lunedì 24 luglio 2017

Voglia



Mi fai venire voglia di tornare bambina.
Mi fai venire voglia di essere giovane.
Mi fai venire voglia di invecchiare serenamente.
Mi fai venire voglia di raccontarti.
Mi fai venire voglia di farti assaggiare.
Mi fai venire voglia di fare l'amore sempre.
Mi fai venire voglia di passeggiate in montagna e tuffi nel mare.
Mi fai venire voglia di girare come una turista nella mia città ed in quelle sconosciute.
Mi fai venire voglia di comprare delle scarpe nuove.
Mi fai venire voglia di regalarti.
Mi fai venire voglia di scoprire ma anche di riposarmi un po'.
Mi fai venire voglia di ascoltare ogni tuo ricordo.
Mi fai venire voglia di festeggiarti ogni giorno.
Mi fai venire voglia di studiare.
Mi fai venire voglia di cercare il bello.
Mi fai venire voglia di giocare come i cuccioli.
Mi fai venire voglia di nascondermi addosso a te.
Mi fai venire voglia di non andare più da sola.
Mi fai venire voglia di dare da mangiare ai gatti.
Mi fai venire voglia di conoscere le persone che ami.
Mi fai venire voglia di dire "per noi è diverso".
Mi fai venire voglia di sognare un altro sogno.
Mi fai venire voglia di attraversare.

Mi fai venire voglia di avere meno paura.

mercoledì 19 luglio 2017

Cento


Non si vedevano per giorni, le ore correvano e si accumulavano senza di loro.
Non si toccavano, non potevano neanche parlarsi se non con la scrittura.
Erano senza dimensioni, senza spazio, senza tempo, senza luogo.
Poi si vedevano.
Bastava una strada, un pezzo di strada insieme, un incontrarsi improvvisato, sorprendente, un'ora rubata, uno stralcio di minuti ritagliati e strappati dai giorni di sempre.
Iniziavano immediatamente a stare insieme, senza preamboli od impacci.
Riuscivano ad essere loro anche dopo anni di lontananza, non c'erano mai fili da riallacciare, fatiche da compiere, rodaggi.
Era semplicemente l'unica cosa da fare, stare vicini.
Loro erano così, forse molto semplici dentro una situazione complessa, volevano solo stare uno addosso all'altra.
Non avevano bisogno di visitare posti o città, ma riuscivano a mostrarsi i luoghi del cuore, seguendo i racconti dell'infanzia, della loro vita, della loro famiglia.
La spinta che li muoveva ogni volta li portava a tracciare i loro segni e riempirli d'amore.
I segni passati, i segni nuovi.
Si erano persi per anni senza perdersi davvero mai, si erano ritrovati senza potersi ritrovare davvero.
Erano indecentemente potenti e scandalosamente fragili.
Non avrebbero sprecato un minuto di quello che veniva loro concesso, anche potersi dire "buongiorno amore" appariva un lusso insperato, una cosa commovente.
Il tempo passato ad attendere un caffè od a bere un bicchiere d'acqua, era tempo perso, imperdonabile.
A chiunque avessero trovato sul loro singhiozzante e frammentato cammino, avrebbero detto semplicemente:"lasciaci in pace", agli altri intorno avrebbero chiesto:"fateci passare,non facciamo niente di male".
Non li avrebbe capiti nessuno o quasi nessuno, poco importava, a loro restava un sospiro perfettamente sincrono, uno specchio dove stare avvinghiati, una notte in cui la tenerezza l'aveva tenuti svegli, una stella cadente esclusiva, che forse avevano solo immaginato, due zucchine, la pompa dell'acqua, pane e marmellata, le mani sulle mani, il sonno molle e caldo del pomeriggio.
A loro, che concretamente non avevano niente, restava 100, la somma delle loro anime, l'addizione di loro due.

mercoledì 28 giugno 2017

Effetti collaterali


Quando ho capito che ti amavo, ti stavo già amando da un po'.
Quando ho capito che ti amavo era già tardi per dirlo, lo stavo già facendo.
Quando ho pensato ma io lo amo, così come una frase netta e chiara detta dentro la mia testa, ti avevo già amato prima, mentre ti massaggiavo, mentre ti ascoltavo raccontare del meccanico, dell'ospedale, del viaggio lunghissimo, della tenda, dei fratelli, delle punture, di mamma e papà.

Quando ho pensato spaventata "oddio mi sa che lo amo" era tardissimo, ti avevo già regalato molte cose, ti avevo già cercato in mezzo alle persone, ti avevo già sbottonato piano la camicia ed annusato per cercare di portarti dentro di me.
Quando ho capito che ti amavo non avevo via di scampo, non ho avuto più la forza di negarmelo, ed oggi mi torna addosso mentre cerco di fare altro, mentro tento di pensare cose diverse.
Quando ho capito che ti amavo non ho smesso di capirlo, e mi torna addosso ogni volta che ti scrivo ed ogni volta che mi guardi.
Quando ho detto a qualcuno "mi sa che lo amo" mi hanno risposto "era così chiaro tesoro", ed ho compreso che lo avevano capito prima di me.

