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Come ogni volta con la frolla

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Mi succede da anni. Ogni santa volta. Provo lo stesso identico sentimento, nessuna volta esclusa. Inizio ad amalgamare zucchero, burro, farina, tuorli, un pizzico di sale, la buccia grattugiata del limone. Muovo le mani, ho sempre le mani fredde io, pare sia una buona cosa per lavorare la frolla. La frolla non ama il calore.No. La frolla chiede il freddo, il riposo. Lavoro gli ingredienti, li ammasso, cerco di inglobarli uno nell'altro. Tento accada che il burro abbracci la farina e lo zucchero, che tutto abbia una consistenza ed un sapore finalmente fuso, il sapore inconfondibile della frolla. Dopo pochi minuti la pasta sgretolata mi si arrampica sulle dita, l'uovo resta solo verso l'alto, la farina resiste, il burro resta isolato sui bordi della ciotola, lo zucchero giace sul fondo, guardo l'impasto frantumato, i pezzi singoli che lo compongono e puntualmente penso:"stavolta non mi riesce". Lo penso ogni volta, ogni santissima, singola volta. ...

Interpretazione dei sogni

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Caffè, schiuma di latte, pane e marmellata, è mattina, c'è già tanta luce. Io ed i miei due bambini a colazione. "Sapete bambini mi è appena venuto in mente cosa ho sognato stanotte, era tutta una corsa angosciante, scendevo giù da un dirupo, sembrava di essere in montagna, era un percorso in discesa pieno di ostacoli, sassi, sterpi, rami, vuoti immensi, correvo, saltavo, avevo il fiatone, cercavo di evitare le buche, i massi sporgenti, l'inciampo nascosto sotto le foglie. Correvo determinata, a testa bassa, concentrata, sudata, spaventata, andavo ed andavo, ma secondo voi dove stavo andando?" Il piccolo, stropicciato di sonno e latte freddo, mi guarda in faccia e mi dice:"dove ti pare mamma, andavi dove ti pare".

A tua madre chiederei

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Se potessi sedermi e parlare con tua madre, le chiederei tante cose. Le farei molte domande su come eri, quello che facevi e dicevi, soprattutto su come lo facevi e dicevi. Le chiederei cosa ti faceva piangere e cosa ridere Il regalo di Natale che ti ha più emozionato Se dicevi le poesie sulla sedia e se mettevi i soldi da parte Se ti piaceva farti fotografare Se desideravi essere ninnato Se volevi essere imboccato Se ti sbucciava la frutta dopo pranzo Le chiederei l'esatto colore dei tuoi capelli dopo l'estate La tua grafia sui primi quaderni Il tuo tema più bello La ferita più sanguinosa Il maglione fatto dalla zia che non volevi mettere perchè ti pizzicava il collo Le chiederei come ti addormentavi Chi volevi diventare A chi assomigliavi appena nato Le chiederei degli amici che hai portato a casa e delle partite che hai urlato in salone Vorrei sapere quanto tempo ti chiudevi in bagno da adolescente Quanto eri bello mentre dormivi la notte La febbre che ...

Poesia perplessa e sbilenca con termini internazionali, che mira a cogliere le contraddizioni del vivere

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Perchè hai chiuso il grande bar di periferia per più di un mese causa ristrutturazione? Perchè hai sostituito il vecchio bancone con uno nuovo delavè? Perchè hai acquistato tutti mobili wengè? Perchè hai dato questo tocco shabby chic al tuo locale nel sobborgo romano? Perchè hai scartavetrato tutti i complementi d'arredo imitando lo stile decapè? Perchè hai messo grandi luci dal mood industrial? Perchè hai messo una grande teca di cristallo per esporre i cibi? Perchè hai fatto tutto questo se continui a proporre tramezzini imbarcati?

Mia nonna e lo zucchero

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Mia nonna era secca come un fuscello, con una testa piena di capelli castani,indossava i tacchi anche per andare al mercato, profumava di caffè tostato di Castroni, e di pane ciabatta ben cotto. Mia nonna, quando si è guardata allo specchio e si è scoperta i capelli bianchi che avevamo smesso di tingerle perchè ormai era vecchietta ed aveva l'Alzheimer, se li è tirati rabbiosa e voleva morderci tutti. Mia nonna aveva le mani storte dall'artrosi e si è fatta un gran culo per tutta la vita. Mia nonna preparava ogni giorno un termos di caffè caldo pieno di zucchero. Mia nonna mi faceva lo zabaione con talmente tanto zucchero che lo sentivi scrocchiare sotto i denti. Mia nonna friggeva le frappe e le riempiva di zucchero. Mia nonna faceva il ciambellone e ci metteva tanto zucchero. Chissà quanto spendeva mia nonna di zucchero.

Riassunto

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Silvia, trentanove anni, capelli corti da un pò, sessantaquattro chili che dovrebbero essere sessanta al massimo,una terza coppa C di seno, molta fame, una psicologa di nome Anna con gambe lunghissime. Detesto le mie gambe, del cappuccino bevo solo la schiuma, non finisco mai una tazzina di caffè, il colore lampone è un bel colore ma non lo uso quasi mai. Tanti libri fra le mani, la musica ovunque, grande disordine delle cose intorno e dentro me, casa mediamente pulita, desidero tanto una poltrona ed una lampada da terra che la illumini, la dieta la interrompo e riprendo continuamente. Quarantadue/quarantaquattro la mia taglia di pantalone e gonna ma se li compro da H e M indosso una quaranta, perciò vado sempre lì, quaranta di piedi, per le calze meglio una seconda misura, ma ho sempre usato la terza, effettivamente mi stavano un pò lunghe mi stavano. Ho la congiuntivite ed una borsa Furla che non desideravo ricevere. Ho pochissime Amiche, molta rabbia, un polipo alla colecisti...

Balbuzie

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La balbuzie è infame. La balbuzie allunga le parole, strozza i suoni, appende i pensieri alle labbra. La balbuzie è un'inciampare nel parlare, una zoppìa del dire. La balbuzie rompe il ritmo, distrugge la fluidità, fa rumore di trazione sulla lingua, stride e frena, arrotola ed intreccia. La balbuzie confonde, distrae, stringe il cuore di chi ascolta. La balbuzie fa venire voglia di dire "non fa niente, lo dirò un'altra volta", ma questa volta non arriva quasi mai e si accumula ad altre volte che poi non sono arrivate, ed allora si crea una montagna di cose non dette ed altre volte mai giunte. La balbuzie incaglia i pensieri, rende melmoso il linguaggio, fa ristagnare l'intenzione di raccontare. Da un pò di tempo balbetto, non riesco a parlare, se devo raccontare chi sono, cosa voglio, cosa sogno. Da un pò di tempo sono la balbuzie di me stessa.