giovedì 18 gennaio 2018

Un nuovo anno





Il tuo cuore l'ho sentito più forte del mio, a volte premere sul mio ventre, aveva un ritmo preciso, sano, rassicurante, vivo e guizzante.
Il cane femmina cammina con me, il naso schiacciato a terra, annusa ogni minima traccia che io perdo annusando solo l'aria.
I bambini sono grandi nei loro pigiami a righe, hanno confuso le righe allungandosi a forma di piccoli uomini.
I miei capelli crescono senza seguire una linea precisa, vanno ad espandersi lontani dalla testa, una testa di impulsi e spinte, frenate e slanci.
Il mio viso si macchia e si solca, un tempo avevo le guance piene, ora ho questo aspetto triste, lo sguardo mi cade verso il basso.
Il corpo è accartocciato in nodi di dolore che vorrei sbrogliare con tutta la tenerezza possibile, ma non ce l'ho, ed i nodi si accendono di fuoco, urlano, mi impediscono il movimento.
La rabbia per il mio corpo di dolore, nutre il dolore e succhia il corpo, ed il giro riparte.
Un viaggio lento, un viaggio per andare lontano, con le biciclette ed i fiumi, le montagne e l'aria.
I libri, quelli sempre.
La musica, senza mai.
Il cane femmina mi fa tante coccole che mi commuove ed io la stringo come fosse una bambina che mi aspetta.
Ti lascerei le mie vertebre, soffiaci dentro il tuo respiro caldo, guarisci questo blocco, scioglilo come quel cuore profumato che ti ho regalato, abbracciami che poi mi passa tutto.
Per un pò mi passa tutto.
Poi torna, ha varie facce, a volte non ha facce, è solo tempesta.
Il peso del collo certi giorni mi è insopportabile e non so più camminarci.
Il passo inciampa, mi manca l'aria, ho una fame lontana, ho voglia del mio letto.
Il nostro letto avrebbe testiera di libri, i nostri preferiti.
Prenderebbe polvere direbbero tutti.
Noi non lo diremmo e la notte potrei ascoltare la tua voce per trovare pace e dormirci dentro.
Abbandonarmi, inclinare indietro la testa e chiudere gli occhi, lasciarmi portare.Portami.
Stringerti per farti ballare piano, vuoi ascoltare cosa ho da dirti?Avrei così tanto da dirti, ma poi forse vorrei tanto stare zitta finalmente.
Starei con gli anziani, vi farei stare con i vecchi figli miei, per tanto tempo, domandate a loro, domanderei solo a loro.
I miei bambini a forma di uomini mi chiamano ancora tanto, li guardo di notte, li guardo di giorno, li guardo mentre corrono o litigano facendo a botte, botte da maschi, botte da fratelli, si cercano sempre, si dormono addosso.
La montagna bambini, camminate la montagna, nuotate il mare, respirate il vento, la vita è un'altra, non è neanche la scuola dove vi porto ogni giorno, non è la felpa grigia che hanno tutti, non è i voti, la vita è un'altra, vi spingerei a cercarla, mi manca il coraggio.
Ti prenderei per le spalle, con amore , e ti volterei, guardami, voltare contiene la parola volto, guarda il mio, cercaci dentro quello che siamo stati, cercaci in fondo ciò che siamo ora, fra pericoli e minacce, distanze ed incontri impossibili.
Dicono che sia un nuovo anno, ma che significa?

