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Estati

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  Che darei perchè questa telecronaca della partita dell'Italia che sento diffondersi dai balconi di fronte e dentro casa nostra, fosse quella di una partita di tanti anni fa. Che darei perchè questa serata diventasse una di quelle serate in cui papà, con addosso la canottiera bianca e la stanchezza di una infinita e calda giornata di lavoro trascorsa in mezzo alla strada ed alle macchine, metteva il carrello del televisore, sul nostro terrazzo, uno schermo piccolo ma che illuminava il buio della notte incipiente, mamma che, giovane e piena di energia, entrava ed usciva dalla cucina al balcone con la prima frutta estiva in mano, una bottiglia di birra da bere direttamente dal collo, qualche racconto, dei piatti da mettere nel lavandino, che domani si lavora ma possiamo restare svegli fino a tardi, la scuola è finita. Che darei perchè si tornasse solo per stasera a quella sera qualunque, ad una partita di calcio con la nazionale italiana, la telecronaca di papà che ad un certo punto...

Postura

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Di vertebre e respiri addolorati, incastrati, legati, strozzati.     Di schiena curva e spalle chiuse, di pancia molle ed impaurita Di indagini dolorose e bisturi con acqua Di contrazioni e lacerazioni dentro Legamenti e cartilagini di fuoco e contratture  Braccia e lombi morsi e sbranati senza pace In giro nella mia vita senza struttura, traboccante di solitudine e tristezza. Camminando piano e sbilenca fra i miei inciampi ed i miei rimorsi Il dolore costante che brucia fin dentro alle pupille, ginocchia deboli ed in fiamme, il primo caldo che schiaffeggia il cuore aritmico Perdo battiti, chissà dove finiscono Postura di male, postura di arresa, postura svuotata Schiena senza spina Colonna vertebrale crollata che pinza nervi e piedi  Non c'è stata la primavera, non desidero questa estate

I gabbiani

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   I gabbiani passano vicino alle mie finestre la mattina presto, portano nel cielo un suono liquido ad onde che mi ricorda il mare Non merito questo suono di marea perchè dormo in città, me lo prendo però, con gli occhi ancora non del tutto aperti. Il suono dei gabbiani mi pare un invito a seguirli lontano, lasciando macchine, traffico e rumori. Ascoltarli quando il velo del sonno non si è ancora sciolto del tutto, me li imprime nel profondo, li sento dentro rimbombare forte, sembra un'allucinazione, somiglia ad un nuovo sogno, poi inizio a dimenticarli ad ogni ora che passa, sempre di più, in serata li ho persi del tutto e sono colma di frastuono. I gabbiani sono il suono delle mie albe, la sabbia tiepida sotto ai miei piedi, il ricordo dei mari che ho respirato. I gabbiani sono il mio risveglio d'inverno.

Per tutte

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  Per tutte le volte in cui abbiamo detto ad una figlia o ad un'amica:"è stato aggressivo?vabbè ma tu cosa gli hai fatto, lo hai provocato?" Per tutte le volte in cui ci viene chiesto:"ma così scollata, ma con questa minigonna, ma tuo marito cosa dice?" Per tutti gli amici che dicono al tuo compagno:"ma lei mette foto sensuali su Ig, non senti che ti manca di rispetto?ma dille qualcosa no?" Per tutte le volte in cui siamo state lunsingate dall'essere scelta da un uomo e già ci era  sembrato sufficiente per volergli bene Per le volte in cui siamo state felici  e speciali nel sentirci dire "sei mia mi appartieni" Per tutte le rinunce fatte "altrimenti lui si ingelosisce", per i viaggi non  vissuti, per le serate con le amiche annullate, per il corso di danza interrotto per non farlo innervosire che per tenerlo sereno in fondo cosa ti costa non andare a ballare? Per quell'uomo che ha dato della troia ad una giovane attrice napo...

Cara

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  Cara Silvia, cosa c'è di più patetico che scriversi una lettera da soli? Eppure oggi va così ho scritto a tanti, ho scritto sempre, mai a te. Sei seduta sul tuo lettone solitario e sfatto, accanto ad un mucchio di panni che non riesci a piegare e sistemare per il dolore che ti attanaglia un lato del corpo, senti i denti di un lupo perennememente affondati nel tuo bacino a sinistra dove il tuo cuore batte asincrono, nel tuo lombo giù nel profondo, senti la coltellata nel fianco, alla radice della schiena non appena ti pieghi, ti volti, ti accucci, senti il male fisso e corposo, sei così disorientata. I tunnel ed i raggi non capiscono dove sia il blocco, da cosa dipenda, tu entri ed esci da mani di esperti, dottori, osteopati, siringhe, pasticche, bustine, intergratori, pomate, cerotti, cuscini, cliniche ed ambulatori, ti pieghi in ogni posizione a cercare sollievo, per tentare di riprenderti un vero respiro pulito, per ritrovare un movimento senza morsa, per sentire uno sblocco ed...

Carne e cielo

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  Il mio male è cannibale Il mio dolore è carnivoro Questo corpo macina fibre e nervi masticando forte a sangue senza pace Questo male mi somiglia, mi prende i lineamenti e me li sposta, gli occhi sono lontani dal limpido, ogni sensazione pulsante mi urla nel cristallino e mi palpita il cuore Fa solo male, fa tutto male e non so sputarlo Mi schiaccia al muro i lombi e non sanno più flettersi, non sono caldi, ma bruciano, però mi ghiacciano di orrore Il bacino è trapanato dalla violenza di una febbre sotterranea inconsolabile Fa solo male e non lascia respirare, non so spingerlo via, mi attanaglia Mi prende tutto Mi saccheggia Mi sottrae Mi ha catturato un piede con denti affilati e spilli aguzzi Mi umilia Il dolore mi mangia Nella carne e nel grasso mi scorrono brividi di male puro, urge, spinge, strappa Il dolore mi stravolge lo sguardo  Il male mi offende C'è un cielo d'autunno  E nessuna cura

In questo settembre

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    Quest'anno settembre è diverso:non ho voglia che finisca l'estate. Io non amo l'estate ad esclusione di quei pochi gorni di vacanza che riusciamo a vivere, non sopporto il caldo asfissiante, le macchine roventi nelle quali entrare per andare a lavoro, le notti insonni e sudate. Invece questo settembre è atipico: prolungherei l'estate per altro mare, altro sole in bocca, altre onde, altri bagni, altre canzoni scemissime alla radio, altri ghiaccioli all'arancio, altro frinire di cicale dopo pranzo e di notte, altro calore sotto la pelle, ancora doratura sulla pelle, piedi scalzi e creme solari, guance rosse e bollenti. Questo settembre partirei per altre mete, ancora barche e spiagge, granite e profumo di salsedine, non lascerei le docce all'aperto ed il passo nomade, vorrei restare senza uffici e timbrature di cartellino, senza traffico e ricerca di parcheggi, non vorrei i centri commerciali e le tessere fedeltà. Questo settembre lo riempirei di posti mai vis...