martedì 28 ottobre 2014

Poesia perplessa e sbilenca con termini internazionali, che mira a cogliere le contraddizioni del vivere




Perchè hai chiuso il grande bar di periferia per più di un mese causa ristrutturazione?
Perchè hai sostituito il vecchio bancone con uno nuovo delavè?
Perchè hai acquistato tutti mobili wengè?
Perchè hai dato questo tocco shabby chic al tuo locale nel sobborgo romano?
Perchè hai scartavetrato tutti i complementi d'arredo imitando lo stile decapè?
Perchè hai messo grandi luci dal mood industrial?
Perchè hai messo una grande teca di cristallo per esporre i cibi?

Perchè hai fatto tutto questo se continui a proporre tramezzini imbarcati?

martedì 21 ottobre 2014

Mia nonna e lo zucchero



Mia nonna era secca come un fuscello, con una testa piena di capelli castani,indossava i tacchi anche per andare al mercato, profumava di caffè tostato di Castroni, e di pane ciabatta ben cotto.
Mia nonna, quando si è guardata allo specchio e si è scoperta i capelli bianchi che avevamo smesso di tingerle perchè ormai era vecchietta ed aveva l'Alzheimer, se li è tirati rabbiosa e voleva morderci tutti.
Mia nonna aveva le mani storte dall'artrosi e si è fatta un gran culo per tutta la vita.
Mia nonna preparava ogni giorno un termos di caffè caldo pieno di zucchero.
Mia nonna mi faceva lo zabaione con talmente tanto zucchero che lo sentivi scrocchiare sotto i denti.
Mia nonna friggeva le frappe e le riempiva di zucchero.
Mia nonna faceva il ciambellone e ci metteva tanto zucchero.

Chissà quanto spendeva mia nonna di zucchero.

giovedì 16 ottobre 2014

Riassunto



Silvia, trentanove anni, capelli corti da un pò, sessantaquattro chili che dovrebbero essere sessanta al massimo,una terza coppa C di seno, molta fame, una psicologa di nome Anna con gambe lunghissime.
Detesto le mie gambe, del cappuccino bevo solo la schiuma, non finisco mai una tazzina di caffè, il colore lampone è un bel colore ma non lo uso quasi mai.
Tanti libri fra le mani, la musica ovunque, grande disordine delle cose intorno e dentro me, casa mediamente pulita, desidero tanto una poltrona ed una lampada da terra che la illumini, la dieta la interrompo e riprendo continuamente.
Quarantadue/quarantaquattro la mia taglia di pantalone e gonna ma se li compro da H e M indosso una quaranta, perciò vado sempre lì, quaranta di piedi, per le calze meglio una seconda misura, ma ho sempre usato la terza, effettivamente mi stavano un pò lunghe mi stavano.
Ho la congiuntivite ed una borsa Furla che non desideravo ricevere.
Ho pochissime Amiche, molta rabbia, un polipo alla colecisti ed un calcolo al rene sinistro, mi fa male la schiena, adoro le chupa chups alla ciliegia, dovrei stare ferma invece mi muovo continuamente, la mia psicologa non è affettuosa con me, i miei figli profumano di cloro e shampoo quando escono dalla piscina.
Ogni sera che mi infilo a letto da sola, penso che sia un gran peccato, mi piace tanto fare l'amore e girovagare nei giorni feriali per la città indaffarata, tendo ad andare contromano ma non quando guido, soffro il mal di mare, il mal d'aereo, il mal di macchina, sto piuttosto bene sul treno effettivamente.
Adoro le melanzane grigliate, il pangrattato, la pasta burro e parmigiano, le zuppe.
Dice che cerco di accudire me stessa accudendo gli altri, la risultante è che nessuno mi accudisce, così imparo a farmi i fatti miei.
In Val D'Aosta ed in Sicilia ero così bella che mi emozionavo a guardarmi nello specchio, capelli di whisky, sogni fatti a brandelli come stracci in bocca ad un cane, un seno che puntava dritto.
Cerco sempre una scorciatoia, sto per compiere quarant'anni, volevo una famiglia unita, allegra, un Uomo che insegnasse ai nostri figli l'amore per una donna, semplicemente amandomi.
Devo essere più severa, più granitica, non mi piace fare sempre la stessa strada.
Vorrei ordinare le conoscenze e tornare a studiare, abbandonare definitivamente la macchina, andare a vivere in provincia, stare con i miei figli il più possibile.
Ho due rughe tristi intorno alle labbra, mi gira spesso la testa, troppo spesso.
Vedo una quantità incredibile di film, viaggerei tanto, ho bisogno di viaggiare.
Il mio computer portatile fa un rumore di sassolino che viene da dentro, non è un buon segno mi pare.
Chissà come ci è finito un sassolino dentro al mio pc, chissà chi ce lo ha messo.
La focaccia bianca con il crudo che abbiamo mangiato nella campagna bagnata di Torre Alfina era deliziosa, ma l'ho dilaniata lo stesso.
Ho un lavandino rotto da sempre, un rotolotto sulla pancia, delle ortensie secche e pile di giornali da rileggere.

