giovedì 26 settembre 2013

L'immortalità di domani






Credo che dovremmo insegnare ai nostri figli a morire.
Penso che insegnare loro a vivere tralasciando la morte, sia un lavoro di dubbio valore, incompleto, insufficiente.
Comprendo che sia più facile insegnare ad amare la vita che far prendere dimestichezza con l'ineluttabile fine, anche se talvolta è un'impresa titanica anche passare questo amore.

La morte non dovrebbe piombare sulle teste dei bambini come un evento imprevedibile, come una disgrazia nella quale inciampare vivendo, un buco oscuro di cui non parlare ma del quale avere terrore, continuamente, silenziosamente.
La morte non è l'opposto della vita ma un'appendice di essa, vivendo si muore.

Potremmo crescere i nostri bambini ponendo la loro attenzione sull'immortalità dei piccoli gesti, sul passaggio di ricordi, sensazioni, esperienze, sugli scambi profondi, sul petto uguale al loro padre e le unghie spiccicate a quelle del nonno.
Mi piacerebbe far riflettere i miei figli sul fatto che siamo immortali ogni giorno, quando chiediamo ad un amico cosa farà per Natale e mancano ancora sei mesi, quando acquistiamo 16 bottiglie di passata di pomodoro perché era in offerta ed il pensiero ci va ai sughi che prepareremo nelle domeniche di pioggia, alle lasagne con la crosticina ai bordi, quando facciamo l'amore e ci sembra che in quel momento non potremmo morire mai, quando compriamo un piumone caldo per l'inverno che verrà, quando facciamo il cambio di stagione, quando prenotiamo un albergo, quando diciamo:" l'anno prossimo si va in montagna", quando organizziamo un compleanno a sorpresa o nel momento in cui, guidando di mattina presto, pensiamo "stasera preparerò una bella torta".

Siamo davvero immortali, fino a che non moriamo.

lunedì 23 settembre 2013

La Strategia manchevole


Manco di strategia, non ne possiedo, evidentemente non l'ho ricevuta in dotazione.
Non conosco strategie di sorta, manco di tattica, improvviso, vado a braccio da 38 anni, e questo braccio non è che mi abbia portato sempre in luoghi meravigliosi, c'è da riconoscerlo.

Non rifletto, non pianifico, non prevedo, non capisco ancora bene il meccanismo di causa-effetto, ignoro la relazione, neanche troppo sottile, che esiste fra le azioni e le conseguenze, sono ferma ad uno stato primordiale, piò o meno collocabile fra i primi due-tre anni di vita.

Le cose mi accadono ed io accado alle cose come un accidenti, inciampo negli eventi, mi espongo, rischio, mi mordo le mani, rotolo, mi lancio come un cataclisma, parto, "pio e parto" si dice a Roma.

Non ho strategie in amore, amo.
Non ho strategie musicali, ascolto.
Non ho strategie seduttive, seduco.
Non ho strategie comunicative, dico.
Non ho strategie sessuali, faccio l'amore.
Non ho strategie tecnico-professionali, accolgo i bambini.
Non ho strategie di lettura, divoro i libri.
Non ho strategie fotografiche, scatto.
Non ho strategie culinarie, cucino.
Non ho strategie educative, tento.
Non ho strategie di danza, ballo.
Non ho strategie alimentari, mangio.
Non ho strategie contro il dolore, soffro.


Ho poche certezze, scarsi capisaldi, nessuna risorsa militare, alcuna regola, possiedo un ordine disordinato, dentro di me regna il caos, vivo sempre in mezzo alla bufera dei miei sentimenti, resto agganciata all'altalena delle mie emozioni, ho una sensibilità acuta ed animale, sono un'incontinente emotiva molto probabilmente, una cavalla pazza.

Necessito urgentemente di molteplici ore trascorse a giocare a Risiko, una buona volta tentando di invadere la Kamchatka piuttosto che fissarmi estasiata, sul colore brillante dei carri armati.

lunedì 16 settembre 2013

Soddisfazioni e momenti difficili



Con i figli e grazie ai figli si raggiungono momenti di estasi e felicità estrema, sono momenti intensi e bellissimi ma davvero fugaci, il resto del tempo è fatto di fatica, paura, dolore, preoccupazione, stanchezza, noia, sonno arretrato, nervi scossi, attacchi di panico, sensazione di nausea, secchezza delle fauci, alito pesante.

