venerdì 20 luglio 2012

Invece si

Una mia cara amica, mi sussurrava stanca di tutte le delusioni ricevute dall'amore, dagli uomini, dalle relazioni naufragate:"io ho chiuso, basta, non ne ho più voglia,davvero, neanche morta ci riproverei, con l'amore basta davvero". Io le rispondevo storta sulla panchina sbeccata "già". Poi sono andata via, entrata in macchina ed ho pensato. Giudando ho continuato a pensare, tanto guidare è un'attività sottocorticale me lo ha spiegato il mio amato neuropsichiatra professore eccelso Pierro Marcello Mario, perciò pensavo. Prima di tutto pensavo che Marcello Mario non sarebbe dovuto morire, che ci sono tanti professori da dimenticare, gente mediocre, triste, spenta, viscida, insulsa, mentre Marcello Mario era il professore, lo seguivo in tutte le aule dove andasse a parlare, lui era lo scoppio di sinapsi che mi si accendeva non appena apriva bocca e muoveva le grandi manone generose. No, lui avrebbe dovuto continuare ad insegnare ed io lo avrei seguito in capo al mondo e adesso la mia vita sarebbe diversa e Marcello Mario sempre lo stesso meraviglioso uomo che è stato. Comunque, a parte Marcello Pierro, emerito neuropsichiatra con i controcoglioni, pensavo "eh no" pensavo. Pensavo "io si invece". Pensavo alle mail da scrivere di giorno e di notte, ai messaggi da digitare di nascosto per accarezzarsi il cuore in un momento qualsiasi, pensavo ai primi appuntamenti, alla lingerie nuova da scegliere, al profumo che avrebbe parlato di te prima ancora che tu lo abbracciassi, ho pensato all'emozione, all'adrenalina che un nuovo amore ti dà. Ho pensato a quando sei innamorato e ti senti una persona migliore perchè diventi davvero qualcosa di meglio da ciò che sei. Ho pensato all'illusione bellissima, che questo mondo possa davvero essere un bel posto dove vivere, quell'illusione che solo l'amore riesce ad inocularti come una flebo bio-molecolare che pulisca e rinfreschi ogni tua cellula, ho pensato al sonno che non arriva, ai sogni che tornano, alla fame dimenticata,alla spinta propulsiva che muove le gambe anche senza una direzione, purchè si vada. Ho pensato alle attese, ancora più belle degli incontri, alle capriole fra le lenzuola, al battito del cuore che sfonda i timpani ma non fà male, ad una fotografia da inviare per la voglia di condividerla, ad un bigliettino lasciato in tasca, all'abbraccio dietro l'angolo, allo sguardo di qualcuno che ti guarda intensamente come se riempissi ogni sua visuale. Ho pensato a quando si annusa l'altro e lo si riconosce, risucchiandone l'essenza fra i denti, al film visto guardandosi di sottecchi, alla cena con le mani incrociate sui tavoli, alla spalla sulla quale appoggiare un mal di tacchi e riderne insieme di notte. Guidavo e pensavo "io invece si che ricomincerei anche subito, anche se ho preso un sacco di schiaffoni, anche se fanno ancora male e non hanno smesso di bruciare", ho pensato ai regali presi senza bisogno della ricorrenza, al libro comprato ed incartato per lui con la nostra dedica a penna, le sottolineature proprio lì, dove ci siamo emozionate di più. Ho pensato a quella sensazione che ti assale quando ti succede qualcosa e sai, benissimo chi chiamare e quanto ti sentirai accolta e ascoltata. Ho pensato "invece si" e poi ho cominciato a piangere per Marcello Mario Pierro e le sue manone giganti mentre spiegava la teoria della mente, ed al mio sentirmi viva come non mai, mentre lui parlava e già un pò moriva.

giovedì 5 luglio 2012

Io già da piccola...

Io già da piccola avevo dei sospetti. Io già da piccola avevo intuito che sotto c'era una magagna, ma grossa eh. Io già da piccola non è che mi fidassi di questa gran figata che è la vita. A meno di due anni mia madre racconta che dissi al mio risveglio da un pisolino pomeridiano:"la vita, sempre uguale, buongiorno buonasera, buongiorno buonasera che noia". Io già a sei anni avevo elaborato la teoria del dolore:"non c'è un giorno senza che ci faccia male qualcosa, un'unghia, la pancia, l'occhio, un dispiacere". Si, una strana teoria per una bambina piccola ma questa ero io. Io già da piccola un pò di dubbio me lo lasciavo strisciare addosso, notte e giorno. Non sarà che è troppo dura? Non sarà che magari questo è un gioco più grande di noi? Non è che và a finire male e la magia si spezza? Non sarà che tutto questo che ci sfila intorno:nonno che prima era in poltrona a farmi sedia sediola e poi non c'è più e non potrò mai più vederlo ed è volato in cielo, quelle immagini di guerra e morte alla televisione, spiegate a scuola, quel compagno di classe sulla sedia a rotelle che improvvisamente ha smesso di camminare e poi di vedere ed ora, alle medie neanche parla più, quelle signore che raccontano a mamma di aver perso il loro bambino che stava nella pancia, e quei "ladri di bambini" ombre narrate ai supermercati, nei parchi, quel messaggio di non fidarsi mai, papà sempre triste perchè non ha i soldi per renderci felici come vorrebbe. Non è che tutti questi ospedali pieni di angoscia e terrore, questa morte imprevedibile, questa continua sensazione che stia per accadere qualcosa a qualcuno, sia il vero senso della vita? Non è che tutto quello che ci veniva taciuto o raccontato come una fiaba, non è che tutta quella strana protezione che si scatenava su noi bambini quando venivamo in contatto con la realtà, fosse ciò che ci sarebbe piovuto addosso una volta diventati grandi? E come avremo fatto a diventare grandi se continuavano a farci credere che Babbo Natale esiste, che l'amore vero può durare una vita, che fare figli è il viatico per la gioia infinita, che il bene vince sempre sul male, che nessuno può nuocere ad un bimbo indifeso, che si muore vecchi e sereni nel sonno più dolce? Mi concentravo sulle cose belle del vivere, erano tantissime, gli amici di scuola, le vacanze in montagna con i nonni, l'odore del mio astuccio e della mia cartella rigida cartonata, la notte di Natale, gli abbracci di mamma, saltare con la corda, la musica, i cartoni animati, le lenzuola appena stirate, il pane caldo, il pandoro sul termosifone, l'ultimo giorno di scuola, il primo giorno di scuola, restare svegli fino a tardi tanto domani è domenica. Poi però mentre mi concentravo sul bello, il brutto della vita continuava a sfilarmi ai lati, una certa frenesia mi prendeva, cercavo di ignorarlo, sembrava così potente, inaffrontabile per un solo piccolo essere umano. Poi invece arriva, arriva e basta, ti prende, ti sbatacchia, ti tramortisce e ti spaventa. E penso...ma io già da piccola...

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