Quando ho lasciato che l'amore mi raggiungesse senza più tentare di ribattezzarlo, ho scoperto di amarti fino a quando eri piccolo, di amarti per il bambino che sei stato, per il compagno di viaggio stravolto dal caldo e dalla stanchezza che eri da ragazzo, per quando ti sei intossicato e per come hai amato la tua bambina.
Quando ho preso in mano il mio amore e l'ho visto difficile come sempre ma reale come mai prima d'ora,ho desiderato di farti conoscere ogni singolo pezzo del mio cuore, mia madre, mio padre, i miei bambini, la mia pelle la mattina, il mio odore la sera, le mie ginocchia e le mie scarpine ortopediche,ho sentito che ti avrei voluto presentare qualcuno che ti parlasse di me, di come ero e delle cose che facevo.
Quando ho sentito di amarti ho capito che ci siamo baciati come due ragazzini, come un padre, come una madre, come due anziani stanchi, come due adolescenti pazzi.
Quando ho capito che ti amavo è stato come sparare un razzo verso di te, sganciarlo senza premeditazione nè progetto,iniziare un linguaggio d'amore che diventa sempre più naturale, spontaneo, quotidiano.

Quando ho capito che ti amavo credevo di non esserne più capace, invece oggi so che non saprei fare altro.

sabato 17 giugno 2017

In una stanza piccolissima



In una stanza piccola e sconosciuta di una casa fuori dallo spazio e dal tempo, hai raccolto con i polpastrelli la mia lacrima, ne hai saggiato la consistenza, hai annusato la mia commozione, l'attesa, l'amore trattenuto, il dolore, l'assenza, la rabbia, il rifiuto, la ricerca di questi tempi passati, la gioia di oggi.
Dalle mani gocciolava amore e te lo massaggiavo, non mi faceva paura dargli questo nome in silenzio, darglielo pensando a te.
In una stanza piccola con il balconcino, hai respirato ogni palpito ed era nostro.
Seguire solo la spinta della voglia di averti lì con me, non trovare pace per troppe cose belle da prendersi, non avere una meta ma arrotolarsi dentro i percorsi.
Inseguirti ad occhi chiusi, lasciarti andare e riprenderti, metterti il mio collo nelle mani, bere la tua essenza più profonda ed imprimermela in fondo alla gola, superare il tuo profumo comprato e toccare il tuo, quello vero, di saliva ed amore puro.
Mi piace chiudere gli occhi di tanto in tanto, smarrirti alla vista, allungare un piede, stendere un braccio e trovarti, mi piace d'improvviso, guardarti ad occhi spalancati, osservarti mentre ti muovi, mentre cerchi angoli di me, mentre mi guardi anche tu.
La notte ha una morbidezza diversa se ci sei, è bello anche alzarsi e sapere di tornare addosso a te.
Su gli stessi cuscini i nostri sogni identici.

Nuda fra le tue braccia trovo te, trovo tutta me.

lunedì 5 giugno 2017

Uso e consumo



Non ho mai ascoltato la musica, non sono mai stata una che sentiva musica.
Io la musica la consumo, la uso, la spolpo.
La musica mi serve, non posso stare senza.
La musica è qualcosa che mi vado a prendere, che scelgo, che mi infilo nelle orecchie.
La musica la utilizzo, la spremo, la sfrutto.
La musica mi permette di essere, di sopravvivere, di respirare.
La musica io la spingo fino in fondo al dolore, la spalmo sulle mancanze, la distribuisco sulle ferite, ci massaggio le cicatrici, ci cullo la solitudine, ci accendo l'entusiasmo, le affido il desiderio più bruciante, la spinta più insopprimibile.
La musica la metto, la rimetto, la rimetto ancora.
Con la musica mi sfinisco, mi addormento, mi tormento.
Con la musica mi intontisco, mi allontano, mi curo, mi avvicino.
La musica non la posso ascoltare, non sto ferma a guardarla, la musica mi lancia addosso gli odori esatti di quella volta, mi scarica sulla pelle la sensazione provata anni fa, proprio quella e non un'altra, la musica mi tramortisce, ammutolisce, fa cantare ed urlare.
La musica mi agita, mi scrolla, mi fa danzare, saltare, vibrare, scuotere.
La musica è mia, la maneggio, la stritolo, la metto da parte, poi torno a riprendermela quando mi occorre.
La musica mi occorre.
Le canzoni mi sono indispensabili.
La musica a mio uso e consumo, da una vita, la mia.

sabato 27 maggio 2017

Non sarebbe bellissimo?