Sono momenti pregni di patos quando:

-Siete tutti stipati in macchina, destinazione mare, gonfiabili già gonfi che ingombrano lo specchietto retrovisore e di conseguenza ridotta visibilità alla guida, la temperatura interna dell'abitacolo si aggira pericolosamente intorno ai 50 gradi, non cè un parcheggio neanche a pagarlo oro incenso o mirra, e loro si prendono a zoccolate, morsi e sputi bagnati, urlano: "quanto mancaaaa perché non scendiamo, perché non parcheggi? vogliamo farci il bagnooo" e contenuti affini.

-Giungete tutti ad un concerto, dopo mesi di attesa, prendete posto, vi sedete cercando di non fare rumore, la musica inizia, voluttuosa e bellissima ed uno dei due, o nei casi più fortunati, entrambi dicono ad alta voce:" devo fare la cacca, ora" perché loro devono sempre fare la cacca ora, non dopo, proprio ora, anche se sei nel momento clou della cerimonia della tua amica del cuore, appena arriva il piatto di pasta fumante ordinato al ristorante, mentre siete sdraiate a prendere cinque minuti consecutivi di sole sul lettino, mentre dormite la domenica mattina all'alba, durante i velocissimi preliminari pre-coito mentre avete affidato due minori nelle mani scriteriate di Peppa pig chiudendovi disperatamente a chiave nella camera patronale.

-Tornate da una cena lunghissima, in piena notte ed i cuccioli si sono addormentati, ve li caricate in braccio, uno per uno (con tre e multipli di 3 come si fa?)e non trovate le chiavi o meglio non avete le mani per rimestare nella borsa, i bambini iniziano a scivolarvi dalle braccia, vi incollate al muro ed il fiato vi si spezza, avete la netta impressione che rimarrete lì, come gechi inermi, fino all'indomani mattina quando il primo condomino aprirà il portone scoprendovi abbarbicati sui muri limitrofi ad esso.

-Vi rispondono, davanti a tutti in malo modo, con frasi del genere:" ma che stai dicendo? neanche per sogno, giammai, scordatelo, faccio come mi pare, non mi va, non ci penso proprio, ma vattene a quel paese" e così via , così discorrendo.

-Non escono dal bagno in mare e voi, che siete partiti pazienti e comprensivi, con il tono di voce e l'appeal di Maria Montessori, raggiungete presto l'apogeo educativo urlando come forsennate, gli occhi fuori dalle orbite, le mani che si agitano e frasi truculente che vi escono dalle corde vocali quasi in maniera autonoma:" appena esci vedi, ti spezzo, ti rompo le braccine, ti do fuoco ai giochi da spiaggia, il gelato te lo metto per cappello, al mare non ci vieni più, se entro in acqua giuro che ti affogo" e tutti i bagnanti ti fissano mentre camminano sul bagno asciuga con malcelata espressione ripugnata.

-Sotto l'ombrellone apri la borsa frigo contenente meraviglie culinarie preparate nottetempo e loro arrivano delicati come elefanti fra i cristalli di Boemia e riempiono l'insalata di riso ed i cannelloni ripieni, di quintali di sabbia croccante.

-Fra i ben 34 tipi di gelato disponibili in quel bar e dopo una fila interminabile, loro volevano proprio il gelatino barrato con la X nera ed ora piangono disperati bloccando la fila ed attirando strali e sortilegi di ogni sorta, da parte degli altri avventori.

-Tirano i sassi sulla macchina nuova e scintillante di un caro amico, quando vomitano sul tappeto della casa di tua cognata appena inaugurata, quando si ammalano durante il tuo giorno di ferie programmato con la tua storica amica, quando si attaccano ai tuoi elegantissimi pantaloni bianchi con le manine impiastricciate di cioccolato, sugo di ragù modenese, ciliegie e frutti di bosco e sottobosco.

-Durante una cena con molti estranei, in una situazione formale ed elegante, voi narrate un simpatico aneddoto e loro gridano: "non è vero non è andata così" mortificando la vostra capacità narrativa nonché la vostra credibilità, d'ora in avanti, fortemente messa in discussione.