Non ho ancora finito quasi nulla di ciò che ho cominciato.

sabato 11 ottobre 2014

Balbuzie



La balbuzie è infame.
La balbuzie allunga le parole, strozza i suoni, appende i pensieri alle labbra.
La balbuzie è un'inciampare nel parlare, una zoppìa del dire.
La balbuzie rompe il ritmo, distrugge la fluidità, fa rumore di trazione sulla lingua, stride e frena, arrotola ed intreccia.
La balbuzie confonde, distrae, stringe il cuore di chi ascolta.
La balbuzie fa venire voglia di dire "non fa niente, lo dirò un'altra volta", ma questa volta non arriva quasi mai e si accumula ad altre volte che poi non sono arrivate, ed allora si crea una montagna di cose non dette ed altre volte mai giunte.
La balbuzie incaglia i pensieri, rende melmoso il linguaggio, fa ristagnare l'intenzione di raccontare.

Da un pò di tempo balbetto, non riesco a parlare, se devo raccontare chi sono, cosa voglio, cosa sogno.

Da un pò di tempo sono la balbuzie di me stessa.

domenica 5 ottobre 2014

Lo spogliarello



Vorrei farti uno spogliarello dell'anima.
Vorrei che mi guardassi mentre lo faccio.
Vorrei togliermi tutto da dosso, vorrei farlo molto lentamente, e finalmente restare nuda davanti ai tuoi occhi.
Vorrei spogliarmi zitta e dirti solo "guarda, questa sono io".
Vorrei che osservassi e toccassi il mio intimo e non l'intimo che indosso.
Vorrei che mi vedessi trasparire nei sussulti che ho avuto, nei respiri che starò facendo in quel momento, battere dei miei desideri profondi.
Vorrei che sgualcissi il mio abbigliamento intimo e che invece ti prendessi cura del mio Intimo, senza masticarlo troppo,senza sfilarlo, senza strappargli i pizzi,vorrei che ne mordessi le cuciture fallate, le irregolarità della trama, che ne analizzassi il filato e la tinta che gli ha dato il suo esatto colore.
Vorrei che le calze scivolassero via dalle mie cosce e che le vedessi senza schermo, fin dentro alle vene, al grasso, ai capillari.
Vorrei che finalmente mi vedessi tutta, senza lacci nè tessuti, che sbirciassi le pieghe, i nei, le cicatrici, vorrei che ci passassi sopra le dita, per accarezzarmi tanto fino a quando ero bambina.

Vorrei che scoprissi chi sono e me lo raccontassi piano, indicandomi un luogo esatto e dicendomi:"ecco, sei lì, ora ti vedo".

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