sabato 13 settembre 2014

I peluche si bagnano



Un figlio aggrappato alla mano sinistra, uno alla mano destra, passeggiamo.
Appesi ad un palo della luce vediamo:un peluche scolorito, altri giocattolini, una targa con un nome ed una preghiera.
"Mamma che cos'è?" immancabile la domanda mi arriva sul collo.
"è il punto dove purtroppo è morto un bambino ed in sua memoria hanno messo e scritto ciò che vedete tesorelli miei"
"che brutta cosa"
"bruttissima amori"
"è morto qui?"
"evidentemente si, sarà stato un incidente"

Silenzio, teste basse, restiamo fermi.

"Mamma, se moriamo, non li mettere i nostri peluche sulla tomba, che quando piove si bagnano".

8 commenti:

Anonimo ha detto...

Ti troverò.
Devo trovarti.
Devo potere stare ancora con te.
Devo poterti toccare di nuovo.

Volevi scattare anche tu la fotografia.
Per questo eri dall’altra parte della strada.
Con la zia.
E noi altri tutti in posa davanti alla fontana.
Ma non hai saputo aspettare il tuo turno.
Hai avuto voglia di abbracciarmi.
O eri improvvisamente geloso di tua cugina in braccio.
Hai attraversato di corsa la strada.
Non ha nemmeno frenato. Prima.
Non ho nemmeno gridato. Prima.
Tutti sono corsi da te.
Io prima ti ho raccolto la scarpina.

Prima. Perché non esiste più un dopo. Per me.
Passare minuti ore giorni a pensare che non poteva essere successo.
A te.
Vedere ascoltare tutti quelli che in un’altra vita mi erano cari.
E mi dicono cose inutili.
Perché la tua mano calda non sarà più nella mia.
Perché non mi vedrò più nei tuoi occhi.
Perché non diventerai grande.

E allora anche io stasera attraverserò una strada.
Quella che mi porta via da qui.
Quella che mi deve portare da te che mi aspetti.
Ti troverò? Non ti troverò?
Non troverò nulla?
Avessi anche una possibilità quanto un granello di sabbia in una spiaggia, nessuno mi può più trattenere.
L’orrore di vivere sovrasta il timore di non esserci più.
Il papà è forte.
Lui capirà.
Lui vivrà ancora.

Spero che quella signora con i bambini per mano che guardava i tuoi giochini sappia quanto è fortunata.
La chiamo signora perché l’altra parola non riesco più nemmeno a scriverla.
I peluches non devono dormire all’aperto, in autunno.
Questo autunno
che non vedrò.

Ti troverò.

silvia ha detto...

Bentornato poeta.

Anonimo ha detto...

poetessa

silvia ha detto...

Poetessa?non sei il mio commentatore poeta di sempre?sei una donna?chi sei?

Anonimo ha detto...

no, scusa, è solo che l'io narrante è una donna, allora pensavo...non volevo correggerti.
Ale, lettrice di passaggio

silvia ha detto...

L'io narrante è certamente femmina e madre.
Si può chiedere ad una lettrice di passaggio di restare?
Almeno un altro pò?

Ale ha detto...

Ciao Silvia, digitando il nome del tuo blog sul motore di ricerca avrai notato che c'è un sito omonimo, è lì che volevo leggere una cosa. Siccome il tuo blog compariva sempre la riga prima o dopo, ho dato un'occhiata incuriosita. Scrivi bene, mi è venuta voglia di leggere anche alcune cose indietro nel tempo, e lo faccio un pò per volta.
E, subito, ho commesso la gaffe di correggerti, tu, sul tuo sito. E' che non avevo capito che io narrante e io scrivente potessero non coincidere. Meglio, vuol dire che magari non è una storia vera ma di fantasia. Altrimenti dovrei supporre che è stata l'ultima cosa scritta prima di una drastica decisione.

silvia ha detto...

Ale bella mia, innanzitutto non ho mai vissuto i tuoi commenti come correzioni ed anche lo fossero non sarebbero affatto un problema, però una cosa devo dirti:io non ho capito niente.
Spiegami se puoi.

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