sabato 19 novembre 2016

Poutpourri d'autunno


La mattina aveva trovato una lettera vera nella buca della sua posta, era scritta con inchiostro blu, dentro ci aveva trovato poche righe belle ed una carta plastificata, per conservare la tua bellezza, c'era scritto.
Lei aveva sorriso, amava le sorprese, adorava le lettere.
Era andata in profumeria con il suo solito mal di testa esplosivo, intorno all'ora del pranzo, non c'era nessuno, solo la commessa, la commessa che la serviva spesso.
Aveva staccato la sua gift card dalla lettera davanti a lei, aveva iniziato a raccontare di loro, della scrittura fitta ed intensa, del loro rapporto intimo senza mai essersi visti né sentiti, delle sorprese, l'ultima questa.
Aveva girato fra gli scaffali cercando di non farsi prendere dall'euforia e tentando di fare acquisti ragionati.
L'euforia l'aveva travolta e non aveva ragionato neanche per sogno. Come sempre d'altronde.
Tutto era così profumato e scintillante, tutto sapeva del percorso di bellezza del quale avrebbe voluto renderlo partecipe.
Lui con un sms le aveva chiesto come si chiamasse la commessa, lei aveva risposto che non lo sapeva, lui poco dopo le aveva scritto ancora:" si chiama Giulia, le ho chiesto se eri felice, mi ha detto di si" e lei si era riempita di tenerezza.
Era uscita con i pacchetti nella bustina di agrumi, il mal di testa sembrava aver mollato la presa.
Con la commessa avevano chiacchierato fitto, si erano confidate cose importanti, cose del cuore, provando rossetti ed ombretti sul dorso della mano.
In macchina aveva reclinato la testa per respirare, le erano passate davanti le parole di lui, i suoi commenti sagaci, le sue storie complesse come labirinti nei quali smarrire la direzione, il profiterole non mangiato, non imboccato, le lettere che lei gli aveva inviato nei momenti terribili di paura e smarrimento, di leggerezza e svago, di nostalgia di qualcosa che lei fantasticava potessero creare insieme, le dolorose scarpe con il tacco scambiate per stivali, la distanza, la fatica, le foto in cui lui era troppo pettinato, le foto in cui lei gli mostrava le sue cicatrici, la sua pancia, una colica renale taciuta, i baci non dati, il prosecco non bevuto, raccontami di te ragazzo, apri quel cuore, sposta la canottiera sotto alla camicia, le era passata davanti la melanconia, il taxy che non arrivava ma sarebbe stato bello non farlo arrivare e continuare così ancora a lungo, e poi le parole, ancora tante parole, lui l'aveva maledetta, poi adorata, poi le aveva rinfacciato tutto, l'aveva cacciata e ripresa, urlata e ricercata, lei non aveva smesso di ascoltarlo e di raccogliere i pezzi di loro due che lasciava in giro come fossero panni sporchi.

Era successo tutto questo e molto di più in un autunno strano dentro ad una delle cose più imprevedibili che possa esistere della vita: un incontro.

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