sabato 4 febbraio 2017

Anni fa



Anni fa entravamo nel nostro locale abituale sperando di avere il divanetto ad angolo tutto per noi, spesso siamo stati fortunati, e lo abbiamo trovato, ci sedevamo felici.
Un bicchierone di vetro con dentro garofani colorati ricci e turgidi, il nostro tagliere di cose che mangiavamo a metà, fiumi di racconti e confidenze, una mano sul collo, le ginocchia incastrate, un piccolo puzzle in continuo movimento per cercare un nuovo modo di inserirsi uno dentro l'altro per tutto il pranzo ed il dopo pranzo.
A ridere forte, a chiudersi ed allontanarsi ad un certo punto, mi venivano spesso le mani fredde, le sentivi, le scaldavi.
Mi vengono spesso le mani fredde.
Ti dicevo altri titoli di libri e di film, poi li sbagliavi e dicevi che ti facevano schifo, lo credo non erano quelli che ti avevo detto.
Mi raccontavi cose che mi avevi già detto, succedeva anche a me, ma più raramente.
Si tornava a casa accasciandoci sui sedili delle rispettive macchine, fra le dita l'odore dell'altro, un movimento del collo lo riportava al naso e lo torturava e lo seduceva ancora.
Dopo l'incontro mi sentivo molle e stanca, avrei avuto bisogno di dormire e tacere, come dopo una gara, come dopo un esame, tutte le emozioni accumulate e tese, scendevano di colpo verso terra e muovermi diventava difficile.
La cosa che eravamo non aveva un senso e non aveva un nome, era semplicemente bello, sembrava anche ingiusto che fosse proibito perché era come impedire ad un bambino di mangiare un panino con la marmellata.
Sarebbe stato come frenare un evento naturale e spontaneo, senza doppi fini, giusto nella sua imprevedibilità.
E mi piaceva tanto farti ridere e metterti la fronte sulla spalla e ti si illiquidivano gli occhi e poi cercare pace dove sentivo che avresti potuto darmela a piene mani.
La musica era sempre perfetta e mi piaceva canticchiare mentre parlavi o masticavi, anni fa era bellissimo quando eravamo insieme, senza artifici né forzature, mi piaceva guardarti nelle rughe e nelle orecchie, sbirciarti l'attacco del petto sulle clavicole magrissime, sentirmi contornata di te, di noi.
Mi piaceva immaginare i baci che ci saremmo dati dopo e pensarmi fra le tue braccia, addosso al tuo corpo respirando piano.
Anni fa ti vedevo aspettarmi davanti al locale, con quella faccetta che hai e venirmi incontro leggero e sorridente, io dentro ad un cappotto con il cuore in tumulto ed il passo rallentato dai tacchi scomodi.

Anni fa era esattamente come ieri.

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