Un nuovo anno è esattamente come ieri, non assomiglia a domani.

domenica 31 dicembre 2017

Fosse per me




Fosse per me spegnerei tutte le luci, chiuderei la porta ed andrei lontano.
Fosse per me raggiungerei un posto praticamente deserto, silenzioso, un luogo con il cielo pulito, con le persone che lo abitano da sempre, sincere e schiette.
Fosse per me non vorrei sentire nè vedere i fuochi d'artificio, smetterei di ricevere video e foto piene di auguri e bottiglie di spumante, indosserei un jeans ed un paio di scarpe calde e comode e camminerei, soffiando fuori di me l'aria fredda.
Fosse per me ti preparerei una minestra, ti verserei del vino rosso, abbrustolirei del pane nel grande camino, passerei ore ad ascoltare le tue storie ed a raccontarti le mie, fosse per me porterei i miei figli in montagna, fra le mucche e l'erba, le rocce ed i ruscelli, proietterei i super otto di quando eravamo bambini noi e comincerei a narrare le storie di una volta.
Se fosse per me rallenterei ogni corsa dell'anno che sta finendo, per rivedere ciò che è successo e capire come mi sono sentita davvero.
E' una convenzione che domani sia un nuovo anno, è solo un patto fra noi, domani sarà solo il giorno che seguirà ad oggi e non ci sarà alcuna differenza se non gliela imporremo noi.
Fosse per me guarderei fino allo sfinimento le stelle, cancellando i cenoni ed i tovagliati scintillanti, parlerei con gli anziani per chiedere loro dove stiamo andando.
Fosse per me farei un falò di tablet cellulari e social network, inviterei amici a mangiare insieme, a fotografare con le macchine fotografiche, a fare spedizioni dentro ai boschi con le torce e gli zaini.
Fosse per me, faremmo l'amore come ci piace di più, fino a che non crolleremmo stanchi, giocheremmo a carte e rideremmo litigando sulle regole.
Fosse per me vedremmo film fino all'alba e poi usciremmo a comprare pane e formaggio per pranzo.
Fosse per me ti regalerei solo libri per onorare una notte nuova e diversa ed accarezzerei la cagnolina e poi guarderei come giochi con lei, ascolterei le cose buffe che sai dirle.

Fosse per me oggi non festeggerei il capodanno, ma la nostra gioia di vivere nonostante.

martedì 26 dicembre 2017

Negli occhi



Nei propri occhi custodiva tutto di loro, i ricordi, le immagini vivide delle carezze che si erano scambiati, dei sorrisi e delle confidenze.
Negli occhi di lei c'era tutto di loro, i movimenti, i gesti, le sorprese, le attese, i loro corpi intrecciati.
Lei viveva, passeggiava, assaggiava, lavorava, guidava, sempre tenendo loro due impressi negli occhi.
Talvolta aveva la netta impressione che gli altri se ne sarebbero accorti, che avrebbero visto ciò che lei vedeva.
Il Natale stava già sfumando, ed i suoi desideri restavano come sospesi, ne aveva tanti, erano davvero belli, ma tutti legati a lui, alla sua presenza, alle sue mani, al suo modo di guardare il mondo, al suo modo di raccontarlo a lei.
Non prendeva un pezzo di cioccolato senza desiderare di imboccargliene un quadrato, non si addormentava senza pensare a lui, non dormiva senza sognarlo, non poteva immaginare di partire senza averlo accanto, senza che lui scegliesse il posto, il percorso, senza vederlo mentre l'amava.
Nei propri occhi c'era tutta la loro vitalità, la loro follia, la loro poesia.
Una passeggiata sotto alle luminarie, una tazza di tea, una minestra in montagna, un dolore da dirsi, una preoccupazione da condividere, una strada da attraversare.
I suoi occhi potevano contenere tutto questo, ed illuminarsi della luce che insieme, accendevano ogni volta, ogni singola, assurda volta.

