martedì 7 giugno 2011

"Lavorare stanca, vivere ancor di più..."


Sono uscita dall'ambulatorio mezz'ora prima, perchè giù nel sotterraneo mi mancava l'aria, avevo il respiro mozzo, una sensazione di masso sullo sterno mi opprimeva l'esistenza.
Sono uscita prima e mi sono immersa nel traffico scattoso ed adrenalinico di Roma, la mia città invivibile.
Vivere in una città invivibile, lo dice la frase stessa, ha poco senso.
Sono arrivata a casa senza fiato, lo stomaco contratto, i muscoli(si fà per dire)duri come sassi.
Sono entrata in camera da letto tentando di prendere aria dalla grande finestra che dà sull'orto del vicino.
Ho demandato la raccolta dei miei figli al padre dei miei figli, mi sono spogliata velocemente, avevo fame d'aria e di benessere.
Ho annusato la mia tuta da casa di cotone leggero come una seconda pelle, l'ho indossata con le devozione che si prova per le cose "tue", quelle che hanno il tuo odore, la tua forma, quelle che rappresentano un pò chi sei, quelle che ti fanno sentire a casa.
Mi tremavano le mani, gli occhi si strizzavano da soli in piccole contrazioni involontarie, arrancavo togliendomi i calzini e le scarpe strette.
Ho poggiato i piedi nudi sul legno del pavimento, era fresco ed accogliente, mi sono lasciata cadere sul letto sfatto, lasciato all'alba senza neanche il tempo di rifarlo, mi sono presa le mani nelle mani ed improvvisamente ho capito, ho avuto quasi una folgorazione, un'illuminazione...ero stanca, ma stanca davvero, stanca nel profondo, volendo anche un pò stufa, stanca nelle viscere e nella testa, stanca nei piedi e nel respiro, stanca, stanca, stanca, talmente stanca da non avere avuto neanche il tempo
di accorgermene.


http://cenadamamma.blogosfere.it/2011/06/respirazione-diaframmatica-ovvero-laccordo-pneumofonico-per-vivere-meglio-prima-parte.html

4 commenti:

Anonimo ha detto...

qualche volta bisogna avere il coraggio di spegnere l'interuttore, conmprendo!!!!
lu

Io ha detto...

E' che non lo trovo sto' cavolo di interruttore...dov'è?dove l'ho messooooo?
Ora vado a guardare fra i calzini spaiati.

Sabrina ha detto...

Mamma mia, ma che vita di mmmmm......

benedetto il mio paesino di 600 anime, anche se la vita si fa sempre più difficile anche qui nell'(ex) produttivo Nordest.Se ti può consolare il parere ignorante di una che ha visto l'Italia solo da turista, l'impressione che mi hanno dato i milanesi di come vivono la vita di ogni giorno è ben peggiore. In compenso qui viviamo meglio ma meno, tra testate nucleari ad Aviano (30 km da casa), discariche abusive sul greto del Cellina(subito dopo il mio orto) e amianto nascosto 30 cm sotto terra, qui si muore di cancro come mosche. Non credo sia un caso se gli americani ci hanno finanziato e mantengono il Cro di Aviano , e anche il parrucchiere dell'oncologo Tirelli

Saluti radioattivi

Io ha detto...

Ohi mamma Sab, mi hai messo una tristezza addosso, ed io che ti facevo come Heidi, immersa nel verde e nelle mucche pezzate.
Forza e coraggio, non mi resta altro da dire...
Maledetto paese industrializzato sulla pelle degli uomini e dei bambini.

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