Post

E' CHE NON C'HO PIU' VOGLIA LORE'

Immagine
Non c'ho più voglia di fare finta, di cercare un compromesso, di essere diplomatica, di fermarmi a riflettere, di non urlare, di non piangere. Te ne sei andata che non t'hanno risparmiato niente stella mia, manco una morte ammortizzata, hai dovuto dire basta tu, tu, che basta, porca zozza, non è proprio una parola che t'abbia mai rappresentata. Hai mandato giù di tutto, chemio e dolori, asportazioni della carne, hai mandato giù i tuoi capelli e ne hai comprati di nuovi e ci riuscivi pure a giocare, hai mandato giù il terrore di ogni nuova volta e lo stupore di un'ennesima rinascita . Il sorriso che avevi, mica lo sai te com'era, non lo puoi sapè. Illuminavi le stanze, senza scatto del contatore. Il tuo profumo ce l'ho dritto nel naso, te prenderei a morsi d'affetto struggente se solo potessi, stella che te ne sei andata e non t'avemo manco potuto salutà. Finivi le chemio e dicevi:"ndo' annamo?" e partivi. Eri una gran rompicoglioni non te c...

Caffè

Immagine
Il caffè incrostava i bordi della tazzina azzurra, quella con la bicicletta antica, disegnata davanti, tutta nera. Il sole sbatteva sui muri delle case intorno, i piedi erano i suoi piedi ancora, anche se freddi e pallidi. La testa non era più riconoscibile da tanto tempo, così tanto che erano spariti anche i risvegli pieni di speranza, quelli del "magari oggi è finita", la testa non sapeva più  neanche respirare il vento, i capelli erano spilli, la pelle della testa chiodi, l'incudine del dolore la agguantava come un ladro premendola fino allo stremo. L'alternanza della paura più cupa e del pensiero più positivo, la danza ed il raggomitolarsi, il panico che sudava contro il suo petto e le braccia spalancate fuori al balcone, la finzione del comunque vivo, al reale, arreso, lasciarsi morire. Era una continua altalena dall'autunno appena inziato, a questa primavera proibita, era stata un'attesa, troppo lunga, di un ritorno preteso, delle sue mani sempre...

Aspettative e deludenti applicazioni

Immagine
E' sera, siamo tutti a casa per la quarantena, sono state appena bloccate scuole e numerose attività, siamo in lockdown, stop, frenata brusca. Riunione di famiglia intorno al tavolo. Da domani staremo insieme, tutto il giorno, per tanti giorni, senza andare nè a lavoro nè a scuola, niente sport, no a passeggiate, incontri con altri persone, amici, parenti. Dobbiamo restare a casa per proteggerci, per proteggere. Solo noi quattro, in questo spazio piccolo, quindi sarà importante una fase di pianificazione, che faremo ora, per organizzare spazi e tempi, per stare insieme e per concederci anche momenti solitari necessari a tutti. Possiamo modificare qualche piccolo dettaglio ma attenendoci al canovaccio di base, cucendo le attività su uno scheletro condiviso. Punti fermi: Sveglia ore 7.45 Colazione fra le 7.45 e le 8.15 al massimo, rigorosamente tutti insieme, a tavola, previa accurata apparecchiatura dopo le 8.15 ci si lava, si raccomanda che i turni in bagno vengano risp...

Resilienza, qui ed ora, zen e quarantena

Immagine
Una bellissima storiella zen, piena di senso metaforico incentrato su come bisognerebbe affrontare l'esistenza, racconta di un uomo che corre disperato per sfuggire agli artigli di una tigre affamata, durante la forsennata corsa, l'uomo scivola in un burrone ma riesce a restare appeso ad uno spuntone di roccia. Egli penzola, sotto di lui solo centinaia di metri, la morte sicura, appena sopra di lui, la fiera furibonda, la morte certa, di fronte a lui, in mezzo alla roccia, però improvvisamente, ecco che gli appare una fragola. Una bellissima, rossa, matura e profumata fragola. Proprio qui arriva il senso zen della vita, la resilienza pura, la quintaessenza del qui ed ora: lui afferra la fragola e la assapora pensando che non esista nulla di tanto buono al mondo, come quella fragolina, l'uomo si gode il suo sapore così, semplicemente. Fine Mi piace molto questa storia, ma io vorrei analizzare la mia posizione esistenziale, traslandomi in questa vicenda pocanzi narra...

Piove

Immagine
Diluvia, ho freddo nel collo, nelle mani, nei piedi. Scorrono i numeri dei contagiati e dei morti sullo schermo, sono allucinanti. Resto attonita, sembra così buio stasera, c'erano stati tre giorni di curve più morbide, un inizio di speranza, stroncati da ieri e soprattutto da oggi. Piove sui silenzi delle strade deserte, sui familiari lontani dai propri cari malati, piove sui racconti delle morti annegando senza la mano di qualcuno che ti ama e che hai amato. Piove dai cieli vuoti di aerei, sui palazzi pieni di famiglie in attesa, sospese e sole. Vorrei raggomitolarmi fra le tue braccia, cadere in un sonno profondo e svegliarmi con la tua voce che mi dica:"l'incubo è finito amore mio, apri gli occhi". Non è un incubo purtroppo e non ho le tue braccia per dormirci dentro. Non è solo un brutto sogno e non ho la tua voce a svegliarmi. Mi annienta lo sforzo estremo delle persone schierate in prima linea, lo trovo commovente, straziante, immagino lo sfinimento,...

Un senso di primavera e morte

Immagine
Manchi così tanto ad ognuno di questi assurdi, spaventati giorni Manchi alle ore, alle carezze negate, agli abbracci impossibili Manchi ad ogni notte di queste notti sospese in attesa di altra attesa Io attendo che questo folle mondo, che tu tanto ami, riprenda la sua corsa, una corsa magari migliore, più viva e cosciente, più umana e sana. Pochi anni fa, in questi stessi giorni, eravamo in costiera, sole luminoso e mare blu a riempire gli occhi, profumo di mare e pastiere appena sfornate, caffè in piazza a Ravello e passi liberi, abbracci consentiti, bambini liberi di correre e giocare a pallone sputando la sabbia scura. Il respiro invece ora è sospeso, le mani sono in aria senza poter toccare, piove poco oggi, ci piace stare sotto le gocce, nessuna corsa al riparo per noi. Ogni sera seguiamo la conta, la triste conta dei morti, dei contagiati, delle paure, delle speranze. Il tempo si sposta e la luce anelata, slitta sempre più lontano. Immaginiamo e speriamo ormai una lib...

A data da destinarsi

Immagine
Sono scesa giù con il nostro cane, ho visto sfilare per la strada pochissime persone, sole, con le mascherine, lo sguardo come ipnotizzato, concentrato. Non correvamo più verso nulla, tutti avevamo un passo spedito ma come molleggiato, quasi fossimo sulla luna, od appena sbarcati su un pianeta sconosciuto. Effettivamente questa, nonostante sia casa nostra, è diventata un luogo quasi sconosciuto. Non si può più raggiungere un altro, abbracciarlo, arrivare al parco ed allungarsi con i bambini a prendere un gelato, i luoghi sono diventati non luoghi. Tutto serrato, tranne pochi posti affollati da essere umani soli e con la mascherina. Ci guardiamo con uno sguardo fugace e tiriamo avanti, non facciamo più avvicinare neanche i cani tra loro, altrimenti dovremmo parlare, farci più vicini. Struggente il segnale inconfondibile della primavera che ignora le nostri morti e le nostre malattie, come forse abbiamo ignorato troppo a lungo noi, la malattia della Terra. Sbocciano in piena ...