venerdì 7 settembre 2012

Il barbiere vintage

I miei bambini si recano assieme a me, da Enzo il barbiere storico del nostro quartiere, per sfoltirsi le chiome incolte. Enzo ha una barberia rimasta identica a come'era circa trenta-quarant'anni fà, come in un fermo immagine. Tutto intorno alla berberia di Enzo si è modificato:la strada si è riempita di macchine, hanno aperto supermercati e lounge bar, solarium e frutterie etniche, ma la barberia resta tale e quale, immutata e fedele a sè stessa. Prima di Enzo, lì dentro, faceva il barbiere suo padre, perciò Enzo è cresciuto imparando quel mestiere, giocando fra forbici e brillantina, fra spruzzini e lame per rasatura maschia. Le poltrone della barberia sono di pelle rosso amaranto, sono sbucciate qua e là e si può usufruire di cuscinoni di velluto verde pisello per farci stare più alti i bambini che si fanno tagliare i capelli da codesto personaggio. La carta da parati ha fioroni ormai sbiaditi, ci sono pile di asciugamani che temo, siano i medesimi degli anni settanta. Da Enzo, aperto già alle otto del mattino è pieno di uomini fino a sera, quando tira giù la saracinesca, uomini con giornali, scommesse calcistiche da discutere prima di giocarle, bastoni per camminare, carte per farsi una briscoletta nei tempi morti. Enzo gioca al lotto, e non ci azzecca quasi mai, credo che sogni di vincere un sacco di soldi ed aprire una barberia alle Bahamas. Enzo è come un folletto, magrino come un'acciuga, sembra il protagonista di un film fantasy, cammina trascinandosi dietro una gamba, ha gli occhi azzurri ed i capelli lunghi, scompigliati, ricci ed indomabili, color sale e pepe, assolutamente fuori controllo. Enzo è dolce con i bambini e timido con le mamme intraprendenti come me che pigliano e fanno irruzione nella sua barberia vintage, donne, da Enzo non se ne vedono mai, io sono una rivoluzionaria per gli abitanti del luogo ed ogni volta porto scompiglio fra gli avventori assisi sui divanetti d'antan. Nella barberia c'è odore di borotalco e gelatine per capelli mai viste in commercio, gli spruzzini sono un pò intasati ed i pennelloni leva-capelli ospitano strani pallini appiccicosi che incuriosiscono sempre i miei bambini, e se lo venisse a sapere, anche il nostro pediatra. I miei bambini adorano Enzo e si lasciano tagliare, accorciare, sistemare le basette come veri ometti, con il mantello nero da Zorro stretto stretto intorno ai loro piccoli colli tirabaci. Da Enzo i maschi alzano la voce, ridono e scherzano in quella maniera tipica romana, che dopo poco non si capisce più se si scherza o si fà sul serio, ma poi nessuno si offende e và a finire che si resta tutti amici da una vita e per una vita. Enzo abita vicino a noi, lo vediamo rincasare solo, con una piccola cena in mano, la gamba malconcia e quel casco di capelli incommentabili che a noi piace tanto. I bambini lo salutano dal balcone urlando il suo nome, lui si gira e dice "ciao belli" e poi entra in casa. I miei figli dicono che non si taglia i capelli perchè un barbiere bravo come lui, dove lo trova? e non può mica tagliarseli da solo poverino...

4 commenti:

Sabrina ha detto...

Ci sono le foto nero e seppia, per tornare indietro nel tempo, e poi ci sei tu....ma tu scompagini le ferree regole non scritte che vogliono le donne fuori dai negozi di barbiere, e le foto invece sono solo foto.Che fortunati che sono quei figli, ad avere una mamma come te.
SE mi immagino la scena che hai descritto,mi viene da pensare che Roma ha sempre un pezzetto di storia dietro l'angolo, che sia la domus di un imperatore o una barberia...

Anonimo ha detto...

Sab, io e te dobbiamo conoscerci.anzi lo stiamo facendo già da un pezzo, scenderai giù a Roma e ti porterò dietro gli angoletti a scoprire la storia che sà di umido ed edera avvinta ai muri.
Poi verrò a casa tua e reimparerò a respirare.
A me, "scompagini"non me l'aveva detto nessuno, e non riesco a nascondere l'emozione.
Non vedo l'ora di incontrarti Davvero, di più.

Anonimo ha detto...

Silvia, non anonimo.

Sabrina ha detto...

la voglia è reciproca, prima o poi succederà.
Mi sono sempre ripromessa di portare Francesco a Roma, quando studierà storia a scuola.

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