Non sarebbe bellissimo se ce ne fregassimo ed andassimo lo stesso?
Se prendessimo la stessa strada e ci incamminassimo insieme?
Non sarebbe ancora più bello proprio ora che non è il caso, che tutto sembra remarci contro, che sono insorte mille difficoltà, centomila ostacoli?
Non sarebbe bellissimo se annunciassi il nostro arrivo quasi senza preavviso, se ci portassimo un golfino in più e ci baciassimo comunque in barba ad ogni cosa, se ti potessi guardare bere e dormire, se potessi coprirti piano, se infilassimo un libro in valigia da leggere insieme?
Non sarebbe meraviglioso finalmente abbandonarmi fra le tue braccia come ancora non sono riuscita a fare?mollare il freno e le paure, e lasciarti leggere tutti i miei occhi fino al loro fondo più fondo?
Non sarebbe bellissimo se avesse ragione il mio corpo che ha continuato a prepararsi testardo e tu lo reclamassi?senza posticipi, senza poi...
Non sarebbe ancora più importante non riorganizzare e rimandare e rinunciare?abbiamo già rinunciato tanto io e te.
Non sarebbe bellissimo se potessimo mettere le nostre musiche ed ascoltarle mentre la strada diminuisce sotto le ruote ed il vento ci da refrigerio?
Non sarebbe bellissimo se non ci arrendessimo e non pensassimo che questa difficoltà ormai ci appartenga?
Non sarebbe bellissimo se ora ti scrivessi:"andiamo amore andiamo"? e tu rispondessi:"ma si amore mio andiamo"?

sabato 20 maggio 2017

Facciamo un patto



Facciamo un patto figlio mio grande, facciamo che la saltiamo questa fase in cui rispondi aspro un po' a tutti ma in maniera particolare a me, facciamo che non mi chiedi più di non baciarti davanti a scuola e di non salutarti con "tutto quell'entusiasmo fuori luogo" come dici tu.
Facciamo che non ti scansi sul divano quando tento di abbracciarti, che non critichi ogni cosa che faccio, che non rifiuti i panini che ti preparo all'alba, che non mi chiedi di smettere di fare il tifo per te o di cantare in mezzo alla strada.
Lo so che i pedagogisti, gli psicologi ed i saggi dicono che in questa fase, per crescere ed affrancarti da noi, devi per forza sperimentare la rabbia, devi spingerci e strattonarci, criticare e contrapporti, però noi, zitti zitti, cambiamo il percorso e riprendiamo a parlare come abbiamo sempre fatto, che tanto i pedagogisti mica vengono a casa nostra a controllare se litighiamo come dovremmo no?
Ricominciamo a stare vicini, a ridere, a fare cose buffe in giro per il mondo, cuciniamo insieme come abbiamo fatto sempre, spariamoci i nostri mille mila film seduti accanto a parlare nonostante gli sssshhh di tutti gli altri, andiamo a camminare per ore come ai vecchi tempi, e fermiamoci a "prendere un pò di pizza bianca calda che ne dici mammina?" come mi chiedevi da piccino.
Abbiamo passato ore su un tappeto a far finta di mangiare piatti preparati con il pongo, serate lunghissime a leggere libri che sceglievo per te o che ti facevo scegliere, abbiamo fatto i compiti di sabato mattina con il sole o la pioggia, abbiamo impastato quintali di pasta lievita ed atteso che crescesse dandole bacini e coprendola come fosse un bambino, abbiamo dormito notti e pomeriggi interi allacciati come fossimo una cosa sola e certo che offrirti il mio seno quando piangevi è stato molto più facile che tentare di capire cosa tu stia provando ora,con quello sguardo arrabbiato, e certo che è stato più facile darti la mano per farti rialzare da una brutta caduta, piuttosto che arginare la frustazione di quando gridi e sbatti la porta della camera, è stato molto più facile rincorrerti in bicicletta quando pedalavi senza rotelle, che lasciarti con i tuoi amici per ore senza sapere cosa tu stia facendo, senza vederti, senza sentirti.
Lo so tesoro mio che dobbiamo crescere insieme e che anche io devo imparare a lasciarti andare, a non soffrire della tua demolizione, della tua disapprovazione, del tuo chiedere una distanza, lo so che dobbiamo farlo e che nessun patto si può stringere con un meraviglioso figlio che diventa grande,che sabato ti ho lasciato tornare a casa da solo attraversando il parco per farti sentire che mi fido di te e che puoi farcela tranquillamente, ma non ho mollato un attimo il tuo percorso che ho continuato a fissare con la mente, passo dopo passo, fino a che non ti ho sentito suonare.
Lo so che lo strappo deve esserci altrimenti non ti permetto di crescere ma fa male e volevo dirti che se delle volte non riesco a fare la lotta con te per farti capire chi comanda, è solo perchè sono addolorata e cerco di ritrovare tracce di te in quello che stai diventando.
Facciamo un patto tesoro mio, io resto qui, vicino a te, senza darti troppo fastidio, senza farti troppo vergognare delle mie battute sceme e dei miei urli da bordo campo, ma tu ricordati che il tifo più matto e sfegatato verrà sempre da questo cuore, finchè avrò la possibilità di vivere questa strana vita, finchè avrò fiato per chiamare il tuo nome.

Affare fatto?

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