sabato 2 dicembre 2017

Loro due



Ci sono incontri leali, completi, pieni, sufficienti a sè stessi.
Ci sono persone che quando si trovano vicine non hanno bisogno di niente e sanno raccontarsi, toccarsi, dirsi la verità.
Ci sono uomini e donne che si vedono e sono in grado di stare insieme, senza complicazioni, come spinti da un'onda naturale e giusta.
Ci sono ore rubate che qualcuno sa riempire di carezze, piacere, abbracci e sguardi che parlano più di tutto.
Sono rare possibilità, incredibili occasioni alle quali non si riesce a rinunciare neanche ad imporselo.
Ci sono individui che possono scegliere proprio il regalo che l'altro aveva chiuso nel cuore, che sanno intercettarne le espressioni e gli stati d'animo, ci sono esseri umani che sanno pensarsi e prendersi cura a vicenda, senza paura e senza barriere.
Ci sono persone che viaggiano insieme ma dovunque si trovino, non sanno far altro che starsi accanto.
Ci sono persone che in qualsiasi posto si trovino, riescono a sentirsi a casa, che sono capaci di inventare bolle silenziose dove entrare in apnea per respirarci finalmente dentro, insieme.
Ci sono uomini e donne che sanno annusarsi fino a dentro, commuoversi e ridere standosi addosso, separarsi restando uniti.
Ci sono pochissime persone al mondo che riescono a spronarsi, a sostenersi, a consolarsi, a sedursi, a calmarsi, a sfamarsi, ed è una questione di occhi, per come guardano la vita, ed è una questione di orecchie, per come sentono i suoni, ed è una questione di naso, per come annusano intorno, ed è una questione di anime, per quanto si somigliano.




mercoledì 15 novembre 2017

Come si fa?



Come si fa a non morire di realtà?
Come si fa a sopravvivere ai giorni di sempre?
Dimmelo tu occhi profondi, compagno di scuola di mille anni fa.
Come si può alzarsi ogni giorno e ricominciare ancora?
Dimmelo ragazzo bello, spiegamelo tu che possedevi gli occhi più curiosi ed attenti che abbia incontrato da giovane, quando immersa nelle mie contrazioni nodose, nelle mie complicazioni quotidiane, ti vedevo fra i banchi, anche tu non sazio, non pago, eppure gaio, eppure bello.
Come si può fingere di abituarsi a tanto dolore, alla solitudine di questi tempi, agli scambi su uno schermo senza abbracciarsi mai davvero?
Dimmelo vecchio amico sagace, quanto conforto riuscivano a darti i tuoi gatti, e quei tuoi guantoni sdruciti, e quella divisa con le mostrine?
Quanto ti sentivi libero mentre giocavi a pallone con i ragazzi di sempre e sudavi e correvi?
Quanto questa città ti piaceva davvero e dove hai messo i tuoi sogni più profondi?
Come si fa ragazzo bello ad abitare certe vite desolate, a non vedere il brutto coprendosi dell'immensa bellezza che pure c'è e che tu hai saputo vedere nonostante?
Come si fa ad accontentarsi che i nostri figli stiano bene oggi, mentre i figli del mondo muoiono ogni minuto, come si fa a farsi bastare il proprio piccolo fragile giardino se intorno la terra frana, ed i corpi marciscono nel dolore e nella malattia?
Quanto ancora ci basteranno gli alberi di Natale e le partite in tv, i pranzi con gli amici, i selfie con il cibo buono e qualche settimana di ferie l'anno?
Quanto ancora i sogni della notte serviranno a mantenere forti ed inutili i sogni del giorno?
Quanto era alto e pieno eppure vuoto il tuo palazzo di periferia?
Come si fa a farsi bastare d'essere vivi per vivere?
Dimmelo tu amico mio perchè io proprio non lo so.

E un ridere rauco e ricordi tanti e nemmeno un rimpianto.
Nemmeno un rimpianto amico mio, spero che questo ti porterà tutta la pace che cercavi.





