lunedì 29 luglio 2013

Immagini di Luglio




Era l'alba, un uomo giovane pedalava sulla sua bicicletta leggera, dalle ruote grandi, la scocca sottile ed elegante, era mattina presto e noi già correvamo nelle nostre macchine sporche.

Lui pedalava, aveva un completo elegante, giacca e pantaloni grigi scuri, opachi, la camicia bianca e la cravatta bordeaux, calzava scarpe nere, dure e belle, pedalava concentrato ma non affaticato, aveva gli occhiali scuri per difendersi dal sole fresco di un Luglio instabile, pieno di pioggia e nuvole e vento.

Pedalava rapido e preciso, mantenendo una rotta sicura, non vacillava, il suo incedere era chirurgico netto, la giacca si apriva nel vento del suo sforzo naturale, i lembi svolazzavano scoprendogli la pancia ed il torace tutto, era un uomo e correva nel senso contrario al mio.

Chissà dove andava con quella bicicletta e quel vestito.
Chissà chi lo aspettava, come era vestito anch'esso, se lì dentro faceva un caldo micidiale, se gli aveva preparato una buona colazione oppure lo voleva aggredire, sgridare, incolpare, chissà dove avrebbe parcheggiato la sua bicicletta ultraleggera, come sarebbe sceso da quel sellino, e se si fosse aggiustato la cravatta stringendola verso il collo.

Chissà chi c'era per lui subito dopo aver incrociato la mia strada, senza neanche vedermi.

5 commenti:

Uomo in b.c. ha detto...

Per settimane non ho fatto che aspettare la pausa pranzo, al bar.
Dove ti vedevo.
Dove mi vedevi.
La tua voce, ma sempre rivolta alla tua ordinazione, alle tue colleghe.
Al banco, ogni giorno più vicino, fino a dentro il tuo profumo.
Mentre con i nostri occhi ci scavavamo l'anima a vicenda.
Ieri un biglietto, strisciato dalla tua mano alla mia mano, senza che si toccassero.
"Domani devo partire con Lui, per sempre. Vieni e portami via con te".
Un indirizzo, un interno. Un'ora.
Non ho la macchina, non te l'ho mai detto. Non ti ho mai detto niente.
Ho preso la bici, ho forato, mi sono perso.
E' tardi.
Poi ti vedo.
In macchina.
Lui guarda fisso davanti a sè.
Tu mi guardi ma non mi vedi, gli occhi che non ho mai baciato appannati dal pianto, le guance che non ho mai carezzato rigate dalle lacrime.
Scorri alle mie spalle.
Vorrei gridare il tuo nome ma non me lo hai mai detto.
Ti grido il mio che si perde nell'aria.


Non amerò più.

Silvia ha detto...

Caro uomo in b.c questo è un commento meraviglioso, perfetto esempio di cosa potremo scrivere insieme prima che tu ti accorga di essere mille volte più bravo di me con la penna o la tastiera in mano, e non mi dica:"come non detto".Mi sei mancato tanto.

Uomo in b.c. ha detto...

...e poi prendo la bici e vado a casa.

E mi succede che le cose vicino a me vanno male.
E vedo che è da tanto tempo che vanno male.
E che la mia vita è troppo piena di errori.
E che a pensarci non è mai stata poi tanto bella.
Che io non sono mai stato tanto bello.
E che la mia mente è come la pasta della piadina che, troppo tirata, mostra dei buchi. D'altronde gli ingredienti erano quelli che erano. E come per la forte attrazione da un buco nero non esce la luce così i pensieri non escono.
E allora lo schermo nel multisala si spegne mente sono sulle scale. Ma l'unica cosa che mi è concesso di vedere non è più il film ma le lucine blu per terra per non inciampare. E l'ammettere che ho bisogno di qualcuno per trovare il mio posto. O l'uscita.
E si aggiunge la vergogna.
E allora nulla importa e divento maleducato. Perchè sparisco senza salutare.
Per non spiegare.
Per non intristire.
Perché tanto non posso scrivere come mio solito e perché credo non lo farò mai più. E credo sia solo un bene.
Perché tanto non riesco più a leggere di posti e di fatti e di persone che non conosco e non capisco.
Perché è più facile stare o simulare con chi conosco di persona.
Perché è diventato troppo strano che io piaccia se non mi piaccio.

Perché mentre lo scrivo un a rivederci sembra diventare un addio.

silvia ha detto...

Carissimo uomo in b.c. leggerti stamattina è stato come ingoiare un sasso appuntito a stomaco vuoto, continuare ad ingoiarlo e ad ogni piccolo passaggio,sentire che dentro mi laceravo sempre di più.
La prima reazione è stata: sgomitare, divincolarmi, battere i piedi, pensare "adesso me lo vado a riprendere", urlare "no, assolutamente no!", acciuffarti per il bavero e chiederti di continuare a scrivere per sempre per sempre per sempre insieme a me.
La seconda reazione è stata uguale alla prima, volevo solo trovare il modo di dirti:"non andartene", "raccontami cosa succede", "passerà, sei più bello di tanti e più brutto di altri, ma per me vali moltissimo anche se sembra assurdo perché non conosco neanche la tua voce", " il tuo libro era meraviglioso, dammi il tuo indirizzo devo inviarti qualcosa".
La terza reazione è questa: tu sei un uomo grande, forte e risoluto, farai ciò che hai deciso, è giusto che io ti lasci libero di farlo, che non mi ribelli a questo odioso addio, che ti permetta, senza baccagliare, di viverti questa assenza, questo momento brutto.
Lo farò, perché non credo di avere l'alternativa.
Sappi però che la quarta ed ultima reazione è stata proprio questa:"cercherò con tutte le mie forze un'alternativa a questo addio" .
Perciò preparati.
Ti voglio bene testina.

LucyLeave ha detto...

No,no.

No.

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