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"Benvenuti a Camillandia..."

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Viaggio Roma-Villa Zara, io e la mia unica nipote femmina,circa un'ora e 15 minuti di percorso, lei parla e racconta fluida e leggera com'è: "Sai zia, io sogno di vivere in un mondo diverso, sia quando dormo che quando penso, è un mondo particolare si chiama Camillandia, parliamo una lingua che conosciamo tutti su quel pianeta anche se è grandissimo, è un mondo colorato, pieno di natura, nessuno sporca i prati, nessuno muore, ci si ammala solo di una febbre di rinascita che quando se ne và, stai meglio di prima, tutti si preoccupano per gli altri, non esistono cattivi nè prigioni, per esempio se uno diventa cattivo, viene sparato fuori dal pianeta e spedito lontano con una rotella grande. Berlusconi lì non esiste è stato sparato via dalla rotella molto tempo fà ed è cattivo da un'altra parte ora. Ci si lava nei ruscelli a Camillandia, tutto è color arcobaleno come il giorno della mia festa di compleanno,cuciniamo erbe e frutta, non uccidiamo gli animali per la carne e ...

"Non sola..."

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Ho dovuto agganciare, assicurare, assettare i figlioli ai seggiolini ed agli alza-bimbo. Ho dovuto sorbirmi il piccolo che urlava chiedendo "caddo latte a biboron"mentre il biberon, in quegli stessi istanti, giaceva nella zampe pelose delle cagne dei vicini di villa Zara(casa dei nonni in campagna)che in realtà non sono cagne ma gazze ladre. Ho dovuto sorbirmi il grande che piangeva dicendo alternativamente:"mi viene da vomitare, mi sento svenire". Ho finalmente visto il piccolo addormentarsi stremato senza biberon, scrutandolo nello specchietto retrovisore,per poi vederlo risvegliarsi dieci minuti dopo urlando peggio di prima, molto più sudato, molto più arrabbiato e molto più furioso. Ho dovuto fare la spesa mettendo entrambi dentro al carrello perchè a casa non c'erano nè il pane nè il latte. Ho dovuto dire circa venti volte "no non possiamo comprare..."ed i puntini erano di volta in volta sostituiti da nomi quali:polaretti, patatine fritte, coppa p...

"Sola..."

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Non ho dovuto assicurare nessuno ai seggiolini, allacciare cinture e ganci, nè chiudere le sicure dall'interno. Non ho dovuto caricare vestiti, pannolini, maglioncini, nè biberon e biscotti per il viaggio, in caso di traffico. Non ho dovuto ascoltare:"la mattìna del tapo ha un buto nella domma", ma la musica che piace a me. Ho potuto viaggiare godendomi il tramonto lungo come un sospiro d'innamorata e cantare piano. Ho potuto parcheggiare in un centro commerciale gremitissimo di persone in cerca di affari, senza avere il terrore di perdere nessuno, io rimanevo esattamente lì dov'ero. Ho potuto vagare nel mio negozio preferito di cose per la casa, comprando un tappetino color burro senza dover fermare il piccolo con la gamba inchiodandolo al muro e richiamare il grande che saltava sui piatti di porcellana. Ho potuto acquistare tre litri di bagnoschiuma al miele biologico italiano, senza sentire critiche e tiritere da parte del maschio più grande. Ho potuto non cena...

"Silviè và affà er caffè"

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Ho vissuto un'infanzia serena. Sono stata una bambina felice e spensierata. I miei genitori si amavano e ci amavano senza devianze o disturbi particolari. Mi piaceva stare al mondo e correre e giocare e mangiare, mi piaceva persino andare a scuola, leggere e studiare. Mi piaceva andare a trovare gli amici dei miei genitori, i miei cugini caciaroni, i parenti tutti. Sono stata una bambina senza troppe paure nè fantasmi radicati. Una sola cosa disturbava le mie tranquille serate, il mio relax post-cena, il mio stravaccamento sul divano insieme a tutta la mia famigliola. Una sola ombra oscurava il benessere di un film visto tutti insieme raggomitolati davanti alla tivvù. Una sola frase spezzava il mio tranquillo poltrire seguendo le scene d'amore più intense, od i thriller più agghiaccianti ed era:"Silviè và a fà er caffè",il senso è chiaro anche per chi non è un autoctono romano immagino, questa frase veniva pronunciata da mio padre nei momenti meno opportuni, nella pen...

" Tenera bellezza rossa..."

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Faccio un bagno caldo a mia nipote, la rossa peperina con le lentiggini, la lavo con vigore dopo un'intera giornata passata ad annaffiare zucchine ed a saltare a piedi nudi nel fango. Le faccio lo shampoo, le metto il balsamo,le pettino i capelli morbidi come una matassina di lana merinos, chiacchieriamo di segreti di bellezza per giovani pulzelle in crescita. Mentre si spalma la crema sul corpicino sodo di pattini e giravolte, inizio ad asciugarle i capelli dicendole:"quanto sei bella tesoretta di zia, ma bella bella bella sai?" "non lo sò zia,non mi importa di essere bella" "Hai ragione nanetta rouge, a questa età non importa a nessuno se si è belli o meno" "no, è che a me non importa proprio di essere bella zia, a me basta che esisto per qualcuno..." "Ah, ho capito, è giustissimo questo,ora però ti faccio una meravigliosa pettinatura" "si và bene, insomma, a me importa solo che qualcuno stia con me e mi si fili, che sia impo...

"Lento fluire..."

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Ieri sera, aria fresca, frizzante, energica, carica di atmosfera estiva di cene all'aperto e brace e balconi e giardini traboccanti gelsomini mielosi. Camminavo nella via vicino alla mia nuova casa per andare a votare nel mio nuovo seggio d'appartenenza. Le ciabattine estive ai piedi, il certificato elettorale fra le mani, scendevo giù per la stradina verso la scuola illuminata e mi sentivo emozionata. Lentamente, debolmente, pacatamente emozionata, guardavo gli altri votanti scendere dalle loro case nella serata inoltrata, tutti con lo stesso scopo, tutti con lo stesso sentire. Questo lento fluire, di persone unite nello stesso intento, questa sottile sensazione che forse, se lo vogliamo, qualcosa può cambiare,questa voglia di onorare uno dei rari strumenti che ancora possediamo per modificare il nostro presente ed il futuro dei nostri figli, mi ha scoperta felice e sorpresa. Sono tornata a casa ancora più lentamente scrutando i balconi e le persone sdraiate sotto agli alberi ...

"Lavorare stanca, vivere ancor di più..."

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Sono uscita dall'ambulatorio mezz'ora prima, perchè giù nel sotterraneo mi mancava l'aria, avevo il respiro mozzo, una sensazione di masso sullo sterno mi opprimeva l'esistenza. Sono uscita prima e mi sono immersa nel traffico scattoso ed adrenalinico di Roma, la mia città invivibile. Vivere in una città invivibile, lo dice la frase stessa, ha poco senso. Sono arrivata a casa senza fiato, lo stomaco contratto, i muscoli(si fà per dire)duri come sassi. Sono entrata in camera da letto tentando di prendere aria dalla grande finestra che dà sull'orto del vicino. Ho demandato la raccolta dei miei figli al padre dei miei figli, mi sono spogliata velocemente, avevo fame d'aria e di benessere. Ho annusato la mia tuta da casa di cotone leggero come una seconda pelle, l'ho indossata con le devozione che si prova per le cose "tue", quelle che hanno il tuo odore, la tua forma, quelle che rappresentano un pò chi sei, quelle che ti fanno sentire a casa. Mi trema...