sabato 25 febbraio 2017

Resta




Lieve resta, nascosto dentro di me, lo scoramento di non averti mai avuto pur vivendoti accanto da sempre.
Sotterranea ma viva, sento la pena di un amore che è davanti ai miei occhi da anni e che non posso raggiungere.
Palpitante e sordo il battito di questo dispiacere che in mezzo a mille distrazioni, non riesco a consolare.
Mi sorprende ancora vederti fra la gente e pensare quanto mi piaci così storto ed assurdo e danneggiato, spiandoti da lontano.
Avvolgente questa camicia di forza che blocca le carezze e le premure, ma non può soffocarne la nascita che resta incompiuta e si accumula dentro ai giorni miei.
Avvilente cammina sopra la mia pelle, la tristezza di non poter ridere insieme a te e non poterti raccontare.
L'amore che con te ritrovo solo quando facciamo l'amore e mai prima e mai dopo.
E l'amore senza il prima e senza il dopo mi lascia sola e tramortita, e mi manca dormirti addosso e mi manca il tuo conforto sempre.
Forte resta lo spaesamento dell'assenza tua dentro questa casa che è nostra.

venerdì 17 febbraio 2017

Ora che



Le tue dita scorrono sulla mia pelle, le tue braccia mi tengono, i tuoi baci sul mio collo, sotto ai capelli tenuti su dalle tue mani.
Il mio viso sul tuo maglione, chiudo gli occhi.
Non chiudo quasi mai gli occhi, non mi fido.
Mi gira la testa ma è dolce, non mi spaventa e mi viene da sorridere e mi addormenterei ora, proprio ora che sei qui con me, dentro questa ubriacatura dei sensi e dei desideri, in questo punto dove adesso siamo, dentro ad uno spazio chiuso e tutto è fuori e corre e gira.
Il sonno, il tepore e la gioia pulita degli abbracci, mi sciolgono i nervi, mi rilassano i muscoli e mi ci rotolo dentro come un gatto nel sole.
Non ho fretta resterei così.
Dammi le tue labbra posso stare sopra di loro a lungo, non mi duole niente, posso baciare il tuo occhio malato e mi sembra di succhiarne via il male.
La nostra vicinanza conforta e profuma, ha un buon odore ed in bocca è netta e riconoscibile, immutata, il muscuglio di noi.
Cammina ancora con le dita sulla mia pelle, raccogli nuovamente i miei capelli e guardami e parlami e ridi di nuovo, la vita ci atterrisce, e non possiamo far altro che confortarci.
Dondolarti come se fossi un bambino dentro un abbraccio materno dopo aver fatto l'amore e sentire che non ne hai paura e per questo ti cullo.

Ora possiamo anche andare ed allontanarci, ora che ho visto, ora che ho sentito, ora che so dove sei.

sabato 11 febbraio 2017

Quando ti guardo dormire



Quando ti guardo dormire mi si blocca per un attimo il cuore, sei così chiuso, così duro, così lontano che spaventi.
Guardarti dormire è un dolore che si rinnova non cambiando mai, hai i pugni chiusi, le braccia incrociate sul petto, le gambe piegate e sembra che in quella posizione tu voglia scomparire dal mondo.
Hai le spalle contratte e chiuse, il viso annegato, l'espressione ombrosa, si capisce che non vuoi una carezza, che scalceresti la coperta, che rifiuteresti il bacio della buonanotte.
Ho provato mille modi per farlo, non mi hai lasciata passare.
Guardarti dormire è percepirti irragiungibile, solo, sufficiente a te stesso.
Addormentato sembri un masso appuntito, insfiorabile, doloroso,coriaceo.
Quando dormi sembri immerso in un sonno profondo eppure allo stesso tempo appari pronto a balzare in piedi, in uno scatto improvviso pronto a difendere solamente te stesso e la tua storia di uomo in questa vita.
Una storia che nessuno ha mai saputo difendere per te e che ti ha insegnato a non fidarti mai.
Guardarti dormire mi mette i brividi, resti immobile dentro un sonno impenetrabile e senza sogni, non vibri, non cerchi, non allunghi le mani, non vuoi conforto nè calore, vuoi solitudine e silenzio.
Guardarti dormire mi sbatte in faccia la sensazione che avresti bisogno di tutto e che non vuoi niente.

Quando ti guardo dormire è come quando ti osservo vivere, ogni notte come ogni giorno.

sabato 4 febbraio 2017

Anni fa



Anni fa entravamo nel nostro locale abituale sperando di avere il divanetto ad angolo tutto per noi, spesso siamo stati fortunati, e lo abbiamo trovato, ci sedevamo felici.
Un bicchierone di vetro con dentro garofani colorati ricci e turgidi, il nostro tagliere di cose che mangiavamo a metà, fiumi di racconti e confidenze, una mano sul collo, le ginocchia incastrate, un piccolo puzzle in continuo movimento per cercare un nuovo modo di inserirsi uno dentro l'altro per tutto il pranzo ed il dopo pranzo.
A ridere forte, a chiudersi ed allontanarsi ad un certo punto, mi venivano spesso le mani fredde, le sentivi, le scaldavi.
Mi vengono spesso le mani fredde.
Ti dicevo altri titoli di libri e di film, poi li sbagliavi e dicevi che ti facevano schifo, lo credo non erano quelli che ti avevo detto.
Mi raccontavi cose che mi avevi già detto, succedeva anche a me, ma più raramente.
Si tornava a casa accasciandoci sui sedili delle rispettive macchine, fra le dita l'odore dell'altro, un movimento del collo lo riportava al naso e lo torturava e lo seduceva ancora.
Dopo l'incontro mi sentivo molle e stanca, avrei avuto bisogno di dormire e tacere, come dopo una gara, come dopo un esame, tutte le emozioni accumulate e tese, scendevano di colpo verso terra e muovermi diventava difficile.
La cosa che eravamo non aveva un senso e non aveva un nome, era semplicemente bello, sembrava anche ingiusto che fosse proibito perché era come impedire ad un bambino di mangiare un panino con la marmellata.
Sarebbe stato come frenare un evento naturale e spontaneo, senza doppi fini, giusto nella sua imprevedibilità.
E mi piaceva tanto farti ridere e metterti la fronte sulla spalla e ti si illiquidivano gli occhi e poi cercare pace dove sentivo che avresti potuto darmela a piene mani.
La musica era sempre perfetta e mi piaceva canticchiare mentre parlavi o masticavi, anni fa era bellissimo quando eravamo insieme, senza artifici né forzature, mi piaceva guardarti nelle rughe e nelle orecchie, sbirciarti l'attacco del petto sulle clavicole magrissime, sentirmi contornata di te, di noi.
Mi piaceva immaginare i baci che ci saremmo dati dopo e pensarmi fra le tue braccia, addosso al tuo corpo respirando piano.
Anni fa ti vedevo aspettarmi davanti al locale, con quella faccetta che hai e venirmi incontro leggero e sorridente, io dentro ad un cappotto con il cuore in tumulto ed il passo rallentato dai tacchi scomodi.

Anni fa era esattamente come ieri.

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