sabato 3 gennaio 2015

Lui aveva detto



Lui le aveva detto che lei aveva una specie di potere, era come se desse la luce ai posti che visitava, poco importava di quale luogo si trattasse, lei lo illuminava, e la sua era addirittura una luce rara e preziosa.
Lui le aveva detto che appena l'aveva vista entrare in quel bar, aveva perso quasi l'orientamento, come se alcune sue certezze gli fossero venute meno improvvisamente.
Lui le aveva detto che aveva delle mani bellissime, lunghe ed eleganti, mani che avrebbe cambiato religione perchè lo accarezzassero.
Lui le aveva detto che più volte aveva avuto la sensazione che lei avesse indossato un vestito appositamente per lui, scegliendo il taglio, il colore, il tessuto,l'accostamento con le calze e gli orecchini, ed ogni volta che lo aveva sentito, era stato bellissimo.
Lui le aveva detto che respirarle la schiena agganciandola per i fianchi, era stato sconvolgente, ma smarrire le proprie mani fra i suoi capelli, lo era stato ancora di più.
Lui le aveva detto che avrebbe dovuto mettersi dalla sua parte di tavolo perchè vedesse ciò che vedeva lui avendola di fronte.
Lui le aveva detto che tenerla stretta a sè lo faceva sentire vivo ed al tempo stesso annientato dall'impotenza di difenderla davvero quando ne avrebbe avuto bisogno.

Lui le aveva detto cose che nessuno le aveva detto mai, e lei infondo, amaramente, semplicemente, non ci aveva creduto.

2 commenti:

Massimo ha detto...

Uh, che malfidata che sei.

Avrei potuto scriverti che la mia più grande fortuna è quella di non averti mai incontrato, altrimenti avrei dovuto riconsiderare verso l’alto i miei parametri di bellezza femminile, laddove nessuna potrebbe anche solo sperare di arrivare; potrei trovarmi al tuo cospetto solo dopo essermi accecato, temporaneamente come Michele Strogoff o definitivamente come Edipo Re.

Avrei potuto dirti che avremmo la certezza che nei prossimi anni avranno inventato la macchina del tempo solo quando accorreranno a frotte eternauti dal futuro per ammirare la tua bellezza, tanto decantata nei racconti dei tuoi contemporanei giunti fino a loro.

Avrei potuto dirti che non potrei mai portarti con me nei miei viaggi perché alla frontiera verrei arrestato per aver cercato di trafugare un’opera d’arte.

Potrei dirti che le più belle donne al mondo quando tu esci di casa si nascondono come creature tremebonde pallide e striscianti nelle loro umide grotte gocciolanti invidia, e lì rimangono rannicchiate fino a quando non ti degni di rientrare.

Potrei dirti che creature la cui intera esistenza non dura che dodici ore e sessanta secondi, e che vivono a dodici ore di cammino da te, affronterebbero felici il cammino per la beatitudine di quell’unico ultimo minuto.

Potrei dirti che da quando sei sbocciata i Comandamenti sono diventati nove, perché “non desiderare la donna d’altri” è diventato impraticabile per tutti, tranne che uno.

Ma tanto, ora lo so, non mi avresti creduto.

Che dire, Silvia, sono ancora in tempo ad augurarti buon anno. Cos’è il Capodanno, se non un apostrofo rosa tra le parole Tredicesima ed Epifania?
Spero Gesù Bambino sia stato generoso con te.

silvia ha detto...

Massimo, che strano, ho riletto tre volte le tue parole, e, non ci crederai...
ci ho creduto.
Completamente.

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