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Blu

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  Il grande blu che mi riempiva gli occhi si è insozzato, lo cerco ancora ma dentro ai miei ricordi. Ho avuto tanta paura ed insieme momenti di gioia comunque. Poi l'abbandono all'anestesia, così come mi capita raramente:d'arrendermi, penso "che sia", penso "sta accadendo, non posso più scalciare e cercare un'altra via, respira, lascia, molla la presa, offri il corpo, non puoi più difenderti, ti difenderanno mani ed occhi sconosciuti, persone per le quali non sei nulla, niente affetto, nè tenerezza, ci penseranno loro a te mentre dormi non di sonno". L'abbandono in sala operatoria quella mattina tardi, prendete, non mi avete mai vista, ho un grumo di vita ed una macchina parcheggiata qui sotto, un terzo figlio non accolto e sognato ancora, prendete ho un lavoro, una tovaglia a fiori chiari, dei natali bellissimi, intrecciati nei ricordi, ho un cumulo di amore buttato, un altro sprecato, un altro ancora sputato via. Prendete, asportate e lavate vi...

La sindrome dei pochi

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  Ho ritrovato nelle bozze di questo mio blog, il seguente post scritto e terminato esattamente tre anni  fa, mi ha sconvolta la sua totale attualità, tanto da non dover aggiungere o modificare neanche una parola.   Esiste una sindrome piuttosto diffusa che colpisce donne e uomini, talvolta con forme diverse. Alcuni uomini hanno bisogno di essere considerati grandi, di essere rispettati per quello che rappresentano e non per quello che sono. Alcuni, non pochi ma soprattutto pochi d'animo, hanno necessità di ottenere stolida obbedienza, di respirare la gratitudine di persone che sono loro grate per motivi economici e non certo umani, di vivere nell'accetazione comune di chi reputa il loro operato una gentile concessione invece di uno scambio vicendevole e maturo fra adulti. Questi omuncoli da quattro soldi non sanno parlare in maniera leale, sottointendono sempre un ricatto, un rinfaccio, non ascoltano davvero, usano frasi gettate lì senza un senso reale od ad...
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    Certe sere possiedono una curva pesante come le spalle Inchiodata resti nel peso e nell'attesa Non scendi Non ami Non sali Non vedi la bellezza che vedevi prima, anzi la vedi ma senti che non ti riguarda più Piccole raffiche di vento scirocco ansimano fra i tuoi capelli nervosi, elettrici, scosse di nervo e paura Attendi in uno spazio lungo e slabbrato come costumi masticati dalle estati sommate al sole E' di nuovo notte e nessuna stella  E' di colpo estate e nessun refrigerio Non ti muovi  Non guardi Guidi a strappi e distrazioni Il cibo ingoiato in piedi, rabbia e delusione insieme a briciole ed olio Non dormi Non cresci Invecchi si I lividi sulle cosce, mal pesati passi e intruppi Tracce di sole fra macchie di nei  Non riposi Non ti stanchi il corpo Ti consumi la testa  Ti affolli di immagini e pensieri Preoccupazioni e saliva Non abbracci Neanche un bacio Nessun cuscino di calore e morbidezza Ti ammali Accenni un disordinato andare Nessun luogo è tu...

Nel tunnel

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  Dentro al lunghissimo e grigio tunnel, il fiume di macchine davanti a me, dietro a me, accanto a me, procedeva lento, non eravamo incolonnati, procedevamo dentro una corrente fluida a morbidi distacchi e movimento inesorabile, con lievi onde verso destra, poi verso sinistra, poi dritto, tutti all'unisono, tutti sottovuoto, tutti nella stessa direzione. Il rombo amplificato dei motori forti, proveniente dai tunnel collaterali, spingeva un suono sordo e costante nelle orecchie, i finestrini sigillati, nessun segnale, la musica si era interrotta, solo un rivolo di sudore sotto ai seni, un altro dietro la schiena a contatto con il sedile. Mi sembrava di essere sott'acqua senza poter prendere aria salendo in superficie, proseguivo a lunghe gambate verso un'idea di uscita che ancora non vedevo ma immaginavo tutta. Silenzio anche nella mia testa, solo il suono del movimento lento di macchine e corpi incapsulati dentro, ognuno incontro al proprio destino, in singola corsa verso u...

Diciotto

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  Diciotto anni fa stavi per nascere. Diciotto anni fa stavo per diventare madre con te. E' stato subito entusiasmo puro, niente lo inquinava, era semplice, leggibile, incontaminato. Diciotto anni fa, è stato un tempo forse troppo veloce ma pieno. Pieno di cose che hai portato tu, pieno di cose che ti abbiamo dato o cercato di dare. Abbiamo ballato sul tettuccio della macchina e vomitato insieme  sulle scale. Vivi come quando salivi e sali in alto o su una giostra:andando a petto aperto incontro alla vertigine. Abbiamo aspettato ed accolto tuo fratello, protetto tuo padre, tuo nonno ed i deboli che sai individuare in un attimo. Ora fai volare con le tue braccia i piccoli del branco e ti amano tutti perchè sei buono e divertente. Diciotto anni di baci, corse, scoperte, libri, ninne nanne, febbri, paure, risate, viaggi strappati e l'incanto di vederti crescere e diventare un uomo. Sei preoccupato per me in silenzio, sei arrabbiato per questa preoccupazione che ti sto dando, hai ...

Il desiderio

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  Il mio desiderio è cambiato. Il cielo si è improvvisamente schiacciato, privo di luce, buio e nero. Piove forte. La luce dei neon mi aliena lo sguardo, mi lascia gli occhi allucinati. Lui ha conservato uno spazio per lei, al riparo dagli schiaffi che si dà sul viso, coperto dai deliri e dalle voci, ha costruito una cupola dove ha nascosto lei, il ricordo di lei, il loro amore, il suo nome chiamato anche di notte. Il mio desiderio è diverso, è mutato, non è più giovane e festoso, il mio desiderio è ferito, immobilizzato, è urgente, è incontrollabile ma soffocato per la gola. Il mio desiderio è affamato, è pieno di distanza, è graffiato dal silenzio è privato della tenerezza. Il mio desiderio è fatto di sangue e delusione e solitudine. Il mio desiderio è respinto e calciato lontano. Il mio desiderio è indispensabile.

Domenica

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  La domenica mattina fa promesse che sa di non poter mantenere ed io, in fondo, ogni volta ci credo. Nel pomeriggio capisco che il tempo sta mangiando le possibilità e mi muovo scomposta. Verso sera sento il fiato strozzarsi intorno al collo e non trovo pace immobilizzandomi. Capita che faccia buio, che si accendano le luci elettriche, che si tirino fuori gli avanzi, che si metta nella borsa del lavoro una cosa che potrebbe servirci, e così è già lunedì, in quel gesto c'è tutta la fine di un giorno di festa, c'è la promessa puttana, che va a trovare tutti e non resta con nessuno. In quel gesto dedicato a domani è finito oggi, quel movimento è già ricominciare sospendendo le speranze, appendendo la promessa dietro una porta, è lasciar penzolare l'attesa dentro al vortice di un gorgo ripetuto, del quale conosci odori ed ombre, un gorgo di spazi angusti che ormai è la tua esistenza, la tua familiarità indossata come fai con i collant: con sempre troppo sforzo e troppa scomodi...