lunedì 16 maggio 2016

Memoria




Capita di ritornare nei luoghi dell'infanzia, capita circa trent'anni dopo, inaspettatamente, una domenica mattina di primavera, con i tuoi figli sudati e tua madre emozionata.
Capita che scendi e ritrovi l'odore delle siepi, che ti investa la scia del cloro delle piscine dove hai imparato a nuotare.
Capita che ti avvicini al bordo vasca e ti sembra di risentire le cose sceme che dicevate tu e tua sorella sott'acqua e che dovevate indovinare a turno.
Capita che risenta sulla lingua il sapore delle lasagne della mensa e della loro millefoglie con granella di nocciole, capita di risentire il gusto dei tramezzini e della lemon soda, trangugiati dopo i bagni eterni.
Capita che ti senta ancora una volta strappare i capelli dalle cuffie di plastica rossa,50 lire in una busta trasparente, da infilarsi in testa cariche d'acqua come gavettoni per poi sistemarle con le dita, 1500 lire per quelle di stoffa ma era raro potersi permettere un lusso così.
Capita che cammini sull'erba sulla quale giocavate a carte nelle lunghe ore del pomeriggio, quando si aspettava tantissimo per fare ancora il bagno, ed il ronzare fermo dell'aria, ti avvolgeva di torpore tutta la pancia, proprio vicino al costume ancora umido.
Capita che tu riveda angoli e spigoli e che sappia già dove e come finiranno nello spazio,che ne anticipi l'esatta sfumatura del colore, la precisa consistenza materica.
Capita che tu riveda i tuoi genitori belli e giovanissimi, scivolare e ridere sulla terra rossa dei campi da tennis, pieni di una gioia che non necessitava di altro per essere visibile e contagiosa.
Capita che ti venga in mente perfettamente l'immagine di tua sorella con la pelle bianca come porcellana che girava per gli asciugamani dei bagnanti a chiedere chicchi d'uva, e ti ricordi lo smarrimento e la paura di quando si tagliò il sopracciglio e la portarono al pronto soccorso sanguinante, capita che ti ricordi esattamente quanto aspettavi che tornasse, spettinata ed incontenibile com'è sempre stata.
Capita che ti ritorni addosso la sensazione delle cene a casa dopo il corso di nuoto, nelle sere d'inverno, sere normali come la vita normale che hai amato tanto.
Capita che la memoria ti sconvolga per il suo silenzio durato anni, improvvisamente interrotto una volta tornata in quei posti, camminando piano.
Capita che ti ricordi dei nonni,di tutti quelli che hai avuto e di cosa significasse la loro presenza, capita che ti ricordi del tuo corpo di bambina, delle emozioni che ti pulsavano nella pancia insieme al ghiacciolo all'amarena.
Capita che guardi i tuoi di bambini e ti chieda cosa sentano ora nella loro di pancia, succhiando i loro ghiaccioli.
Capita che osservi il viale alberato, e come davanti ad uno schermo, tu ti riveda pedalare sulla bicicletta rossa brillante, portandoti dietro tua sorella con il suo prendisole con le ciliegie.
Capita che ritrovi proprio il cespuglione a forma di grande fungo dentro al quale costruivi la tua casa, con pentole di rami e brodini di foglie.
Capita che tu riveda il salone delle feste, ed il pavimento di legno ora usurato, torni a riempirsi di coriandoli e piedi di bambini mascherati e sudati.
Capita che tu risenta il fischio che dava il via alle gare di nuoto, ferma ai blocchi di partenza,la morsa allo stomaco, il battito martellante dentro alle tempie,quando speravi di vincere nella batteria di stile libero per avere un anatroccolo come premio.
Capita che ti ricordi l'esatta forma della paura che ti mettevano i bocchettoni che sciabordavano l'acqua dentro alle piscine immense, così grandi per te che eri così piccola.
Capita di ricordarti che tutto era enorme ed importante a quei tempi, e che l'insalata di riso di mamma dentro ai contenitori di plastica, fosse imbattibile.

Capita che la nostalgia diventi un sapore in bocca dolce ed amaro insieme, e che poi, respirando a fondo, tu dica ai tuoi figli:
"torniamo a casa dai".

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