domenica 5 gennaio 2014

Epifania



La festa dell'Epifania mi ha sempre messo una gran tristezza.
Il giorno della befana ha generato in me, da tempo immemore, considerevole mestizia e somma angoscia.
Una profonda e strisciante cupezza mi coglie nelle giornate comprese fra il 5 ed il 6 di gennaio.
E' uno stato d'animo assimilabile a quello che provavo ed ancora provo ogni domenica sera intorno alle 18.
La domenica sera mi prende una malinconia schiacciante, tutto diventa buio e patetico, cerco di dirmi "è ancora domenica" ma non ci credo neanche io, sono consapevole che in verità è già lunedì, è già scuola, è già lavoro, è già corsa affannosa e colazioni in piedi.
L'epifania è come la domenica sera paragonata al sole della domenica mattina.
Il cinque gennaio il presepe è mezzo smontato, le pecore rantolano riverse sul muschio, l'albero pende da un lato ed i biscotti di zenzero appesi in giro, sono mosci come certe cose mosce e poco frequentabili al fine d'esserne contente e soddisfatte.
In giro per casa resta un vago odore di zucchero a velo e pandoro, si trovano schegge di torroni dietro ai mobili, fiocchetti di regali incartati con cura e scartati con foga, ci sono bigliettini e cartoncini pieni di stelle di porporina sugli scaffali.
Le lucine ancora brillano per la casa, ma sono ad un passo dallo scatolone con su scritto "Natale", ora luccicano ma tra poco saranno spente, ora sono ancora accese in salone, tra poco saranno buie in cantina.
L'Epifania è come l'adolescenza, stai già invecchiando mentre ti spuntano i seni, un attimo e ti trovi dal possedere due mele sode ed attraenti, all'avere due pashmine simil-seta, utili per riparare il tratto cervicale nelle sere umide.
L'Epifania non è una festa vera, è la fine della vacanza, della gioia, l'interruzione delle serate svegli fino a tardi tanto domani possiamo dormire a lungo.
L'Epifania è uno sforzo fingere di festeggiarla, il testardo tentativo di prolungare la pausa, il riposo, i giorni speciali.
L'Epifania è smontare, riprendere, ricominciare, ricorrere ai ritmi identici a sé stessi, ossessivi e stancanti, lasciati per un po' e forse scordati.
Dopo l'Epifania non dimentichi più che giorno della settimana sia, lo sai perfettamente.

Il giorno dell'Epifania ci si prepara a disintossicarsi dai bagordi alimentari, a perdere qualche chilo in vista della primavera, a fare progetti, ad inventare qualcosa di nuovo per l'anno che si srotola davanti a te come un tappeto morbido ed intonso.
Perché in fondo non c'è niente di più rassicurante di qualcosa che è uguale a sé stesso e nel quale ti senti protetto.

Quando tolgo tutti gli addobbi seminati ovunque, quando ripulisco ogni cosa ed ogni cosa torna all'ordine perduto, in fondo mi sento molto eccitata, da ora in poi tutto diventa possibile...

Anche cambiare.

3 commenti:

Massimo ha detto...

Buongiorno Silvia.
Il concetto che esprimi, ovvero il malessere della domenica sera, è quello espresso nel Sabato del villaggio. Ovvero che è più bella l'attesa della festa che la festa stessa, che secondo l'ilare Leopardi non promette mai le attese. In realtà la domenica può essere molto bella. Io sono reduce dalla mostra ritrattistica a Palazzo Reale a Milano(dove sono stato folgorato dallo stile di Francis Bacon e Tamara De Lempicka) seguita da ristorante vegetariano con apple pie vegana dulcis in fundo. Un ottima domenica.
Lo stesso concetto di attesa del meglio lo esprime in negativo Pennac "il peggio del peggio è l'attesa del peggio".
Mi hai fatto venire in mente quando anni fa non ero ancora abbastanza sicuro della mia professionalità e, in questo periodo influenzale, alla domenica sera ero colto da angoscia pre-lavorativa. Per non pensarci avevo preso l'abitudine di andare alla domenica sera al cinema. Oltre a non funzionare, mi ha rovinato alcuni bei film lasciandomi un riflesso pavloviano: ancora oggi quanto vedo Intervista con il vampiro o Timeline mi prende l'angoscia.
A volte basta poco a stare meglio. Nel mio caso un libro di Josephine Tey, "la figlia del tempo" (=la verità)ricevuto come dono inaspettato dallo scrittore Clive Thomas e dalla sua musa, amici più che cari, non so come ma ha rappresentato un punto di svolta. Sento che sarà un bell'anno, quello che verrà.

Massimo ha detto...

intendevo "non soddisfa mai le attese"

Silvia ha detto...

Caro Massimo che bello ritrovarti qui ma soprattutto ritrovarti così, con una frase in bocca sputata su queste pagine:"sarà un buon anno".
Gli amici, una lettura, una mostra, tutto è vita che ritorna a gonfiarti le guance e mi piace guardarti riprendere a veleggiare.
Ti stritolo un pò.
Quanto mi fai ridere, tu, Pavlov ed i tuoi racconti meravigliosi.

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