mercoledì 29 giugno 2016

La piccola guerriera


Ti sei ammalata all'improvviso, come fanno tutti i malati, prima stavi bene.
Però a ripensare a quando stavi bene, ci sembra proprio ingiusto, oggi che stai male.
Sei una piccola guerriera e forse nessuno si aspettava che lo fossi.
Per una vita ci hanno detto che eri fragile e come fragile ti hanno trattata, ti abbiamo trattata, ma mi sa che ci siamo sbagliati tutti.
Sei un microbo di nonna con un muso impertinente, e fino a poco tempo fa ti sei rubata la merenda dei nipoti, riempendoti le guance e dicendo:" bhe che c'è?anche le nonne devono mangiare".
Sei uscita da due operazioni difficili e lunghissime, alzando la mano per salutare i tuoi figli, li hai voluti rassicurare come prima cosa.
Hai superato degenze e diagnosi tremende, batteri sanguisuga e dottori cinici.
Ora hai ripetizioni in tutti gli organi, così dice la tac.
Si ripete lui, non contento di essere quello che già è da solo, si ripete per invadere, e distruggere.
Tu ci sei ancora, ci sono ancora le tue idee ed i tuoi ricordi, e venirti a trovare e scoprirli ancora intatti è devastante perchè il tuo corpo invece inizia a soccombere.
L'aria adesso produce un suono assurdo mentre tenti di respirarla senza maschera, ti aggrappi ad essa, all'esistenza, ai giorni che ancora vuoi e quasi pretendi con quel piglio testardo.
Ti incazzi perchè neanche domani ti lasciano tornare a casa, la tua casa.
Mi chiedi dei tuoi nipoti con quel filo di fiato che ti rotola rumoroso nella gola e poi rifiuti la minestra dell'ospedale perchè se la mangiassero loro quello schifo.
Ogni giorno quando ti chiediamo come stai, rispondi:"io?bene" ed ogni volta è una coltellata.
Ti ho fatto fare tardi l'altra sera per mostrarti le pagelle dei piccoli, il video della quinta elementare, le fotografie della comunione del tuo primo nipote, alla quale non hai potuto partecipare e che avevi atteso per tre anni.
Hai scelto quelle che vuoi stampare e tenere con te.
Hai riso ed un pò pianto insieme a me, poi hai detto: "ora sono stanca fammi dormire".
Sei una capocciona e l'altra notte mi guardavi fissa negli occhi mentre ti facevano manovre per farti tornare a respirare, eri fissa nei miei occhi, c'era la paura, l'ho vista tutta ma eri anche decisa nella testarda ricerca di un ritmo normale, vitale, salvifico.
I nipoti sono arrivati nella tua vita quando ormai non ci credevi più, mentre aspettavo il mio primo figlio, mi telefonavi ogni giorno e mi dicevi:"ora vedrai quanto è bello vivere con un neonato" ed avevi proprio ragione, più tardi, quando ti ho portato la carrozzina con dentro Giacomo, non smettevi di camminare per casa e di ripetere:"io ho un nipote" incredula.
Quando ti dissi che aspettavo il secondo figlio hai urlato di gioia e poi ci hai seguiti in montagna con le bacchette, ed hai guadato un pezzetto di fiume ed avevi già l'età per stare ferma in poltrona, invece tu hai ordinato una polenta con salsicce a 2500 metri.
Sull'album sotto alle foto di tuo figlio da piccolo c'è la tua grafia precisa che dice "il mio amore a sei mesi", ed il tuo amore è anche lo stesso mio amore.
I ragazzi, i tuoi figli, non ti mollano un attimo, sono sfiniti e non ce la fanno a lasciarti andare, per cui si incartano ed inciampano nelle decisioni e nella burocrazia degli ospedali, si incastrano nei protocolli delle asl, si appisolano nelle notti accanto a te, e restano fermi nei giorni in cui la febbre altissima ti risucchia la possibilità di aprire gli occhi e di riconoscerli, nei giorni in cui non riesci a dare loro quei tre baci che hai l'abitudine di dare fin da quando erano piccoli.

Ti chiedo perdono di una cosa, oggi non posso portarti il tiramisù con i savoiardi che mi hai chiesto, i dottori me l'hanno impedito categoricamente.
Sono convinti che non lo digeriresti, si vede che non ti conoscono affatto, piccola guerriera.

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