mercoledì 13 marzo 2013

Momenti sparsi di un preludio di primavera

La mattina si sente quel cinguettìo inconfondibile, loro lo sanno già, gli uccellini intendo, lo sanno già che sta arrivando ed infatti la cantano, usando una voce diversa, un'armonia nuova. Sul balcone mentre stendi i panni, ti arriva improvvisa nel naso, ti stupisce ed emoziona come ogni anno, la tasti insieme alle mollette, ti fà pensare alla Pasqua, ai suoi sapori. Arriva fra la nuca ed il collo, ti coglie strapazzandoti, specie dopo pranzo, a lavoro, ti invade con una stanchezza densa, avviluppante, e ti china la testa in avanti, vorresti solo dormire in quel momento esatto in cui senti sulle spalle la stanchezza di un anno intero, anche quella dell'estate che non hai ancora smaltito. Ti sorprende davanti alla bancarella di un mercatino quando un raptus ti fa comprare:fragole, asparagi, agretti, carotine tenere con il ciuffo, radicchio tardivo,e zucchine con i fiori gialli. Ti acchiappa ai fornelli quando hai una voglia incontrollabile di pasticciare con la ricotta fresca, le pizze al formaggio da far lievitare un giorno intero, le verdure crude affettate sottilissime, le pastiere ed il grano. Ti spinge fuori casa per stendere un plaid sul prato e mangiare con i tuoi bambini ed aggrapparti ad un raggio di sole fino a sentirti scottare le ossa. Ti fà venire voglia di correre, andare in bicicletta, passeggiare per Roma e goderti ogni suo angolo odoroso di vecchio e di storia. Ti insinua dentro la voglia di fare un pò più tardi la sera, uscire per una pizza con le amiche e lasciare la copertina morbida che ormai fa pendant con il divano. Prende la tua fantasia e la riempie di immagini di lunghi fine settimana lontani da casa, in agriturismi e campagne, colline e prati, chiese e borghi, case di amici e città nuove. Ti contagia con una voglia di viaggio, di amare incondizionatamente, di innamorarti come un' adolescente imbecille. Ti strappa sorrisi ebeti davanti ai primi alberi in fiore, alle palline impalpabili e gialle delle mimose, ai fiori perfetti dei ciliegi, ai rami puntinati dei peschi e degli albicocchi. La natura già lo sà, è sveglia, attenta, acquattata come un felino pronto a balzare di lì a poco. La natura conosce la luna, il buio, l'avvicendarsi, il prima ed il dopo, la giustizia, la differenza, la natura ascolta il vento, annusa i primi tepori, osserva la luce che si allunga sulle giornate dentro alle quali noi corriamo ingioiando gastriti e ferite di corpi trascurati. La natura arriva prima, lavorando in silenzio e colpendoti mentre scappi via verso l'ennesima meta, il nuovo impegno. Due gabbiani ti urlano sulla testa di prima mattina e vanno verso il mare e chissà cosa faranno mentre tu sarai a lavoro, chissà quante onde sorvoleranno mentre tu immaginerai uno spicchio di sabbia calda nel quale affondare un piede pallido d'inverno, durante una riunione noiosa. Un'altra primavera sta brulicando dentro alle tue cellule, ed hai voglia di stiracchiare le braccia, prendere un treno e svegliarti, scendere dal letto ed alleggerire le coperte ed i maglioni. Un'altra primavera ti sconvolgerà come ogni anno, come da bambina, come la prima volta che sei diventata madre, come la seconda, come quella volta che non sei riuscita a diventarlo e ti hanno grattugiato via un bambino che non hai mai conosciuto. Ora piove e grandina a pochi metri da me, fuori da questa finestra, osservo ed ascolto. La sento lo stesso, nonostante il freddo ed i brividi sulla punta delle dita. Aspetterò. Perchè arriverai di nuovo.

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