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Secondo me sta per piovere

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    Frotte di uccelli neri, piombano a filo sui tetti pieni di antenne e panni solitari, vestiti appesi da molto e dimenticati, c'è anche una mascherina azzurra, con un filo penzoloni, è lì da Marzo. Queste enormi nuvole di uccelli piccoli, fanno un gran rumore, stasera non mi piace, è un suono sinistro che raggiunge un picco, è pieno di battiti steccati e di voci piene ma gutturali, poi il suono termina di colpo, silenzio assoluto, senza scemare, stop. Come fanno questi uccelli ad accordarsi sul chiasso sincrono e sul silenzio condiviso?neanche uno che dimentichi, nessuno fuori dalle righe, non una nota che sfugga per un secondo all'onda. Frotte di uccelli neri battono sfiorando i vetri sottili della mia stanza, sobbalzo guardandoli ipnotizzata. Un impiastro denso di dolore e catrame mi sale dalle gambe, arpiona le mani che diventano mattoni incontrollabili, un miscuglio di muscoli inchiodati e tremanti, scosse ed incudini elettriche, mi pungono, mi prendono, mi scuotono di b...

Guarda che bello

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   Giorni e nuvole, tramonti e pranzi, dolore e dolore da massaggiare, curare, infilzare. Pasticche e zaini, laghi e vento, caldo e sogni allucinanti. Passeggiate lente, fiatoni e cuore nella gola, lavoro e figli, inventarsi un nuovo modo di stare insieme a loro, disperarsi di nascosto per quello che avevamo prima e che mi piaceva tanto. Prelievi e covid, controlli, mascherine, disinfettanti, respiro che manca, la vista che si appanna, il ricordo di un anno fa, quando questo dolore non c'era e stava per colpire, accarezzo le date scritte od impresse nelle foto e prego di tornare a quel tempo, senza lo strappo pulsante nella testa. Ti guardo all'improvviso fermando il mio oscillare su di te, hai gli occhi chiusi, le labbra rilassate, le mani sui miei fianchi, non premi, forse sogni, magari immagini, sicuramente senti, assapori dentro. Non vedo l'ora di rivederti anche mentre sono in bagno, e mi sbrigo a ritrovarti. Il dolore è talmente denso che mi avviluppa i sensi, è una f...

Questa cosa del karma d'estate

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Mi capita questa cosa qui, circolare, sempre uguale a sè stessa, da una vita: mi si trascura. A me sembra di non farlo con nessuno al quale tengo, con nessuno a cui voglia bene. Certo, per essere sicuri di questo dovremmo chiederlo a loro, a quelli che amo, se si sentono trascurati da me, ma quando l'ho chiesto mi hanno risposto:" no mai", se vogliamo fidarci della loro sincerità, dobbiamo tornare al mio discorso di cui sopra e di qui sotto. A me, di persone che mi dicono che mi vogliono bene ce ne sono tantissime, per fortuna, non proprio tantissime, adesso non fatevi un'idea esagerata, ma ogni tanto ci penso a quante sono queste persone che dicono di amarmi e mi sembrano comunque un bel numero per essere una quarantacinquenne, senza denaro nè case nè opportunità particolari, manco una casa al mare c'ho, che quindi non si può sospettare che la gente mi stia dietro per quello che potrebbero sfruttare di me, per ciò che possono guadagnarci dal frequentarmi, di ques...