-All'interno di un ipermercato gremito, mentre voi tentate di ricordare chi siete e cosa dovreste comprare, dove avete messo la tessera amica, quale sia il codice pin del bancomat, se c'è realmente qualcosa dentro a quel bancomat, dove avete parcheggiato la macchina, se avete preso dal portabagagli le buste ecosostenibli, come farete a scaricare la spesa visto che siete sole e senza ascensore, loro ripetono ad ogni scaffale, ad eccezione di quello farmaco-sanitario:" me lo compri per favore, ti pregooo"

-Quando scappano via ad ogni indumento che riusciate a far loro indossare tentando di bloccare i loro quattro arti indemoniati, la mattina quando è tardi,(stranamente è sempre tardi), e vi dovete rialzare ogni volta per riafferrarli al volo fra la mutanda e la maglietta, fra la maglietta ed i pantaloni, fra i pantaloni ed i calzini...(sarà, ai più chiaro, quanto d'inverno possa essere decisamente tutto più complesso).

-Fuggono, si allontanano, corrono via da voi e vi lasciano nel panico più nero per alcuni minuti lunghissimi.

-Spalancano la porta di ingresso (in questo caso di uscita)perché non vedono l'ora di andare al parco e voi siete ancora nude, con la maschera al kiwi sulla faccia, le pantofole sdrucite, e buona parte degli abitanti del condominio si trova sul ballatoio per andare alla santa messa della domenica mattina.

-Si svegliano come se fosse mezzogiorno nel cuore della notte o dopo un'ora di favole e ninne nanne e già pregustate il libro, la doccia, la stasi orizzontale, vi appropinquate verso l'uscita della cameretta e loro:" dove vai mamma, sono ancora sveglio!"

-Urlano come forsennati, emettendo bava dalla bocca, spalancando la gola ed il velo pendulo, sudando e sbattendo i piedi, perdendo muco dal naso, fingendo soffocamento da tracheotomia e perforandoti i timpani, solo perché la pizza la volevano bianca e non rossa mentre il giorno prima l'avevano voluta rossa e non bianca.

Ero una madre perfetta fino al giugno del 2005, dopo di che, avvenne lo sfacelo.

venerdì 13 settembre 2013

Dal meccanico



Io, oggi pomeriggio dovrò andare dal meccanico.
La macchina non và, gratta, emette rumori sinistri, anche destri ma in maniera minore.
Ho preso appuntamento con il meccanico per le ore 17 in punto.
Io, andare dal meccanico, proprio non mi piace.
Io, dare i soldi al meccanico mi sembra di buttarli, un peccato vero, un colpo al cuore, un dispiacere ingiusto.
Io non ci capisco niente di meccanica e meccanici, fatico ad immaginare come sia fatto un motore, cosa sia un radiatore, dove siano le fasce, di che colore siano le pasticche ed ogni quanto bisognerebbe somministrargliele.
Io non ho voglia di andare dal meccanico, mi sale l'ansia, non so dove parcheggiare nell'officina, temo che improvvisamente si alzi il ponte levatoio, che possa rigare la macchina sui muri meccanici, che schiacci un piede al professionista meccanico.
Io, quando devo andare dal meccanico non ci voglio andare, mi potrebbe dire qualsiasi cosa che io non sono in grado di controllare, potrebbe effettuare qualunque diagnosi ed io non avrei scampo, potrebbe illustrarmi con pazienza motivazioni e pezzi rotti coinvolti nel guasto ed io mi scoprirei a fissargli attonita il colletto o le unghie delle mani.
Io, ogni volta che vado dal meccanico, finisce che gli chiedo: "ma non si può prendere un pezzo dallo sfasciacarrozze?" anche se si tratta soltanto di regolare la frizione.
Io, dal meccanico, credo ancora in maniera obsoleta e retrograda, che ci debba andare un uomo.

Io, che oggi devo andare dal meccanico, se dovesse finire che lui rispondesse alla mia domanda:" si, può cercare il pezzo dallo sfasciacarrozze", io sarei disperata.
Io, andare dallo sfasciacarrozze, è peggio che andare dal meccanico.

martedì 10 settembre 2013

Considerazioni scontate





Ho trascorso una vita ad analizzare stupita, le delusioni che gli altri mi davano, le ho quasi collezionate.

Le delusioni si sono sovrapposte diventando spesse e dolorose come una crosta sopra alla ferita, ho collezionato amiche che non si rivelavano affatto tali, uomini meschini, colleghi opportunisti e traditori, amanti senza palle, comitive di colpo assenti.

