giovedì 6 giugno 2013

La bellezza





Non credo di averci fatto troppo caso finora.
Non ci prestavo granchè attenzione, né su di me, né fuori di me.
Giravo per il mondo (purtroppo un piccolo pezzo di mondo)con degli improbabili sandali con annesso calzino bianco, capelli fuori controllo, maglioni infeltriti da uomo extra large, scarponi sbucciati, vestitoni che piombavano nelle pozzanghere e nei fossi che incontravo.
Non ho mai avuto gioielli, né li ho in nessun modo desiderati, non ho mai posseduto fazzoletti, ombrelli, orologi.
Non ho mai valutato l'estetica, la bellezza di qualcosa, mi pare di aver osservato per anni, esclusivamente le persone, i loro gesti, fatto attenzione solamente alle parole ed agli sguardi che gli altri si scambiavano.
Per quasi una vita non ho cercato la bellezza, ero storta, scoordinata e dinoccolata.
Per quasi una vita sono stata distratta, stropicciata, trasandata e "triviale" come mi diceva mia nonna.
Per quasi una vita mi sembrava tutto raggiungibile se solo avessi vissuto con amore e passione, tutto era bello, non la bellezza, ma la possibilità di crearla.
Poi sono cresciuta, ho avuto figli, paure, delusioni.
Poi sono diventata grande ed ho raccattato dolore e senso di impotenza, fallimenti e odore di morte, perdite e sconfitte.
Allora me ne sono accorta.
Solo allora mi è parso di vederla.
C'era un grande bellezza intorno a me, ovunque.
C'era una bellezza commovente, eccitante, che poteva mettermi addosso un senso di vita potente come un ciclone.
Ho alzato la testa china sullo sterno ed ho guardato davvero, era pieno di tutto, era pieno di bello.
In quel momento mi è successo che ho perso la testa per la bellezza, il tratto, il segno, la profondità di un colore, il modo obliquo di cadere di un raggio di sole, un pastello temperato, un vaso che filtra la luce inglobando acqua, il viso di una donna, le gambe magre che corrono leggere, un rossetto intenso, i capelli curati, un profumo articolato, una tavola apparecchiata, una pentola di coccio, un mobile rosicchiato dal tempo, l'eleganza di un gesto, la sensualità di un incedere.

Nel difetto del vivere, ho cercato spasmodicamente la sua perfezione.

Nella paura dello squallore ho fiutato la disposizione esatta delle linee creative e pulite, ho guardato il disegno puro di un percorso di montagna, seguito con il dito, l'azzurro sfrontato di un cielo finalmente libero.
Sono innamorata della schiuma di una tazzina di caffè, di una guepìere di raso, dello zucchero a velo che esalta ogni mio dolce, dell'ordine rassicurante delle cose belle.
Ora penso che un vecchissimo orologio sottile, sarebbe un regalo che mi farebbe davvero felice, mi accorgo che vorrei seminare nei miei figli l'idea del bello, il culto di una fotografia nitida e piena di anima, di una scultura stupefacente, il suono dolce di una poesia raccontata di sera, l'immagine di un tea che bolle con le sue foglioline che lentamente si dischiudono nell'acqua.
Vorrei che i miei bambini imparassero a sbirciare nelle case, ad intuirne il "colore" interno, vorrei che imparassero a scartare il brutto, l'avvilente, finchè sia loro possibile.
Avrei voglia di dedicarmi solo a questo, dalla mattina appena sveglia, rispettando il liturgico rito di una colazione fresca da gustare nel letto, dentro ad un lenzuolo liscio come la carezza di un bambino, fino a sera, ho voglia di esitare sul balcone per godermi una terrazza piena di fiori e piante lucide.
Vorrei vivere per godere del bello fino al mio ultimo giorno, intossicarmi di film bellissimi, musiche meravigliose, andare in bicicletta, una bicicletta dalle linee tonde, con un cestino pieno di basilico e pane appena sfornato, croccante.
Voglio ingozzarmi di bellezza, preparare un'insalata piena di colori, affettare zucchine e carote sottili, spremere un limone sodo ed acre, voglio amare una donna che trovo bellissima, toccare un uomo che trovo incredibile, fotografare bambini ed altalene.
Vorrei muovermi e scoprire il bello delle città, dei luoghi.
Vorrei ogni giorno, passeggiare dentro al bello, affondarci le mani, assaggiarlo.

Voglio il bello buono, il bello gustoso, il bello accecante.
Voglio un biglietto meraviglioso con i colori giusti, una scatola di caramelle di latta, un tovagliolo di lino grezzo, e la materia da sperimentare con le dita.
Voglio provare e sentire, dedicarmi del bello, regalarlo alle mie amiche, voglio sentire un bel massaggio su di me, un bell'odore di mare fra i capelli, voglio raggiungere posti belli e regalarli ai miei bambini perché imparino.
Voglio evitare il brutto, combatterlo con la luminosità di un giorno pieno di bello, mai un giorno libero mi ha resa tanto eccitata, un giorno con una colazione bella senza fretta, senza cose brutte da mangiare, con il bello di gesti rilassati, coccole per me, respiri pieni zeppi.


Voglio ancora più bellezza.

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