Congedo parentale per figli minori di 12 anni causa Covid-19

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Devo chiedere un giorno a settimana di congedo parentale, come da complessa organizzzazione familiare, per seguire i miei figli, assentandomi dal lavoro. Facile, dicevano: è necessario collegarsi con il sito Inps, selezionare il modulo desiderato, è tutto molto intuitivo e smart, vedrai, dicevano. Quindi tu, traboccante di fiducia, apri la pagina web dell'Inps, fai il tuo login, subito ti compare la scritta che non puoi entrare, il PIN è scaduto, ma come scaduto?l'ho ricevuto a gennaio 2020, la prima parte del codice numerico arrivata via mail, la seconda iviata per posta normale, con codice numerico da grattare, ricevibile solo nei giorni dispari, di anni bisestili, con luna piena, da sommare con il precedente, elevato alla seconda. Ora devo nuovamente richiedere il PIN?Ma perchè scade in pochi mesi, peraltro di non utilizzo?Che senso ha? Ok, poco male, richiedi il PIN. Stai calma, non cominciare. Arriva il PIN. Modifichi la password al primo accesso, ti riscrivi tutto, fai fo...

La vecchiaia e l'arte di fotografarsi

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La vecchiaia è quella cosa direttamente proporzionale al numero di scatti effettuati per ottenere una fotografia decente. Inizia in maniera subdola, tu scatti come sempre, tac, poi guardi ed inorridisci. Allora ritenti. Prima venivi praticamente bene sempre.Tac-bene. Questo è' il primo di declinanti e sempre più rovinosi giorni nei quali, avere una bella fotografia per ricordare un momento piacevole, una cena con le amiche, od una festa di compleanno, diventa un'impresa che non ha nulla a che vedere con la spontaneità. Vado a riassumere i punti cardine con i quali misurarsi prima di premere il pulsante "scatta": -La luce deve essere sempre a favore ma non troppo sparata, è preferibile una lieve penombra, copre le rughe ed i solchi naso genieni. -I raggi del sole esacerbano cellulite ed accumuli adiposi, non offritegli le chiappe, mai. - Allungare sempre le braccia sopra di sè per scattarsi un selfie, ma avendo cura di non includere nella foto, la parte del braccio coi...

E' CHE NON C'HO PIU' VOGLIA LORE'

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Non c'ho più voglia di fare finta, di cercare un compromesso, di essere diplomatica, di fermarmi a riflettere, di non urlare, di non piangere. Te ne sei andata che non t'hanno risparmiato niente stella mia, manco una morte ammortizzata, hai dovuto dire basta tu, tu, che basta, porca zozza, non è proprio una parola che t'abbia mai rappresentata. Hai mandato giù di tutto, chemio e dolori, asportazioni della carne, hai mandato giù i tuoi capelli e ne hai comprati di nuovi e ci riuscivi pure a giocare, hai mandato giù il terrore di ogni nuova volta e lo stupore di un'ennesima rinascita . Il sorriso che avevi, mica lo sai te com'era, non lo puoi sapè. Illuminavi le stanze, senza scatto del contatore. Il tuo profumo ce l'ho dritto nel naso, te prenderei a morsi d'affetto struggente se solo potessi, stella che te ne sei andata e non t'avemo manco potuto salutà. Finivi le chemio e dicevi:"ndo' annamo?" e partivi. Eri una gran rompicoglioni non te c...

Caffè

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Il caffè incrostava i bordi della tazzina azzurra, quella con la bicicletta antica, disegnata davanti, tutta nera. Il sole sbatteva sui muri delle case intorno, i piedi erano i suoi piedi ancora, anche se freddi e pallidi. La testa non era più riconoscibile da tanto tempo, così tanto che erano spariti anche i risvegli pieni di speranza, quelli del "magari oggi è finita", la testa non sapeva più  neanche respirare il vento, i capelli erano spilli, la pelle della testa chiodi, l'incudine del dolore la agguantava come un ladro premendola fino allo stremo. L'alternanza della paura più cupa e del pensiero più positivo, la danza ed il raggomitolarsi, il panico che sudava contro il suo petto e le braccia spalancate fuori al balcone, la finzione del comunque vivo, al reale, arreso, lasciarsi morire. Era una continua altalena dall'autunno appena inziato, a questa primavera proibita, era stata un'attesa, troppo lunga, di un ritorno preteso, delle sue mani sempre...