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Di questa primavera

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     Sbatte una folata d'aria fredda sui vetri, l'inverno fa sempre così quando capisce che deve arrendersi:tira calci e sbraita, ma questo non impedirà alla nuova luce di arrivare ad illuminare ogni cosa. Diventa quasi patetico quando agguanta serate come questa, con una morsa gelida, con un ghigno sbilenco, per poi sciogliersi all'ora di pranzo, vinto e schiacciato dal sole che, caldo ti avvolge il collo e la faccia mentre guidi o cammini. Fame delle tue carezze, nei miei sogni i tuoi abbracci, disegno i baci a morsi e spinte di desiderio con le nostre bocche tratteggiate a colori. Soffi di luce per sperare ancora di farcela, di rivedere l'aria libera, di mirare lontano con gli occhi, oltre tutta questa morte, lì dove ci si possa contagiare di normalità. La mattina è diversa, pesa di meno sulle gambe, stanca poco il  primo fiato, solletica un tendersi di sorriso sulla mia faccia, guardando i bambini correre nel cortile delle scuole con grembiuli e mascherine messe...

Di Marzo

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  Domeniche struccate, senza entusiasmi, in attesa di sconosciuti traguardi, senza vere mete né navigatori attivi.  Disarcionate giornate di paure con nomi vari, miscugli di tempi nuovi e già dimenticati. E' già ora di nuove ore a scorrimento veloce. Marzo mi ha sempre riempita di entusiasmo, lo aspetto, non arriva e le mimose sono già polvere scura, il loro profumo ha oltrepassato il buono e porta un soffio di nausea. Le mascherine mangiano il mio trucco e mi fermano il respiro vero, quello a bocca aperta, la mascherina impedisce l'aria libera nel mio naso.  Marzo porta sempre la mia nascita ma quest'anno mi trova già invecchiata. Il vaccino mi ha terrorizzata fino alla punta delle dita ma non mi ha offesa. Avrei tagliato i capelli giorni fa, se tu non avessi avuto la febbre tanto alta e se non mi fossi così spaventata. Quando penso di tagliarli, li ho già tagliati, non ci sono più anche se ancora sfiorano le spalle come adesso. Stanno addirittura già ricrescendo ment...

Il filo

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   Sono stanca. Sono molto stanca. Ogni mattina all'alba sento di non farcela, ed ogni mattina mi vesto, scendo, comincio, un pezzetto alla volta, comincio di nuovo. Ma poi non ho cominciato mai davvero. Ogni giorno il filo che mi tiene in piedi mi appare più sottile, più fragile. Ogni giorno mi prendo la nuca fra le mani e la lascio sdraiare su un cuscino, può essere un semaforo, un caffè, tre minuti senza mascherina fuori fra gli alberi, un finestrino aperto, un pezzo di vento, il bruciante rosso di un tramonto che sfilaccia nuvole sempre più in la'. Mi sento vibrare ad ogni ora del giorno e non vedo l'ora di fermarmi nel sonno, dormirei e sognerei e dormirei per non tornare a vibrare non appena aperti gli occhi. Sono superflua e lontana, inconsistente, irraggiungibile, non sono reale come nessuna. Chiuderei. Non ho voglia di aprire, prendo sempre troppo freddo. Non mi va di passeggiare a petto aperto, mi viene sempre la tosse e mi scotta l'aria in bocca. Mi ferisce l...

Il vecchio e la pandemia

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  Il piccolo vecchio cammina ogni giorno appeso ad un bastone troppo alto per lui, è curvo da un lato, ha sempre la barba appena fatta ed indossa una tuta da ginnastica. Cammina e cammina lento, piegato, storto come una vite abbarbicata al suo legno di puntello, è però inarrestabile, la sua caratteristica principale è che dimentica tutto, ogni giorno è come se ti incontrasse per la prima volta. Io mi fermo a parlarci quasi sempre, conosco molte cose di lui, il nome, il numero di figli, il suo vecchio lavoro, la sua provenienza, gli studi dei figli ed i loro attuali impieghi, conosco il fatto che la moglie resta chiusa dentro casa da qualche anno, che lui invece ama uscire, adora camminare e guardare da vicino l'avvicendarsi delle stagioni. Ogni volta che mi incontra mentre porto a spasso la nostra cagnolina, dice sempre la stessa identica cosa:"sono i migliori amici dell'uomo questi" e le sorride. Si chiama come me ed ogni volta che lo incontro mi dice:"sa come m...

Cecità eterna

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    Figlio più piccolo, si sdraia vicino a me, si accoccola sulla mia schiena e mi dice queste parole:"mamma, se io morissi prima di te..." "Fili, per favore, già non mi piace questo incipit, io morirò prima di te, sarò vecchissima e tu un bravo uomo maturo" "Si va bene, ma tu metti che io muoia sparato da qualcuno oppure in un incidente" "Eh, allora?" "Allora mettiamo che io vada all'inferno, si all'inferno perchè il paradiso da come lo descrivono  mi sembra noioso, non credo sia il posto giusto per me" "Ah, l'inferno, pure questo, va bene e quindi?" "Insomma, se io finissi all'inferno e mi chiedessero di scegliere fra essere cieco per l'eternità e parlare ancora con qualcuno sulla terra, beh io sceglierei di parlare con  te, mamma, senza dubbio." "Fili, ma è una cosa meravigliosa, non so cosa dire" "Sceglierei di essere cieco per sempre, pur di parlare ancora con te, fosse anche p...

Chiamarti con il tuo nome

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  Mi manca attraversare con te, mangiucchiare per strada, infilarmi ancora nel tuo cappotto, vederci riflessi un una vetrina, fare tardi alla proiezione del film che abbiamo scelto senza neanche discutere, ed entrare lo stesso. Mi manca comprarti un maglione e fartelo trovare sul letto impacchettato, lasciarti un biglietto sul frigo per portare avanti la minestra, mentre aspetti che torni a casa, mi manca quando mi allacci il casco ed io guardo per aria, mi manca un treno che ci aspetta, un alberghetto in campagna prenotato per due, una tavola apparecchiata per noi che poi non mangiamo quasi nulla. Mi manca la notte che crollo io per prima, ma poi mentre sogni ti guardo, mi manca andare in bagno sapendo che aprirò la porta e ti ritroverò lì, camminare in punta di piedi perchè il pavimento è freddo, raggiungerti correndo e scaldarmi standoti addosso. Mi mancano tutte le occasioni in cui siamo stati a Chamonix, ogni singola volta, in autunno, in estate, avvinti senza fare mai nulla, ...

Questione di destino

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    In uno dei giorni più neri, sdraiata, anzi schiacciata con la testa sul cuscino consumato dal dolore, liso dal sudore della lotta per contrappormici, pressato dalle ore e dai mesi in attesa di vederlo sfumare via, ho visto una camicetta. E' comparsa scrollando pagine, ho sempre continuato a capire dove fosse il bello, non l'ho dimenticato un attimo, e sognavo una passeggiata, un respiro, un viaggio minuscolo senza soccombere ancora al male, un paio di scarpe con il tacco, un rossetto morbido, un paesaggio, un giorno d'amore tutto per noi. Questa camicetta è comparsa nei miei occhi semi chiusi, si è impressa nella mia mente piena di nausea e tremore. Ho istintivamente scritto alla ragazza che la proponeva in vendita. Un prezzo troppo alto per me, una camicia in seta, della mia età. Rispondo alla venditrice di darla via tranquillamente, non posso acquistarla, "tranquilla, con il vintage è questione di destino, se deve essere tua, sarà tua", mi risponde. Poche or...