venerdì 3 novembre 2017

Certe volte quattro anni dopo




Certe volte mi chiedo come si possa ridere insieme con il cuore e restare sopra la tua pancia e poi lasciarti andare via.
Certe mattine mi chiedo come tu possa aver dormito senza i miei capelli sulla tua spalla, dilaganti sul tuo collo, senza esserti svegliato nel cuore della notte solo per stringermi.
Certe volte mi chiedo come si possa vivere senza che tu mi prenda la testa e me l'avvicini al tuo cuore dicendomi "senti come batto".
Certe volte mi chiedo come si possa uscire dal lavoro, nel buio di una nuova stagione fredda, e non trovarti vicino alla mia macchina per poterti finalmente abbracciare.
Certe volte mi chiedo dove sia l'odore del tuo ventre e perchè non possa respirarlo quando mi va.
Certe volte mi chiedo da quanto non ci vediamo che mi sembra un tempo infinito.
Certe volte, insieme, penso che ormai manca pochissimo e non saremo più insieme.
Certe volte vorrei risalire su quel treno per rubare quel tempo sospeso, itinerante, tutto nostro, quando eravamo in ascolto uno dell'altro, di ogni singolo nostro respiro.
Certe volte ti sto cercando anche se non lo so che ti sto cercando.
Certe volte vorrei fermarmi a comprare il milione di cose che vorrei regalarti solo per vedere che faccia farai quando te le darò.
Certe volte sforno una torta che sogno di poterti imboccare e che invece non mangerai.
Certe volte compro una calza nuova od una camicetta pensando solo alle tue mani su di esse.
Certe volte sono preoccupata per te e non lo sai, certe volte vorrei mostrarti il mio viso quando vedo un camino acceso, certe volte vorrei dirti "amore vieni qui, senti che bello questo pezzo di libro, sdraiati accanto a me che te lo leggo".
Certe volte vorrei che mi dicessi "amore vieni qui, senti che bello questo pezzo di libro, sdraiati accanto a me che te lo leggo".
Certe volte soffro senza poterti sfiorare nè guardarti mentre vediamo un film, che poi che bello, ci piacciono gli stessi film.
Certe volte penso che ci basterà pur di non rinunciarci, certe volte penso che sia troppo doloroso e sarebbe meglio rinunciarci.
Certe volte ti immagino ridere mentre leggi un mio messaggio buffo o mentre decidi cosa rispondermi, fermo ed attento, forse teso e divertito.
Certe volte vorrei semplicemente poterti parlare, altre desidereri addirittura che potessimo litigare ed urlarci contro, pur di rompere questo silenzio denso.

Certe volte siamo ancora noi dopo tanti anni e mi sembra incredibile.

venerdì 20 ottobre 2017

E' tutto sbagliato




Abbracciati in un letto piccolo sei rimasto dentro me in una spremitura d'amore e respiri.
Mi hanno investita tutte le sensazioni possibili, il terrore mi ha afferrato le caviglie, ho rivisto, rivissuto, immaginato, ho tremato.
Mi sono trovata spesso a nuotare contro corrente, talvolta è stato inebriante, altre volte così stancante da mozzare le gambe.
I piccioni ci stavano intorno affamati ed i miei seni erano tesi e caldissimi, pieni di cosa, tappeto di foglie arancioni intorno.
E' arrivato persino il calore di quella cosa che conosco tanto bene come aspettare, ma è tutto al rovescio, tutto sbagliato, non posso prendermelo quel calore, non ne ho diritto nè possibilità, non è mio.
Lontana da casa, lontana da loro, il treno corre così veloce che mi succhia la forza, mi sfila l'equilibrio, mi fa traballare i piedi e gli occhi.
La sorpresa della bellezza, la carezza dolce che sai farmi, le scale di moquette, perdersi, ritrovare la strada.
L'odore dell'acqua stagnante, il lento movimento di onde grasse, e le luci di notte, i suoni lontani, come rimbombanti.
I giorni trascorrono come sul vetro del treno, confusi e veloci, sbavati come il colore dato troppo in fretta e malamente, in questi giorni avrei avuto bisogno di averti accanto.
In questi giorni avrei avuto voglia di girarmi addosso a te e non dire niente, sentire la tua voce, la tua mano su un mio orecchio, sul ventre, fra i seni, dentro a quel calore esagerato, a quella tensione esplosiva.
Appartenerti più di sempre e non vederti mai.
E' tutto sbagliato.
Tranne il tuo maglione, quello mi piace tanto, chissà se ci ho lasciato qualche traccia del mio odore.
E' tutto sbagliato tranne le tue mani che sono così giuste.

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