domenica 5 febbraio 2012

Aria di cielo





Avrei voluto registrarti per farti riascoltare o riascoltarti io stessa fra qualche anno.
Avrei voluto fermare le tue parole che sembravano un fiume in piena ma non ho potuto ed allora verranno inghiottite dal tempo che passa, dai ricordi che sbiadiscono, dalla memoria che non ricorda e non è più memoria.
Avrei voluto risentire ciò che mi stavi dicendo nel momento esatto in cui me lo stavi dicendo, per non permettere che i tuoi pensieri spontanei come certi fiori che non è necessario piantare, si perdessero come questa neve imprevedibile e rara ai bordi della nostra città.

Invece tu parlavi ed io tentavo di risponderti, ma annaspavo accanto alla tua sensibilità, al tuo dolore, alla tua preoccupazione di bambino di prima elementare.
Al buio, sotto alle stelle giallognole comprate dal ferramenta, mi hai detto, con frasi lunghe e semplici, interrotte dalle mie risposte che qui non riporterò:
"non mi convince questa cosa della vita, non lo capisco questo gioco, sembra che un gigante ci prenda e ci tolga da qui e ci metta in cielo e poi ci risposti per tornare in vita, mi sembra così inutile, ingiusta questa cosa, che senso ha?ma io potrò portare con me il mio orsacchiotto Mimmo preferito il giorno che morirò?e come faccio poi quando rinasco se rinasco?entro con Mimmo nella pancia così ci giocherò nella nuova vita, la seconda?perchè io credo che questa qui sia la mia prima vita.
Non mi convince sta' cosa di morire e rinascere, non mi convince per molti motivi,almeno sette, non capisco come faccio a rincontrare i nonni vecchi e morti in cielo quando loro dovrebbero già essere rinati e piccoli?Io sarò molto arrabbiato il giorno che morirò ed andrò in cielo, sarò arrabbiato perchè non potrò più accarezzare i miei figli, fare colazione con mia moglie, e tutte quelle cose che mi fate tu e papà che mi piacciono tanto quelle cose che mi fate.
Ma poi lì c'è acqua secondo te?cose da mangiare?tu che dici?mi fà paura tutto questo, non mi dire che fà paura pure a te perchè così mi fai più paura.
Che aria si respira lassù per te?aria di cielo o aria di terra?arriva fino a lì la puzza delle macchine e lo smog che dici sempre tu?
Farò di nuovo gli stessi capricci quando rinascerò o farò cose diverse?posso cambiare quello che mi succede od avrò gli stessi giocattoli di ora?
E' davvero uno strano gioco che non capisco questo mamma e non mi riesco ad addormentare se ci penso, allora raccontami quella storia mezza pazza che mi fà ridere che ti inventi tu, quella piena di errori, quella di Pino, così rido e magari mi passa, eh mammina che dici, si può?"

"C'era una volta un bambino paffutello di nome Pino, tutti lo chiavano Pino e la mortadella..."

4 commenti:

loretta ha detto...

quando dissi a Michele seienne, che mi chiedeva dove fosse nonna margherita morta da qualche anno e non riusciva a capire che quando si muore non esisti più se non nei ricordi dei vivi, naturalmente glielo spiegai a mo di favola, gli dissi che nonna margherita era nell'aria , lui mi guardo pensoso e disse: - ...ma ..allora... quando respiro, respiro nonna margherita!!??

I bimbi a questa età ti tartassanodi domande sullamorte e hanno paura. Francesco piangeva ogni volta che andava a letto. Poi passa .
Baci.
Loretta

Silvia ha detto...

Giaco è da quando ha circa quattro anni che mi tortura con queste domande esistenziali, mi duole non sapergli dare le risposte che lui spererebbe di avere da noi.
D'altronde così è la vita e non possiamo far altro che mostrarci sereni ma dubbiosi anche noi.
Una volta gli dissi che un senso della vita uguale per tutti non c'è e che ognuno cerca il proprio vivendo.
Bello però respirare nonna Margherita, un profumo di nonna buona e sorridente, io me la ricordo così.
Baci cug

Anonimo ha detto...

mi piacerebbe avere delle belle risposte da darti ma non sono in grado di farlo e soffro per la tua grande sensibilità che ti rende speciale...ninna nanna a momo piccino.........

silvia ha detto...

Caro anonimo non tanto anonimo, non ti preoccupare troppo per questa sensibilità, è quella che ci caratterizza, quella che da' un senso al lavoro che faccio e che non smette mai di crearmi casini.
Così è se vi pare...

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