Ho pianto, analizzato e sofferto a causa di queste delusioni, mi sono chiesta il motivo, ho cercato il punto esatto dove avessi potuto sbagliare, ho maledetto la mia stolta fiducia, la mia testardaggine, ho urlato contro le fragili caratteristiche di ognuno di noi.

Poi ho capito una cosa, magari scontata, magari inutile come lo scoprire che i pesci muoiono senza acqua, un'illuminazione spietata ed accecante mi ha colta una mattina di fine estate, la consapevolezza improvvisa di una considerazione pulita mi ha scrollata dal torpore emotivo:

le più grandi delusioni della mia vita, quelle più roventi, profonde e violente, me le sono data da sola.

Indubitabilmente da sola.

martedì 3 settembre 2013

Il metaforico giuoco dei racchettoni




Questa estate io e te abbiamo giocato molto a racchettoni sulla spiaggia.
Abbiamo giocato sotto al sole, sulla sabbia bagnata, su quella rovente e sottile, con i piedi nell'acqua, lontani dagli ombrelloni.
Io e te, questa estate abbiamo iniziato a contare gli scambi che riuscivamo a fare, giocavamo a conoscere ed a battere il nostro record.
Iniziavamo lanciando la palla e dicendo: "uno" e si continuava a contare ad alta voce fino a che la palla non carambolava a terra, persa, ed allora si azzerava il conto e si ripartiva.
A volte abbiamo fatto tre soli scambi, altre volte neanche uno, altre ancora abbiamo tenuto duro fino a trenta saltando e correndo, recuperando e respirando forte.
E' capitato che tu tirassi troppo in alto, io troppo lontano, tu senza forza sufficiente, io con esagerata energia.
E' avvenuto che tu mi facessi correre ai lati, che io ti costringessi a piegare le ginocchia, che ci dovessimo tuffare completamente in acqua o nella sabbia.
E' successo che ad uno di noi non andasse di correre troppo e fosse rimasto lì fermo a guardare la palla cadere a terra, stanco ed annoiato, c'è stato il momento in cui io ero pronta e tu invece avevi il sole in faccia, io un granello di sabbia negli occhi, i capelli troppo sudati, la schiena incordata.
Ci siamo inchinati ancora ed abbiamo continuato a gridare: "uno" all'ennesimo tentativo di raggiungere un'armonia, uno scambio decente, un numero sufficiente di palle salvate e rinviate all'altro.
Il nostro record e la nostra partita, erano nelle mani di entrambi, la medesima responsabilità, una colpa spesso sbilanciata ma in fondo la stessa colpa, l'identico tentativo di trovare un equilibrio seppure fragilissimo.
Ci siamo rimpallati la stanchezza, l'energia, la sfida, la competizione, ogni tanto ci siamo fatti male, un passo falso, una distorsione di caviglia, un vetro tagliente nascosto sotto alla sabbia, un ramo sul quale inciampare, poi una risata di complicità, un chiedersi scusa per un tiro senza senso.
A volte il sole, la fame ed il sudore erano così fastidiosi che il puntiglio di battere il nostro stesso record diventava esso stesso odioso e quasi ridicolo, ma abbiamo ripreso di nuovo da quell'uno gridato, siamo stati testardi, risoluti, quasi disperati.
E' successo che tu ti sia preso la colpa del fallimento di uno scambio, che io ti abbia ritenuto responsabile assoluto, che tu mi abbia criticato ed urlato: "muoviti, sei troppo lenta, sei pigra, non ti sforzi", è capitato che la racchetta ci sia sembrata sbagliata, la palla troppo piccola, l'impugnatura troppo dura.
Ci è venuta voglia di buttare quei racchettoni colorati, di comprarne altri, o di giocare un gioco diverso.
A volte la palla ci è arrivata vicina, sarebbe stato semplice salvarla con poco sforzo ma non ci abbiamo creduto abbastanza.
Alla fine, l'ultimo giorno di vacanza, non abbiamo mollato finchè non abbiamo tenuto, ribattuto, salvato, ben 36 palle.

Ci siamo buttati uno addosso all'altro nella sabbia abbracciandoci sudati e ruvidi di sabbia, ed un po' ci è venuto da ridere ed un po' ci è venuto da piangere.

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