venerdì 2 settembre 2016

Almeno



Una sera, tornando dal mare quando già il cielo era buio e qualche stella iniziava a far capolino sopra le nostre teste, procedendo verso la macchina, siamo rimasti rapiti dalle villette che ci si paravano davanti.
Villette bianche traboccanti di bouganvillea, con giardini perfetti, decorati da pini, e sicomori e siepi fitte ed odorose, villette perfette con i loro abitanti intenti a grigliare pesci, a pettinare figlie dai lunghi capelli ancora bagnati di docce appena fatte, qualcuno di loro che giocava a carte, qualcun'altro che preparava aperitivi e sorseggiava lento dondolando su amache sformate dall'ozio.
Eravamo tutti e quattro zitti, in silenzio a guardare questa pubblica intimità fatta di costumi messi a sgocciolare su fili che attraversavano i giardini profumati di zampironi e citronella,di corpi avvolti in teli o vestiti leggeri, di abbronzature che incendiano le pelli dopo l'ultimo bagno al mare, quando io interruppi il silenzio per dire:"mamma mia che sensazione mi da guardare queste persone muoversi in questi meravigliosi giardini" ed il mio figlio piccolo incalzò subito:"una sensazione di invidia vero?".
Un pò spiazzata e sorpresa dissi:" no veramente non di invidia, avrei detto di benessere, di tranquillità, di bello".
Lui, continuò imperterrito:" a me invece mi fa proprio invidia guardarli, ed ho capito che una casa così non possiamo comprarla e neanche affittarla, ma almeno tu e papà fate amicizia con qualcuno che ci abita, così poi ci invitano in uno di questi giardini".

Almeno.

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