Di notte




Di notte, con un ennesimo dolore, mi sono trascinata in salone, ti ho trovato sul divano, come sempre, vestito, rannicchiato, le braccia incrociate chiuse a proteggere il petto.
Mi sono avvicinata a te, indossavi il maglione di filo blu che avevi già 18 anni fa quando ti ho conosciuto, era liso, così liso da avere buchi un po' ovunque, la trama dei polsini slabbrata, una spilletta della CGIL rossa infilata dentro da allora, e' la spilletta che ti avevano dato ad una manifestazione, forse l'ultima alla quale hai partecipato, l'ultima dopo i tanti cortei, le riunioni, le assemblee, i comitati studenteschi, le riunioni degli scout con i jeans e la camicia azzurra ed il fazzolettone, quando eri ragazzo con gli occhiali fondi.
Mi sono seduta piano accanto a te, ho annusato il tuo respiro di sonno e stanchezza, ti ho sentito stremato, ti mancava tutto in quel momento in piena notte, ti mancavano le lenzuola fresche e pulite, la comodità dei cuscini, il conforto delle mie braccia, la morbidezza del materasso grande,il calore del piumino di mezza stagione, sono tutte cose che non vuoi, sono cose di cui fai a meno da quando eri bambino.
Sei cresciuto dovendo fare a meno di tanto, avevi l'essenziale, il minimo, niente guizzi, niente lussi, niente confort, se faceva freddo tenevi il freddo, se sudavi continuavi a sudare, se avevi fame aspettavi l'ora di cena, se avevi sonno ti poggiavi su una superficie e dormivi, se avevi bisogno di coccole forse non sapevi neanche capirlo.
Ti ho sfiorato il viso, la cicatrice profonda e morbida, come la tua pelle morbida.
Chissà se stavi sognando, chissà se sogni mai, non mi hai raccontato un tuo sogno in tanti anni.
Avevi le gambe piegate verso la pancia e mi sei sembrato così vecchio e così bambino che mi sono spaventata.
C'erano delle scarpe nuove per te nell'armadio, scarpe che reputi costose e che non ci possiamo permettere, ti piacciono, ma non le usi, le lasci lì chiuse e belle sullo scaffale, sono scarpe impermeabili, ti riparerebbero dalla pioggia, ma ogni mattina ti alzi e vai in giro con le scarpe vecchie, e torni con i piedi zuppi se piove e non ti lamenti, e non cerchi subito di asciugarti, cammini per casa, sistemi, prepari, metti in ordine, ed intanto continui ad essere fradicio.
Certe volte vorrei inginocchiarmi per supplicarti di fermarti, ti chiederei di urlare, di lamentarti, di sfogare la tua stanchezza, di esprimere un desiderio.
Ti chiederei di farmi domande, di prendermi per le spalle, di pretendermi.
Ho aspettato ancora un poco accanto a te l'altra notte, il mio dolore non passava, ed anche il tuo era tutto lì, da solo, irraggiungibile, inconsolabile.
Mi sono alzata dal divano, ho mosso due passi verso la camera da letto, sono tornata indietro, ti ho premuto un bacio sulla tempia, un bacio che potesse baciarti senza svegliarti, un bacio che potesse raggiungerti senza spaventarti, un bacio che potessi prenderti senza respingerlo.

Ho baciato la tua tempia e sono tornata a dormire senza neanche poterti coprire le spalle.

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