno e nella notte che non è mai nostra.
Le tue braccia, ci canterei dentro tutte le canzoni che so e ci dormirei il sonno che mi manca sempre, e ci lascerei i respiri che non faccio più veramente da troppo tempo.

E' proprio questo amore mio, dopo che ti ho visto, poi mi manchi sempre un pezzo di più.

lunedì 18 settembre 2017

I quadrifogli





Le avevano regalato tre bulbi di quadrifoglio, erano secchi ed accompagnati da un disco di torba per esservi piantati, nelle sue mani erano solo tre bombine fruscianti, piccole, asciutte.
Aveva piantato i tre bulbi, li aveva annaffiati piano e messi sul davamzale in faccia al sole di fine estate.
I bulbi si erano trasformati nel giro di pochissime ore, da subito le erano parsi portentosi.
Lei aveva la netta impressione di vederli crescere mettendosi semplicemente a fissarli.
Le apparivano testardi, selvaggi, pieni di vita e desiderio, i quadrifogli spuntavano, scavavano, crescevano affamati di acqua e di sole.
In pochissimo tempo erano diventati sei quadrifogli con screziature violacee, uno stelo lunghissimo, tenero ma tenace, il verde brillante delle loro foglioline, stupiva gli occhi.
Quei quadrifogli erano disarmanti, sembrava che crescessero a dispetto dei primi temporali e del vento che soffiava forte contro di loro, ad un certo punto lei li aveva guardati con più attenzione, erano tanto cresciuti da piegarsi verso il basso, sembravano cercare qualcosa, più aria, più spazio, più sole.

Una mattina li aveva guardati come ad ogni alba, li teneva accanto alla finestra del suo letto, ed aveva capito solo in quel momento che i quadrifogli avevano bisogno di essere travasati, avevano bisogno di più spazio.
Le era sembrato chiarissimo ed inconfutabile, i quadrifogli iniziavano a soffrire in quel piccolo vasetto di coccio.

Allora lei uscì e comprò un nuovo vaso tutto per loro, tornando a casa, e stringendo il grande vaso a sè, si scoprì a sorridere.



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